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Operatori virtuali? Sì, ma all’italiana

25 Nov

Il Sole 24 Ore riferisce di una ricerca condotta da Axia Financial Research che stima, per il 2008, un fatturato complessivo di 500 milioni di euro per il mercato degli MVNO, gli operatori mobili virtuali, destinato a crescere fino a triplicare nel giro di quatro anni.

Piccolo particolare: in Italia gli MVNO (intesi come Mobile Virtual Network Operator) non esistono ancora. Come ho già avuto modo di spiegare in marzo, esistono più modi per definire un gestore che utilizza un network mobile altrui per veicolare un proprio servizio di telefonia mobile. E l’attività svolta da gestori come CoopVoce, UnoMobile (Carrefour) e PosteMobile sembra molto più vicina a quella dell’ESP (Enhanced Service Provider – Fornitore avanzato di servizi).

Si potrebbe al massimo parlare di operatori virtuali all’italiana, ma non di MVNO. In Italia siamo specialisti a reinterpretare le definizioni a modo nostro (come nella recente approvazione della class action all’italiana, appunto).

E questa non sottile distinzione è alla base di quanto evidenzia Quintarelli, che ricorda come l’Antitrust avesse sostanzialmente assolto alcuni operatori mobili italiani (TIM, Vodafone e Wind) nell’inchiesta che li vedeva coinvolti per presunta dominanza collettiva del mercato. L’Authority li scagionò dall’accusa di oligopolismo  per essersi impegnati ad aprire le proprie reti al mercato degli operatori mobili virtuali (TIM e Wind furono sanzionate per aver messo i bastoni tra le ruote degli operatori interessati a formulare offerte convergenti fisso-mobili).

Ma ciò che in realtà hanno fatto è stato solo aprire le porte ad un mercato di rivenditori. Per questo motivo il provvedimento assolutorio dell’Antitrust ora è oggetto di un ricorso inoltrato al TAR del Lazio da parte degli operatori di telefonia fissa, con l’obiettivo di arrivare a una vera concorrenza e all’apertura del mercato della telefonia mobile ai veri MVNO che ancora mancano in Italia!

 
4 commenti

Pubblicato da su 25 novembre 2007 in Mondo

 

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4 risposte a “Operatori virtuali? Sì, ma all’italiana

  1. ufficio stampa

    25 novembre 2007 at 12:48

    Fondamentale è stata la spinta mediatica del noto portale d’informazione

    Grazie a Italymedia.it aboliti i costi di ricarica
    L’iniziativa era partita dall’impegno di un intraprendente studente che ha indetto una petizione che ha raggiunto quota 800.000 firme

    Quando da qualche mese a questa parte gli utenti delle varie compagnie di telefonia mobile si accingono a caricare la carta prepagata corrispondente al proprio numero telefonico vengono subissati da raggianti ed entusiaste vocine automatiche o da uno sventolìo di pubblicità adescanti e convincenti, che ricordano come tutto il costo di una ricarica corrisponda a reale traffico telefonico, lasciando trapelare manifestamente che quella grave ingiustizia perpetrata per anni a danno dei consumatori che era rappresentata dai costi fissi di ricarica è finalmente stata abolita. La voce con magistrale enfasi oratoria o le sfavillanti e calamitanti pubblicità si sforzano di ostentare meriti inesistenti appalesandosi artefici di un epocale cambio di rotta verso gli interessi dei fruitori del servizio che comportano inevitabilmente un sacrificio deliberato e doloroso da parte dei “poveri” gestori, spingendo e imprigionando nelle paludi dell’inganno i meno avveduti tra gli utenti. Ma, anche se la maggior parte di chi è costretto ad avvicinarsi al servizio di ricarica per poter utilizzare il telefono cellulare conosce perfettamente la genesi dello storico provvedimento che ha condotto all’abolizione del disdicevole dazio, ci sembra opportuno rammentarla ai più labili di memoria. Ed è bene chiarire che, pur se il tutto si è raggiunto con una delibera governativa, se non ci fosse stata una vigorosa spinta popolare, probabilmente il costo fisso in questione scivolerebbe ancora bellamente nelle casse voraci dei gestori, in netta controtendenza con la linea tracciata e seguita nel resto d’Europa.
    Il tutto è partito dalla lodevole iniziativa di uno studente, Andrea D’Ambra, che ha profuso energie incommensurabili impegnandosi nell’avviamento e nella gestione di una mastodontica macchina organizzativa finalizzata ad una petizione che ha raggiunto l’incredibile traguardo di circa 800.000 firme. Sarebbe stato in verità impossibile il conseguimento di un obiettivo tanto clamoroso, senza l’apporto fondamentale di alcuni strumenti mediatici di cui il promotore si è avvalso lungo l’arduo e tortuoso tragitto. A partire dalla spinta informativa del comico Beppe Grillo e del suo gettonatissimo blog che ha dedicato ampi spazi all’iniziativa. Ma decisivo è stato l’apporto propulsivo del Portale dell’Informazione Nazionale Italymedia.it e del suo direttore Antonello De Pierro che ha sostenuto e nutrito la divulgazione del progetto avvalendosi anche delle frequenze della nota emittente radiofonica Radio Roma di cui è uno storico conduttore. Il giornalista, che è anche presidente del giovane movimento “L’Italia dei Diritti” così si è espresso sull’argomento: “I consumatori italiani dovranno per sempre essere grati a questo eroico e fenomenale studente, ed è davvero biasimevole il fatto che un simile risultato non abbia tratto linfa vitale da un impegno forte degli organi rappresentativi, istituzionalmente deputati alla presentazione e alla promulgazione di leggi, che nel frangente si sono dimostrati clamorosamente miopi e distratti”.

     
 
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