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Il necrologio di Windows Mobile scritto da Microsoft

Se siete utenti di smartphone con sistema Windows Mobile, cominciate seriamente a valutare alternative (se già non lo avete fatto prima): lo sviluppo relativo a questa piattaforma non è più una priorità, come suggerisce il tweet scritto ieri da Joe Belfiore, che per Microsoft è il vice-president responsabile di Windows 10:

Belfiore ha dichiarato che Microsoft continuerà a distribuire aggiornamenti di sistema e di sicurezza, ma niente di più, ufficializzando la fine del programma di sviluppo del sistema, di cui gli utenti di fatto si sono già resi conto da almeno un anno. Windows Mobile è stato sopraffatto da iOS e Android e negli USA è ormai precipitato ad una quota di mercato irrisoria, inferiore all1% (mentre in Italia si trova ancora attorno al 2%).

 
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Pubblicato da su 9 ottobre 2017 in cellulari & smartphone

 

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Smartphone a scuola, problema o opportunità?

Dichiarandosi favorevole all’utilizzo degli smartphone in classe da parte degli studenti, Valeria Fedeli – responsabile del Ministero dell’Istruzione – ha avviato una discussione ovviamente divisiva:

“Lo smartphone è uno strumento che facilita l’apprendimento, una straordinaria opportunità che deve essere governata. Se lasci un ragazzo solo con un tablet in mano è probabile che non impari nulla, che s’imbatta in fake news e scopra il cyberbullismo. Questo vale anche a casa. Se guidato da un insegnante preparato e da genitori consapevoli, quel ragazzo può imparare cose importanti attraverso un media che gli è familiare: internet. Quello che autorizzeremo non sarà un telefono con cui gli studenti si faranno i fatti loro, sarà un nuovo strumento didattico”

In merito a questo argomento io stesso sono stato interpellato dieci anni fa nell’ambito di un’inchiesta sul bullismo a scuola. I tempi sono cambiati e in questi dieci anni abbiamo assistito al passaggio epocale dal telefono cellulare allo smartphone, da uno strumento di comunicazione che poteva essere più che altro fonte di distrazione ad un dispositivo dotato di molteplici funzionalità.

Oggi come allora io non sono contrario alla presenza del telefonino in classe, ma credo sia indispensabile che il suo uso debba essere disciplinato: le sue potenzialità non sono poi così lontane da quelle di un pc e, nell’ambito didattico, si potrebbe addirittura rivelare un utile sussidio. Per questo motivo ritengo che l’utilizzo virtuoso dello smartphone, attraverso un inserimento progressivo, possa essere insegnato nell’ambito scolastico, ovviamente – proprio come dice Valeria Fedeli – da insegnanti preparati e agevolato da un ambiente familiare consapevole.

Parlo in prospettiva futura, perché in questo momento non ne vedo l’opportunità. Laddove non viene utilizzato come strumento didattico, ma lasciato al libero utilizzo da parte degli studenti, diventa infatti un freno: una ricerca pubblicata due anni fa dal «Centro per le performance economiche» della London School of Economics, in cui sono stati esaminati i risultati scolastici in 91 scuole superiori inglesi, ha confrontato i registri degli esami e le politiche sull’uso dei cellulari tra il 2001 e il 2013, rilevando che le classi in cui smartphone e gadget digitali erano banditi registravano voti migliori del 6,41% rispetto alle classi in cui non erano vietati, valore equivalente – secondo i ricercatori – a “un aumento della probabilità di passare gli esami finali del 2%”, lo stesso effetto “che si potrebbe ottenere con un’ora in più a settimana, o aggiungendo una settimana in più all’anno scolastico”.

Tornando, dunque, all’opportunità di avere insegnanti preparati e un ambiente familiare consapevole, credo che questo sia un obiettivo fondamentale da raggiungere, affinché le auspicate linee guida – di cui si occuperà la commissione ministeriale – possano essere seguite e applicate correttamente dai docenti e, di conseguenza, dagli studenti, con particolare attenzione (auguri!) a favorire un utilizzo intelligente e ad evitare che si verifichino fenomeni discriminatori o comunque sgradevoli.

Altrimenti meglio non parlarne neppure.

