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Fidarsi è bene. Non fidarsi è un dovere

Lock_secure_security_password[1]

Tra le news tecnologiche pubblicate in questi giorni, alcune spiccano perché riguardano vulnerabilità, privacy e altri problemi di sicurezza. E ci ricordano che nel mondo digitale la sicurezza assoluta non esiste.

  1. Scopre una falla in Messenger e gli revocano lo stage a Facebook: Aran Khanna avrebbe dovuto iniziare uno stage presso Facebook, ma prima ha pensato bene (male) di rendere pubblico una vulnerabilità di Messenger. Il giovane studente di Harvard si è reso conto che l’applicazione condivide automaticamente la localizzazione degli utenti delle chat e ha pubblicato Marauder’s Map, un’estensione per il browser Chrome che sfrutta questo problema per seguire amici e persone presenti in chat di gruppo. Facebook ha chiesto allo studente il silenzio e la rimozione dell’estensione, ma nonostante le richieste siano state esaudite, lo stage gli è stato revocato, poiché ciò che era stato pubblicato andava contro gli elevati standard etici dell’azienda. Qui, oltre alla notizia sulla falla in Messenger, ci sarebbe anche da approfondire l’applicazione degli elevati standard etici da parte di Facebook.
  2. Smascherati 32 milioni di utenti del sito i, che ddi incontri clandestini Ashley Madison: un mese il sito americano fu saccheggiato del suo database con i dati dei suoi iscritti. Ora sono stati pubblicati: 10 GB di dati corrispondenti a 32 milioni di utenti. Tra i nomi degli iscritti figura anche un utente registrato con il nome di ‘Tony Blair’. Tra i dati trafugati, indirizzi residenziali ed e-mail, nonché tutte le informazioni relative a sette anni di transazioni e pagamenti online. Il sito Ashley Madison, per sua stessa definizione, è il più famoso sito d’incontri per adulteri. Da clandestini a pubblici.
  3. Ennesima falla identificata in Internet ExplorerMicrosoft ha pubblicato una patch (sì, una pezza) per tappare una nuova falla scoperta nel suo browser Internet Explorer. La scoperta anche in questo caso è stata portata alla luce da un estraneo, il ricercatore di sicurezza Clement Lecigne che lavora per Google: la vulnerabilità potrebbe consentire l’esecuzione di malware attraverso un sito web, a cui un utente potrebbe essere indotto ad approdare tramite messaggi e-mail fraudolenti. Il problema non affligge il nuovo browser Microsoft Edge.

Questi problemi di sicurezza ci riguardano da vicino. Pensate al caso Ashley Madison: senza considerare il particolare tipo di servizio che offre, si tratta di un saccheggio di dati da un sito che richiede un’iscrizione, come accade per molti altri servizi, anche più innocenti. In cui, ai dati conferiti all’iscrizione, vengono collegate altre informazioni. Dati personali, sensibili che possono essere utili alla profilazione degli utenti, a conoscerli meglio.

Al netto dei nostri usi e costumi, e del fatto che un utente può non avere nulla da nascondere, non sempre è gradito vedere le proprie informazioni personali esposte sulla pubblica piazza, per i più svariati motivi, e tutti legittimi, trattandosi di dati personali.

Ergo, vale sempre la consueta raccomandazione: anche in rete, fate un uso consapevole delle informazioni personali che trasmettete o condividete.
Navigate responsabilmente ;)

 
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Pubblicato da su 19 agosto 2015 in security

 

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Ripartire dall’ABC

imageAll’indirizzo http://abc.xyz/ da oggi c’è Alphabet, la nuova holding creata dai fondatori di Google per gestire il pacchetto completo di tutte le attività del gruppo, dal motore di ricerca alle applicazioni, dalle mappe alle ricerche in campo tecnologico. Invece di creare tanti spin-off di Google, ci saranno tante aziende poste allo stesso livello, ognuna con i propri dirigenti, ma tutte sotto l’ombrello di Alphabet. In pratica uno spin-on, che sottolinea un cambio di passo. Con il tempo si capirà quanto sia epocale o gestionale.

Qui due passaggi “societari” nell’annuncio:

Gestiremo con rigore la destinazione dei capitali, così che ogni azienda cammini bene.

