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Facebook pensa ad un social-phone?

Mentre Mark Zuckerberg è in viaggio di nozze (ma sulla sua pagina non ha ancora condiviso nemmeno una foto, come sottolinea @Mante su Twitter) in rete corre voce che Facebook stia lavorando al progetto di un proprio smartphone. Agli occhi degli utenti, non sembrerebbe che il più grande social network del mondo ne senta la necessità: il numero di iscritti si avvicina al miliardo di utenti, e già oltre la metà si connettono tramite dispositivi mobili.

Dopo il recente (e finora deludente) ingresso in borsa, è obbligata a cercare nuove possibilità di business. Per questo motivo, avere un Face-phone  – più che per conquistare nuovi utenti – potrebbe rivelarsi funzionale a conquistare una fetta del mercato della telefonia mobile, su cui si sta spostando un numero sempre maggiore di utenti. D’altro canto anche Google ha sempre avuto questo obiettivo, ben testimoniato dal fatto che prima si è buttata nel campo dei sistemi operativi con Android e poi ha rilevato Motorola Mobility.

Facebook non ha un know-how specifico nel campo dei dispositivi mobili e potrebbe muoversi nello stesso modo, mettendo a segno l’acquisizione di un produttore, oppure aprire un centro di sviluppo, arruolando tecnici esperti nel settore (cosa che pare stia già facendo, con ingegneri provenienti da Apple). Per entrare in questo mercato, però, dovrebbe poter offrire una gamma di smartphone in grado di accogliere tutte le applicazioni maggiormente utilizzate dagli utenti, ma al tempo stesso dovrà essere per tutte le tasche, dato che  il mondo di Facebook è molto eterogeneo. Credo che nel breve o medio termine sentiremo novità interessanti su questo argomento.

 
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Pubblicato da su 28 Maggio 2012 in business, cellulari & smartphone, Internet, social network

 

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Motorola è ufficialmente di Google

L’operazione annunciata lo scorso agosto è stata approvata dalle Authority UE e USA: ora i google-phone saranno realtà.

 
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Pubblicato da su 13 febbraio 2012 in business, cellulari & smartphone, Internet

 

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Asta tosta

Si prevedeva di raccogliere 2,4 miliardi di euro, ma si sono sfiorati i 4 miliardi: l’asta per le frequenze 4G – che permetteranno alle reti di telefonia mobile italiana di allargare la banda disponibile – porterà nelle casse dello Stato un po’ di risorse finanziarie in più. E speriamo che vengano davvero impiegate nelle tecnologie che spingeranno la crescita.

 
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Pubblicato da su 30 settembre 2011 in cellulari & smartphone, Internet, news, News da Internet, tecnologia, telefonia, TLC

 

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Google Voice, “pronto” anche in italiano

Google Voice

E’ stato presentato all’inizio del 2009, è stato aperto al pubblico USA un anno fa e – dopo qualche test – eccolo pronto a parlare in 38 lingue diverse, tra cui l’italiano: Google Voice, il servizio VoIP made in Mountain View, ora fa le cose sul serio e si mette in concorrenza con Skype, proponendosi sul mercato della telefonia su Internet con un numero telefonico convergente – che permetterà all’utente di ricevere le telefonate sia su rete fissa che su rete mobile – e con un servizio che consentirà ovviamente di chiamare verso le medesime direttrici (fissa e mobile).

In Italia – come in altri Paesi – il servizio partirà in forma limitata, senza numero convergente e per il momento sarà accessibile da Gmail, nella sezione Chat. Se non lo trovate, non abbiate paura: Google dice We’re rolling out this feature over the next few days, per cui arriverà a breve. Una volta disponibile, l’utente dovrà ovviamente acquistare il suo credito (è possibile farlo in Euro, Sterline, Dollari USA e canadesi) e si vedrà applicare le tariffe Google che – IVA inclusa – permettono di chiamare un telefono fisso a 2,2 centesimi di euro al minuto e un cellulare a 13,2 centesimi al minuto (telefonare verso 3 Italia, però, costa 16,8 centesimi).