 
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Pubblicato da su 14 settembre 2017 in tecnologia

 

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In arrivo il telefono cellulare “respiriano”

Un gruppo di ricercatori della University of Washington ha sviluppato un prototipo di telefono cellulare che funziona senza batteria e si alimenta con energia ricavata da risorse disponibili nell’ambiente, come la luce solare e le onde radio, e dalle vibrazioni generate nell’altoparlante e nel microfono durante una conversazione:

University of Washington researchers have invented a cellphone that requires no batteries — a major leap forward in moving beyond chargers, cords and dying phones. Instead, the phone harvests the few microwatts of power it requires from either ambient radio signals or light.

The team also made Skype calls using its battery-free phone, demonstrating that the prototype made of commercial, off-the-shelf components can receive and transmit speech and communicate with a base station.

E’ ovviamente molto presto per pensare che una tecnologia battery-free possa essere adottata sui dispositivi di utilizzo quotidiano, ma è sicuramente l’inizio di una ricerca che va nella giusta direzione. L’obiettivo è renderla disponibile a livello commerciale entro tre anni.

 
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Pubblicato da su 10 luglio 2017 in cellulari & smartphone

 

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Italia sempre più connessa e sempre più mobile

rapportoagcom2016

Non è vero che le Authority non servono a niente: un esempio è il rapporto “Il consumo di servizi di comunicazione: esperienze e prospettive”,  pubblicato dall’Agcom (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) in seguito ad un’indagine sugli strumenti di comunicazione (telefonia, Internet, servizi postali) che ha coinvolto utenti tra i 14 e 74 anni (male, conosco utenti in età più avanzata). Il risultato più evidente? La gente è sempre più connessa e, mentre i giovani conoscono molto bene ogni opportunità del settore, con l’aumentare dell’età diminuisce la dimestichezza con gli strumenti disponibili: solo il 33% dei Matures, formato da persone con età dai 65 ai 74 anni, dispone di un accesso Internet.

Altri aspetti molto rappresentativi sono quelli legati al mercato , con particolare riguardo a quello degli strumenti hardware (ossia i dispositivi) di connessione a Internet, sempre più mobile e quindi sempre più wireless:

internetitaliamercato2016

Il grafico ci fa capire dove si orientano e si orienteranno gli investimenti dei maggiori operatori del settore, sia in termini di infrastruttura che di sviluppo hardware e software. Intuendo una sempre più rilevante importanza del mobile, c’è un altro dato significativo e importante da sottolineare:

cellulariitaliamercato2016

L’attuale distribuzione degli utenti per compagnia telefonica mostra una leadership di TIM evidente, ma con un margine alquanto sottile. Nella prospettiva – in avvicinamento – della fusione tra Wind e H3G, appare chiaro come il nuovo operatore che ne nascerà conquisterà fin da subito una quota di mercato pari almeno al 35% (la somma dei clienti oggi vantati rispettivamente dalle due compagnie), superando Tim e Vodafone.

Operatori del settore e addetti ai lavori ringraziano l’Agcom per l’accurata indagine di mercato.

 
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Pubblicato da su 25 ottobre 2016 in news

 

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7 che vanno, 7 che vengono

samsunggalaxynote7

Il Samsung Galaxy Note 7 sta regalando molte soddisfazioni. Alla concorrenza, però: le notizie di batterie che prendono fuoco ed esplodono si propagano nel mondo hanno costretto a provvedimenti drastici, come il bando da parte della Federal Aviation Administration (il dipartimento dei trasporti aerei USA) e il ritiro dal mercato deciso dal produttore.

samsunggalaxynote7news

Prospettiva poco favorevole per la reputazione di Samsung sul mercato, che emerge proprio mentre Apple calamita su di se’ molta attenzione per la presentazione dell’iPhone 7.

 
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Pubblicato da su 9 settembre 2016 in news

 

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RoboHon, Android non solo di nome

Non so se sia la nuova frontiera del mondo dello smartphone, ma questo RoboHon di Sharp come tecnogiocattolo è carino. Appena scoprirò cosa può fare di utile vi saprò dire. Se non altro qui il nome Android ha senso compiuto.

 
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Pubblicato da su 8 ottobre 2015 in news

 

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Maturità, il MIUR contro smartphone e Internet

Minervino

APPROVATO!

