RSS

Archivi tag: online

Telefonini di Stato: senza abusi risparmieremmo 1,5 milioni ogni anno

7,7 milioni di euro spesi – anzi, buttati – in servizi inutili, chiamate a numeri con sovrapprezzo, servizi di home banking, intrattenimento e televoto, dal 2012 al 2017. E’ il risultato dell’analisi effettuata dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sulla digitalizzazione dell’Amministrazione Pubblica sui 401.839 telefoni cellulari a carico dello Stato. L’analisi è stata condotta nel modo più semplice del mondo: analizzando il traffico telefonico.

Indubbiamente, come si verifica spesso a molti utenti, sarà capitato anche a molti dipendenti e funzionari pubblici di ritrovarsi casualmente abbonati a servizi come “Sexy Land”, “Video Hard Casalinghi”, oroscopo del giorno, ricette e quant’altro fa parte del fitto sottobosco dei business collaterali alla telefonia mobile. Un po’ meno inconsapevoli sono la partecipazione a operazioni di televoto, le donazioni attraverso sms e gli acquisti di beni e servizi: se possono essere considerate “ordinaria amministrazione” le chiamate ai call center di Alitalia o Trenitalia (auspicabilmente per viaggi di servizio), sono quantomeno dubbie quelle effettuate, ad esempio, a TicketOne per l’acquisto di biglietti per i concerti. E’ bello che qualcuno si impegni a non usare il contante a favore della moneta elettronica, ma qui si parla di acquisti fatti tramite cellulari di servizio in uso a dipendenti, funzionari, dirigenti di comuni, province, regioni, ministeri e altri enti pubblici.

Come già detto, questi numeri sono emersi analizzando il traffico telefonico e sarebbe sufficiente un controllo periodico di fatture e bollette per non arrivare a simili sprechi e a situazioni che dovrebbero portare a sanzioni, provvedimenti disciplinari, denunce per peculato. Inoltre, se è vero che una parte considerevole di questa vergogna è rappresentata da quei servizi a pagamento che potrebbero anche essere attivati in modo inconsapevole, perché nessuno ha mai pensato di chiederne il blocco preventivo o la disattivazione?

7,7 milioni in cinque anni, poco più di 1,5 milioni all’anno. Il denaro buttato in questo scempio è denaro pubblico. Non esce direttamente dalle nostre tasche – o dalle tasche di chi lo utilizza – ma è comunque denaro di tutti noi. Perché non impegnarsi a gestirlo con attenzione e impiegarlo in modo più proficuo?

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 8 agosto 2017 in cellulari & smartphone, news

 

Tag: , , , , , , , , ,

“Pensa prima di condividere”. Per prevenire cyber-bullismo, ma anche altro

Siamo in molti a raccomandarlo da anni e finalmente l’invito viene anche da Facebook che, insieme al Ministero della Giustizia, ha presentato la campagna “Pensa prima di condividere”, che si concretizza in una “guida per la sicurezza online e per un uso consapevole dei social media”.

L’idea di partenza – va detto – non è originalissima: si tratta di un adattamento del testo canadese Think Before You Share del 2013, opportunamente integrato da contenuti curati dal Dipartimento per la Giustizia Minorile del Ministero della Giustizia e dall’Ifos, per offrire a tutti gli utenti alcune conoscenze di base utili a curare con attenzione la propria identità virtuale, i propri dati personali e a prevenire fenomeni come il cyber-bullismo. Pensare all’utilità e alle conseguenze di ciò che viene condiviso online è fondamentale per salvaguardare innanzitutto noi stessi, oltre a rispettare gli altri.

Nell’ambito dell’attività formativa e preventiva di questa campagna, però, manca – a mio avviso – un aspetto che sarebbe stato altrettanto coerente con il titolo della guida: la disinformazione. Spesso i social network vengono utilizzati come veicolo di diffusione di notizie false (le vere e proprie bufale) o quantomeno tendenziose e faziose (le verità parziali) che, condivise spesso in modo acritico, vengono propagate in modo esponenziale a contatti, follower, amici, amici di amici e così via, raggiungendo agevolmente migliaia o milioni di persone.Così agendo, si contribuisce a generare almeno tre effetti:

  1. il perdurare dell’ignoranza e della supponenza, supportata dalla falsa convinzione di sapere verità che altri non sanno (con conseguente svalutazione della propria reputazione);
  2. si fomenta odio verso altre persone partendo da presupposti infondati;
  3. si contribuisce a far guadagnare gli autori della disinformazione (avete mai notato quanti banner e inserzioni pubblicitarie acchiappa-click sono presenti nei loro siti?).

Non sarebbe male ricordarlo, ogni tanto.

 

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 4 novembre 2016 in news

 

Tag: , , , , , ,

Facebook attiva il suo money-transfer

Facebook Messenger è pronto ad offrire ai propri utenti un vero e proprio servizio di money transfer e fare concorrenza a sistemi di pagamento online come PayPal: con la nuova opzione sarà possibile effettuare transazioni tra utenti dell’app che siano anche titolari di una carta di debito, i cui dati devono ovviamente essere memorizzati.

Il servizio è al momento disponibile solo per utenti di carte di debito MasterCard o Visa emesse negli Stati Uniti e si basa sulla stessa piattaforma di pagamento che Facebook utilizza per gestire le transazioni con gli inserzionisti pubblicitari. Non è un caso che il responsabile di Messenger sia oggi David Marcus, già presidente proprio di PayPal.

Concettualmente non è molto diverso da quanto è possibile fare già oggi con servizi come ClickandBuy (attraverso l’applicazione Buxter) o alcune banche (ad esempio Banca Sella, che anziché prevedere la carta di debito lavora direttamente con l’IBAN del conto corrente), sembra anzi che Facebook abbia pensato di entrare in prima persona in un settore di mercato già aperto da terze parti.

Assenza di commissioni, connessioni sicure, dati crittografati sono i vantaggi dichiarati del servizio attivato dal social network. Che, visto che per gli utenti sarà a costo zero, la domanda è: chi glielo fa fare, a Facebook, di attivare questo servizio?

In altri termini: dov’è la convenienza nel fare da intermediario in questo sistema di pagamento peer-to-peer? Se il servizio rimanesse a questo livello, la convenienza non si intravedrebbe… Ma questo potrebbe essere solo il primo step di un progetto più ampio, in cui Facebook preveda – più avanti – altre opportunità. Ad esempio potrebbe consentire agli utenti di effettuare acquisti online direttamente da un negozio virtuale aperto dagli inserzionisti del social network, che potrebbero quindi essere incentivati ad estendere la propria presenza pagata su Facebook.

Un business vero. Un altro mondo, rispetto ai Facebook Credits!

 
Commenti disabilitati su Facebook attiva il suo money-transfer

Pubblicato da su 18 marzo 2015 in news

 

Tag: , , , , , , , , , , ,

Edicola Italiana, per molti ma non per tutti

edicolaitaliana

Definita chiosco della stampa digitale (ma anche chiosco digitale della stampa non sarebbe male), Edicola Italiana apre i battenti e si presenta come un servizio online dove è possibile acquistare quotidiani e riviste (e anche con abbonamento) attraverso smartphone, tablet e PC. Un’edicola digitale nata dalla collaborazione di vari editori – riuniti sotto il cappello del Consorzio Edicola Italiana – con l’azienda Premium Store.

Le testate disponibili (tra quotidiani e periodici) sono oltre 60. L’utente può provare il servizio per una settimana, leggendo il proprio quotidiano gratuitamente, e accedendo a mensili e settimanali attraverso abbonamenti All you can eat.

Non ho la possibilità di fare un test completo, ma – stando a quanto descritto – trovo molto interessante poter disporre dell’edizione digitale integrale di un giornale. Dalla lettura delle Faq, tuttavia, mi pare di capire che – nel Paese che vanta più smartphone che cittadini – la fruibilità sia un po’ limitata:

Su quali dispositivi è possibile leggere i contenuti di Edicola Italiana? 

I contenuti sono disponibili tramite pc, tablet Android e IPad.

 

 
Commenti disabilitati su Edicola Italiana, per molti ma non per tutti

Pubblicato da su 21 gennaio 2015 in news

 

Tag: , , , , ,

Bancomat, ok ai pagamenti online da marzo 2015

https-642x263[1]

Da marzo 2015 sarà possibile utilizzate il Bancomat per effettuare pagamenti online per operazioni di e-commerce. Appena letta la notizia ho immaginato che per la transazione fosse necessario inserire la tessera in un lettore di smart card e digitarne il PIN, ma proseguendo la lettura ho scoperto che andrà in un altro modo:

“Non ci sarà bisogno di inserire il numero identificativo della carta o dei codici di sicurezza on line. Una volta attivata in banca la funzione web sulla propria carta, non sarà necessario digitare il proprio pin ma al momento dell’acquisto si verrà reindirizzati al sito delle propria banca. Dopo le verifiche scatterà il via libera all’acquisto”

Quindi è una forma di Internet banking limitato ad operazioni di pagamento veicolate dalla piattaforma PagoBancomat.

