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Faceboom

17 Ott

Io non so se davvero Facebook sia morto, come scrive Dario Denni. Ma su una cosa, a mio avviso, ha sicuramente ragione:

Le tremila persone del party-romano sono per me, 3000 ritardatari che hanno scoperto Facebook quando ormai è già un fenomeno sorpassato, quasi morto.

Vecchio lo è di certo, Facebook, in un mondo in cui ogni cosa è vecchia dopo il compimento di pochi mesi di vita, e il fatto che l’Italia lo abbia scoperto solo recentemente non mi meraviglia. Ma posso espandere il concetto per dire che questo party – sempre a mio avviso, intendiamoci – è stato solo un pretesto per mettere insieme un evento, che in fondo non ha senso?

Certo, non tutti sono come me: io non vivo di Facebook. Alcune persone che conosco, che vivono oltreoceano, mi hanno confessato di identificare Internet con Facebook e di aprire il browser del proprio PC solo quando devono entrare in Facebook, e non ci fanno nient’altro. Mentre io lo utilizzo solo per le potenzialità comunicative che offre, e che finora mi hanno permesso di riallacciare i contatti con amici e conoscenti che non vedevo da tempo (amici di infanzia, compagni di scuola, di naja, di spiaggia, eccetera), con cui ora lancio o scambio battute. Il boom italiano delle ultime settimane lo fa sembrare vivo e vitale, tutt’altro che morto. Ma chissà questo boom quanto è dovuto alle italiche ferie estive, con le amicizie nate nei luoghi di villeggiatura, le promesse di rivedersi prima o poi, che fino a poco tempo fa sarebbero morte il giorno dopo la fine delle vacanze, e che invece l’invito “ritroviamoci su Facebook” è riuscito a mantenere in vita, insieme alla voglia di rivedere qualche foto o video.

Oggi come oggi io vedo Facebook come un’evoluzione, social e in chiave Web, delle Pagine Bianche (per le quali nessuno si sognerebbe di organizzare un raduno): un ritrovo o un party, secondo me, avrebbe senso nell’ambito delle mie amicizie e dei miei contatti che, tra l’altro, cerco di mantenere in misura piuttosto limitata a persone che conosco davvero, con cui ho rapporti di amicizia, di lavoro, di passatempi, amici di penna o di tastiera.

Difficile che tra i miei “amici di Facebook” io annoveri una persona che mi ha chiesto di essere aggiunta anche se non l’ho mai sentita nominare prima, ma so che ci sono persone che lo fanno, per esibire un gran numero di amici come uno status symbol. Credo siano questi gli utenti che lo hanno reso un fenomeno, che in quanto tale è destinato ad una breve durata. Passata la moda, esploso il boom, Facebook forse non morirà, ma rimarrà attaccato a coloro che lo usano come strumento di comunicazione e da agenda per community. Una minoranza, rispetto al numero di utenti attuale.

 
3 commenti

Pubblicato da su 17 ottobre 2008 in news

 

3 risposte a “Faceboom

  1. AlphaKappa

    18 ottobre 2008 at 09:08

    morto? in italia sta appena entrando nel picco di massima visibilità: http://en.wikipedia.org/wiki/Hype_cycle

    spesso ci si dimentica che blogger, geek e tecnofan sono solo una minuta percentuale degli utilizzatori del web.

     
  2. luk75

    20 ottobre 2008 at 14:54

    no facebook, no cry…

     
 
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