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Telelavoro, smart working, didattica a distanza. Ci voleva il coronavirus?

Necessità di limitare gli spostamenti, scuole chiuse, zone rosse, rischi di contagio: la diffusione epidemica del nuovo coronavirus obbliga ad alcuni cambiamenti nello stile di vita, resi necessari dalle varie misure di contenimento, adeguate giorno per giorno da chi ha la responsabilità di salute e ordine pubblico. Questi cambiamenti hanno portato alla “scoperta” di opportunità già esistenti, ma finora ignorate da molti per impreparazione o refrattarietà culturale, cioè il telelavoro, lo smart working e la formazione a distanza.

I primi due spesso sono confusi ed erroneamente identificati nello stesso concetto, ma anche se possono avere alcuni punti in comune, si tratta di due approcci diversi:

  • il telelavoro (lavoro a distanza) permette di lavorare altrove rispetto al posto di lavoro, solitamente a casa propria, con l’ausilio di strumenti tecnologici che consentono di mantenere un collegamento con la sede lavorativa, nel rispetto degli orari stabiliti dal datore di lavoro, che possono favorire anche la contemporaneità lavorativa con altri colleghi;
  • lo smart working permette di non essere legati ad un unico luogo in cui svolgere il proprio lavoro; può trattarsi di casa propria, di una sede staccata o anche di una panchina al parco; a differenza del telelavoro non ci sono obblighi sul rispetto dell’orario, ma obiettivi da raggiungere.

La recente crescita italiana di queste attività svincolate dal posto di lavoro è conseguenza dell’emergenza sanitaria di questo periodo. Certo non è sempre possibile avvalersi di queste possibilità in un Paese di piccole e medie imprese, molte delle quali con attività manifatturiera, ma con lo sviluppo dei servizi non è impensabile estenderne la diffusione. Fino allo scorso anno in Europa gli italiani che lavoravano in una di queste forme erano il 4,8%. Per fare un confronto rapido: nei Paesi Bassi si sfiora il 36% di lavoratori che sfruttano queste possibilità, in Svezia il 35%. Vedremo se e come evolverà la situazione in questo senso.

Ma anche il mondo dell’istruzione può – anzi deve – evolversi in questo senso, e qui credo che l’argomento meriti una migliore messa a fuoco. Le scuole chiuse stanno facendo emergere esigenze importanti, non solo perché gli studenti si devono mantenere in esercizio (e quindi gli insegnanti devono assegnare compiti a casa in modo alternativo a quello consueto), ma anche perché si deve seguire quella programmazione che la sospensione e la chiusura dell’attività scolastica hanno interrotto. In quest’ottica, le nuove tecnologie della comunicazione possono essere di supporto alla didattica a distanza. Ma le nostre scuole sono pronte a questo? Insegnanti e studenti sono dotati di risorse e strumenti adeguati?

Quando si è parlato dell’utilizzo degli smartphone a scuola ho avuto modo di evidenziare:

In buona parte delle nostre scuole oggi mancano infrastrutture tecnologicamente adeguate (soprattutto in termini di connettività – ad Internet e interna – e di attrezzature) e sul fronte degli insegnanti è necessario provvedere ad una formazione idonea all’acquisizione di competenze mirate in tal senso. Naturalmente attuare tutto questo non è possibile senza provvedere ai necessari investimenti in questa direzione, un presupposto fondamentale per porre le basi di un serio processo di alfabetizzazione digitale.

In mancanza d’altro, troviamo insegnanti volenterosi che inviano materiale didattico ai propri studenti tramite mail o messaggi WhatsApp, tentativo lodevole all’insegna del “si fa quel che si può”. Ma questa non può essere LA soluzione, anche se supera in modo rudimentale due considerevoli lacune: la mancanza di una piattaforma scolastica per la didattica a distanza e il digital divide culturale di una parte degli insegnanti e degli studenti (e no, nel 2020 la frase “non sono tecnologico” non ha più giustificazione: con uno smartphone sono tutti pronti a chattare e diventare leoni da tastiera, a scattarsi selfie, a pubblicare “stati” e “storie” con foto ritoccate e filtrate, a utilizzare app più o meno utili… ma nel momento in cui c’è una funzione seria e utile da imparare con pochi click, sembra che nessuno sia in grado di farlo).