Alphabet Inc. sostituirà Google come azienda quotata e tutte le azioni di Google saranno convertite automaticamente nello stesso numero di azioni di Alphabet, con gli stessi diritti. Google diventerà una società controllata di Alphabet; le nostre due classi di azioni continueranno ad essere quotate al Nasdaq come GOOGL e GOOG.

 

P.S.: presumo che poi si vedrà come gestire il discorso legato al sito alphabet.com che da anni è di BMW.

 
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Pubblicato da su 11 agosto 2015 in business, news

 

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Banda larga, arriva piano

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L’Italia – lo ha annunciato ieri il presidente del consiglio Matteo Renzi – ha il suo piano per la banda larga. Di nuovo.

Fosse la prima volta che se ne parla: la legge finanziaria 2003 (art. 89) prevedeva già incentivi per favorire la diffusione della larga banda (sì, per un certo periodo l’hanno chiamata così), perché fin da allora il Governo dichiarava che “Lo sviluppo della larga banda in Italia è considerato un obiettivo prioritario di politica economica e una condizione essenziale per lo sviluppo economico del Paese”, tanto che con decreto del Ministro delle Comunicazioni e del Ministro per l’Innovazione e le Tecnologie fu istituito il Comitato esecutivo interministeriale per la diffusione e lo sviluppo della larga banda che definì le Linee guida del piano nazionale per la diffusione e lo sviluppo della larga banda.

In questi anni non è rimasto tutto fermo. Ma da allora, in Italia, di anno in anno a livello istituzionale si rinnova il tema come a dire “Ecco il nostro piano, da oggi si cambia marcia” e poi tutto procede con i tempi consentiti, da un lato dalla politica e da stanziamenti che prima arrivano e poi spariscono per altre destinazioni, dall’altro dai progetti di investimento degli operatori.

Il tutto avviene in un contesto ben più complesso di quanto i cittadini possano percepire, nonostante le pubblicizzate soluzioni che millantano velocità smodata su fibra. L’Osservatorio Trimestrale AGCOM rileva (dati disponibili aggiornati a marzo 2015) che gli accessi su linea fissa con velocità di almeno 10 Mbps sono 3,2 milioni, ma le linee broadband di nuova generazione (NGA) sono poco più di 900mila e rappresentano il 4,4% delle linee complessive.

Anche oggi c’è da sperare, come per i piani annunciati in precedenza, che questo sia il punto di partenza della svolta perché l’annuncio del (nuovo) piano è accompagnato da una promessa ambiziosa: “Nella banda larga saremo leader in Europa nel giro di un triennio, oggi siamo l’ultima ruota del carro”. La conclusione è sicuramente vera, per la promessa prendiamo nota.

 
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Pubblicato da su 7 agosto 2015 in news, TLC

 

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Wind e 3 Italia: l’unione fa la forza

3italia+wind

Come spiega il comunicato stampa diffuso dalle due aziende, CK Hutchison (gruppo cinese che controlla 3 Italia) e VimpelCom (compagnia russa che controlla Wind) hanno raggiunto un accordo per una joint venture paritetica per la gestione delle loro attività di telecomunicazioni in Italia.

Significa che insieme le due aziende concorreranno a formare una compagnia telefonica che in Italia conterà oltre 31 milioni di clienti mobili e 2,8 milioni nel fisso. Sul mercato italiano della telefonia mobile – su cui tutti gli operatori stanno puntando – la nuova compagnia unica formata da 3 e Wind sorpasserà Tim e Vodafone per numero di utenti.

Se è pur vero che, come si legge nella nota, l’operazione è soggetta all’approvazione degli organi regolamentari, compreso l’Antitrust europeo, e che dovrebbe concludersi entro 12 mesi, è altrettanto verosimile prevedere, a medio termine, qualche novità sul mercato da parte della nuova compagnia telefonica, che con quei numeri darà sicuramente filo da torcere ai suoi concorrenti. Al netto delle problematiche di una governance attuata con un azionariato 50% cinese e 50% russo.