Con una circolare, il MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) ha stabilito alcune regole da applicare durante gli esami di maturità che vale la pena conoscere.

La prima riguarda l’uso di dispositivi tecnologici:

è assolutamente vietato, nei giorni delle prove scritte, utilizzare a scuola telefoni cellulari, smartphone di qualsiasi tipo, dispositivi di qualsiasi natura e tipologia in grado di consultare file, di inviare fotografie ed immagini, nonché apparecchiature a luce infrarossa o ultravioletta di ogni genere

Quindi niente telefonini, ne’ smartphone, niente tablet ultrasottili, ma anche niente videocitofoni, lampade abbronzanti e rilevatori di banconote false, per dire (apparecchiature a luce infrarossa o ultravioletta di ogni
genere). Battute a parte, il divieto di usare dispositivi di qualsiasi natura e tipologia in grado di consultare file è praticamente onnicomprensivo (anche se, per esserlo davvero, avrebbero dovuto scrivere “qualunque altra diavoleria tecnologica”) e quindi vale anche per gli smartwatch, benché non siano menzionati in modo specifico.

Inoltre:

è vietato l’uso di apparecchiature elettroniche portatili di tipo palmare o personal computer portatili di qualsiasi genere in grado di collegarsi all’esterno degli edifici scolastici tramite connessioni wireless, comunemente diffusi nelle scuole, o alla normale rete telefonica con qualsiasi protocollo

Chi pensava di portarsi un notebook da tenere ben nascosto sotto il banco, dunque, è avvertito. Non si può fare. Ma non è tutto:

Nel corso dello svolgimento delle prove scritte dovrà essere disattivato il collegamento alla rete Internet di tutti gli altri computer presenti all’interno delle sedi scolastiche interessate dalle prove scritte.
Saranno, altresì, resi inaccessibili aule e laboratori di informatica.
Inoltre, al fine di garantire il corretto svolgimento delle prove scritte, la Struttura Informatica del Ministero vigilerà, in collaborazione con la Polizia delle Comunicazioni, per prevenire l’utilizzo irregolare della rete INTERNET da parte di qualunque soggetto e delle connessioni di telefonia fissa e mobile.

 
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Pubblicato da su 29 maggio 2015 in Buono a sapersi

 

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Google è pronto a diventare operatore virtuale di telefonia mobile (negli USA)

Googlesim

Google sta per diventare MVNO (operatore virtuale di telefonia mobile) negli USA. Tecnicamente utilizzerà le reti mobili Sprint T-Mobile, ampliando la copertura offerta dai due network reali con l’appoggio delle reti WiFi pubbliche.

Secondo quanto riportano il Wall Street Journal e The Information l’ingresso nel mercato dei servizi di telefonia mobile (il progetto condotto da google in questo senso si chiama Nova) potrebbe avvenire entro fine anno. L’ampliamento telefonico del business di Google, ovviamente, ha altre implicazioni: oltre alla geolocalizzazione attraverso i dispositivi Android, le azioni di monitoraggio e profilazione degli utenti potranno avvenire anche in base ai dati delle conversazioni telefoniche (durata, destinazione, orario e altre informazioni caratteristiche). D’altronde, big data means big business.

Google sarà interessata a valutare questa possibilità su altri mercati nazionali? Assolutamente sì, sicuramente nei Paesi in cui è già presente ed esistono ulteriori possibilità di sviluppo. Guardando dentro casa nostra, ad oggi il mercato italiano degli operatori alternativi potrebbe essere definito diversamente florido (consultando l’elenco degli operatori si nota che il numero delle cessate attività non è affatto trascurabile). Verosimilmente, l’interesse verso un Paese in cui il numero degli smartphone accesi si avvicina sempre più a quello dei residenti è alto e un’azienda come Google ha sicuramente qualche marcia in più per muoversi bene in questo settore.

 
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Pubblicato da su 23 gennaio 2015 in cellulari & smartphone, news, telefonia

 

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WhatSim, la SIM dedicata a WhatsApp (e nient’altro). Per me è NO!

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La notizia del lancio di WhatSim, SIM espressamente dedicata ai servizi WhatsApp, stuzzica sicuramente la curiosità di molti utenti più della recente apparizione della versione web di WhatsApp, che funziona solo con il browser Chrome.

