RSS

Archivi tag: intelligenza artificiale

FaceApp, tecnologia da utilizzare bene

L’app del momento è FaceApp. Esiste da due anni, ma recentemente ha beneficiato di alcuni aggiornamenti che ne hanno reso i risultati davvero realistici. Per chi ancora non la conoscesse, si tratta di un’applicazione per smartphone che – attraverso algoritmi di Intelligenza Artificiale – permette la realistica rielaborazione del ritratto di una persona, con la possibilità di modificare l’acconciatura, aggiungere un sorriso o una barba, fino al punto di farle cambiare sesso o invecchiarla.

Su FaceApp in questi giorni ho sentito di tutto, c’è anche qualcuno che la crede parte di Facebook (perché la radice del nome è la stessa, e perché ormai è opinione comune che le mani di Mark Zuckerberg possano arrivare ovunque, dal momento che anche anche Instagram e WhatsApp gravitano nell’orbita del più popolare social network del mondo). E invece no, la genesi di FaceApp è completamente diversa: lo sviluppo è stato curato da Wireless Lab, azienda russa di San Pietroburgo fondata da Yaroslav Goncharov (già collaboratore di Microsoft).

Approfondita la genesi di questa app che si basa su foto scattate al momento o attinte dalla gallery dello smartphone, se diamo un’occhiata alle condizioni di utilizzo e alle informazioni sulla riservatezza dei dati utilizzati, scopriamo che utilizzando FaceApp si accetta “che il Contenuto dell’utente possa essere utilizzato a fini commerciali”. In altre parole, la copia della foto oggetto di ritocco può essere utilizzata da persone a noi estranee per finalità a noi sconosciute. E cancellare una foto non serve a sottrarla alla loro disponibilità: “Il Contenuto caricato dall’utente rimosso dai Servizi può continuare a essere archiviato da FaceApp, incluso, senza limitazioni, il fine di rispettare determinati obblighi di legge”. La contropartita di vedersi più vecchi, più giovani, sorridenti o con una diversa acconciatura è quindi la consegna di una o più immagini all’azienda russa, a società del gruppo o a partner “affiliati”. Sull’App Store di Apple e sul Google Play Store, Faceapp si presenta con riferimenti USA (Wilmington, nel Delaware). Tutto sembra ignorare la regolamentazione sulla riservatezza dei dati in vigore a livello europeo, che vale anche per i trattamenti di dati acquisiti da aziende non europee che offrono servizi ad utenti sul suolo europeo.

Al netto di queste supposizioni: l’importante – come sempre – è essere consapevoli di queste condizioni di utilizzo prima di accettarle. Se questo non crea problemi, il gioco può anche essere divertente. Ma sapendo che ogni immagine può essere memorizzata e utilizzata per ulteriori sviluppi dei già efficaci algoritmi utilizzati per FaceApp, è importante che ognuno giochi con foto proprie, e non di altre persone ignare dell’utilizzo che qualche sconosciuto potrebbe fare di un loro ritratto.

Andando oltre al gioco: come dicevo inizialmente, è impressionante notare quanto siano realistici gli effetti dell’elaborazione di questa app. Forse ora sarà possibile, anche per Polizia e servizi di Intelligence, avere ritratti più verosimili dei ricercati latitanti da anni, per i quali si dispone di foto datate su cui sono stati composti identikit talvolta improbabili con volti sbilenchi e rielaborati in modo approssimativo. Il suggerimento è quello di mettere un sistema come FaceApp al servizio delle forze dell’ordine e della giustizia. Altro che giochino!

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 17 luglio 2019 in news

 

Tag: , , , , , ,

Frankestein virtuali grazie all’intelligenza artificiale

Se andate sul sito web ThisPersonDoesNotExist.com trovate il ritratto fotografico di una persona. Se ricaricate/aggiornate la pagina, la foto cambia e vi presenta un altro volto, e ad ogni aggiornamento il ritratto è diverso. Come dice il nome inglese del sito, questa persona non esiste: sono tutte immagini realizzate da una piattaforma di intelligenza artificiale in grado di generare il ritratto di una persona inesistente, come quelli che vedete nelle immagini riportate qui (“catturate” da me pochi minuti fa)

Al netto di alcune imperfezioni di composizione che si possono verificare, quasi tutti i ritratti proposti da questo sistema sono assolutamente credibili. L’articolo di The Verge che me l’ha fatto scoprire spiega che dietro questo “generatore di volti” c’è Philip Wang, un ingegnere che lavora per Uber, che ha realizzato questo sistema sfruttando – come lui stesso spiega – una tecnologia sviluppata da Nvidia (la stessa azienda che produce componenti, schede e processori grafici che si trovano in moltissimi dispositivi, computer e console). Alla base dell’algoritmo c’è un ricco archivio di immagini reali, da cui il software – che al dottor Viktor Frankestein sarebbe sicuramente piaciuto – attinge elementi per comporre i volti (per maggiori dettagli tecnici c’è uno specifico post su lyrn.ai).