 
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Pubblicato da su 6 agosto 2015 in news

 

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Phishing maldestro: il pacco non consegnato

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Attenzione alle false informazioni su fantomatiche spedizioni in arrivo a casa vostra.

Quella che vi riporto, ad un’occhiata superficiale (quella che un utente potrebbe buttare sul messaggio per alcuni secondi), potrebbe sembrare attendibile e indurre a cliccare sull’allegato, soprattutto se siete in attesa di una consegna.

Ma ecco quattro indizi che denotano l’approssimazione con cui è stato composto il messaggio, un’approssimazione che un’azienda seria, cioè un mittente attendibile, non potrebbe certo permettersi nel corrispondere con i clienti, e grazie ai quali è possibile identificare il phishing:

  1. L’allegato ha il nome generico Numero collo senza alcuna informazione specifica.
  2. Quale link sottostante? .
  3. Ufficio postaly? La parola postaly in effetti dovrebbe significare postale, ma in lingua ceca, non nella lingua in cui è stato scritto il resto del messaggio.
  4. Hai? Mi danno del lei in tutto il messaggio e nell’ultima frase mi danno del tu? Cambiamento di stile improbabile,

Il tipo di messaggio può cambiare, così come il formato dell’allegato e il mittente (che potrebbe apparire come un qualsiasi corriere). Ciò che non cambia è il rischio di imbattersi in un malware. Ma ora che sapete che non dovete mai cliccare sul link che vi propongono, ne’ aprire l’allegato (se presenti), non vi resta altro che cestinare senza pietà.

 

 
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Pubblicato da su 6 agosto 2015 in security

 

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La Luna sulla Terra

lunasuterra

 

Luna, spostati dall’inquadratura…

Foto scattata dalla sonda DSCOVR da 1,6 milioni di km dalla Terra
 
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Pubblicato da su 6 agosto 2015 in curiosità

 

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Domande sulla notizia del giorno

ditomediowhatsapp

Ma la notizia è l’inserimento in WhatsApp dell’emoticon con il dito medio, oppure la censura di questa primizia sui dispositivi Apple?

E perché nessuno, invece, parla degli aggiornamenti di Telegram, che si occupa di cose meno “aggressive”?

novitàtelegram

Comunque molti ignorano BBM, che funziona benissimo e non si perde in queste stupidaggini.

Cattura

 

 

 

 
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Pubblicato da su 31 luglio 2015 in News da Internet

 

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Siti web Enel fasulli: la Polizia Postale ne ha chiusi 17

Polizia Postale chiude falsi siti web Enel

Notizie come queste mi rincuorano, significa che le segnalazioni servono sempre:

Postale: chiusi falsi siti dell’Enel che nascondevano un virus informatico

Sono stati chiusi dalla polizia Postale 17 falsi siti dell’Enel nei quali era presente un noto virus del tipo malware, conosciuto come “CryptoLocker”. 

CryptoLocker è un trojan comparso intorno alla fine del 2013 che infetta i sistemi Windows, criptando i dati del malcapitato e richiedendo un pagamento per la decriptazione,in genere non meno di 300 euro.

La somma spesso doveva essere pagata in “Bitcoin”, una moneta virtuale che non viene controllata da alcuna autorità centrale, ma viene gestita autonomamente attraverso i siti di cambio (oggi un Btc vale circa 220 euro).

Nelle ultime settimane si era incrementata la diffusione del virus inviato via mail dalla società “Enel SpA” che invitava l’utente a visitare un link in cui erano presenti i dettagli di una bolletta per la fornitura di energia elettrica.

Una volta “cliccato” sul link, si approdava ad un falso sito web di una società su cui era presente un pulsante tramite il quale scaricare il file della bolletta, ma in realtà tale pulsante consentiva il download del malware sui pc delle vittime.

Le segnalazioni, arrivate a www.commissariatodips.it e attraverso l’app gratuita per smartphone Commissariatodips online, hanno consentito di concentrare le indagine e scoprire i siti che sono risultati tutti collocati all’estero.

Infatti i siti sono risultati inseriti su server situati in Turchia e in Russia; così gli uomini della Postale hanno attivato la rete internazionale 24/7 High Tech Crime del G8 Gruppo Roma-Lione – per le emergenze di carattere informatico e per richiedere l’immediata chiusura.