Le scuole possono trovare una soluzione sfruttando vari supporti: il primo è quello del Ministero dell’Istruzione, che ha messo loro a disposizione la pagina web Didattica a distanza, che offre l’opportunità di utilizzare materiali multimediali Rai per la didattica, Treccani scuola, Fondazione Reggio Children – Centro Loris Malaguzzi e di piattaforme per la formazione a distanza.

Una proposta a mio avviso interessante è inoltre quella di INDIRE – Istituto Nazionale Documentazione Innovazione Ricerca Educativa: sul loro sito web è disponibile edmondo, che viene presentato come “un mondo virtuale 3D online, dedicato esclusivamente a docenti e studenti per l’innovazione della didattica in classe”. Una sorta di Second Life declinato al mondo della didattica, dove questo tipo di mondo virtuale può trovare un’applicazione sicuramente proficua.

Va però ricordato che Indire, inoltre, ha organizzato un’iniziativa di solidarietà tra scuole con il supporto delle reti Movimento “Avanguardie educative” e Movimento delle “Piccole Scuole”, che si presentano pronte alla collaborazione con docenti e dirigenti scolastici degli istituti scolastici che ne faranno richiesta per offrire la propria esperienza nell’utilizzo di tecniche didattiche e strumenti innovativi. L’iniziativa si chiama “La scuola per la scuola” e vi hanno già aderito molti istituti.

Non mancano le soluzioni offerte da due grandi aziende tecnologiche, come Google e Microsoft, attive in questo settore rispettivamente con GSuite for Education e Office 365 Education A1. In tutta onestà, però, sarei molto riluttante ad utilizzare la piattaforma di e-learning di Google: è un’azienda che ha come core business l’utilizzo di dati a scopo di profilazione, per cui non mi meraviglierei se sfruttasse i dati acquisiti dagli studenti italiani per le proprie attività. Verificherei bene le condizioni di utilizzo dei dati conferiti alla piattaforma, prima di avere sorprese.

Per questo motivo probabilmente punterei su una soluzione come Weschool, una validissima piattaforma per la didattica integrata, che consente a studenti e professori di condividere qualsiasi tipo di contenuto, collaborare a lavori di gruppo, giocare, fare esercizi e ottenere feedback in tempo reale. Nella piattaforma è possibile trovare integra video, articoli, corsi, video quiz, libri di testo, prodotti collaborativi, lavori di gruppo.

Per quanto riguarda “semplici” strumenti di condivisione di lezioni, si possono sicuramente citare ad esempio Jitsi.org , Zoom.us, Big Blue Button. Esistono inoltre risorse “pronte all’uso” come quelle reperibili su Risorsedidattiche.net e Redooc.

Sicuramente esistono altre soluzioni, tutto sta a vedere quali rappresentano meglio le esigenze di insegnanti e studenti. Questo spazio rimane disponibile per eventuali segnalazioni: si tratta di voler seriamente iniziare e proseguire un percorso. Forse il nuovo coronavirus ha dato lo stimolo per partire.

 
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Pubblicato da su 8 marzo 2020 in news

 

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Edge, Microsoft si è arresa a Google

Colpisce un po’ vedere Microsoft che pubblicizza la nuova versione del browser Edge enfatizzando, come una referenza, il fatto che “utilizza ora la stessa tecnologia di Google Chrome“.

Esistono utenti nel mondo Windows che usano Edge da anni quasi senza saperlo: sul loro PC c’è quell’icona con la “e” minuscola azzurra, non troppo dissimile da quella di Internet Explorer, e per loro è sufficiente, perché basta avere un browser. Molti altri sono invece consapevoli di cosa sia Edge, ossia quell’erede scarso di Explorer che però spesso ha problemi e spinge gli utenti ad utilizzare browser alternativi. Va precisato che prevalentemente si tratta di problemi che mandano in tilt “EdgeHTML” (quella parte di codice che in Edge “compone” le pagine web), soprattutto quando l’utente utilizza i servizi della famiglia Google, dal motore di ricerca ad altre piattaforme come YouTube. Per questo motivo Microsoft ha pensato di correre ai ripari realizzando un nuovo browser, basato però su Chromium, la stessa tecnologia di Chrome.

Gli utenti di Windows 10 lo stanno ricevendo in queste settimane, nell’ambito di una campagna di aggiornamenti che è in corso. Chi non l’avesse ancora visto comparire sul proprio computer e non vedesse l’ora di provarlo, può scaricarlo da questa pagina: https://support.microsoft.com/it-it/help/4501095/download-the-new-microsoft-edge-based-on-chromium.