La finalità di questa realizzazione è puramente dimostrativa e ci fa capire quanto sia possibile fare già oggi con l’intelligenza artificiale, ma anche intuire le possibili prospettive future. Abbiamo già visto l’anchorman virtuale del telegiornale cinese, clonato però da una persona in carne e ossa. Qui siamo un passo oltre e il percorso è in progressiva accelerazione. Attenzione, dunque, alle possibilità date da questi sistemi, da cui potrebbero uscire ad esempio le foto di profili di un social network, le immagini di un curriculum vitae, le fattezze dei personaggi di un film, fino ad arrivare alle immagini che documentano un evento, o anche un fatto di cronaca, con i suoi protagonisti eventualmente inesistenti. Dal mondo dell’entertainment a quello dell’informazione, i volti virtuali potranno essere pressoché ovunque.

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 15 febbraio 2019 in intelligenza artificiale, news

 

Tag: , , , , , ,

Cosa ci porterà l’intelligenza artificiale dei giornalisti virtuali

Possono lavorare 24 ore al giorno, senza pause e senza alcun rischio di rivendicazioni sindacali: sono i nuovi IA Anchors, conduttori televisivi virtuali comparsi la scorsa settimana in Cina, frutto di un progetto dell’agenzia di stampa statale Xinhua News Agency. Si tratta di sistemi di machine learning che si presentano sotto le spoglie del classico “mezzobusto” di un presentatore che, attraverso mimica facciale e voce sintetizzata, possono illustrare notizie in un programma televisivo. Una novità che, andando oltre le prime interpretazioni superficiali, potrebbe avere risvolti positivi anche per la qualità dell’informazione.

Il modello espressivo è decisamente limitato: la voce è chiaramente “artificiale” e le espressioni del volto non vanno al di là di qualche piccolo movimento, ma si tratta di particolari che l’evoluzione consentirà indubbiamente di migliorare. Al netto di questo, la realizzazione è comunque impressionante e, già a questo livello, l’impiego del presentatore virtuale presenta sicuramente dei vantaggi: in primo luogo la disponibilità permanente, che permette la messa in onda – anche in caso di edizioni straordinarie – in qualsiasi orario del giorno e della notte (purché esista una notizia da leggere). Lo svantaggio è che, almeno al momento, si tratta solo di una facciata, che dipende totalmente da una notizia ancora redatta da esseri umani.

IA Anchors sembra il primo passo concreto verso la realizzazione di quella fantascienza televisiva che negli anni ’80 era stata ipotizzata con Max Headroom, un personaggio virtuale – interpretato in realtà da un attore in carne e ossa – che “esisteva” solamente su schermi di televisori e monitor di computer.

A seguire, l’evoluzione porterà senza dubbio ad un miglioramento della performance e a sempre minori differenze tra personaggi virtuali e conduttori reali, al punto che un giorno questi ultimi potrebbero non essere più utili. Ma si tratta di un’idea talmente impersonale e asettica che personalmente mi sento di escludere: se un domani, oltre alla presentazione, anche la notizia venisse realizzata attraverso un’intelligenza artificiale, il telegiornale potrebbe “guidarsi da solo” (come le auto), facendo mancare umanità, emozioni e accuratezza al mondo dell’informazione e, per estensione logica, a quello dell’intrattenimento.

Il fatto che questo progetto sia stato realizzato in Cina dall’agenzia di stampa di Stato fa pensare che in quel contesto il giornalismo, il giornalismo di qualità, sia in pericolo, perché in questa prospettiva – chiedo perdono per il paradosso verbale – sarà libero di essere censurato. In realtà differenti, realmente aperte e democratiche, vedo al contrario un orizzonte positivo per chi fa vera informazione: l’intelligenza artificiale potrà essere impiegata in modo virtuoso per dare al pubblico le notizie dell’ultimo minuto e comunicazioni urgenti che richiedono tempestività. I giornalisti avranno così maggior tempo a disposizione da dedicare ad attività di più alto valore aggiunto come approfondimenti, inchieste e servizi di maggior peso, migliorandone l’accuratezza e acquisendo maggiore autorevolezza.

Io personalmente estenderei l’impiego dell’anchorman virtuale al mondo del gossip. Mi piacerebbe vedere “l’effetto che fa” nel sentirlo e vederlo leggere in modo quasi inespressivo le ultime notizie sulle coppie del momento, tipo Chiara Ferragni e Fedez, o Asia Argento e Fabrizio Corona. Forse l’attenzione pubblica posta su un certo tipo di informazioni ne uscirebbe riequilibrata.

