Ci sono quelli personali e quelli sensibili. Ovviamente sto parlando di dati. Di quelle informazioni che ci riguardano strettamente, che essendo nostre dovremmo essere ben consapevoli delle mani in cui cadono.
Naturalmente non è così: non siamo assolutamente padroni del percorso che i nostri dati personali compiono, guidati da mani invisibili e scrutati da occhi indiscreti. Senza neppure rendercene conto, siamo disposti a consegnarli nelle mani del primo che capita (spesso per ottenere un servizio, irrevocabilmente condizionato dal nostro consenso a trasmetterli) e da quel momento ne perdiamo traccia. Ma grazie ad essi altre persone conservano le nostre tracce. Istituti di credito (tramite carte di credito e Bancomat sanno dove ci troviamo, quanto ci mettiamo in tasca e quanto resta sul conto corrente, nonché dove e per cosa spendiamo il nostro denaro), operatori telefonici (quanto stiamo al telefono, con chi), supermercati (alla tessera punti è abbinato il nostro nome, i nostri punti, ma soprattutto ciò che acquistiamo – ma questo lo sa anche la banca), i gestori delle autostrade (con Telepass e Viacard), provider internet (quelli sanno dove navighiamo e cosa ci interessa) e via discorrendo…
E poi (ad esempio) gli appassionati di motori si stupiscono quando ricevono mail pubblicitarie di riviste, siti web o portali che riguardano (ma guarda un po’) auto e/o moto… o quando, interrogando un motore di ricerca, accanto al risultato della richiesta si trovano link sponsorizzati (pubblicità) relativi ad inserzioni su eBay, a modelli di automobili, a siti di annunci economici legati all’automobilismo…
Ci siamo mai chiesti quanto viaggiano i nostri dati? E ancora: abbiamo modo di tenerli sotto controllo? Il nuovo Codice della Privacy dice di sì.
A-ghost (che mi è istintivamente simpatico, per i suoi hobbies, tra cui il condiviso amore per l’escursionismo di montagna), ha appena dedicato all’argomento dati sensibili un post assai realistico che esemplifica bene quanto quotidianamente accade ai nostri cari dati personali e sensibili. Forse il sopra richiamato Codice della Privacy dovrebbe prevedere l’eventualità descritta da a-ghost (assai comune e rintracciabile) e risolvere il problema.
Mi aspetto già commenti del tipo “e a che serve? tanto, fatta la legge, trovato l’inganno”.
Ferd
28 agosto 2006 at 22:47
E a che serve? tanto, fatta la legge, trovato l’inganno 😀
P.S. era un atto dovuto 😉
db
28 agosto 2006 at 22:47
Ferd, sei sempre imprevedibile…
aghost
29 agosto 2006 at 07:09
io rilancio e dico che è un vero scandalo: pagine gialle (divisione giallo data) vende i nominativi degli italiani direttamente on line, senza aver mai chiesto niente a nessuno. Si possono comprare milioni di nominativi, forniti direttamente su cd o dvd.
Com’e’ possibile? Semplice, sono i dati di Telecom, che a sua volta non chiede niente a nessuno perché il cosiddetto Garante della Privacy, l’ineffabile Rodotà, ha previsto una graziosa esenzione proprio per telecom italia dal richiedere il consenso agli interessati (i famosi elenchi “conoscibili da chiunque).
I dati di Telecom (società privata) sono incrociati con quelli dell’Istat(e lo scrivono pure!), ente pubblico. Sempre Rodotà, difende l’infame dl 171/98 che ci maschera le bollette con la scusa demenziale della privacy.
Telecom, attraverso le sue controllate es. Sogei, quanto era statale gestiva svariate banche dati per conto dello Stato: anagrafe, pensioni, fisco, sanità ecc. Nel contempo gestiva e gestisce tuttora banche dati nel settore delle banche, delle assicurazioni. Chi controlla eventuali abusi? Chi controlla che non si incrocino allegramente questi giganteschi database che possono fare la radiografia completa di tutta la nazione? I recenti scandali sulle intercettazioni, non lasciano molte illusioni.