UPDATE: Punto Informatico – che ringrazio per la citazione – in un articolo pubblicato oggi e aggiornato nel pomeriggio, precisa che si tratta del servizio Phone Call, una funzionalità analoga ma non identica al servizio offerto da Google unicamente negli USA. In realtà, alla base c’è sempre Google Voice: il sito a cui Google rimanda per maggiori dettagli è gmail.com/call che rinvia alle condizioni di servizio (nonché alle tariffe già citate sopra) di Google Voice.  Inoltre, nell’Official Google Blog, si legge che If you’re a Google Apps user, your domain administrator must have Google Voice and Google Checkout enabled in the administrator control panel in order to be able to use this feature.

 
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Pubblicato da su 3 agosto 2011 in Internet, news, News da Internet, telefonia, VoIP

 

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Provaci ancora, Nokia!

Non ha ancora un nome, ma sulle sue spalle grava già un compito importante: il primo cellulare Nokia con Windows Phone dovrà aprire all’azienda finlandese la strada della riscossa nel settore degli smartphone. Questa mission partirà in Europa a fine 2011, con un lancio iniziale sui mercati più promettenti, fra cui ci sarà anche l’Italia.

(continua a leggere su The New Blog Times)

 
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Pubblicato da su 20 giugno 2011 in business, cellulari & smartphone, news, News da Internet, telefonia

 

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Rottamare bene il cellulare

Vedere un paio di telefoni che spuntavano da un cassonetto oggi mi ha fatto ricordare il problema dei RAEE, i rifiuti elettrici ed elettronici.

Del problema dei cellulari mal buttati avevo parlato qualche mese fa su Punto Informatico: ogni anno milioni di dispositivi elettronici – soprattutto telefoni cellulari – vengono buttati, rottamati, abbandonati, perché sostituiti con modelli più nuovi, trendy e alla moda. Ora l’Independent, che si è accorto delle proporzioni del problema, lancia un allarme di carattere ambientale: si calcola che solo nel Regno Unito i telefonini abbandonati o buttati in discarica possano formare una montagna di rottami da 11mila tonnellate. E nonostante un cellulare sia fabbricato per avere una vita media di circa cinque anni (il mio primo Panasonic, ora in mano a mia madre, ne ha nove e ho cambiato batteria una sola volta), ogni anno in Europa un utente su tre lo cambia.

I rifiuti elettrici ed elettronici, i RAEE, non vanno buttati nell’immondizia o lasciati in una discarica, ma devono essere rottamati in modo opportuno. C’è chi sta pensando al business del riciclo, che non sarebbe male, ma c’è bisogno – ripeto – di sensibilizzare l’opinione pubblica al problema ambientale. In Italia il recepimento della normativa sulla raccolta e lo smaltimento di questi rifiuti ha già avuto una tormentata gestazione. Finora non ho visto molto, ne’ come iniziative pubbliche, ne’ come iniziative private. L’unica azienda ad essersi mossa in un modo convincente sembra essere 3 Italia. Che è un operatore di telefonia mobile, non un produttore. Speriamo che nel 2008 si faccia davvero sul serio.

 
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Pubblicato da su 27 dicembre 2007 in Mondo, news

 

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Le telco e la gratuità millantata

Il buon Roberto Dadda, con impagabile schiettezza, dedica oggi un post legittimamente critico sull’uso improprio della parola gratis nelle offerte commerciali degli operatori di telefonia, citando un cartello pubblicitario di un offerta Wind che recita: “Navighi alla velocità dell’ADSL di casa e a soli 9 euro/mese gratis 50 ore”.

Assodato il significato del termine gratis, il nocciolo della questione è appunto: pago 9 euro al mese per navigare 50 ore, cosa diavolo c’è di gratuito in questa offerta?

Dadda commenta così il risultato che questa reclamizzazione ha ottenuto su di lui: “Il risultato su di me è stata una bella riga rossa sopra l’idea di chiedere un contratto a Wind perché a me piace la chiarezza”.

Come ho già avuto modo dire più volte da queste parti, l’abitudine di inserire la parola gratis in queste offerte commerciali è in realtà un abuso. C’è un problema, però: questa non è una prerogativa esclusiva di Wind, essendo una prassi seguita più o meno da tutte le compagnie telefoniche, che enfatizzano il concetto della gratuità di un servizio che in realtà è a pagamento.