 
1 Commento

Pubblicato da su 12 novembre 2018 in news

 

Tag: , , , , , , , , , , ,

Alice e Bob: niente panico

Sarà capitato anche a voi di sentire o leggere, in questi giorni, una notizia su due “robot” Alice e Bob dotati di intelligenza artificiale, che sarebbero stati spenti immediatamente dopo la scoperta che avevano iniziato a conversare in una lingua incomprensibile. La notizia è stata diffusa da più fonti in modo incontrollato, soprattutto da parte di chi non è stato in grado di comprenderne il reale significato, trasmettendo un allarmante messaggio sulla possibilità che due macchine dotate di intelligenza artificiale avessero inventato una propria forma di linguaggio per rendersi incomprensibili agli uomini che le hanno create e cospirare alle loro spalle, inducendo ad immaginare scenari futuribili a base di robot che si ribellano all’uomo, un po’ come Hal 9000 di 2001: Odissea nello spazio, se non Skynet di Terminator.

La verità è molto meno oscura e inquietante: chi ha scritto il codice utilizzato per Alice e Bob al FAIR – il laboratorio di Facebook che si occupa di ricerca sull’intelligenza artificiale – ha programmato la loro capacità di negoziazione (è su questo aspetto che verte il test che li coinvolge), ma non li ha vincolati ad esprimersi in un inglese corretto, di conseguenza le due macchine hanno cominciato a conversare liberi da regole (grammaticali, sintattiche e di qualunque altra natura). Tutto il resto sono congetture e speculazioni: non esiste traccia di intenti ribelli o indipendentisti da parte di queste macchine, spente (disattivate) prima di poter proseguire uno scambio che non ha avuto alcuna efficacia, ad eccezione di non essere compreso (se non dai due bot) e, quindi, di essere facilmente frainteso. Non erano arrivate nemmeno al livello di un TVUMDB.

Questa vicenda, che non ha alcun aspetto allarmistico, non ci deve però far dimenticare quanto sia opportuno – anzi, necessario – che lo sviluppo di tecnologie di intelligenza artificiale debba essere normato e mantenuto sotto uno stretto controllo affinché non si arrivi ai livelli di auto-coscienza ben descritti dal “Future of Life Institute”.

Foto tratta da un articolo di giugno di The Atlantic. Sì, giugno. Dopo questo post pubblicato da Facebook.

 

 

 
Commenti disabilitati su Alice e Bob: niente panico

Pubblicato da su 2 agosto 2017 in news

 

Tag: , , , , , ,

M (non il boss di 007)

image

Non sono stupito dal fatto che Facebook abbia lanciato la sperimentazione di M, il nuovo assistente virtuale: dopo Siri (di Apple), Google Now e Cortana (di Microsoft) era tempo che qualcun altro si muovesse nella stessa direzione.

Naturalmente M viene presentato come qualcosa di più degli assistenti offerti dai competitor, per ora si parla di un’applicazione di intelligenza artificiale calata in Messenger (risponderà via chat a chi lo contatterà, essendo disponibile in mezzo agli altri amici di Facebook), ma nel tempo forse potrebbe avvicinarsi alla Samantha del film Lei (Her).

Attenzione, però: lo scopo di Facebook non è certamente quello di fornire ai propri utenti un compagno virtuale in sostituzione di uno in carne ed ossa: dietro M non ci sono solo automatismi, ma anche molte risorse umane, impiegate sia nel suo sviluppo che nelle sue dinamiche funzionali. Prendetene nota… nel bene o nel male, presto se ne riparlerà, quantomeno per un aspetto fondamentale, ossia l’obiettivo dell’investimento profuso da Facebook.

Al di là degli aspetti scientifici e tecnologici inerenti gli sviluppi sull’intelligenza artificiale, l’azienda si aspetta senz’altro un ritorno economico. Non è difficile prevedere per quale strada sia possibile ottenerlo: i dati trasmessi dagli utenti a M verranno trasformati in informazioni utili ad una sempre più accurata profilazione sulle loro preferenze, da dare in pasto agli inserzionisti pubblicitari.

E, ancora una volta, è bene rendersi conto fin da subito dei possibili risvolti che una novità di questo peso può avere. Per farne uso con la dovuta consapevolezza.

 
Commenti disabilitati su M (non il boss di 007)

Pubblicato da su 27 agosto 2015 in news, social network, tecnologia

 

Tag: , , , , , , , , , , ,

Sbagliare è umano

Nella sede di Google è in corso da tempo la sperimentazione di un progetto che riguarda auto senza conducente, cioè che si guidano da soleSebastian Thrun, l’esperto in intelligenze artificiali che è a capo del progetto, ha sempre dichiarato che queste auto sono “un meccanismo perfetto” e sono già state riconosciute (e quindi possono circolarvi lecitamente) dallo stato del Nevada. Qualche giorno fa, nei pressi di Mountain View, queste Google Car sono rimaste coinvolte in un incidente.

Tuttavia non si può dare torto a Sebastian Thrun: alla guida della Prius di Google che ha causato il tamponamento – che ha riguardato in tutto cinque veicoli – in realtà non c’era una persona, ma un conducente in carne ed ossa.

 
1 Commento

Pubblicato da su 10 agosto 2011 in curiosità, Mondo, news, News da Internet, tecnologia

 

Tag: , , , , ,

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: