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Il vero problema è l’ignoranza

24 Nov

Mi sbaglierò, ma temo che le “Giornate Internazionali” dedicate alle buone cause servano a poco. Disturba infatti leggere certe opinioni alla vigilia del 25 novembre – Giornata internazionale contro la violenza sulle donne istituita dall’ONU nel 1999 – espresse da un ex giornalista dalle pagine del giornale da lui fondato (che beneficia di cospicui contributi pubblici). Addolora che certe parole grevi, scelte dall’autore dell’articolo per comunicare la propria inopinata visione su una tremenda vicenda, vadano a colpire indifferentemente vittima e carnefice, esercitando però sulla vittima una nuova violenza, in questo caso verbale e non fisica. Spiace che si sia persa, ancora una volta, l’occasione per fermarsi: fermarsi a riflettere, prima di dare aria alla bocca e moto alle dita, che persino su Twitter hanno ripetuto i colpi già inferti attraverso la carta stampata. Rincresce constatare che una persona che può vantare un’esperienza giornalistica di tutto rispetto preferisca fregiarsi del titolo di “uomo di mondo” certificandolo con becere certezze come “si fa fatica a scopare una che te la dà volentieri, figuratevi una che non ci sta”.

La libertà di esprimere il proprio pensiero deve essere sempre salvaguardata, ma la violenza verbale non è un’opinione. E se non si capisce che quelle parole sono violenza verbale si soffre di un limite molto serio che nasce da ignoranza sociale. La stessa che è alla base delle parole di chi dice “se l’è cercata” e delle azioni compiute dal carnefice che ha usato violenza sulla sua vittima. La necessità di una Giornata internazionale contro la violenza sulle donne è quotidiana. Ma finché nessuno ferma (anche) chi si esprime in quei termini, tanto per la strada quanto dalle pagine di un giornale venduto in edicola, sostenuto da contributi pubblici e dalle entrate delle inserzioni pubblicitarie, la Giornata contro la violenza rischia di essere solamente un’iniziativa di scarsa efficacia.

C’è però un punto che merita una riflessione a parte:

Quando vengo attaccato con livore dagli sciocchi sono molto contento. Significa che ho ragione.

C’è bisogno di ricevere attacchi con livore per darsi ragione? Non c’era abbastanza convinzione prima? Interessante. Da questa parte, comunque, nessun livore. Al massimo, rimpianto per quella figura di giornalista che fu in passato (e che talvolta riaffiora, ma sempre più raramente), e pena per la degenerazione che ha portato alla versione attuale.

 
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Pubblicato da su 24 novembre 2020 in news

 

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