TIM fa la stessa cosa, ad esempio, con la Maxxi Alice Day, quando dice:

  • Maxxi Alice Day consente di navigare gratuitamente per 1 giorno senza fasce orarie fino ad un massimo di 90 minuti di traffico Internet gratuito (GPRS/EDGE/UMTS/HSDPA/Wi.Fi pubblico) da utilizzare nell’ambito del solo territorio nazionale, con scatti unitari di tempo della durata di 15 minuti: ad esempio, se navighi solo 5 minuti verranno comunque sempre erosi 15 minuti;
  • il costo è di 3 euro (IVA incl.);
  • dura 1 giorno solare. Scade alle 00:00 del giorno in cui si è attivata.

Ok, costa 3 euro. Dunque cosa c’è di gratuito?

Vodafone ultimamente utilizza meno la parola gratis in modo improprio. Però la si trova ancora, ad esempio, nell’offerta No Problem Business 600 che dice:

Chiami gratis i tuoi colleghi e hai 600 minuti a 0 cent verso tutti.

Però costa 24 euro al mese e prevede la sottoscrizione di un contratto di 24 mesi.

3 ultimamente mi sembra piuttosto attenta a non abusare di questo gradito vocabolo, anche se la reclamizzazione del 3-Skypephone recita “Scegliendo 3 Skypephone entro gennaio 2008 avrai gratis 10 ore al giorno di chiamate effettuate verso tutti i tuoi contatti Skype e 600 messaggi istantanei al giorno con Skype Chat”. Le note restituiscono la giusta dimensione alla gratuità evidenziata dall’offerta (e spiegano che comunque un impegno economico per l’utente esiste: “Scegliendo una Ricaricabile, durante i 30 mesi di impegno minimo si dovra’ effettuare una Ricarica mensile di importo non inferiore a 10 euro. Nel caso si effettui una Ricarica di importo inferiore a quello previsto, 3 provvedera’ ad addebitare su Carta di Credito o RID la differenza”).

Intendiamoci, io non sono affatto contro i servizi a pagamento: le compagnie telefoniche sono aziende, e come tali possono vivere e sopravvivere solamente se generano profitto. Io non ho mai detto che l’utente debba scroccare servizi telefonici o di connettività Internet. Un servizio va pagato, nella misura in cui la sua erogazione implica il sostenimento di determinati costi.

Io sono semplicemente contro l’abuso della parola gratis quando un servizio in realtà prevede un costo. Un abuso che la regolamentazione italiana vieta da una parte e consente dall’altra: perché è vero che esiste una normativa sulla pubblicità ingannevole (ed è ingannevole dire che una cosa è gratuita quando in realtà non lo è), ma è altrettanto vero che le sanzioni previste per chi viola la normativa prevedono ammende che vanno da mille a 100mila euro. Importi ridicoli per aziende come gli operatori di telefonia che hanno un volume d’affari di milioni di euro, che sembrano trattare le multe come spese accessorie di pubblicità.

Basta constatare la recidività di tutti gli operatori per capire quanto renda questo comportamento nel mercato italiano.

 
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Pubblicato da su 7 dicembre 2007 in news

 

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Operatori virtuali? Sì, ma all’italiana

Il Sole 24 Ore riferisce di una ricerca condotta da Axia Financial Research che stima, per il 2008, un fatturato complessivo di 500 milioni di euro per il mercato degli MVNO, gli operatori mobili virtuali, destinato a crescere fino a triplicare nel giro di quatro anni.

Piccolo particolare: in Italia gli MVNO (intesi come Mobile Virtual Network Operator) non esistono ancora. Come ho già avuto modo di spiegare in marzo, esistono più modi per definire un gestore che utilizza un network mobile altrui per veicolare un proprio servizio di telefonia mobile. E l’attività svolta da gestori come CoopVoce, UnoMobile (Carrefour) e PosteMobile sembra molto più vicina a quella dell’ESP (Enhanced Service Provider – Fornitore avanzato di servizi).

Si potrebbe al massimo parlare di operatori virtuali all’italiana, ma non di MVNO. In Italia siamo specialisti a reinterpretare le definizioni a modo nostro (come nella recente approvazione della class action all’italiana, appunto).