Le indagini condotte a livello internazionale per identificare i responsabili sono portate avanti dalla polizia Postale anche grazie al contributo di Europol e Interpol.

L’elenco dei siti è il seguente:

enel24.net
enel24.org
enelservizio.com
enelservizio.net
enel24.com
enel-elettrico.org
enel-elettrico.com
enel-elettrico.net
enelelettrico.org
enelelettrico.com
enelelettrico.net
enel-italia24.net
enel-italia24.com
enelitalia-servizio.net
enelitalia-servizio.org
enelitalia-servizio.com
enelitalia.net

 
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Pubblicato da su 30 luglio 2015 in news

 

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Abbiamo la Dichiarazione dei Diritti in Internet. E adesso?

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In Italia si parla da almeno una decina d’anni della necessità di una Carta dei Diritti della Rete. Fra i primi a farsene promotore fu Stefano Rodotà al termine del suo mandato di Presidente del Garante per la protezione dei dati personali, e ancora oggi – legittimamente – è suo il nome che maggiormente tra i fautori della Dichiarazione dei Diritti in Internet presentata ieri.

L’iter che ha portato a questo provvedimento ebbe inizio nel 2006 con la Dynamic Coalition on Internet Rights and Principles, un’iniziativa italiana varata a livello globale ad Atene in occasione dell’Internet Governance Forum. Prima dell’Italia, però, a dotarsi di una sorta di Costituzione per Internet è arrivato il Brasile, che ha approvato il Marco Civil da Internet ad aprile 2014, dopo un percorso di circa cinque anni e concluso in accelerazione (anche) in seguito a quanto emerso con il Datagate.

L’Italia, a livello istituzionale, si è mossa dopo: la Commissione di studio sui diritti e i doveri relativi ad Internet è stata istituita il 28 luglio 2014 e da lì sono partite audizioni di associazioni, esperti e soggetti istituzionali, nonché una consultazione pubblica durata cinque mesi. La carta italiana è stata presentata esattamente a un anno dall’istituzione della commissione, formata peraltro da professionisti seri e riconosciuti.

E’ nata da una Commissione di studio e, dal punto di vista dell’orientamento da prendere in tema di leggi in materia di Internet, questa carta appare come un buon punto di partenza. Contiene principi sacrosanti e condivisibili da tutti. Ma quando si dovrà legiferare su queste tematiche, il legislatore li rispetterà? E’ tenuto a farlo? Abbiamo una Costituzione che viene definita la più bella del mondo e sovente non viene rispettata, quindi chi può dare garanzia che la nuova Dichiarazione dei Diritti in Internet venga presa in considerazione?

Sarebbe opportuno che tutto questo impegno profuso in una carta si concretizzasse prima nell’obiettivo del migliore utilizzo possibile di Internet da parte di tutti gli utenti: tanto per fare un esempio, non è importante solo l’accessibilità, ma anche l’utilità e la fruibilità di ciò che Internet rende disponibile.

Possiamo avere una Pubblica Amministrazione dotata di tutte le piattaforme tecnologiche che vogliamo, pensare ad una scuola digitale e connessa a reale beneficio dell’attività didattica, puntare ad abbattere l’invadenza della burocrazia. Esistono milioni di applicazioni tecnologiche che possono migliorare la qualità della nostra vita… ma molte di queste soluzioni spesso si rivelano complesse e non alla portata di tutti, perché ciò che va abbattuto è quel digital divide che – lo dico spesso – è anche una questione culturale e non solo di dotazione tecnologica.

Per prima cosa, a tutti deve essere garantito il diritto di poter sfruttare la rete a proprio beneficio e nel rispetto dei diritti di chiunque altro. Per poterli salvaguardare è fondamentale puntare ad attività di alfabetizzazione (imparare ad usare gli strumenti) e alla massima usabilità dei servizi (da realizzare mettendosi dalla parte dell’utente). Ben venga, dunque, una Costituzione per Internet, ma che possa essere davvero utile ed efficace, e che possa davvero costituire un riferimento e una garanzia per tutti, e non solo una carta a livello simbolico.

