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03 Nov

Oggi su The New Blog Times c’è un bell’approfondimento su Blekko, il nuovo motore di ricerca che tenta di entrare in un settore in cui i protagonisti sono sempre stati pochi e ben selezionati: quelli di oggi, che si chiamano Google, Yahoo e Bing (anche se effettivamente il primo ha una salda leadership) hanno fatto dimenticare Altavista, Lycos, Webcrawler, Excite, HotBot e compagni (il discorso potrebbe includere anche Arianna e Virgilio, il cui ruolo è però sempre rimasto nazionale).

In tempi recenti, gli unici a proporre qualcosa di nuovo sono stati Cuil (una prece per la sua prematura dipartita) e Wolfram Alpha. Blekko ovviamente non può essere un clone di quanto già visto in precedenza e per questo i suoi sviluppatori hanno pensato ad una tecnica innovativa che promette un’efficiente raccolta delle informazioni e la composizione di SERP “nette”, ossia scremate da risultati “spam” (come i siti web che aggregano a loro volta link pubblicitari o contenuti prodotti dalle content farm). La parola chiave di questa innovazione è slashtag:

Il termine, che deriva dall’unione di slash(la barra: “/”) e tag (etichetta, ben conosciuta anche da chi usa Facebook), cela in realtà un metodo di funzionamento per via del quale i risultati possono essere condizionati da chi esegue la ricerca.

In questo modo – osserva il Times – esso può ricoprire tanto il ruolo di motore orizzontale(che cerca, cioè, qualunque risultato a partire da una determinata parola chiave) quanto verticale (ossia incentrato su specifici argomenti).

Si modifica, ad esempio, la tecnica con cui si cerca “iPad” sul solo sito di Amazon: mentre con Google si era abituati a cercare digitando “iPad site:www.amazon.com”, con Blekko si cerca digitando “iPad/Amazon”. In altri termini, si verticalizza la ricerca a volontà, e Blekko sostiene di riuscirvi.

La possibilità data agli utenti di creare i propri slashtag lo rende un motore di ricerca partecipativo, una caratteristica che lo accumuna a strumenti come Wikipedia e che, nello stesso modo, può conferirgli – potenzialmente – una maggiore autorevolezza.

Al momento è possibile apprezzarne i risultati utilizzandolo per ricerche in linuga inglese, ma l’aspettativa è alta: la nuova piattaforma esce da un cantiere durato tre anni (ma lo sviluppo è ancora in corso, visto che si tratta di una beta), che ha beneficiato di finanziamenti per 24 milioni di dollari. Lo sforzo profuso potrà verosimilmente sfociare in ambizioni globali che non potranno escludere altre localizzazioni linguistiche. Ma, come per tutte le realtà presenti sul web, i finanziamenti per l’avvio non bastano per la sopravvivenza e presto sarà necessario avere una forma di sostentamento autonomo basata su un modello di business, verosimilmente derivante da soluzioni di advertising mirato. Che per gli utenti sarà accettabile se – come nella dichiarata filosofia di base – non sarà anch’esso inquinato da spam.

 
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Pubblicato da su 3 novembre 2010 in Internet, Life, Mondo, news, News da Internet, tecnologia

 

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