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L’uomo che ascoltava la terra

06 Apr

La scorsa settimana Giampaolo Giuliani aveva preannunciato l’arrivo imminente di un terremoto disastroso. Il terremoto, nelle ore successive, non si è verificato e Giuliani – che non sembra un veggente, ma pare essere un ricercatore presso i Laboratori nazionali del Gran Sasso – è stato accusato di aver scatenato una psicosi da catastrofe ed è stato colpito da una denuncia per procurato allarme.

Oggi, una settimana dopo:

Terremoto in Abruzzo: 27 morti accertati, migliaia di sfollati e centinaia di feriti

Crollati molti edifici: 45-50 mila sfollati. Il sisma, di 5,8 gradi Richter, avvertito alle 3,32 in tutto il Centro Italia

Leggo anche:

Bertolaso: «Era impossibile prevederlo» Berlusconi firma lo stato d’emergenza

«Non avremmo mai immaginato di dover evacuare una intera regione senza sapere quello che sarebbe accaduto»

Alla luce di quanto è accaduto, sembrerebbe che la previsione della catastrofe non fosse affatto impossibile, ma molto difficile da collocare dal punto di vista temporale e, a questo punto, mi chiedo se il sistema brevettato da Giuliani non debba essere valutato dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, prima di bollarlo come inutile: se è vero che nella zona interessata dal sisma Bertolaso ha ragione nel dire “è ben evidente che non avremmo mai immaginato di dover evacuare un’intera regione come l’Abruzzo senza sapere quello che sarebbe accaduto successivamente” e che l’alto numero di vittime è dovuto al crollo di abitazioni mal tenute o costruite senza alcuna precauzione antisismica, è altrettanto vero che si potrebbe valutare – sempre che già non sia stato fatto – l’avvio di una collaborazione con chi ha elaborato il precursore sismico per migliorare il sistema e avere previsioni più attendibili.

Io, di fondo, resto un po’ scettico. Ma non ho la competenza per escludere nulla.

 
3 commenti

Pubblicato da su 6 aprile 2009 in news, tecnologia

 

3 risposte a “L’uomo che ascoltava la terra

  1. Dario

    6 aprile 2009 at 17:40

    Finalmente un boom mediatico positivo per Internet e per i fenomeni sociali che si creano in rete. Ce n’era bisogno nella disgrazia.

    Ciao,
    Dario

     
  2. aghost

    8 aprile 2009 at 06:13

    a ma questa storia che non si può evacuare una città non convince: perché non si può? costa troppo? Meglio una settimana da sfollato che morto sotto le macerie. A che serve allora la protezione civile? Quando dovranno evacuare i vesuviani, che sono mezzo milione, come faranno?

     
  3. db

    8 aprile 2009 at 06:31

    Il tuo dubbio è legittimo, ma la difficoltà – secondo me – può essere molto concreta.

    Mi metto nei panni di un cittadino: arriva la protezione civile a dirmi di andarmene da casa mia (con la mia famiglia), portandomi dietro lo stretto indispensabile tra ciò che mi è più caro, perché tra qualche ora arriverà un terremoto che potrebbe essere devastante.
    Qualche ora passa e non succede nulla. Passa una notte e non succede nulla. Passano altri giorni e non succede nulla. Nel frattempo io, la mia famiglia e migliaia di persone viviamo in condizioni di emergenza (dormitori e refettori in tendopoli, shelter, moduli abitativi e altre soluzioni analoghe) e la mia casa, insieme alle migliaia di abitazioni di chi ho intorno, è ancora là, vuota e intatta (e disponibile ad accogliere qualche stronzo di sciacallo).
    Se il terremoto, previsto in modo approssimativo nell’intensità e nel tempo, non si dovesse verificare affatto, sarà stato un falso allarme e si sarà costituito un precedente che in seguito minerà la credibilità di eventuali nuovi allarmi della Protezione Civile (“al lupo, al lupo” insomma). Oltretutto dietro a tutto questo ci sarà qualcuno che recriminerà sui costi sostenuti per affrontare un’emergenza inesistente.
    Se il terremoto si verificasse con ritardo, la situazione di crisi si rivelerebbe in realtà giustificata, ma data l’approssimazione della previsione, potrebbe anche verificarsi dopo oltre una settimana. In questo caso la prevenzione sarebbe un approccio migliore della cura a posteriori, sono d’accordo. Ma a mio avviso sarebbe più opportuno scatenare la macchina dell’emergenza solo in presenza di una previsione più precisa e definita. Per questo dicevo che prima di tutto potrebbe valere la pena studiare meglio il sistema (che oggi si poggia su un investimento di risorse volontario e quindi irrisorio), se ritenuto anche limitatamente efficace.

     
 
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