Precisazione: Questo post parla di Internet nella stessa misura in cui ne parla il documento presentato ieri. Internet è uno strumento, un mezzo, e non un mondo parallelo che richiede una legislazione diversa dal mondo in cui viviamo. Ogni diritto e ogni legge già in vigore deve valere per ogni fattispecie, analogica o digitale che sia. Certo, laddove esistano lacune vanno colmate, ma solo a questo scopo ha senso parlare di necessità di salvaguardare diritti in Internet.

 
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Pubblicato da su 29 luglio 2015 in Internet, istituzioni

 

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Senato Café

Cattura

 

Tre giorni di botta e risposta su Twitter tra Luca Bizzarri e Maurizio Gasparri ormai fanno una nuova sit-com.

 
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Pubblicato da su 29 luglio 2015 in news

 

La cucina è una scienza, ma Google News ha preso un altro granchio

CraccoScienzaTecnologiaQualcuno è in grado di spiegarmi perché Google News inserisce in Scienze e tecnologia l’apertura del ristorante di Carlo Cracco in Galleria a Milano?

Un granchio può sempre capitare, lo so… ciò non toglie che Google News rimarrà sempre beta nell’anima.

 
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Pubblicato da su 16 luglio 2015 in news, News da Internet

 

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Nel mondo digitale la sicurezza assoluta non esiste. Punto

piccola2[1]

Senza scendere in dettagli sull’argomento specifico, vorrei solamente sottolineare che l’attacco ad Hacking Team (azienda italiana che si occupa di sicurezza informatica) conferma che nel mondo digitale non esiste la sicurezza assoluta e quindi nessuna cassaforte è inespugnabile. E’ sempre questione di tempo, determinazione e risorse.

Sul tema specifico, uno degli spunti di riflessione più interessanti lo ha scritto da Matteo Flora, che evidenzia in particolare:

Nel caso non vi fosse ancora chiaro, dal 6 di Luglio uno dei più sofisticati e perfezionati sistemi di intercettazione a livello globale è libero e disponibile a chi ha anche limitate capacità di comprendere ed installare il codice che si trova all’interno dei Torrent. Significa che in capo a pochi giorni assisteremo alla messa online di installazioni di “Black RCS” o “Black Galileo”: installazioni “pirata” del software con bersagli decisi dai criminali. E questi bersagli possono benissimo essere politici, magistrati, competitor o anche – nel caso di paesi diversamente democratici – attivisti e oppositori di regime.

Al netto delle varie considerazioni che potremmo fare su come si sia potuta verificare una simile fuga di dati & informazioni (non escludendo l’opera di qualche insider), altri spunti vengono dalle domande che pone Umberto Rapetto:

Riusciamo a prendere per buona la versione di un’azienda che le organizzazioni a tutela dei diritti civili non hanno mai considerato attendibile e che oggi invita a considerare una bufala tutto quel che sta saltando fuori? O leggendo le righe di codice che – a dispetto delle cancellazioni da questo e quel sito – continuano a veleggiare su Internet come monito, dobbiamo temere il peggio?

Le organizzazioni pubbliche e private che hanno comprato prodotti e servizi del genere, adesso, cosa hanno da raccontare? Qualcuno ha immaginato di individuare il responsabile di certi tanto facili quanto onerosi acquisti? Qualcun altro sa dire quali valutazioni economiche e di impatto avrebbe comportato l’uso di certe soluzioni, atteso che difficilmente si aveva effettiva capacità di committenza? Possibile che proprio nessuno abbia immaginato che certi ‘programmini’ potessero avere una backdoor in grado di permettere al produttore di conoscere le modalità (destinatario incluso) di impiego della così portentosa applicazione?

Mumble mumble…

P.S.: Questo post inizialmente aveva un titolo diverso: Rivalutare piccioni viaggiatori e pizzini.

 
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Pubblicato da su 10 luglio 2015 in news, security

 

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Bufale di quarta mano? No, grazie!

 

In questo periodo il passaparola sui social network sta veicolando una notizia pazzesca, propagata da più fonti. Intendiamoci, è una colossale bufala, ma per come viene presentata è quantomeno ansiogena.