Infine i nostri fantastici diritti: ho scritto anni fa due raccomandate ai sensi di legge, con la ricevuta (che conservo tuttora) sia a telecom che a pagine gialle, per chiedere quali dati che mi riguardano fossero in loro possesso. Ebbene: non ha risposto NESSUNO!
PS: sul mio blog ci sono tutti gli approfondimenti del caso, ora non ho tempo di mettere i vari link, cercate e ne troverete a iosa di schifezze! 🙂
Vi metto solo questo, dal titolo “Privacy all’Italiana”, che riprende in parte una bellissima inchiesta di “Report” di Milena Gabanelli andata in onda qualche tempo fa: http://aghost.wordpress.com/2006/03/27/privacy-allitaliana/
Ferd
29 agosto 2006 at 08:12
Ok, torno serio 😉
L’incazzoso Aghost ha ragione, perche’ nella pratica oggi non e’ cambiato nulla, nonostante IN TEORIA ci siano stati alcune novita’ negli ultimi anni, ossia:
1) Telecom e Pagine Gialle, privatizzate, sono due realta’ societarie ben distinte e disunite;
2) Telecom, a cominciare dallo scorso anno (perche’ cosi’ in ritardo?) ha inviato a tutti gli utenti un modulo con cui gli utenti potevano disporre gratuitamente della pubblicazione dei propri dati personali sugli elenchi telefonici.
L’adeguamento di tutto il corollario di archivi di dati personali e relativi trattamenti DOVREBBE ESSERSI ADEGUATO.
Ma realtà come GialloData (che non è la sola) sono ancora in grado di commercializzare queste informazioni. Perche’?
Chi controlla che non si incrocino allegramente questi giganteschi database che possono fare la radiografia completa di tutta la nazione?
Si incrociano giocoforza: basti vedere l’ovvio scambio di informazioni intercorrente tra Seat Pagine Gialle (che produce gli elenchi) e Telecom Italia… Ma questo e’ l’unico incrocio reso palese agli occhi del pubblico, mentre restano ignorati da tutti i possibili scambi occulti tra i soggetti che trattano i dati personali, evidenziati da Dario: banche, supermercati, gestori di telefonia e provider… ma aggiungiamo pure aziende ospedaliere, ASL, USL e affini, scuole e università, tutte le organizzazioni con cui abbiamo a che fare…
TUTTI hanno la possibilità di farsi gli affari nostri.
aghost
29 agosto 2006 at 11:20
e non dimentichiamo la rai 🙂
Come fanno a sapere che hai appena cambiato casa, e ti mandano subito una minacciosa lettera di ingiunzione di pagamento del canone? (altra fetenzia, l’hanno trasformata in tassa di possesso ma guarda caso va tutta alla rai).
PS: mi spiace di dare l’impressione “dell’incazzoso”, nella realta sono un tipo pacifico, che però su queste cose non ha perso ancora del tutto la capacità d’indignarsi…
Faccio male? 🙂
db
29 agosto 2006 at 11:56
Anche secondo me la questione canone Rai è estremamente iniqua. La sua traduzione in imposta lo ha reso un balzello dovuto, esattamente come il “bollo” dell’auto, a prescindere dall’utilizzo. Il problema è che, a quanto pare, è la legge che permette alla Rai di ottenere i dati dei possessori di apparecchi televisivi o assimilabili (https://bonacina.wordpress.com/2006/07/31/tvfonini-canoni-e/)
Citazione: mi spiace di dare l’impressione “dell’incazzoso”, nella realta sono un tipo pacifico, che però su queste cose non ha perso ancora del tutto la capacità d’indignarsi… Faccio male?
No fai bene, ti permette di poter vantare la tua dignità di uomo. Che al giorno d’oggi è un valore che molti hanno già sotto la suola delle scarpe 😉