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Anno nuovo, problemi vecchi

03 Gen

Nel giorno in cui il Presidente della Repubblica, nel pronunciare il consueto messaggio di fine anno, inaugurava il nuovo canale aperto dal Quirinale su YouTube (annunciato da un comunicato in cui ha trovato posto la massima “Le nuove tecnologie non conoscono né barriere né frontiere”), sulla Gazzetta Ufficiale veniva pubblicato il testo del decreto milleproroghe, nei cui 11 articoli e 77 commi il Governo ha rinviato una lunga teoria di scadenze come i termini per aderire allo scudo fiscale, quelli degli studi di settore e di altre misure di indirizzo fiscale, nonché i termini legati ai vincoli all’accesso ad Internet via WiFi definiti dalla Legge Pisanu (salvabile per alcuni aspetti, ma da rendere meno farraginosa).

Fermo restando che ora il milleproroghe seguirà l’iter parlamentare (nell’ambito del quale auspico qualche favorevole modifica), sono sempre dell’avviso che la normativa Pisanu rappresenti un esempio non certo positivo dell’approccio che le nostre istituzioni mostrano di avere verso Internet e la tecnologia. Fortunatamente, da qualche tempo, la Polizia delle Comunicazioni ha varato alcune procedure che hanno migliorato la situazione e introdotto agevolazioni sulle modalità di identificazione. Del resto, della necessità di agevolare l’accesso alla Rete e di una revisione della normativa ha parlato recentemente lo stesso Pisanu:

Non pensa che il decreto del 2005 sui punti Internet pubblici e in particolar modo sul Wi-Fi sia da modificare in senso meno restrittivo?
Ritengo di sì, tenendo conto, da un lato, che le esigenze di sicurezza sono nel frattempo mutate e, dall’altro, che l’accesso ad internet come agli altri benefici dello sviluppo tecnologico deve essere facilitato.

Ho sempre ritenuto, inoltre, che le briglie imposte dalla legge Pisanu tendessero a tutelare,per alcuni aspetti, il business dei grandi nomi del mercato italiano delle TLC e proprio per questo motivo, per il 2010, l’Italia avrebbe potuto cogliere l’occasione di lasciarsi alle spalle il problema pensando, appunt, ad una revisione. Tuttavia, per la proroga dei termini di questa normativa non trovo ci sia da strapparsi i capelli, non è una gran sorpresa – come scrive onestamente Dario Denni – ma soprattutto, allo stato attuale, non mi sembra così tragicamente deleteria come appare a coloro che la vedono come una muraglia a cui imputare il mancato decollo del libero accesso alla Rete.

Ritengo che le cause siano varie, una delle più importanti è l’immaturità digitale del nostro Paese e un dato di fatto riscontrato anche (ma non solo) dal sottoscritto è che l’opportunità di avere un accesso WiFi in un esercizio pubblico ha riscosso finora un tiepido interesse su più fronti. Nell’ambito della clientela di un esercizio, purtroppo gli utenti interessati a questo tipo di servizio rappresentano ancora oggi una minoranza e questo fattore non ne incentiva ne’ la domanda, ne’ l’offerta. Esiste inoltre un altro freno, non trascurabile, rappresentanto dalle pratiche burocratiche da espletare e dagli oneri che un esercente deve sostenere per offrire questi servizi. Per non parlare di certi esercenti che non doteranno mai il proprio locale di accesso WiFi perché non vedono di buon occhio un avventore che, dopo la consumazione, tiene occupato il tavolo perché si intrattiene a navigare con il proprio laptop (senza consumare altro e impedendo che quello stesso tavolo possa accogliere nuovi avventori e favorire nuove consumazioni).

Molto spesso chi propugna la massima libertà di accesso a Internet anche via WiFi cita l’esempio degli USA, dove questa tecnologia ha una maggiore diffusione, e di altri Paesi europei in cui non esistono restrizioni come quelle imposte in Italia. Ma non va dimenticato che ora anche oltreoceano si sta pensando ad una proposta di legge mirata proprio all’autenticazione degli utenti su Wifi con conservazione dei log e che – come rileva oggi Massimo Mantellini – ad eccezione dell’esempio francese (in cui c’è una certa diffusione di network attivati da alcuni operatori), nel Vecchio continente le reti WiFi sono scarsamente diffuse.

Io credo che si potrebbe puntare su altri obiettivi e uno potrebbe essere quello di favorire la connettività internet su rete mobile con piani tariffari flat più abbordabili per connessioni con tecnologie UMTS, HSPA e – inun futuro prossimo – LTE.

 
1 Commento

Pubblicato da su 3 gennaio 2010 in Internet, media, Mondo, news

 

Una risposta a “Anno nuovo, problemi vecchi

  1. Rocco Rattazzi

    4 gennaio 2010 at 23:19

    Ciao e buon 2010.
    Sottoscrivo: nel bar che hanno i miei parenti in un’area abbastanza interessante di Milano (la zona è corso Magenta e tra i clienti abituali ci sono studenti, professionisti e qualche fashion victim) a primavera avevano fatto una sorta di sondaggio tra la clientela. Quelli realmente interessanti al wi-fi erano in due.
    Morale: niente wi-fi per il momento, magari tra qualche tempo.

     
 
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