Affaritaliani ci svela infatti che a settembre il nostro pianeta verrà obliterato da un asteroide e l’impatto genererà tsunami e migliaia di morti.

TifiamoAsteroid

 

Panico? Allarmismo? Tutti nel bunker? Ma de che? L’articolo in realtà cita il Mirror che riporta quanto riferito dai ricercatori dell’Università di Southampton, in virtù di uno strumento che permetterebbe di capire le conseguenze dell’impatto di un asteroide sulla Terra, in base alla sue dimensioni, con studi e previsioni da qui all’anno 2100.

In precedenza (un mesetto fa) una notizia analoga è stata pubblicata dal quotidiano Libero, che riprendeva un articolo di Leggo che aveva attinto ad un pezzo pubblicato dall’edizione britannica di Metro che a sua volta citava il blog  800 Whistleblower, bollando il tutto come congetture basate su teorie complottiste. Di quarta mano, visti i passaggi da una fonte all’altra.

TifiamoAsteroide

Esistono lettori che si limitano ai titoli e si allarmano, ma soprattutto esiste chi chlicca e legge. Tra questi troviamo chi non ci capisce nulla e chi, leggendo, comprende che l’articolo dice tutt’altra cosa rispetto al titolo. Ma, per chi lo pubblica, non è importante che la notizia in realtà sia aria fritta: ciò che conta, innanzitutto, è che l’articolo venga cliccato da più persone possibili, dal momento che gli inserzionisti pubblicitari pagano in base alle pagine visitate. Più click, più denaro.

Nelle realtà in cui i lettori vengono attirati dal sensazionalismo, anziché dalla qualità dell’informazione, la catastrofe si è già abbattuta.

 

 

 
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Pubblicato da su 9 luglio 2015 in media, News da Internet

 

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“La carta non muore”… ma non dimentichiamo che “il futuro è digitale”

FiammaRossaSfondoBianco

Il comunicato sindacale pubblicato oggi dall’assemblea dei giornalisti Conde’ Nast su Wired.it non lascia scampo:

  1. La periodicità del cartaceo passerà da dieci numeri l’anno a due, da affidare completamente a service esterni.
  2. Sei dei 12 giornalisti della redazione (il 50%) sono considerati esuberi.
  3. Al momento la redazione confermata sul progetto Wired Italia è, quindi, formata da sei giornalisti (di cui uno part-time).

Esprimo solidarietà ai giornalisti che dovranno lasciare Wired, ma anche – per motivi diversi – a chi resterà (non è facile rimanere in una realtà che ridimensiona le proprie risorse).

Dubbio di altro tenore: chi si è abbonato sottoscrivendo una (o due) annualità riceverà 12 numeri in sei anni (o 24 in dodici anni)?

Note:

“La carta non muore” viene dalle parole di Felice Usai (deputy managing director di Condé Nast Italia, editore di Wired, che due mesi fa, in un’intervista al Corriere della Sera, disse “Il digitale ci salverà, ma la carta non muore”).

“Il futuro è digitale” viene da una più datata affermazione di Nicholas Negroponte, che con Louis Rossetto ha fondato Wired nel 1993. Avevo già avuto modo di ricordarla all’esordio dell’edizione italiana nel 2009.

 
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Pubblicato da su 25 giugno 2015 in news

 

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Vendonsi contatti (in barba a privacy e ad ogni opposizione)

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Vi siete iscritti al Registro delle opposizioni? Siete convinti che privacy e riservatezza dei dati personali siano valori rispettati da tutti?

Nella figura sopra riportata c’è l’estratto di un messaggio appena ricevuto, scritto da parte di un’azienda che su quei valori – che probabilmente cercate di difendere – costruisce il proprio business.

Non meravigliatevi, dunque, quando dico che il Garante per la protezione dei dati personali ha una missione impossibile.

E non sorprendetevi di messaggi e telefonate che ricevete da chiunque. Non fatevi scrupoli a rifiutare le loro offerte: loro non hanno avuto dubbi nel momento in cui hanno acquistato i vostri riferimenti senza che voi lo sapeste. Quindi cestinatele, o rifiutatele con garbata fermezza, ma senza esitazioni.

 
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Pubblicato da su 8 giugno 2015 in business, privacy

 

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