E questa non sottile distinzione è alla base di quanto evidenzia Quintarelli, che ricorda come l’Antitrust avesse sostanzialmente assolto alcuni operatori mobili italiani (TIM, Vodafone e Wind) nell’inchiesta che li vedeva coinvolti per presunta dominanza collettiva del mercato. L’Authority li scagionò dall’accusa di oligopolismo  per essersi impegnati ad aprire le proprie reti al mercato degli operatori mobili virtuali (TIM e Wind furono sanzionate per aver messo i bastoni tra le ruote degli operatori interessati a formulare offerte convergenti fisso-mobili).

Ma ciò che in realtà hanno fatto è stato solo aprire le porte ad un mercato di rivenditori. Per questo motivo il provvedimento assolutorio dell’Antitrust ora è oggetto di un ricorso inoltrato al TAR del Lazio da parte degli operatori di telefonia fissa, con l’obiettivo di arrivare a una vera concorrenza e all’apertura del mercato della telefonia mobile ai veri MVNO che ancora mancano in Italia!

 
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Pubblicato da su 25 novembre 2007 in Mondo

 

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Elitel, ultimissime notizie?

Update: questo post è del 22 novembre 2007. Martedì 8 gennaio 2008 ho scritto un nuovo post sulla vicenda. E’ a questo indirizzo (fine update)

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Alessandro segnala che il sito http://www.elitel.it da ieri non è più accessibile. Le difficoltà della compagnia telefonica sembrano dunque aumentare: per un’azienda che si occupa di fornire connettività e comunicazione, sparire da Internet può significare avere gravissimi problemi di salute. Problemi che, trascinati per lungo tempo, sono esplosi a luglio, con oltre 400mila utenze che sono state disconnesse nel giro di pochi giorni. In settembre l’azienda ha cercato di ridimensionare i problemi, dichiarandosi pienamente operativa e con un traffico in sostenuta crescita.

Tra gli addetti ai lavori circolano rumors circa l’apertura, nel 2008, di una nuova società che potrebbe rilevare l’attività di Elitel, ma nel frattempo i clienti disconnessi (che continuano a ricevere fatture da Elitel per il servizio non più erogato) si sono dovuti arrangiare, attivandosi presso altre compagnie telefoniche.

Molti di loro, per i numeri telefonici migrati ad Elitel, hanno ricevuto una lettera da parte di Telecom Italia che comunica l’attivazione (mai richiesta) del servizio di Carrier Pre-Selection (preselezione automatica) con altri operatori: tra i commenti al post di Alex si legge che a un’azienda è stata attivata la CPS con la Uno Communications SpA, i cui ordinativi farebbero capo alla Plexia SpA, che a sua volta rimanda a Vive La Vie SpA (società che detiene una quota del capitale di Elitel). Io so di altri utenti che hanno ricevuto comunicazione analoga, ma la CPS (anche in questi casi mai richiesta) sarebbe stata attivata con Edisontel, operatore che mi risulta essere parte del gruppo Eutelia, ma che da queste informazioni sembrerebbe avere legami anche con Elitel o Vive la Vie (credo che queste attivazioni selvagge di CPS si spieghino solo con il trasferimento dei dati anagrafici degli utenti alle aziende che le hanno ordinate).

I contorni della vicenda mi sembrano sempre più confusi…

AGGIORNAMENTO

La situazione di sito web e mailbox sembra essere stata ripristinata, anche per i servizi legati a Flashnet.it. La spiegazione dell’azienda è che si è trattato di un guasto tecnico. Ringrazio gli utenti Elitel Antonio D. e Pierpa per la segnalazione.

 
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Pubblicato da su 22 novembre 2007 in Mondo, news

 

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Milano si eccita per il telefonino in Metro

Stamattina ho trovato testate agenzie di stampa che danno risalto a una notizia la cui straordinarietà a mio avviso è un po’ sopravvalutata.

