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E-book, IVA al 4% e Italia in infrazione

La nuova puntata sul tema IVA applicata agli e-book vede l’Italia decisa ad applicare l’aliquota del 4% (come per i libri cartacei), e il conseguente rischio di apertura di una procedura di infrazione da parte dell’Unione Europea che – come spiegato nelle puntate precedenti – concepisce (ostinatamente) l’e-book non come un bene, ma come un servizio, e pertanto dal punto di vista formale e fiscale va trattato come un software. Qui la posizione espressa in merito dal ministro Dario Franceschini:

Si tratta sostanzialmente di una obiezione di coscienza, in cui il nostro Paese si presenta allineato a Francia e Lussemburgo (mentre almeno una decina di Stati UE ritengono che la tassazione degli e-book debba essere differente da quella dei libri) e ha scelto di farlo in un momento alquanto significativo: dal gennaio 2015, al fine di arginare la concorrenza fiscale tra i mercati nazionali, per tutti i Paesi UE si completerà l’entrata in vigore il Sistema comune di imposta sul valore aggiunto.

 

 
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Pubblicato da su 11 dicembre 2014 in news

 

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Dimmi cosa cerchi e ti dirò chi sei

ClassificheSearch2014

Dicembre, tempo di bilanci e di classifiche. Questi sono i risultati – provvisori – dei termini più ricercati dagli utenti italiani nel 2014.

 

 

 

 
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Pubblicato da su 5 dicembre 2014 in curiosità, news

 

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Più slot ci sono, più si gioca (e più si perde)

slot-machine

Wired ha pubblicato oggi un’inchiesta sul mondo delle slot machine in Italia, curata da Raffaele Mastrolonardo e Alessio Cimarelli. Leggerla è interessante per capirne i numeri, ma anche per due aspetti correlati che non tutti considerano.

Il primo riguarda la salute:

L’incrocio tra la concentrazione territoriale degli esercizi e le statistiche sanitarie mostra che la diffusione delle macchinette va a braccetto con il rischio di patologie legate all’ azzardo e di dipendenze, in particolare tra i giovani. In questo caso il veicolo non sono più i mini-casinò ma le sale giochi, spazi nati per i videogame ma che spesso ospitano anche slot machine. Questa correlazione è confermata dall’incrocio tra i nostri dati e quelli di European School Project on Alcohol and Other Drugs, la più accurata indagine sulle dipendenze giovanili. Su questo fronte il caso della Calabria è emblematico. La regione detiene il record per questi locali (quasi 30 ogni 100mila persone) e registra la più alta incidenza di giovani giocatori problematici o a rischio(4,7%). Al polo opposto la Liguria: 6,8 sale giochi con slot machine ogni 100mila persone e solo 2,5% di giovani in difficoltà. “ La correlazione è significativa”, osserva Sabrina Molinaro del Cnr di Pisa, che ha avuto accesso alle nostre analisi. “ A colpire è la dimensione del fenomeno nel Mezzogiorno”.

Il secondo riguarda l’erario:

Dice la Corte dei Conti che l’erario, nel 2012, ha incassato più di 4,5 miliardi di euro dalle slot machine.

Conseguenza:

Soprattutto in tempo di crisi pare difficile che lo stato rinunci a ricavi di queste dimensioni anche se l’impatto degli apparecchi sulla salute dei giovani, dicono i nostri dati, è quantomeno sospetto e meriterebbe di essere approfondito.

 
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Pubblicato da su 2 luglio 2013 in News da Internet

 

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Telecom Italia, ok alla rete compartecipata

Telecom Italia ha approvato il progetto di societarizzazione della rete di accesso. Anche se con dinamiche da approfondire e con un percorso che avrà tempi verosimilmente lunghi, è un piccolo passo verso un’unica rete di telecomunicazioni nazionale, che consentirà di evitare sovrapposizioni tra reti di operatori differenti e di concentrare investimenti e innovazione su un’infrastruttura condivisa, partecipata da più Società (e non da un unico titolare, che vi investe – legittimamente – in funzione delle proprie possibilità e della propria convenienza).

 
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Pubblicato da su 31 Mag 2013 in news

 

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Italia OnLine, rinata da Libero e Matrix

ItaliaOnLine

 

La notizia del ritorno di Italia OnLine fa tornare indietro la memoria di qualche anno. E’ lo stesso nome di un Internet Service Provider nato nel 1994, il cui portale costituì in quegli anni uno dei punti di riferimento per chi iniziava a navigare in Internet in Italia. Si abbreviava con IOL, quasi a richiamare un’italianizzazione del ruolo da protagonista che aveva AOL). Il logo è simile a quello di allora, ma adesso è una realtà ben diversa, molto più strutturata e articolata in varie soluzioni, si occupa di pubblicità e servizi Internet alle imprese, e nel mercato web italiano è alle spalle di Google e Facebook.

 
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Pubblicato da su 8 febbraio 2013 in business, Internet

 

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E’ nato l’Osservatorio sulla censura di Internet in Italia

Qualche numero dall’Osservatorio sulla censura di Internet in Italia realizzato da Marco d’Itri:

5.495 siti web sono attualmente censurati in Italia

  • 45 con singoli provvedimenti dell’autorità giudiziaria o di organi amministrativi
  • 1.153 dal CNCPO (Centro Nazionale per il Contrasto della Pedopornografia Online).
  • 4.297 da AAMS (Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, già Azienda Autonoma dei Monopoli di Stato).

Come spiega la pagina Tecnologie del sito dell’Osservatorio, la censura in Italia viene attuata dagli Internet Service Provider con una o entrambe questi sistemi:

  • Falsificazione del dominio – L’ISP configura i name server usati dai propri clienti in modo che rispondano che il dominio non esiste, oppure che dirigano la richiesta verso specifici server web contenenti una pagina di errore.
  • Intercettazione del traffico verso l’IP – L’ISP agisce sulla propria rete in modo che il traffico diretto al IP del server che ospita il sito censurato non sia inoltrato a destinazione.

E’ utile sottolineare che la censura attuata con questi metodi è facilmente aggirabile, utilizzando name server alternativi. Molti utenti, per motivi assolutamente legittimi, fanno già uso di servizi differenti che non risentono del provvedimento censorio e anche per questo motivo – come conclude oggi Marco Valerio Principato su The New Blog Times – la censura attuata in questo modo è solamente un meccanismo dall’efficacia nulla e dai costi tutt’altro che nulli, sia per i provider, sia per le Istituzioni.

 
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Pubblicato da su 9 gennaio 2013 in Internet, Net neutrality

 

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Agenzia per l’Italia digitale

Una buona notizia e un cattivo segnale: la prima consiste nell’istituzione dell’Agenzia per l’Italia digitale, che – spiega il Sole 24 Ore citando il ministro Corrado Passera – “sarà un’unica semplificata entità e dovrà diventare il motore dei progetti che saranno messi in pista già da quest’estate – con l’atteso decreto Digitalia ormai quasi pronto – per ridurre il cosiddetto digital divide. Il secondo è che, a tuttoggi, ancora una volta siamo solo alle parole e non ai fatti.

 
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Pubblicato da su 17 giugno 2012 in istituzioni, Mondo, news

 

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Urge un’alfabetizzazione digitale

Ieri sera non ho avuto la possibilità di seguire Ballarò e mi sono perso l’episodio segnalato dall’amico Dario Denni (e apparentemente sfuggito a Termometro Politico) in cui il conduttore Giovanni Floris ha confuso il concetto di banda larga, scambiandolo per la questione delle frequenze televisive:

Il sottosegretario all’economia ha parlato di acqua, energia, trasporti e… Banda Larga come esempi in cui è meglio per la concorrenza e per i consumatori se chi gestisce la rete (ferrovie, acquedotti, reti elettriche e di telecomunicazioni) sia un soggetto diverso e separato da chi ci fa passare sopra i servizi (vagoni, acqua, elettricità, servizi TLC).

A questo punto Giovanni Floris, che conduce da anni la trasmissione, ha chiesto: ?”La banda larga è quella regalata a Mediaset e Rai?”. Dimostrando in questo modo di non sapere cosa è la banda larga.

Il sottosegretario all’economia ha quindi ribattuto: “No Floris, la banda larga è il problema legato a Telecom Italia e la rete ottica di nuova generazione”.

Floris, completamente disinteressato al problema della fibra ottica, ha chiesto se ci rientrava comunque il problema delle frequenze regalate a Mediaset.