Può solamente essere migliore del suo predecessore. E chissà se così Microsoft potrà modificare i contenuti della pagina “Cosa fare quando Microsoft Edge non funziona

 
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Pubblicato da su 3 marzo 2020 in Internet, news, tecnologia

 

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Microsoft Surface Laptop 2 pubblicizzato da Mac Book. Il signor Mac Book

Se vi dico Mac Book, a cosa pensate? Se conoscete un po’ il mercato tecnologico, la prima cosa che vi viene in mente è l’omonima linea di laptop di Apple. Ma proprio su questo nome fa leva la nuova pubblicità di Microsoft, che ha per la pubblicità dell’ultima versione del proprio laptop, il Surface Laptop 2, ha arruolato un ragazzo australiano per via del suo nome, particolarmente ammiccante. Il testimonial scelto si chiama Mackenzie Book, chi lo conosce lo chiama Mac, quindi Microsoft lo presenta al mondo come Mac Book.

Ironico quanto basta, lo spot propone quindi il signor Mac Book che confronta un Mac Book con un Microsoft Surface Laptop 2, decretando migliore quest’ultimo per vari aspetti (incluso il touchscreen, assente sul Mac). Il video si conclude con il claim “Get a Surface” che sembra proprio rispondere alla campagna pubblicitaria “Get a Mac” di qualche anno fa.

Coincidenze? Non credo proprio!!!

 
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Pubblicato da su 2 agosto 2019 in News da Internet

 

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Pronti ai pesci d’aprile? Lo siamo tutto l’anno

“I pesci d’aprile hanno stufato”. E’ un po’ la sintesi dell’opinione di coloro che stanno cominciando a boicottarne la tradizione:

Ciao a tutti,

siamo in quel periodo dell’anno in cui le aziende tech cercano di mostrare la loro creatività per il giorno dei pesci d’aprile. A volte i risultati sono divertenti e a volte non lo sono. In entrambi i casi, i dati ci dicono che queste trovate hanno un impatto positivo limitato e possono effettivamente causare flussi di notizie indesiderati.

Considerando i venti contrari che l’industria tecnologica sta affrontando oggi, chiedo a tutti i team in Microsoft di non fare pesci d’aprile. Apprezzo che le persone abbiano dedicato tempo e risorse a queste attività, ma credo che abbiamo più da perdere che guadagnare tentando di essere divertenti in questo giorno.

Per favore estendete ai vostri team e propri partner interni, per assicurare che le persone siano a conoscenza della richiesta di smettere di fare pesci d’aprile.

Questa comunicazione è stata scritta da Chris Capossela, responsabile marketing di Microsoft, azienda che in passato si era mostrata molto attiva nell’organizzazione di scherzi e iniziative curiose (come il rilascio di MS-Dos per gli smartphone o la modifica dell’homepage del suo motore di ricerca Bing pubblicata con la grafica di Google), ma che da quest’anno ha deciso di porre fine alla propria partecipazione a questa tradizione.

Al di là dei risvolti legati a possibili vantaggi o svantaggi derivanti dall’aderire o meno a questa tradizione – che ha ormai 500 anni – le considerazioni potrebbero riguardare un altro aspetto. Pensandoci bene, in un’epoca come la nostra, in cui un’informazione potrebbe essere verificata agevolmente grazie all’uso intelligente di Internet, il pesce d’aprile ha poco senso. Pensandoci meglio, se questo uso intelligente di Internet fosse così conosciuto, bufale e fake news non esisterebbero. Tuttavia prosperano, nonostante il dichiarato impegno di molte aziende ad ostacolarne la diffusione.

Questo cosa ci porta a concludere?

Innanzitutto che il pesce d’aprile non ha più senso perché esiste tutto l’anno. O meglio, che il primo aprile è probabilmente l’unico giorno in cui una bufala può essere diffusa con l’intenzione di fare uno scherzo innocente. Per tutto il resto dell’anno vengono rese pubbliche notizie ingannevoli in malafede.

In secondo luogo possiamo concludere che, dopo decenni di esistenza di Internet e dei suoi servizi (dal World Wide Web in poi), gran parte degli utenti non ha ancora maturato un’esperienza attiva tale da permetterne un utilizzo virtuoso. Troviamo persone che sembrano saper utilizzare benissimo computer e smartphone perché trascorrono una marea di tempo su app e social network, ma che non riescono a spingersi appena poco oltre, perché non pensano di poter sfruttare un motore di ricerca per verificare un indirizzo o una qualsiasi informazione, reperibile sfruttando due briciole di cervello.