In breve, e al netto di ogni altra opportuna considerazione già espressa in merito alla piattaforma WhatsApp: si tratta di una vera e propria utenza di telefonia mobile senza vincoli di utilizzo per quanto riguarda le reti delle compagnie telefoniche, ne’ in Italia, ne’ all’estero. Introducendo questa SIM in uno smartphone o tablet, l’utente potrà sfruttare WhatsApp senza essere vincolato alla copertura offerta dalla rete del proprio gestore o da una rete WiFi. Ovunque si trovi, l’apparecchio aggancerà in roaming la propria connessione dati alla rete mobile che troverà disponibile. Esattamente come avviene con le SIM del gestore Zeromobile, di cui WhatSim è figlio, dato che il servizio viene erogato sempre dalla Zeromobile srl. La SIM avrà un proprio numero telefonico europeo, non utilizzabile per altri servizi telefonici.

Questo plus, che potrebbe essere molto gradito a chi utilizza WhatsApp, a mio parere non compensa comunque i limiti di questo servizio, pur presentato come un abbattimento di vincoli. Alcuni sono evidenti, altri un po’ meno, altri ancora potrebbero essere probabilmente indicati come caratteristiche peculiari. Ma si tratta comunque di aspetti importanti, che un utente deve (ri)conoscere per capire se il servizio risponde davvero alle sue esigenze.

Partirò dalla presentazione web del servizio, da una frase che dice tutto e niente, ma che soprattutto è ingannevole:

È la prima Sim al mondo che ti fa chattare gratis e senza limiti con WhatsApp. In ogni angolo del pianeta.

Gratis significa senza sostenere costi di alcun tipo. Senza limiti significa tante cose, ma in questo caso un utente potrebbe pensare di poter sfruttare WhatsApp quanto e come vuole.

WhatSimNemmeno WhatsApp può essere definito un servizio gratuito, nonostante sia irrisorio un canone annuo di 0,89 euro. Naturalmente non lo è nemmeno WhatSim, dal momento che richiede la ricarica di un canone annuo di 10 euro, corrispondente a 2mila crediti. E non include il canone annuo di 0,89 euro, da pagare a WhatsApp (chiarimento datomi dallo staff WhatSim, riscontrabile nella chat riprodotta qui a destra).

Ma non è tutto: esiste un tariffario, suddiviso in zone di roaming (l’Italia è nel novero dei Paesi compresi nella “zona 1”), che evidenzia come ogni tipologia di messaggio multimediale inviato (foto, video, messaggi vocali) vada ad erodere il monte crediti disponibile, in misura diversa in funzione della zona in cui si trova l’utente di WhatSim.

Nel sito del servizio si legge un esempio:

Puoi ricaricare nella sezione Ricarica un importo minimo di 5 € (1000 Crediti) e un importo massimo di 50 € (10.000 Crediti).
I Video ed i Messaggi Vocali sono tariffati per una lunghezza standard di 10 secondi. Se hanno una lunghezza superiore sono tariffati a multipli di 10 secondi.
Esempio: con una ricarica di 5 € ottieni 1.000 Crediti con i quali in zona 1 puoi scambiare 50 Foto o 10 Video, oppure 200 Messaggi Vocali.

Nell’ambito di una chat è ormai normale scambiarsi messaggi di ogni tipo, di solo testo o multimediali, e l’utente di WhatsApp generalmente spedisce dal proprio smartphone o tablet messaggi testuali, foto, video e messaggi vocali, al costo richiesto da WhatsApp (89 centesimi all’anno), più quanto richiesto per la connessione (da rete mobile o WiFi), che consente di usufruire di tutti gli altri servizi Internet che conosciamo (web, e-mail, ma anche streaming e download di musica, video e altri contenuti multimediali, senza dimenticare la possibilità di scaricare e utilizzare app per utilizzare servizi che, a loro volta, si appoggiano a Internet, inclusi navigatori satellitari avanzati, giochi, social network e quant’altro è divenuto di abituale utilizzo).

L’apparecchio – smartphone o tablet – dotato di WhatSim, in assenza di segnale WiFi, ignora completamente tutti i servizi Internet sopra indicati (perché gli sono inibiti) e sfrutta la propria connessione per concentrarsi unicamente sul mondo WhatsApp, e le Faq lo dicono esplicitamente:

  • Posso usare altre applicazioni oltre a WhatsApp? No, con WhatSim funziona solo WhatsApp.

