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Costi di ricarica, il dietro-front di Wind

05 Mar

Oggi si è rapidamente diffusa la notizia che l’Authority delle Comunicazioni ha chiesto, a Wind e Vodafone, chiarimenti urgenti circa le strategie commerciali adottate dai due operatori dopo l’entrata in vigore del decreto Bersani. Darò qui un piccolo sunto di cosa è accaduto dopo l’entrata in vigore della norma:

  • Su TIM e 3 Italia nulla da dire. Per dirla usando le parole di Altroconsumo, “3 si è comportato in modo encomiabile: ha annullato i costi di ricarica prima della scadenza del decreto e non ha cambiato il proprio parco tariffario”; mentre “TIM si è comportata correttamente. Ha eliminato i costi di ricarica e non ha cambiato il proprio parco tariffario. Piccolo neo: la tariffa Tim Club, comunicata come “nuova”, è in realtà in vigore da almeno un mese!”. Non è che sia poi un neo, a mio avviso, comunque nulla da eccepire, sostanzialmente. Molti si chiedono quanto passerà prima dell’introduzione di nuovi e più cari piani tariffari, ma resta il fatto che le due compagnie, in questo momento, sono le preferite dagli aspiranti nuovi utenti di telefonia mobile.
  • Vodafone ha proposto nuovi piani tariffari (con ritocchi verso l’alto), mantenendo in vita quelli dei vecchi clienti, sgravati dei costi di ricarica. Non avevo detto, però, che l’operatore ha deciso di far scadere comunque le SIM sulle quali i clienti non effettuano ricariche per un anno. Chi vorrà recuperare il credito residuo potrà farlo (visto che il decreto Bersani stabilisce che non può essere soggetto a scadenza), chiedendolo a Vodafone tramite raccomandata (3,40 euro) e pagando un contributo (8 euro). Se il credito residuo ammonta a 11,40 euro, il recupero risulta quindi antieconomico per il cliente.
  • Anche Wind ha lanciato nuovi piani tariffari privi di costi di ricarica, consentendo ai vecchi clienti di proseguire con il piano scelto in precedenza. Mantenendo però in vita, per loro, i costi fissi per i tagli di ricarica inferiori ai 50 euro. E dando loro la possibilità di passare, gratuitamente, ai nuovi – e più cari – piani tariffari.

Finito qui per oggi? No: le ultimissime notizie riferiscono però che Wind è tornata sui propri passi. In seguito alla richiesta dell’Agcom (conseguenza di varie segnalazioni, quella di Generazione Attiva e quella, successiva, di altre associazioni tra cui Codacons) in serata la compagnia telefonica ha fatto sapere in una comunicato che “non applicherà i contributi di ricarica ai contratti in essere alla data del 4 marzo 2007”. E ha tenuto anche a sottolineare, forse agitando nervosamente l’indice della mano, che “questo provvedimento non potrà non avere impatti negativi sugli assetti concorrenziali del settore”.

La prossima puntata? Attendere, prego…

 
5 commenti

Pubblicato da su 5 marzo 2007 in Senza categoria

 

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5 risposte a “Costi di ricarica, il dietro-front di Wind

  1. Ale

    5 marzo 2007 at 23:59

    Il ministro Bersani ha dichiarato:
    “Il timore che con una strategia tariffaria si compensi quello che si è perso con le ricariche è infondato perché le nuove offerte saranno messe in concorrenza tra di loro”.

    Prima domanda: ma Bersani ha capito o no che Wind e Vodafone hanno rincarato le tariffe per i nuovi clienti?
    Seconda domanda: ma Bersani sa di cosa sta parlando?
    Terza domanda: ma il decreto Bersani l’ha scritto Bersani?

     
  2. aghost

    6 marzo 2007 at 09:49

    vorrei far notare tra l’altro che tutti i gestori all’unisono avevano richiesto un incontro urgente col governo perché assoutamente impossibilitati ad adeguarsi al decreto Bersani nei tempi previsti, e perciò pretendevano uno slittamento.

    Il governo ha detto “no” e toh, che strano, ce l’hanno fatta tutti nei tempi previsti:)

     
  3. Andrea D'Ambra

    7 marzo 2007 at 23:01

    Infatti Aghost… 30 giorni erano pochi….. se fossi stato io altro che 30 giorni! Ci dovete dare tutti i costi sostenuti finora con gli interessi!

     
 
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