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Autodichiarazione sullo smartphone? Per la Polizia non è valida

18 Mar

Chi vi scrive non è esattamente un fan dell’autodichiarazione, intesa – in questo periodo di emergenza sanitaria – come quel documento cartaceo con cui è necessario motivare i propri spostamenti. Personalmente il ricorso a questa soluzione mi infastidisce per due aspetti (più uno):

  1. la contraddizione di fondo: l’autodichiarazione, o autocertificazione, è stata introdotta a suo tempo per semplificare e ridurre il peso burocratico, ossia la carta richiesta per le certificazioni richieste dagli enti, che troppo spesso complicano la vita del cittadino. Però per gli spostamenti in questo periodo (per necessità di famiglia, di salute o lavorativi), l’autodichiarazione è il pezzo di carta indispensabile a indicare perché non restiamo a casa;
  2. la potenziale pericolosità: utilizzare un modulo stampato, firmato, controfirmato e toccato con mano può farci partecipare attivamente alla diffusione del contagio;
  3. l’impossibilità di certificare di non essere risultato positivo al COVID-19: se il cittadino non è stato sottoposto al tampone, perché dovrebbe assumersi la responsabilità di dichiarare in modo formale un fatto mai accertato? Si tratta inoltre di un aspetto non verificabile dalle forse dell’ordine che ricevono questo documento.

“Perché non digitalizzarla?” si sono chiesti in molti. In effetti avere una versione digitale di questo documento risolverebbe i due aspetti indicati sopra. E qualcuno ci ha pensato e ha realizzato alcuni strumenti. C’è chi ha predisposto un programma che ne permette la compilazione online, agevolandone la stampa, ma sempre di carta si tratta, e c’è chi invece ha pensato di realizzare una app per realizzarla con lo smartphone e molti utenti hanno così pensato di poterla mantenere memorizzata sul dispositivo, per mostrarla dal display in caso di controllo.

Problema risolto? Niente affatto. Perché per legge il documento va stampato.  La Polizia di Stato, in un comunicato opportuno in quanto chiarificatore, dice testualmente che ricorrere ad applicazioni per smartphone, che sostituirebbero la autocertificazione cartacea, è in contrasto con le prescrizioni vigenti:

[…] L’autocertificazione deve infatti essere firmata sia dal cittadino sottoposto al controllo che dall’operatore di polizia, previa identificazione del dichiarante. L’autocertificazione va inoltre acquisita in originale dall’operatore che effettua il controllo, per le successive verifiche.

Sotto altro profilo, si evidenzia come il ricorso a servizi non ufficiali né autorizzati da Autorità pubbliche per la compilazione del modello di autodichiarazione, esponga i cittadini ad una ulteriore e non secondaria insidia, legata al rispetto della dimensione della loro privacy.

Si ricordi, infatti, come i dati contenuti nel modello di autodichiarazione consentano di rivelare non soltanto la frequenza e la tipologia dello spostamento dell’individuo ma altresì le ragioni – personali e riservate – che giustificano tale spostamento e che possono ricollegarsi ad informazioni sensibili quali lo stato di salute, le esigenze personali le circostanze lavorative.

L’acquisizione e la gestione di tali dati sensibili da parte di soggetti terzi, secondo quanto dispone il Regolamento Europeo sulla Protezione dei Dati (GDPR) e le prescrizioni nazionali in tema di diritto della privacy, sono sottoposte a precisi obblighi in tema, fra l’altro, di correttezza e trasparenza, consenso informato, limitazione del trattamento a specifiche finalità, aggiornamento e soprattutto integrità e riservatezza.

Tali obblighi sono posti a garanzia di tutti i cittadini contro potenziali e pericolosi abusi.

Dello stesso tenore il chiarimento pubblicato dal Ministero dell’Interno. Ergo: se c’è una norma deve essere applicata e fatta rispettare. Se la norma prevede che il documento debba essere cartaceo, la sua versione digitale non è valida. Il modello da utilizzare (che può essere compilato online prima di essere stampato) rimane quello pubblicato dal Ministero dell’Interno: https://www.interno.gov.it/it/notizie/aggiornato-modello-autodichiarazioni

A mio parere, inoltre, meglio non affidare ad altri soggetti i nostri dati online. Non per un sospetto di malafede, ma trasmettere i nostri dati personali a soggetti che non conosciamo a volte può non essere l’idea migliore, anche solo per il fatto che, con i nostri dati, qualcosa potrebbe non andare per il verso giusto. Come in questo caso:

 
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Pubblicato da su 18 marzo 2020 in news

 

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