RSS

Archivi tag: mark zuckerberg

Clubhouse, abbiamo un problema. Di privacy

Clubhouse ha qualche problema di privacy. Nel nuovo audio social network, su cui già esistevano perplessità in materia di riservatezza, a un utente è stato infatti possibile condividere gli audio di una “stanza” e ritrasmetterli esternamente in streaming tramite un sito web. Il leak è stato confermato dalla Alpha Exploration (l’azienda che ha realizzato la piattaforma), ed è stato reso noto solo pochi giorni dopo la scoperta, da parte dello Stanford Internet Observatory (SIO), di una vera e propria falla nella sicurezza del sistema, foriera di intrusioni non autorizzate e trasmissioni di dati.

Secondo quanto rilevato, la piattaforma si basa su tecnologie sviluppate della società cinese Agora, che secondo i ricercatori del SIO potrebbe accedere agli audio degli utenti e fornirne i contenuti al governo cinese. A quanto pare, però, esiste una vulnerabilità che è stata sfruttata, appunto, da un utente che ha scoperto come condividere le conversazioni, rendendole accessibili anche a utenti non iscritti, semplicemente sfruttando un sito esterno, chiamato OpenClubhouse.

Secondo quanto riferito da Bloomberg, Clubhouse ci ha messo una pezza bannando l’utente e dichiarando di aver apportato opportune contromisure, azione che presso il SIO non viene ritenuta credibile. Un problema non da poco e indubbiamente da risolvere in modo concreto, considerando la crescita esponenziale registrata in queste ultime settimane, in cui il social ha raggiunto quota 8 milioni di download, grazie anche all’ingresso di numerosi personaggi come Elon Musk, Kanye West e Mark Zuckerberg, che hanno indubbiamente contribuito ad accrescerne la popolarità.

Ma senza un deciso cambio di rotta sul fronte della sicurezza, tanta popolarità dopo l’entusiasmo per l’app del momento potrebbe tradursi in un problema di cattiva reputazione, per risolvere il quale una pezza non può essere sufficiente.

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 26 febbraio 2021 in news

 

Tag: , , , , , , , , , , , ,

Clubhouse nel mirino di Facebook e Twitter

Quando una piattaforma tecnologica sembra funzionare, Mark Zuckerberg inizia a puntare i piedi e a volerla acquistare per inglobarla nella famiglia Facebook. Era accaduto con Instagram, si è ripetuto con WhatsApp e con Oculus. Ora – stando a quanto riferisce il New York Times – sarebbe il turno di Clubhouse, il social network “solo audio”, che sta acquistando popolarità mondiale grazie all’ingresso – registrato nei giorni scorsi – di vari nomi illustri (tra cui Elon Musk, ma anche personaggi come Drake, Tiffany Haddish e Jared Leto), che hanno contribuito a solleticare l’interesse di molti investitori. Clubhouse sarebbe però nel mirino anche di Twitter: entrambi i gruppi, infatti, avrebbero in cantiere soluzioni concorrenti (quella a cui sta lavorando Twitter si chiamerebbe Spaces).

Che l’evoluzione dei social network vada in questa direzione? Possibilissimo. Nel frattempo, però, l’impegno al rispetto degli utenti e delle loro informazioni personali deve essere mantenuto e il fatto che il “pioniere” Clubhouse, nelle proprie condizioni d’uso, non abbia previsto nessuna conformità alle regole previste dal GDPR lascia aperti ancora molti dubbi, insieme a quelli dei possibili utilizzi dei contenuti delle conversazioni. Ma è ormai certo che presto ne sentiremo parlare nuovamente.

Anziché fermarsi al lato social, i big potrebbero però guardare oltre e in altre direzioni, ad esempio verso una declinazione più social di soluzioni come Robinhood, la piattaforma di trading senza intermediazione, destinata ai piccoli investitori interessati alle criptovalute o a pacchetti di titoli quotati a Wall Street, gratuita per chi sceglie di sorbirsi inserzioni pubblicitarie, a pagamento per chi preferisce abbonarsi. Ma in entrambe le versioni rischiosa, per chi si avventura da solo in operazioni finanziarie senza alcun supporto. Questa è una boutade provocatoria ovviamente, ma non è detto che il futuro di questo settore non contempli questa possibilità.

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 11 febbraio 2021 in news

 

Tag: , , , , , , , , , , , , , , ,

Facebook, una sentenza la inchioda. Recidiva?

Facebook ha copiato e dovrà pagare un risarcimento di 3,8 milioni di euro a Business Competence, per aver inserito – tra le funzionalità del social network – una app chiamata Nearby Places che secondo il tribunale è pressoché identica a Faround, app che l’azienda di Cassina de’ Pecchi aveva lanciato nel 2012.

La decisione è della Corte d’Appello di Milano, che ha confermato – rincarandone l’aspetto economico – una sentenza di primo grado del 2016, che condannava l’azienda guidata da Mark Zuckerberg ad un risarcimento che lo scorso anno è stato quantificato in 350mila euro, riscontrando le fattispecie di concorrenza sleale e violazione del diritto d’autore per un’operazione che i giudici hanno esplicitamente definito di “appropriazione parassitaria”.