  • E posso telefonare, inviare sms o navigare su internet? No, con WhatSim puoi solo chattare con WhatsApp.

Soprattutto, WhatSim è una SIM che non permette in alcun modo di telefonare, esattamente come una SIM legata ad un piano solo dati, ma con il limite di non consentire altro tipo di interazione che non sia una chat di WhatsApp.

Conseguenza: utilizzare WhatSim equivale a trasformare uno smartphone o tablet in un WhatsApp Device, un dispositivo dedicato univocamente a WhatsApp, che costringe l’utente a spendere di più per utilizzare un servizio di chat. Per tutto il resto serve un altro smartphone o tablet. Oppure una rete WiFi. Però il WiFi libero non esiste ovunque. E nemmeno il WiFi non-libero è garantito che esista. WhatSim si prefigge appunto l’obiettivo di colmare questa lacuna di connettività, ma unicamente per l’uso di WhatsApp.

In base alle proprie esigenze, ogni utente sarà in grado di valutare l’opportunità di avvalersi del servizio.

 

 
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Pubblicato da su 21 gennaio 2015 in cellulari & smartphone, news, tablet

 

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Non ci sono più i Nokia (di una volta)

lumia535-530

Il sospetto divenne certezza e venne il giorno in cui il marchio Nokia sparì dagli smartphone: due anni dopo l’acquisto della divisione mobile dell’azienda finlandese, Microsoft ha deciso di apporre solo il proprio brand sui nuovi apparecchi della gamma Lumia, a partire dal modello 535.

I Lumia sono qualcosa di diverso dai Nokia di un tempo, che venivano considerati i Cellulari per antomomasia. Quell’epoca è finita da anni e ora la sparizione del brand Nokia dal mercato è solo l’ultimo atto formale.

Una prece.

 
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Pubblicato da su 12 novembre 2014 in cellulari & smartphone, telefonia

 

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Collegarsi a Internet a volte implica un sacrificio. Inconsapevole

AccessPointWiFi

La password WiFi sarà fornita solamente se il destinatario acconsentirà a cedere il proprio primogenito all’azienda, per la durata dell’eternità. 

Il testo che avete appena letto è la Clausola Erode inserita nelle condizioni di servizio da accettare per essere abilitati ad utilizzare un hotspot WiFi pubblico a Londra, nell’ambito di un’indagine investigativa basata su un esperimento organizzato da F-Secure ed Europol e realizzata dal Cyber Security Research Institute con gli specialisti di sicurezza di SySS. La singolare clausola, che naturalmente non è mai stata applicata, è solo l’elemento più eclatante della disattenzione e della mancanza di consapevolezza degli utenti  nell’utilizzo di servizi di connettività, concetti che l’esperimento aveva l’obiettivo di evidenziare.

Oltre al rischio di accettare e sottoscrivere clausole tutt’altro che chiare annegate nelle condizioni contrattuali, che troppo spesso vengono completamente ignorate per utilizzare un servizio, l’indagine ha fatto emergere che è sufficiente una spesa minima per mettere in funzione un accesso WiFi che, nel consentire l’accesso a Internet, possa spiare tutta l’attività dell’utente connesso.

F-Secure ha chiesto a Finn Steglich della SySS di realizzare un kit WiFi portatile, affinché potesse essere attivato agevolmente in un punto qualunque della città. Con una spesa di circa 200 euro è stato realizzato un piccolo sistema perfettamente funzionante e presentato in rete con un nome “credibile”.

Il primo obiettivo era rilevare quanti utenti avrebbe agganciato uno hotspot sconosciuto una volta posizionato e reso disponibile.

AccessPointWiFi2

In mezz’ora sono stati rilevati 250 dispositivi, 33 dei quali si sono connessi, 21 sono stati identificati. Sono stati captati 32 MB e sei utenti hanno accettato la clausola erode prima che venisse disattivata la pagina in cui erano riportare le condizioni di servizio.

In ogni caso, chi ha utilizzato il servizio per navigare in Internet si è sottoposto ad una rilevazione costante di tutta l’attività svolta online durante tutto il collegamento. Il rischio esiste, anche in considerazione del fatto che su molti smartphone è attiva per default la ricerca e l’aggancio del miglior accesso WiFi disponibile in zona. Se l’access point è aperto e non protetto, il collegamento può avvenire senza che l’utente se ne accorga e nel frattempo – se esiste un’attività di cattura dei dati in transito sul dispositivo – questi dati possono essere rilevati e memorizzati (smartphone o tablet lavorano anche quando rimangono in una borsa, quando ad esempio sono attive la ricezione di mail e altre app che ricevono o trasmettono informazioni).

La conclusione: il WiFi è molto utilizzato (laddove disponibile), ma gli utenti non sono a conoscenza delle possibilità e dei rischi derivanti da un uso incauto di queste tecnologie. L’avvertimento di F-Secure è chiaro: nessuno deve dare per scontata la sicurezza di un WiFi pubblico, che è un servizio da utilizzare con consapevolezza e, qualora la sicurezza dei dati sia critica, è opportuno adottare soluzioni di sicurezza, dalla VPN ad altre soluzioni ad hoc in grado di proteggere i dati.

E come conclude oggi Federico Guerrini nel suo articolo, per quanto riguarda coloro che hanno accettato la clausola Erode, “F-Secure, bontà sua, non ha intenzione di far valere i propri diritti (che comunque sarebbero difficili da sostenere in tribunale). È probabile, però, che d’ora in poi i genitori facciano un po’ più di attenzione”.

Nel video (con audio in inglese), il racconto dell’esperimento.

 
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Pubblicato da su 10 ottobre 2014 in cellulari & smartphone, Internet, security, WiFi

 

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Apple Show 2014

Apple Watch Presentation

In ordine di rilevanza – per il sottoscritto – e non di apparizione, ecco le novità presentate oggi da Apple.

  1. Songs of Innocence: l’ultimo album degli U2 viene rilasciato a costo zero a tutti gli utenti di iTunes fino al 13 ottobre. Tim Cook & U2Poi si paga, ovviamente, ma nel giro di un mese l’ultima fatica della band irlandese potrà raggiungere 500 milioni di utenti della piattaforma Apple. Certamente tutto avverrà in un arco di tempo più ristretto. Forse sarà necessario rivedere il concetto di riconoscimento sulle vendite espresso con i vari dischi (di diamante, di platino, d’oro e d’argento). Comunque si vocifera che ad Apple il giochino sia costato 100 milioni di dollari (al netto di altri eventuali compensi direttamente elargiti agli U2).
  2. Watch: lo smartwatch secondo Apple non si chiama iWatch, ma solo Watch. Accidenti. Design accattivante, materiali ricercati, tecnologia al top, una cospicua dote di funzioni, sistema operativo Watch OS. Il difetto più evidente, che relega anche questo smartwatch a ruolo di companion è la necessità di restare sincronizzato (e quindi vincolato) all’iPhone, a cui deve rimanere sempre appiccicato. La vera novità di questo settore – se e quando verrà presentata – sarà lo smartwatch indipendente da qualunque altro device, con nano-Sim integrata (tecnicamente già fattibile). Questo, intanto, arriverà sul mercato nel 2015. Dopo Natale. Che delusione.
  3. Pay: è la nuova piattaforma di pagamento basata su tecnologia NFC, a cui Apple – fino a due anni fa – non intendeva ricorrere, ma che la concorrenza ha già introdotto da tempo nei propri smartphone; qui c’è la differenza di poter pagare con un dito.
  4. iPhone 6 / Iphone 6 Plus: la nuova generazione dello smartphone più desiderato al mondo. Due modelli, con display di maggiori dimensioni rispetto alle generazioni precedenti (4,7 e 5,5 pollici), contraddistinti da un design sottile (quasi da iPhone Air), più potenti, iOS 8… Sicuramente il top della gamma, ma per le esigenze (reali o indotte) dell’utente, la concorrenza è a livelli comparabili. Non siamo più nel 2007, quando l’iPhone era… qualcosa di completamente diverso.

 

 
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Pubblicato da su 9 settembre 2014 in cellulari & smartphone, news, tecnologia

 

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Facebook, meglio controllare l’avvio automatico dei video

facebookplay

Su Facebook vengono visualizzati un miliardo di video ogni giorno, in buona parte (ben oltre la metà) da dispositivi mobili, soprattutto smartphone e tablet. E forse – come sottolineato sul New Blog Times – è il caso di tenere presente alcuni aspetti:

  1. sul social network è attiva per default la riproduzione automatica dei video;
  2. visualizzare un video comporta il download di una determinata quantità di dati;
  3. i dispositivi mobili, al di fuori della copertura di una rete wireless, si connettono a Internet utilizzando un piano tariffario che prevede un monte in gigabyte.

Quando su Facebook si scorre la propria home, oppure una qualunque altra pagina (anche quella di un amico, di un gruppo, eccetera) è molto facile imbattersi in un filmato. Quando questo compare per intero sul display la riproduzione viene avviata a volume azzerato. Con una connessione che prevede dati illimitati (ad esempio WiFi/ADSL) questo non comporta problemi, ma da rete mobile la riproduzione automatica del video si traduce nell’istantaneo consumo di dati, addebitato in funzione del piano tariffario utilizzato.

Se negli ultimi tempi avete riscontrato l’esaurimento prematuro del vostro plafond di dati, il consumo inconsapevole di dati dovuto alla riproduzione automatica di video potrebbe essere una delle motivazioni plausibili (non l’unica rilevabile, ma una delle possibilità verosimili). Naturalmente – se il motivo è l’avvio automatico dei filmati – l’emorragia di byte si può tamponare e prevenire (con benefici anche sull’autonomia della batteria). Facebook indica come fare:

Puoi modificare le impostazioni di riproduzione automatica dell’applicazione Facebook scegliendo , Solo Wi-Fi o No.

Android

Per regolare questa impostazione:

  1. Apri l’applicazione Facebook.
  2. Tocca il pulsante menu del telefono.
  3. Tocca Impostazioni.
  4. Scorri verso il basso e tocca Riproduzione automatica dei video.
  5. Scegli un’opzione.

iPhone e iPad

Per regolare questa impostazione:

  1. Accedi alle impostazioni del tuo telefono o tablet.
  2. Scorri verso il basso e tocca Facebook.
  3. Tocca Impostazioni.
  4. Sotto Video tocca Riproduzione automatica.
  5. Scegli un’opzione.

 
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Pubblicato da su 9 settembre 2014 in Buono a sapersi, cellulari & smartphone, Internet, news, tablet

 

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Nokia X2: un colpo al cerchio, uno alla botte

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Microsoft ha presentato il nuovo Nokia X2, dotato di sistema operativo Android. A bordo sono presenti servizi e app come Outlook.com, Skype e OneDrive. Non potendo integrare Explorer nel sistema operativo di casa Google, come browser offre Opera.

Il display è WGVA da 4,3 pollici , il processore è dual core (Qualcomm Snapdragon da 1,2 GHz), ha 1 GB di RAM, fotocamera frontale VGA e posteriore con sensore da 5 Megapixel, batteria da 1800 mAh e supporto al dual-SIM. Se è vero che costerà 99 euro, è altrettanto vero che – per essere uno smartphone low cost – si presenta con caratteristiche interessanti. Nella speranza che il prezzo accessibile non pregiudichi la qualità

 
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Pubblicato da su 24 giugno 2014 in cellulari & smartphone

 

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Nokia in via di estinzione

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La definitiva acquisizione di Nokia da parte di Microsoft, che sarà perfezionata in questi giorni, porterà alla ridenominazione di tutte le attività legate a Nokia Oy (Nokia Corporation), che prenderà il nome di Microsoft Mobile Oy.

Alcuni rumors prevedono però anche il brand Nokia possa presto scomparire completamente dal mercato, lasciando il posto – su cellulari e smartphone – a Microsoft Mobile. Se anziché un avvicendamento graduale scegliesse un cambio repentino, Microsoft sacrificherebbe un nome storico per segnare il territorio nel mondo della comunicazione mobile. Nei mercati consolidati non sono pochi gli utenti fidelizzati che continuano ad apprezzare le qualità telefoniche dei dispositivi Nokia e in quelli in via di sviluppo il marchio finlandese è molto diffuso. Farlo sparire, scommettendo e puntanto tutto sul marchio Microsoft, potrebbe essere una mossa azzardata.

 
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Pubblicato da su 23 aprile 2014 in business, cellulari & smartphone

 

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