Per completezza, ecco il video che ho trovato. Il “momento” è intorno al minuto 3.30:

In rete si scatenano polemiche e sfottò. Eppure non è la prima volta che se ne parla, nella trasmissione: la necessità di investire nel digitale e nella banda larga è stata sottolineata in varie occasioni e da molte persone intervenute. Per questo non voglio credere che Floris ignori il concetto, temo però (è solo la mia opinione e spero di essere contraddetto) che ne sottovaluti l’importanza per come ha smorzato l’argomento, e il motivo non è certo che parlandone si sarebbe andati fuori tema, perché non è vero: l’episodio di ieri è solo una piccola conferma del fatto che in Italia non esista una cultura digitale e non si pensi alla tecnologia come volano di sviluppo. Queste lacune portano – a torto – a dare poca importanza ad argomenti come banda larga e reti di nuova generazione, ma implicano una sempre più urgente necessità di dare al Paese una strategia digitale che, oltre alle aziende, deve essere promossa dalle istituzioni e da chi fa informazione.

Forse tutto questo avrà un risvolto positivo: sulla scia delle reazioni all’episodio di ieri sera, nel prossimo appuntamento di Ballarò si potrebbe finalmente parlare di banda larga. Speriamo che non si sprechi un’occasione.

 
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Pubblicato da su 11 gennaio 2012 in media, news

 

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Italia-programmi, multa per 1,5 milioni di euro

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Ieri, quando ho scritto di Italia-programmi.net e delle sue pratiche commerciali scorrette, davvero non sapevo (ma confesso di aver sperato) che l’azienda che gestisce quel sito sarebbe stata colpita da una multa di 1.500.000 euro.

Non so quanto questa società con sede alle Seychelles si sentirà obbligata a far fronte al pagamento della sanzione che le è stata comminata da un’Authority italiana, non so nemmeno se la “sorella” Euro Content (società che gestiva Easy download, sito analogo che le era valso una multa di quasi un milione) abbia a sua volta saldato il proprio debito. Credo però che ci sia uno scarso margine di manovra e chi ha incautamente pagato per iscriversi a questi siti avrebbe comunque diritto ad essere risarcito, dal momento che le condizioni generali di vendita di Italia -programmi.net stabiliscono quanto segue:

I contratti conclusi con il Fornitore accedendo al Sito sono disciplinati dal diritto italiano e, in particolare, dal Decreto Legislativo 6 settembre 2005, n° 206 (Codice del Consumo) e dal Decreto Legislativo 9 aprile 2003, n° 70 (Attuazione della Direttiva 2000/31/CE relativa a taluni aspetti giuridici dei servizi della società dell’Informazione nel mercato interno, con particolare riferimento al commercio elettronico.

Inoltre:

  1. Le condizioni di accesso al Sito sono rette dalle norme di diritto italiano e devono essere interpretate in conformità con le leggi italiane.
  2. Nel caso in cui il rapporto economico tra Fornitore e Cliente sia disciplinato dalla normativa a tutela dei consumatori, per qualsiasi controversia sarà competente il foro del luogo di residenza o di domicilio del Cliente, se ubicati nel territorio dello Stato italiano.
 
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Pubblicato da su 4 gennaio 2012 in Internet, news

 

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Compensi ai parlamentari italiani, ecco il confronto UE

Dalla relazione Attività e risultati della Commissione sul livellamento retributivo Italia-Europa, che contiene dati parziali – ossia non esaustivi – al 31 dicembre 2011, emerge il non sorprendente risultato che i parlamentari italiani percepiscono i compensi più alti a livello europeo. Nulla di nuovo (molti lo sapevano, ma tutti lo immaginavano, anche prima di un risultato formale e ufficiale), tuttavia possiamo consolarci con la precisazione che “la partecipazione alla Commissione è a titolo gratuito e pertanto i componenti della medesima non ricevono alcun compenso per il lavoro svolto”.

Al netto di ulteriori ritenute (fiscali, previdenziali e assistenziali, i mille euro per l’assegno vitalizio, i 200 euro per chi svolge altre attività e le addizionali regionali e comunali) il deputato si ritrova in tasca circa 5mila euro netti, come dice la Camera contestando il primato dei parlamentari italiani. Ma non bisogna dimenticare la diaria (prevista per le spese sostenute per vivere nella Capitale), i rimborsi spese inerenti al rapporto tra eletto ed elettori, il rimborso trimestrale forfettario per recarsi a Roma (da casa all’aeroporto e da Fiumicino a Roma, ma autostrade, treni,  traghetti e aerei per viaggi in Italia sono gratis), il plafond di circa 3mila euro per telefonare. Si arriva a 13mila euro.

 
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Pubblicato da su 3 gennaio 2012 in news

 

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