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Non è un Paese per giovani

02 Nov

E’ l’unica risposta che mi viene in mente per quanto si chiede oggi Massimo Mantellini:

L’89enne Licio Gelli, personaggio impresentabile al centro delle cronache piu’ cupe di questa repubblica condurra’ prossimamente un programma TV. Umberto Bossi, 67 anni, colpito nel 2004 da un ictus devastante, rimane nonostante tutto saldo alla guida della Lega. Giulio Andreotti, altro 89enne, ha partecipato oggi alla sua milionesima comparsata TV mostrandosi ad un certo punto in uno stato di assoluto isolamento spazio tempo dal mondo ciircostante. Ma che razza di societa’ e’ quella dove una volta raggiunte posizioni di privilegio non c’e’ altra maniera di abbandonarle se non l’accesso al camposanto?

 
4 commenti

Pubblicato da su 2 novembre 2008 in news

 

4 risposte a “Non è un Paese per giovani

  1. Anna

    2 novembre 2008 at 22:57

    Ma mandiamoli tutti a casa!
    Ci credo che poi l’Italia non abbia piu’ risorse per le pensioni! Deve mantenere queste cariatidi…

     
  2. Andrea D'Ambra

    3 novembre 2008 at 08:51

    Come condivido il tuo intervento caro Dario!

     
  3. Francesco B,

    18 gennaio 2009 at 14:31

    Il problema, secondo me, è che in Italia non c’è un ricambio generazionale: questo lo si può riscontrare in ogni settore della società italiana (politica, università, etc…). Anzi, aggiungo che in Italia i giovani (cioè quelli con meno di 35 anni) rappresentano soltanto un misero 30% della popolazione, mentre il restante 70% ha più di 40-45 anni, con picchi di ultrassessantenni e ultrasettantenni. In pratica, siamo un paese anziano, un paese geriatrico. I giovani pagano con i loro miseri stipendi con basso potere d’acquisto le mega pensioni dei vecchi e così via, e su questo non ci piove. E quando un giovane ha un’idea, una proposta, viene subito vessato dai vecchi che hanno il potere. E i posti di comando si affidano per parentela, per nepotismo, non per capacità o merito. Queste sono cose vecchie dette e stradette, ovviamente. Ma vogliamo immaginare questo paese tra 20-30 anni? Abbiamo perso molti treni, ma secondo me arriveremo a un bivio: rivalutare il merito e i giovani, oppure istituire uno stato di dittatura per controllare le rivolte sociali e di classe. Comunque, io sono ottimista, e vi dico perchè: tra 20anni, quando queste mummie di politici e di parlamentari, banchieri, burocrati del potere saranno diventati polvere da cimitero, ebbene, allora ci saranno dei nuovi giovani, gli immigrati di 2-3° generazione, che risololleveranno il paese. Non i giovani viziati, deboli e fragili della crassa borghesia di rapina, no. Ma gli italiani adottati, i magrebini, gli albanesi, gli etiopi, i neri, i cinesi…

     
 
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