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Abbasso il DRM?

07 Feb

Dall’Ansa di stasera:

Musica: Jobs, vendite libere online
Proposto stop a limiti di riproduzione
(ANSA) – NEW YORK, 7 FEB – Il numero uno della Apple, Steve Jobs, auspica una liberalizzazione totale nelle vendite della musica online. Tutti i brani acquistati sul web, ha scritto in un articolo sul sito della Casa, dovrebbero poter essere riprodotti su qualsiasi lettore digitale. Jobs ha percio’ auspicato che si metta un termine ai sistemi di protezione, i cosidetti Drm, che limitano ad un solo tipo di lettore la riproduzione delle canzoni acquistate su siti web.

E’ vero: l’AppleMan-pensiero sta tutto in questo abstract, intitolato Thoughts on Music. Riassunto: sul bestseller iPod si può riprodurre musica sia DRM-protected che DRM-free. In media in un iPod, su mille canzoni, solo 22 sarebbero acquistate da iTunes e DRM-protected. Per cui gli utenti di iPod non hanno vincoli che li legano ad acquistare su iTunes. Chi ha voluto i DRM? Le major, per contrastare il fenomeno della pirateria. Ci sono riuscite? No. Quindi il DRM è inutile.

“Da qui – osserva oggi Punto Informatico, che continuo a citare nel seguito – Jobs esplora tre scenari possibili.

Il primo è quello del “rimane tutto com’è”, in cui ciascun produttore segue la propria strada, blindatissima, e al consumatore è lasciata solo la scelta del fornitore al quale rivolgersi, una scelta che oggi a dir la verità premia Apple su qualsiasi altro soggetto di questo mercato.

Il secondo è l’opzione per Apple di dare in licenza il sistema FairPlay. Ma questo, sottolinea Jobs, significherebbe dover trasmettere ad un nugolo di soggetti tutti i segreti del DRM Apple il che, “come insegna l’esperienza”, significherebbe che ben presto quei segreti diverrebbero pubblici, riducendo o azzerando le possibilità per la Mela di mantenere i propri accordi con le major, ovvero di trovare soluzioni ad eventuali exploit del sistema di protezione. Il che sarebbe tanto più difficile, dovendo passare ogni eventuale soluzione ad un numero così alto di soggetti, che finirebbe per comprendere anche tutti i consumatori e non solo i partner che utilizzano FairPlay. Impraticabile, dunque.

Il terzo scenario è abolire integralmente il DRM. “Immaginate un mondo – scrive – nel quale ogni negozio online venda musica senza DRM in formati aperti. In un mondo di questo tipo, qualsiasi player potrebbe riprodurre musica acquistata da qualsiasi negozio, e tutti i negozi venderebbero musica riproducibile su qualsiasi player. Questa è chiaramente la migliore alternativa per i consumatori, e Apple la abbraccerebbe subito“. Il problema? Sempre quello: “Se le quattro grandi società della musica (Sony BMG, Warner, Universal ed EMI, ndr.) fornissero a queste condizioni la loro musica ad Apple, noi trasformeremmo iTunes in un negozio privo di DRM”.

Jobs si rivolge alle major discografiche, alcune delle quali sono europee, e dice: “Convincere loro a dare in licenza la propria musica ad Apple e ad altri senza DRM darà vita ad un mercato musicale veramente interoperabile”.

“Apple – conclude Jobs – lo abbraccerebbe senza remore”. Forse c’è da credergli, ma non si è lontani dal vero nel ritenere che la rigidità e la chiusura del DRM sono stati, di fatto, i presupposti del successo della soluzione iPod (+iTunes).

Qual è, dunque, il motivo di questo dietro-front filosofico? E’ verosimile che Jobs abbia percepito un cambiamento di vento nel mercato, a partire dall’opinione pubblica per arrivare fino alle istituzioni, che non hanno mai digerito DRM e rootkit.

L’Europa ne sa qualcosa, ma non solo perché vi risiedono alcune major. Ripropongo un passaggio di quanto scritto dal patron di Apple:

“Molte delle preoccupazioni sui sistemi DRM sono emerse nei paesi europei. Forse, chi si duole per la situazione attuale dovrebbe redirigere le proprie energie nel persuadere le società discografiche a vendere la propria musica senza DRM”

Le preoccupazioni in Europa ci sono da qualche tempo. Due eclatanti esempi europei – non isolati – di Paesi allergici (o quantomeno poco inclini) alle rigidità dei DRM – soprattutto quelli non interoperabili – si chiamano Norvegia e Francia, che si sono mossi anche a livello istituzionale.

Concludo citando Leander Kahney di Wired, che con moderato azzardo (o estrema perspicacia?) vede un legame tra tutto questo e l’accordo siglato tra la Apple Inc. di Jobs e la Apple Corps, ossia la casa discografica dei Beatles. Interessante.

 
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Pubblicato da su 7 febbraio 2007 in media

 

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