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Macchine del tempo… andato

30 Ago

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Succose novità dal mondo dei motori. Dopo aver lanciato sul mercato la Freemont – sostanzialmente una Dodge Journey del 2008 ritoccata con alcune modifiche – il Gruppo Fiat si accinge a presentare un’ammiraglia con il marchio Lancia: riciclerà il nome Thema dall’omonimo e fortunato modello che debuttò nel 1984, mentre buona parte del resto proverrà dalla Chrysler 300C (un’auto del 2004, con una meccanica basata su una versione aggiornata del Pianale LX  sviluppato da Mercedes Benz nel 1995).

A questo punto ci si potrebbe spingere ben oltre. Io proporrei un modello sportivo: recupererei gli stampi della carrozzeria della Dodge Charger del 1969 (il Generale Lee del telefilm Hazard) e li utilizzerei per produrre una nuova coupé Alfa Romeo da chiamare con un nome storico, magari come Giulia Sprint

Una volta, queste cose, era la Fiat a farle, con i Paesi dell’est: le linee di produzione – già ammortizzate – di auto che qui erano giunte a fine carriera venivano cedute ad esempio a produttori di Russia (Lada-Vaz) e Turchia (Tofas, filiale locale dell’azienda torinese), che potevano così produrre auto a basso costo e motorizzare la popolazione. Ora, forse, quelli che hanno bisogno di tecnologia siamo noi 😦

 
5 commenti

Pubblicato da su 30 agosto 2011 in business, curiosità, Life, motori, news, tecnologia

 

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5 risposte a “Macchine del tempo… andato

  1. GigiStopper

    31 agosto 2011 at 16:49

    E quest’ultima frase l’ho pensata più o meno così anch’io, le Lancia di taglio alto saranno delle Chrysler con una mascherina diversa. In Italia, patria del design di alto livello, avremo vecchie auto americane…

     
  2. alessandrobigi

    2 settembre 2011 at 11:30

    Il discorso secondo me è più ampio…
    Se esaminiamo il mondo dividendolo per mercati possiamo vedere
    Stati Uniti e Europa – Declino
    Giappone – Stasi
    Cina – Crescita esponenziale

    Cosa faresti tu fossi nella Fiat? Prenderesti i soldi dal mercato europeo, smettendo di investire e con i soldi risparmiati svilupperesti auto per la cina (gusti diversi, strade diverse, dimensioni degli occupanti diverse).

    o no?

     
  3. db

    2 settembre 2011 at 12:01

    @alessandrobigi
    Il discorso sarebbe effettivamente molto più ampio, più serio e meno faceto/sarcastico del taglio che ho dato al mio post. La scelta strategica del Gruppo Fiat consiste nel proseguire a sviluppare progetti originali per i segmenti inferiori (le Lancia Ypsilon e Delta, design e meccanica nata in Fiat, saranno commercializzate “anche” come Chrysler), e di adattare modelli Chrysler per quelli premium.
    Probabilmente – in questo momento, in questa fase storica – se fossi Fiat farei lo stesso, trattandosi di un’azienda in grado di esprimersi meglio sui modelli “piccoli”.
    A medio termine, però, valuterei una soluzione diversa: sul fronte delle ammiraglie (o quasi ammiraglie), è rimasta ferma a progetti concepiti alla fine degli anni ’90, che non sono riusciti a raccogliere l’eredità dei modelli di successo lanciati negli anni ’80. Risorse permettendo, ripercorrerei una strada già intrapresa negli anni ’80, il progetto “Tipo 4”, cioè un progetto completamente nuovo, con investimenti condivisi con altre Case. Dal Tipo 4 nacquero 3 modelli Fiat (Alfa 164, Lancia Thema, Fiat Croma) e la Saab 9000, trattandosi di un progetto valido tutti ottennero buoni risultati commerciali.

     
  4. alessandrobigi

    2 settembre 2011 at 13:42

    Avevo colto il tono, scusa non volevo sembrare pignolino 🙂

    Però sposterei l’analisi sul tipo di mobilità che ci sarà da qui a 15 anni. Automobili,? Allora ha ragione al 100%
    Altrimenti …. chi lo sa, forse i concorrenti della fiat nel 2030 potrebbero essere la apple e la microsoft, …. Esisterà ncora una industria dell’automobile senza petrolio? Discorso ampio e certamente neanche affrontabile in un blog.

    Grazie per gli spunti di riflessione

     
  5. db

    2 settembre 2011 at 13:53

    Grazie a te, anzi 😉
    Certo, il discorso è talmente vasto da richiedere molto più spazio, vedute diverse e con un orizzonte temporale di ampio respiro.
    Tornando al punto, è un peccato che oggi non ci siano più le condizioni favorevoli per il made in Italy.

     
 
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