Sarebbe bello e auspicabile che, a partire dalla scuola, venisse trattato seriamente il tema dell’educazione digitale, con l’obiettivo di un uso corretto e intelligente delle risorse tecnologiche disponibili al giorno d’oggi. Un tema che si lega però alla già nota necessità di investimenti in infrastrutture pronte e insegnanti preparati, come ho già spiegato in precedenza.

Se tutto girasse nel verso giusto, esisterebbero solo i pesci d’aprile e non le fake news. Perché i primi sarebbero accettati “con spirito” e le seconde, a quest’ora, sarebbero già un ricordo a cui guardare con compatimento.

 
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Pubblicato da su 29 marzo 2019 in news

 

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Windows 10, la patch sia con te e con i tuoi aggiornamenti

Molto tormentati gli ultimi aggiornamenti di Windows 10: sospeso l’October Update per problemi riscontrati globalmente da molti utenti che si sono visti scippare alcuni file dalle cartelle Documenti e Immagini, Microsoft rileva ora altri problemi legati al ripetersi della mistica apparizione della sempre temuta BSOD (Blue Screen of Death, la “schermata blu della morte”), sui computer aggiornati alla versione October 2018 Update (disponibile fino a qualche giorno fa solo con download volontario dal sito del produttore), ma anche alla April 2018 Update.

L’errore riscontrato questa volta si riferisce ad una “WDF_VIOLATION” e sembra sia stato rilevato su computer dotati del driver Hpqkbfiltr.sys, la cui rimozione risolverebbe il problema. Anche in questo caso, Microsoft ha bloccato gli update incriminati per approfondire la questione. Forse l’azienda dovrebbe rivedere un po’ i processi legati agli update e alla loro distribuzione.

 
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Pubblicato da su 15 ottobre 2018 in news

 

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Il necrologio di Windows Mobile scritto da Microsoft

Se siete utenti di smartphone con sistema Windows Mobile, cominciate seriamente a valutare alternative (se già non lo avete fatto prima): lo sviluppo relativo a questa piattaforma non è più una priorità, come suggerisce il tweet scritto ieri da Joe Belfiore, che per Microsoft è il vice-president responsabile di Windows 10:

Belfiore ha dichiarato che Microsoft continuerà a distribuire aggiornamenti di sistema e di sicurezza, ma niente di più, ufficializzando la fine del programma di sviluppo del sistema, di cui gli utenti di fatto si sono già resi conto da almeno un anno. Windows Mobile è stato sopraffatto da iOS e Android e negli USA è ormai precipitato ad una quota di mercato irrisoria, inferiore all1% (mentre in Italia si trova ancora attorno al 2%).

 
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Pubblicato da su 9 ottobre 2017 in cellulari & smartphone

 

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Don’t WannaCry

Se quest’immagine non vi è nuova – perché è comparsa su un vostro computer – probabilmente avete già familiarizzato con il nuovo incubo informatico WannaCry, in cui le vittime vengono colpite da un ransomware (un software malevolo che, una volta installatosi, cripta i file presenti sul computer, che possono essere “liberati” solo dietro pagamento di un riscatto, il ransom appunto). Dentro WannaCry c’è l’exploit di vulnerabilità Eternal Blue, sviluppato dalla NSA, l’intelligence americana, e in seguito trafugato da un gruppo che si cela sotto il nome Shadow Brokers. Alla base c’è quindi la possibilità di sfruttare una vulnerabilità dei sistemi Windows, che però Microsoft aveva già scoperto e “tappato” con alcuni aggiornamenti, disponibili online.

Di conseguenza, i computer infetti sono macchine Windows non adeguatamente aggiornate. E là fuori esistono ancora tanti, troppi computer ancora dotati di Windows XP, escluso dagli aggiornamenti Microsoft da tre anni, ma ciò nonostante ancora pesantemente presente nel mondo, tanto da “costringere” il produttore a pubblicare – insieme agli update per i sistemi supportati – un aggiornamento di sicurezza straordinario anche per chi non ha ancora abbandonato questo sistema operativo in circolazione dall’ottobre 2001.

Aggiornate i vostri computer, effettuate backup, aggiornateli con la maggior frequenza possibile e conservateli in sicurezza. Saranno la vostra ancora di salvezza in caso di infezione. L’altro consiglio, a monte, è a carattere preventivo: non cliccate su link o allegati veicolati da mail di cui non siete assolutamente sicuri.

E’ questo ciò che accade quando si sottovaluta l’importanza degli aggiornamenti e la vetustà di sistemi che non vengono adeguati perché “finora ha sempre funzionato bene così”.

 
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Pubblicato da su 13 maggio 2017 in security

 

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Excel e Calc hanno contaminato molti studi scientifici

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Genome Biology ha pubblicato un articolo su uno studio di un team di ricercatori australiani che hanno rivelato come, nel campo della genetica, moltissimi studi scientifici contengano errori dovuti all’utilizzo di Microsoft Excel. Sono stati analizzati circa 3.600 studi genetici pubblicati da autorevoli riviste scientifiche con i relativi file allegati, in cui sono presenti tabelle che elencano i geni utilizzati.

A programmatic scan of leading genomics journals reveals that approximately one-fifth of papers with supplementary Excel gene lists contain erroneous gene name conversions.

Dall’analisi è emerso che un quinto degli studi pubblicati e corredati da allegati in Excel contengono errori, generati dal formato applicato automatica alle celle che contengono i nomi dei geni, indicati con abbreviazioni. I due esempi illustrati chiariscono come sia possibile generare questo tipo di errori: il gene “Membrane-Associated Ring Finger (C3HC4) 1, E3 Ubiquitin Protein Ligase” viene abbreviato con MARCH1, mentre il gene “Septina 2” come SEPT2. Impostato in inglese, Excel li converte automaticamente in date (1 marzo, 2 settembre).

Per ovviare all’inconveniente, chi utilizza il file Excel dovrebbe impostare impostare il formato testo di una colonna prima di compilarne le celle con quel tipo di dati. Il problema, oltre che con Excel, si presenta anche con le applicazioni Calc di LibreOffice e OpenOffice, mentre pare che nei file creati con Fogli di Google (Google Sheets) le conversioni automatiche non vengano applicate (nemmeno se aperti successivamente da Excel o Calc).

Formattare preventivamente le celle in cui devono essere scritti dati così come li vogliamo è una buona regola da applicare sempre, non solo in campo scientifico.

 
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Pubblicato da su 30 agosto 2016 in news

 

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LinkedIn will be Microsoft

MicrosoftLinkedin

Quando Microsoft fa la spesa, fa le cose in grande. Adesso si accinge ad acquistare LinkedIn per 26 miliardi di dollari. A quanto mi risulta è l’operazione finanziaria più importante mai svolta da Microsoft, non solo dal punto di vista finanziario, poiché ci fa intuire che la sua strategia integrerà il social network, con i suoi 433 milioni di utenti, con le sue linee di business come gli applicativi Dynamics, Office 365, la comunicazione di Skype.

LinkedIn si è finora focalizzato sullo sviluppo di contatti professionali (mentre Facebook ha sempre mantenuto un approccio generalista). Resta da capire in che misura Microsoft intenderà valorizzarlo. O monetizzarlo.

 
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Pubblicato da su 13 giugno 2016 in business

 

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Windows 10 su 300 milioni di device (Microsoft, ti piace vincere facile eh?)

CatturaWin10

Grande soddisfazione per Microsoft aver raggiunto, con Windows 10, il considerevole traguardo dei 300 milioni di dispositivi che ne fanno uso… Grazie tante, ci sarei arrivato anch’io con l’aggiornamento che fa tutto da solo, talvolta senza chiedere nulla all’utente!

 
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Pubblicato da su 6 maggio 2016 in news, News da Internet

 

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Windows 10 ovunque, la nuova missione di Microsoft

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Confermando quanto anticipato a settembre, Microsoft ieri ha presentato Windows 10. Il successore di Windows 8 si chiama così per ostentare un notevole passo in avanti rispetto alla precedente generazione. L’obiettivo è quello di arrivare ad un sistema operativo che sia realmente fruibile da dispositivi di dimensioni e caratteristiche differenti: computer, notebook, laptop, tablet e smartphone innanzitutto, ma sarà la base di altre novità che si preannunciano molto interessanti.

Con Windows 10 si registra il ritorno del menu Start, che può essere anche ridimensionato e ampliato a tutto schermo per essere utilizzato con l’interfaccia a riquadri già vista nella versione precedente e su Windows Phone, versione mobile che sparirà per convergere nel nuovo sistema operativo. In base a questa convergenza di versioni, su Windows 10 arriva anche Cortana, l’assistente vocale (il collega di Siri di Apple). Fra le novità c’è un nuovo browser che al momento viene indicato con il nome di Spartan e l’app Xbox per collegarsi al proprio account e condividere i giochi presenti sulla console con il dispositivo dotato di Windows 10. Per agevolarne la diffusione, l’aggiornamento a Windows 10 sarà gratuito per gli utenti di Windows 8.1, Windows 7 e Windows Phone 8.1.

surface-hub-4jpg-64726f[1]Con l’occasione, Microsoft ha presentato inoltre due dispositivi, sempre basati sull’impiego del nuovo sistema operativo, ma orientati ad utilizzi differenti: il primo si presta ad un uso collettivo e condiviso e si chiama Surface Hub, un super display touchscreen da 84 pollici che può essere impiegato per riunioni (in sostituzione di un proiettore e per navigare su web), videoconferenze, oppure a scopo didattico come lavagna multimediale. Il secondo, forse più stuzzicante, destinato ad un utilizzo individuale, si chiama HoloLens ed è un paio di occhiali multimediali pensati per sfruttare una tecnologia a ologrammi e sovrapporre immagini 3D all’ambiente che circonda l’utente che li indossa. Gli impieghi sono svariati e vanno dalla progettazione all’intrattenimento.

E’ chiara l’intenzione di preparare un’invasione di Windows 10 in molte tipologie di dispositivi per arrivare in vari settori, realizzando un’unica piattaforma, con il proprio cloud (OneDrive) e un proprio marketplace, su cui tutti gli utenti Microsoft dovranno convergere.

 
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Pubblicato da su 22 gennaio 2015 in cellulari & smartphone, computer, news, tecnologia

 

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Non ci sono più i Nokia (di una volta)

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Il sospetto divenne certezza e venne il giorno in cui il marchio Nokia sparì dagli smartphone: due anni dopo l’acquisto della divisione mobile dell’azienda finlandese, Microsoft ha deciso di apporre solo il proprio brand sui nuovi apparecchi della gamma Lumia, a partire dal modello 535.

I Lumia sono qualcosa di diverso dai Nokia di un tempo, che venivano considerati i Cellulari per antomomasia. Quell’epoca è finita da anni e ora la sparizione del brand Nokia dal mercato è solo l’ultimo atto formale.

Una prece.

 
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Pubblicato da su 12 novembre 2014 in cellulari & smartphone, telefonia

 

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Microsoft chi?

”Molti pensano che i nostri più grandi concorrenti siano Yahoo! o Bing. Ma il nostro più grande rivale nel settore dei motori di ricerca è effettivamente Amazon”

È quanto ha dichiarato Eric Schmidt – presidente di Googke – in occasione di un evento dedicato alle startup a Berlino.

Considerando che i due gruppi si sfidano anche nella logistica, la contrapposizione non potrà che ampliarsi…

 
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Pubblicato da su 14 ottobre 2014 in business, news

 

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Windows, si salta alla 10

Windows 10

 

Avete ancora Windows XP? Non vi siete accorti che nel frattempo è uscito Windows Vista, Windows 7 e Windows 8, con l’update 8.1? O aspettavate la prossima versione ancora? Be’, scordatevi di Windows 9, perché Windows 10 sarà davvero rivoluzionario. Parola di Microsoft.

Però… un momento. Ma Windows 9 non è ancora uscito.

Perché presentano già Windows 10?

Si sono forse dimenticati di non aver ancora rilasciato la versione 9?

Assolutamente no, a Redmond sono molto più avanti di noi in tutti i sensi e – con sapiente strategia di marketing – hanno deciso che dopo Windows 8 si passerà direttamente a Windows 10, saltando un numero per evidenziare il notevole salto in avanti compiuto dal nuovo sistema innovativo. Che ripresenterà il menu Start – che era rimasto fino a Windows 7 – con programmi e applicazioni. Però sarà tutto nuovo!

Forse 😉

 
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Pubblicato da su 30 settembre 2014 in news

 

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Windows ritornerà al Menu Start

Pare che Microsoft abbia deciso di cedere alle lagnanze degli utenti di Windows che rimpiangono il Menu Start . Dopo averlo reintrodotto in sordina su Windows 8.1, l’azienda avrebbe deciso di consolidarlo in Windows 9 (o come si chiamerà), con un pannello che mostra programmi e applicazioni a cui possono essere aggiungere altri pannelli con i box dell’interfaccia attuale (più adatta ai touchscreen). L’utente sarà messo in condizioni di scegliere quale interfaccia utilizzare. Almeno quella.

 
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Pubblicato da su 12 settembre 2014 in News da Internet

 

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