Intorno a questa funzionalità, che permette di trovare nelle vicinanze gli amici e le destinazioni più affini ai gusti manifestati dall’utente via social, pare che Facebook sia recidiva: a metà del 2012 aveva introdotto la prima versione di Nearby Friends (Amici nelle vicinanze), ritirata dopo poche ore dichiarando che si era trattato di un test (fulmineo!), ma già in quell’occasione erano emerse notizie di una causa legale promossa dagli sviluppatori della app Friendthem, che ne rivendicavano la paternità, come si legge in un articolo di Mashable.

Il mercato dei social network sembra realmente caratterizzato da mancanza di scrupoli, ma va tributato un plauso a Business Competence – e a chi la ha assistita legalmente – per “non aver mollato” in un contesto che, per proporzioni, ricorda la battaglia di Davide contro Golia.

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 6 gennaio 2021 in news

 

Tag: , , , , , ,

Anche i ricchi laggano

Avete presente l’imbarazzante disagio che provate quando si interrompe il collegamento durante una videochiamata o una riunione online? Problemi di connessione possono capitare a tutti, soprattutto in questo periodo in cui si intensifica l’utilizzo di didattica online e soluzioni per il lavoro a distanza. E lo stesso problema è capitato a Mark Zuckerberg ieri, mentre stava testimoniando – in videoconferenza – davanti alla Commissione per il Commercio, insieme a Jack Dorsey e Sundar Pichai, i ceo rispettivamente di Twitter e Google, che insieme al “numero uno” di Facebook erano chiamati a rispondere in merito alle attività di moderazione che le loro piattaforme seguono per la pubblicazione dei contenuti da parte degli utenti. Pittoresco il racconto della vicenda pubblicato da Reuters:

“Non siamo in grado di entrare in contatto con il signor Mark Zuckerberg”, ha riferitoil senatore Roger Wicker, che presiede il comitato, accettando un ritardo di cinque minuti dopo che gli amministratori delegati di Twitter Inc e Google di Alphabet Inc avevano parlato. Facebook ha detto al comitato che Zuckerberg era solo. È riuscito a connettersi in un paio di minuti. “Ho potuto ascoltare le altre dichiarazioni di apertura. Stavo solo facendo fatica a connettermi “, ha detto Zuckerberg. Wicker ha risposto: “Conosco la sensazione del signor Zuckerberg”

Un attimo di foklore che ci dà modo di sapere che il Congresso americano ha ostentato una certa preoccupazione sul tema della moderazione dei contenuti pubblicati sui social media: nella discussione si è parlato del Communications Decency Act, normativa che nella sezione “230” regola le responsabilità dei provider di connettività e di servizi Internet e stabilisce che le “piattaforme”, in quanto tali, non sono prodotti editoriali e quindi non hanno responsabilità sui contenuti pubblicati dagli utenti. Questa legge è da tempo nel mirino di Donald Trump, che dopo essere stato in più occasioni moderato da Twitter, la scorsa primavera ha sottoscritto un ordine esecutivo per introdurre maggiori responsabilità nei confronti di forum e social network sui contenuti pubblicati. L’audizione di ieri è stata piuttosto articolata, considerando che l’interesse sull’argomento è direttamente proporzionale all’attenzione verso le elezioni presidenziali USA. Un articolo del New York Times ne offre una cronaca interessante.

Ma l’episodio, ancora una volta, ci ricorda quanto sia ricorrente l’esigenza di avere una connessione di buona qualità e con caratteristiche di stabilità. Non solo per seguire online le vostre serie preferite, di cui non potete fare a meno, ma soprattutto nei casi in cui – come accennavo inizialmente – rappresenta una necessità, per il lavoro o la didattica a distanza, o per altre eventualità ancor più importanti o solenni, come un’audizione in una sede istituzionale.

 
3 commenti

Pubblicato da su 29 ottobre 2020 in news, social network

 

Tag: , , , , , , , , , , ,

Facebook e i social network? Gangster digitali, secondo il parlamento britannico

A pagina 42 del documento “Disinformation and ‘fake news’: Final Report” pubblicato dalla Commissione “Digital, Culture, Media and Sport” del parlamento britannico, c’è un pesante monito rivolto ai social network, con particolare riguardo a Facebook, per la sua condotta contraria alle norme su concorrenza e privacy. Il report presenta l’esito dell’inchiesta – durata 18 mesi – avviata in Gran Bretagna basata su documenti aziendali sia quelli ottenuti tramite un’azienda (Six4Three) che ha aperto un’azione legale in California contro Facebook e sulle risultanze delle indagini condotte in seguito al caso Cambridge Analytica.

Alle aziende come Facebook non dovrebbe essere permesso di comportarsi come “gangster digitali” nel mondo online, considerandosi al di sopra e al di fuori della legge.

Nel report viene inoltre stigmatizzata la mancanza di rispetto, da parte di Mark Zuckerberg, nei confronti del parlamento per non aver risposto ad alcuni quesiti posti nell’ambito dell’inchiesta, ed emerge la constatazione che il numero uno di Facebook non è in grado di esprimere la leadership e la responsabilità che ci si attenderebbe da chi è al vertice di una delle più grandi aziende del mondo. Non mancano avvertimenti sulla necessità di integrare le attuali leggi elettorali, ritenute vulnerabili e suscettibili di interferenze, e sulla pericolosità della disinformazione e la propaganda d’odio, mai seriamente ostacolate dalle aziende che operano nel mondo della tecnologia.

 

 
Commenti disabilitati su Facebook e i social network? Gangster digitali, secondo il parlamento britannico

Pubblicato da su 20 febbraio 2019 in news

 

Tag: , , , , , , , , , ,

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: