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WIFI4EU, l’euroflop che non si dovrà ripetere

Niente bando europeo per il WiFi gratuito per i comuni europei, almeno per il momento: WIFI4EU, iniziativa lanciata per offrire un voucher di 15mila euro da destinare alla copertura WiFi dei luoghi pubblici, è stata sospesa per “problemi tecnici” che hanno spinto la Commissione ad annullare la prima gara, rinviandola al prossimo autunno. Un bando europeo con obiettivi tecnologici sospeso per problemi tecnologici, ovvero una pessima figura per la Commissione Europea.

WIFI4EU è un programma comunitario da 120 milioni di euro, messi sul piatto per la creazione di connessioni Internet WIFI gratuite e senza condizioni discriminatorie, al fine di incrementare in tutta Europa la diffusione della connettività Wifi veloce e gratuita negli spazi pubblici. Un’opportunità che molti Comuni, anche in Italia, hanno legittimamente pensato di cogliere, partecipando alla prima fase di “registrazione” – aperta il 20 marzo scorso – per poi procedere all’inserimento vero e proprio della domanda di “iscrizione”, attuabile dal 15 maggio con una sorta di “click day”: il criterio di erogazione previsto per questi fondi è a sportello, secondo il principio “first come, first served”. In altre parole, chi primo arriva meglio alloggia, perché chi si iscrive prima ha la priorità sugli altri.

Cosa è andato storto? Secondo quanto riportato da New Europe a inizio giugno, la procedura di iscrizione aperta alle 13 del 15 maggio aveva registrato 3.500 domande di iscrizione nei primi cinque minuti, 11mila in tre ore. Ma proprio durante questa fase – rivelatasi caotica fin da subito – la Commissione sarebbe stata informata di due vulnerabilità critiche del sistema di registrazione: la prima avrebbe potuto aprire le porte ad un accesso non autorizzato ai dati personali inseriti (pessima prospettiva, trovandosi a soli 10 giorni dalla piena operatività del nuovo Regolamento Europeo della protezione dei dati personali); la seconda avrebbe permesso un’alterazione dell’orario di inserimento della domanda di iscrizione (nefasta prospettiva, per un bando ad “accettazione in ordine cronologico”). Il portale WIFI4Eu sarebbe quindi stato chiuso in tutta fretta, circa quattro ore dopo.

La commissaria UE al digitale Mariya Gabriel ha spiegato che, per i principi di equità, trasparenza e affidabilità della Commissione, “dal momento che i problemi tecnici hanno impedito alle municipalità di iscriversi a parità di condizioni, ho chiesto ai miei servizi di cancellare questo primo bando”, assicurando che i voucher saranno aggiunti al budget della prossima gara. Decisione notificata ai Comuni partecipanti solo il 14 giugno, praticamente un mese dopo l’avvio catastrofico della fase di iscrizione, un flop nel flop.

Non sarebbe male che coloro che ci rappresentano presso il Parlamento Europeo verificassero le responsabilità di quanto accaduto. Io non conosco il nome dell’azienda che si è aggiudicata l’appalto per fornire la piattaforma di registrazione delle iscrizioni, ma aveva un requisito fondamentale da soddisfare – garantire la corretta registrazione cronologica delle istanze presentate da ogni Comune – e non l’ha saputo rispettare (come si suol dire: “una cosa dovevi fare…”). Anche i cittadini possono chiedere conto di questa figura vergognosa, con un agevole form pubblicato a questa pagina: https://europa.eu/european-union/contact/write-to-us_en.

Si noti il paradosso sullo sfondo: quando siamo chiamati a fare qualcosa perché “l’Europa ce lo chiede”, dobbiamo eseguire il compito assegnato con cieca e solerte obbedienza, indipendentemente dal fatto che l’adempimento sia a portata di mano, oppure comporti sforzi e sacrifici. Quando invece siamo noi a chiedere qualcosa all’Europa, nel rispetto delle regole da essa stessa indicate, non esistono garanzie di risposta altrettanto immediata.

 
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Pubblicato da su 18 giugno 2018 in news

 

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Iliad, low cost per il primo milione di clienti

Sul mercato della telefonia mobile è arrivato il (nuovo) quarto operatore, Iliad. E’ da circa due anni che se ne parla (qui ne ho scritto a settembre 2016), ora dalle parole si passa ai fatti. In Francia, dove è nata l’azienda fondata da Xavier Niel, è riuscita a conquistare importanti fette di mercato offrendo tariffe competitive con il marchio Free. In Italia Iliad parte in modo aggressivo: minuti e sms illimitati, 30 GB (di cui 2 in roaming UE) per un costo mensile di 5,99 euro (non si poteva fare direttamente 6 euro?), che includono le chiamate verso numerazioni di telefonia fissa di 65 Paesi e fisso-mobile USA e Canada. La sim costa 9.99 euro (non si poteva fare direttamente 10 euro?). Il resto del listino è pubblicato nella brochure prezzi.

“Per sempre” (vedremo), ma non per tutti, perché chi prima arriva, meglio alloggia: la compagnia dichiara che l’offerta-lancio è per il primo milione di clienti. L’azienda promette massima trasparenza e chiarezza nelle condizioni. Uno degli argomenti su cui molti utenti si interrogano è la copertura effettiva del servizio, di cui sul sito aziendale c’è una mappa con un box di verifica.Controllate se vi è tutto chiaro, io non sono riuscito ad ottenere alcun risultato, se non una cartina dell’Italia che appare completamente “coperta”… forse aver scelto di usare la versione free di Google Maps ha dei limiti e il traffico di visitatori satura in fretta la disponibilità. Comunque Iliad, per la propria rete mobile, sta utilizzando una parte delle antenne dismesse da Wind e Tre in seguito alla loro fusione, e sta provvedendo ad ampliarla. In mancanza di copertura si attiva il roaming sulla rete WindTre.

La qualità del servizio è tutta da verificare, ma farlo ha un costo decisamente accessibile. Altro aspetto interessante della strategia commerciale: le simbox per l’acquisto di sim fai-da-te.

 

 
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Pubblicato da su 30 maggio 2018 in telefonia

 

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Semaforo verde alla fusione tra 3 Italia e Wind

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3 Italia e Wind hanno ricevuto dall’Antitrust europeo il via libera alla fusione, annunciata un anno fa. La “nuova” compagnia telefonica che sta per nascere sarà il primo operatore mobile italiano: sommando i clienti dei servizi di telefonia mobile di 3 a quelli di Wind si raggiunge un bacino che supera i 31 milioni di utenti. A questi vanno aggiunti i 2,8 milioni di clienti dei servizi di telefonia fissa Wind-Infostrada che confluiranno nella nuova realtà.

L’integrazione non sarà immediata e, nel periodo di transizione, 3 e Wind continueranno ad operare separatamente. Una volta fuse, la nuova realtà con un nuovo brand si porrà sul mercato della telefonia mobile davanti a TIM e Vodafone, ma anche al gruppo francese Iliad, che è pronto ad entrare in Italia con Free, che sarà il nuovo quarto operatore mobile.

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Pubblicato da su 1 settembre 2016 in news

 

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Libero non significa gratis

usafreewifiIl Washington Post nei giorni scorsi ha dato notizia di un progetto, da parte della FCC – (agenzia governativa che regola le comunicazioni negli USA) per la realizzazione di una Super rete WiFi con copertura nazionale e gratuita, basata su un progetto per l’ampliamento dello spettro utilizzato nel WiFi che sembrerebbe poter convergere con un piano varato per dare ai gestori di telefonia mobile le frequenze TV non assegnate. L’articolo sul Post (che, come scrive Mante in un tweet, in realtà non dice niente), ha scatenato gli entusiasmi da parte della stampa e dela rete, che ne stanno parlando ancora adesso anche in Italia, con termini di paragone con il nostro Paese e con toni che potremmo sostanzialmente sintetizzare con “l’erba del vicino è sempre più verde”. Peccato che nessuno dia risalto alla dichiarazione – sostanzialmente una smentita – data dal portavoce della stessa FCC e raccolta da TechCrunch:

The FCC’s incentive auction proposal, launched in September of last year, would unleash substantial spectrum for licensed uses like 4G LTE. It would also free up unlicensed spectrum for uses including, but not limited to, next generation Wi-Fi. As the demand for mobile broadband continues to grow rapidly, we need to free up significant amounts of spectrum for commercial use, and both licensed and unlicensed spectrum must be part of the solution.

L’obiettivo sarebbe quindi di liberare frequenze per il 4G, la tecnologia broad band LTE utilizzata nelle reti mobili, e si potrebbe liberare spettro senza licenza per altri utilizzi, come il WiFi di prossima generazione, ma non in via esclusiva per quell’impiego. Dal momento che la domanda di banda larga mobile è in aumento, si rende necessario liberare spettro per utilizzi commerciali. E’ questo il significato della dichiarazione.

Tra l’altro, l’articolo del Post potrebbe basare le proprie certezze su un puro fraintendimento del significato della parola free, utilizzata anche da Julius Genachowski, capo della FCC (agenzia governativa che regola le comunicazioni negli USA) in questa dichiarazione, citata nella notizia:

Freeing up unlicensed spectrum is a vibrantly free-market approach that offers low barriers to entry to innovators developing the technologies of the future and benefits consumers.

Verrebbe da pensare che chi ha scritto l’articolo (ma soprattutto a chi l’ha rilanciato) abbia frainteso o sopravvalutato quel free, che in questo contesto non significa gratis, ma libero. In questa affermazione Genachowski osserva in realtà che liberare spettro non assegnato rappresenta un approccio vivace al libero mercato, che offre una riduzione delle barriere all’ingresso di quegli innovatori che sviluppano le tecnologie del futuro, e avvantaggia i consumatori. Ma il libero mercato è un mercato in cui operano più concorrenti in regime di concorrenza, non ha nulla a che vedere con il tutto gratis.

 
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Pubblicato da su 6 febbraio 2013 in cellulari & smartphone, Internet, WiFi

 

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