Intendiamoci, niente da dire su titoli come questi:

La notizia è che nella linea 1 della Metropolitana di Milano, nelle stazioni Cordusio e Cairoli, è stata attivata la copertura delle reti di telefonia mobile. Il servizio è fruibile anche a bordo dei treni e nelle gallerie tra le due stazioni, leggo. La copertura permette di telefonare, spedire e ricevere SMS ed MMS, ma anche videochiamare e navigare in Internet sul cellulare durante il viaggio alla velocità (massima, ndr) di 384Kbps. Che è quella consentita dalla tecnologia UMTS. Entro fine 2007 la copertura dovrebbe arrivare anche in altre tre stazioni: Cadorna, Conciliazione e Pagano. Successivamente arriverà anche nelle gallerie che le collegano e si dovrebbe portare il servizio in una ventina di stazioni. L’obiettivo è di arrivare alla copertura delle tre linee attuali entro il 2010.

Va tutto bene, trovo solo eccessivamente roboante il titolo dedicato da Adnkronos: Milano batte New York: si potrà telefonare anche in Metro. Mi sembra che il progetto di New York (su PI Telefonia ne parlai a febbraio 2006), come quello del BART di San Francisco, sia ben più ampio e preveda di portare in due anni la copertura a qualcosa come 280 stazioni. A Milano le stazioni sono 88 e al momento ci sono due stazioni coperte (largo Cairoli e piazza Cordusio sono unite da via Dante e distano circa 300 metri l’una dall’altra).

E comunque Torino era più avanti già a febbraio 2006

 
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Pubblicato da su 18 novembre 2007 in media, news

 

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Google, everything but the phone

Google ha sempre più sete di telefonia mobile e comunicazione wireless. Una sete in grande stile, come dice il Wall Street Journal, tanto da essere pronta ad un’offerta da 4,6 miliardi di dollari per aggiudicarsi le licenze che saranno bandite all’asta in gennaio dalla FCC, l’Authority delle comunicazioni in USA: “Il nostro obiettivo è fare in modo che i consumatori americani abbiano più scelte in un competitivo e aperto settore della telefonia wireless”.

A Google forse non interesserà fare un telefonino (il più volte chiacchierato e smentito Googlephone o Gphone), ma sicuramente è molto orientata al business generato da quello che c’è dentro (Android, piattaforma open per la telefonia mobile) e intorno (il network). Del resto, rende di più vendere cellulari o servizi per i cellulari?

 
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Pubblicato da su 16 novembre 2007 in media, news

 

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Alcune impressioni sul 3-Skypephone

Daniele Minciotti su I miei silenzi.com si è telefonicamente travestito da rivenditore 3 per interpellare una responsabile di gestione dei punti vendita 3 Italia per avere una serie di chiarimenti ai dubbi sorti sull’offerta del 3-Skypephone. (via Wittgenstein + Gaspar Torriero)

Al di là di alcune imprecisioni veniali e non, il battibecco tra i due interlocutori è interessante perché fa trasparire – nel settore della telefonia mobile, ma anche in altri ambiti – come le offerte commerciali sembrino architettate per generare confusione ed enfatizzare solamente gli elementi allettanti.

Comunque è necessario tenere ben saldo in mente che:

  • nessuno regala niente
  • le offerte commerciali non sono eterne (basta vedere il can can sollevato dalle rimodulazioni tariffarie di Wind e 3)
  • inserire la parola gratis, nelle offerte commerciali legate ad un servizio che prevede un canone o una tariffa, è un abuso.
 
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Pubblicato da su 10 novembre 2007 in Mondo, news

 

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iPhone, déjà vu europeo in edizione ridotta?

Il 29 giugno, fuori dagli Apple Store negli States, c’erano file di iPhoners in attesa di aggiudicarsi l’ambito oggetto del desiderio. Oggi l’iPhone era al suo esordio europeo in Germania e stasera lo è in Gran Bretagna. Che accoglienza gli ha riservato il pubblico?

Da Rainews24:

Sono arrivati a Colonia da tutta la Germania in treno e in macchina e hanno sfidato pioggia e vento pur di accaparrarsi il primo iPhone messo in vendita in Europa dalla Apple e distribuito in Germania dalla T-Mobile, l’affiliata di Deutsche Telekom.

A Colonia a mezzanotte in punto ha aperto le porte il primo negozio europeo che ha messo in vendita il nuovo cellulare cult, capace di combinare telefonino, iPod e internet, e il primo a ottenerlo è stato un ragazzo che aveva fatto la fila per più di quattro ore.
Il negozio è rimasto aperto fino alle tre del mattino e per essere sicuri che nessun acquirente potesse restare a mani vuote i responsabili della T-Mobile l’avevano rifornito con 600 apparecchi, andati a ruba nel giro di un paio d’ore. Per cercare di alleviare i morsi del freddo semipolare che stava facendo intirizzire la fila di clienti, i titolari hanno distribuito ombrelli, coperte, bevande calde e “Brezel”, le tipiche ciambelle incrociate a forma di alfa.

I numeri sono contenuti, ma l’attesa tedesca viene descritta in un modo simile a quella di una preannunciata apparizione divina. Euronews.net parla di febbre da iPhone. Anche il Guardian si aspetta sfracelli nel Regno Unito. Si preannuncia un successo, e probabilmente sarà così. Secondo l’edizione italiana di Reuters, però, l’esordio europeo del music-phone di Apple è arrivato “tra l’entusiasmo e l’indifferenza”:

Fuori dal negozio T-Mobile della via principale per lo shopping della città, la maggior parte dei passanti ha snobbato l’evento per andare a lavoro.

“Ah sì? Non me ne ero accorto”, ha detto un passante rispondendo alla domanda se sapesse della vendita dell’iPhone nel negozio.

Detta così, la notizia dice poco o nulla, non sappiamo l’età del passante, ne’ se avesse attitudini geek, ne’ tante altre cose, che comunque non renderebbero assolutamente indicativa la sua reazione, peraltro raccolta a notte fonda: l’iPhone è stato messo in vendita a mezzanotte ed esaurito alle 3… Le possibilità che il passante potesse avere la dissenteria, avere sonno o essere euforico perché di ritorno dal suo primo appuntamento con la bella del liceo, renderebbero verosimile l’ipotesi che dell’iPhone non gli interessasse un fico secco. No?

 
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Pubblicato da su 9 novembre 2007 in media, Mondo, news

 

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Fenomenologia delle clausole minuscole

In occasione del lancio del 3 Skypephone, l’attenzione di molti si è rivolta verso le condizioni dell’offerta, con particolare riguardo a quelle scritte in modo diverso – magari meno leggibile – da quelle evidenziate dall’operatore.

Gaspar Torriero, nei commenti su Manteblog e nel suo blog, scrive che “Le note in calce in corpo 7 grigio chiaro sono indizio certo di fregatura imminente”. Mantellini torna poi in argomento evidenziando che, nell’offerta Teleconomy Zero+Zero, “Fra i vari messaggi nelle noticine scritte in grigio e corpo 7 si specifica che le chiamate verso cellulari sono pero’ limitate a 100minuti complessivi. Al giorno dite? No, No, al mese”.

Si tratta di una prassi utilizzata da molti. Ma perché un’azienda – in questi casi una compagnia telefonica – presenta un’offerta enfatizzandone le condizioni contrattuali più allettanti e mettendone in secondo (e avolte anche terzo o quarto) piano i “paletti” più vincolanti o restrittivi?

Un operatore a cui avevo posto la medesima domanda, tempo fa, mi aveva risposto che le condizioni contrattuali scritte con caratteri minuscoli e rese meno leggibili “non rispecchiano l’essenza dell’offerta, o magari rappresentano eccezioni ed eventualità che si verificano in pochi casi” ed è proprio per questo che vengono scritte così. In altre parole non interesserebbero la maggioranza degli utenti.

La risposta di un diffidente, che pensa sempre male, è invece che l’azienda vuole mettere in luce solo le caratteristiche che calamitano l’attenzione del pubblico (“telefonate gratuite”, “chiamate illimitate verso tutti”, “per sempre”, e così via) e – se obbligata – espone le altre condizioni (“fino a tot. minuti al giorno”, “fino a 100 MB”, “solo per le chiamate su rete fissa”, eccetera), ma lo fa con caratteri di dimensioni ridotte, meno leggibili, affinché possano essere tranquillamente ignorate. Insomma per celare una fregatura imminente, come direbbe Gaspar. L’obbligo di trasparenza e completezza dell’informazione è formalmente assolto: condizioni e vincoli contrattuali sono esposti, anche se con modalità grafiche differenti. Ma su 100 persone che leggono un’offerta scritta in quel modo, quante leggeranno davvero tutte le condizioni, comprese quelle scritte con caratteri minuscoli? Di certo non tutte, magari poche o pochissime. E di queste poche o pochissime, quante si soffermeranno a considerarne i vincoli e a calcolarne la reale convenienza? Ancor meno. Tutte le altre si fermeranno alle condizioni messe in evidenza, e magari su quei presupposti decideranno che quell’offerta a loro conviene.

In molti casi l’Antitrust ha condannato (con multe di importo ridicolo rispetto al loro fatturato) gli operatori per aver pubblicizzato le proprie offerte in modo poco trasparente, evidenziando solo ciò che doveva calamitare l’attenzione degli utenti e indicando altre condizioni in modo poco leggibile, talvolta omettendole. Perché, nelle pubblicità su giornali, TV e su siti web, non si impone alle aziende di pubblicare le condizioni contrattuali in un’unica forma, leggibile sempre allo stesso modo (tutte con caratteri di uguale grandezza, per intenderci)?

Gli operatori potrebbero anche opporsi con argomentazioni che vanno a toccare la grafica e l’estetica, oppure contestando il fatto che le proprie offerte sono caratterizzate da una serie di condizioni che difficilmente riuscirebbero a stipare negli spazi pubblicitari. Le condizioni sono sempre troppe e proprio per questo una simile imposizione potrebbe essere una soluzione per costringere queste aziende a semplificare le offerte, rendendole più chiare nell’interesse di tutti. Ci si arriverà mai?

 
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Pubblicato da su 1 novembre 2007 in Mondo

 

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Novità per i clienti Vira

Come molti ricorderanno, i clienti di Intratec – che commercializza servizi di telefonia e connettività con il marchio Vira – dovevano subìre le conseguenze del distacco delle connessioni da parte di Telecom Italia (fornitore wholesale di Vira) con cui l’operatore non è riuscito a raggiungere alcun accordo per la propria posizione debitoria.

Ora per i clienti VoIP di Vira c’è una novità, preannunciata da Vira il 30 ottobre, quando ha comunicato il raggiungimento di “un accordo con una nota società per il subentro nel ramo d’azienda VoIP”. Si tratta di Cheapnet. Questo è l’annuncio diffuso oggi dal provider:

Si è conclusa oggi l’operazione per il subentro di Cheapnet, il dinamico provider toscano che eroga servizi ad oltre 220mila utenti, nella gestione della divisione Voip VIRA di Intratec. Vira è uno dei principali operatori Internet alternativi presente a livello nazionale sia per i servizi voce che dati. L’operazione, di cui si parlava già da tempo, ha trovato una conclusione positiva grazie all’impegno delle due società ed alla determinazione della direzione di Cheapnet che ha voluto fortemente questa acquisizione.
L’annuncio è stato accolto con particolare interesse soprattutto dalle
migliaia di utenti Voip VIRA che, a causa del momento critico vissuto da Intratec, rischiavano seriamente di dover rinunciare al loro servizio VoIP. Grazie all’intervento di Cheapnet gli utenti VIRA Voip potranno contare sulla continuità e la sicurezza del servizio. La tecnologia VoIP (Voice over Internet Protocol) permette di fare e ricevere telefonate gratuitamente o a costi estremamente contenuti tramite Internet e introduce utilizzi fortemente innovativi rispetto alla telefonia tradizionale.
Cheapnet si conferma così un’azienda in forte crescita che, in un momento di difficoltà del mercato delle TLC, ha deciso di investire raggiungendo un ruolo rilevante nel settore. L’acquisizione di Voip VIRA rafforza l’azienda e le dà una ulteriore spinta per lo sviluppo e il miglioramento dei suoi servizi ADSL e VoIP mantenendo come punti fermi l’alta qualità e l’affidabilità delle prestazioni.

La società crede molto nelle potenzialità e nel futuro sviluppo della tecnologia VoIP – dichiara Marco Bondielli, Presidente di Cheapnet – e non escludo che in un prossimo futuro verranno effettuate altre acquisizioni capaci di rafforzare ulteriormente la nostra azienda.”

 
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Pubblicato da su 1 novembre 2007 in news

 

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