 
Commenti disabilitati su Bancomat, ok ai pagamenti online da marzo 2015

Pubblicato da su 1 dicembre 2014 in News da Internet

 

Tag: , , , , , , ,

Usare bene il cellulare in viaggio

roaming-wind[1]

Facile.it ha diffuso un simpatico vademecum per un utilizzo saggio del telefono cellulare in vacanza, comunque utile tutto l’anno per chi viaggia, sintetizzando in dieci regole gli argomenti che richiedono maggiore attenzione sull’argomento. Le riporto qui con alcune considerazioni, quando necessario.

1. SMS

Quando si viaggia all’estero il cellulare si connette a reti diverse da quella della compagnia che ha emesso la SIM. Tale operazione è detta roaming e ha costi variabili a seconda dell’operatore cui ci si appoggia e della nazione in cui ci si trova. Quando si è all’estero si paga anche per ricevere le chiamate, mentre non si paga nulla per ricevere SMS: meglio preferire quelli quando possibile.

E’ bene anche ricordare – a chi scrive un SMS dall’Italia adverso un destinatario che si trova all’estero – che non spenderà nulla più del solito.

2. WHATSAPP

Viaggiando all’estero, se non si ha attivato un piano che includa l’uso della connessione dati, una delle maggiori fonti di spesa può diventare la connessione a Internet che può arrivare a consumare in pochi giorni anche 200 euro di traffico. Diverse app, ad esempio quelle di instant messaging come WhatsApp o WeChat, si connettono periodicamente per controllare la presenza di nuovi messaggi o aggiornamenti. In questo caso può convenire disattivare la connessione dati in roaming e accedere a Internet solo quando è presente una connessione WiFi, spesso offerta gratuitamente dagli hotel e nei principali luoghi pubblici.

E’ meglio precisare un dettaglio: la maggior parte dei piani tariffari delle compagnie telefoniche italiane che prevedono la connessione dati nazionale includono solo il traffico nazionale generato tramite la rete dell’operatore. Sicuramente è opportuno verificare, quando si è all’estero, che sul proprio smartphone non sia attiva la funzione roaming dati e preferire le connessioni WiFi.

3. OCCHIO ALLA SVIZZERA

Si è molto parlato dell’Eurotariffa, vale a dire quella che impone un costo massimo per la comunicazione in roaming (per le chiamate, IVA inclusa, al massimo 23,18 c/minuto senza scatto alla risposta, per ricevere 6,10 c/minuto, per mandare un SMS 7,32c e 24,4c/MB per connettersi alla rete dati). L’Eurotariffa, però, è legata non ai Paesi europei in genere, ma solo a quelli facenti parte dell’Unione europea. Paradossalmente, quindi, viene applicata in Martinica, nella Guyana francese e nell’isola di Réunion, tutte legate alla Francia, ma non necessariamente nella vicinissima Svizzera o in Albania.

Questo è un tema molto importante con aspetti da non sottovalutare anche se si rimane in Italia, ma in regioni che confinano con un altro Stato: può infatti accadere che, anche a parecchi km dal confine, il telefono cellulare venga agganciato dalla cella di un operatore non italiano. Per le telefonate eventualmente effettuate o ricevute, si pagherà la tariffa prevista in caso di roaming. Nel caso l’operatore sia svizzero, i costi non devono rientrare nei limiti imposti dall’eurotariffa e quindi si rischia di dover pagare oro per una semplice telefonata. Il problema, comunque, è reciproco (dall’estero è possibile agganciare fortuitamente operatori italiani).

4. MEGLIO UNA SIM LOCALE

Come detto, le tariffe di roaming esterne all’Ue dipendono dagli accordi che il proprio operatore ha con quelli esteri e sono in genere piuttosto elevate. A livello di voce possono variare da 1€/minuto fino a 6€/minuto per i Paesi più esotici. Per la connessione dati le tariffe sono alquanto proibitive, variando da 1€/MB fino a quasi 30€/MB. Ecco perché, se si prevede di restare in un Paese estero per un periodo prolungato e di chiamare i numeri di quel Paese (anche solo l’albergo), può convenire attivare una SIM locale. Sarà possibile stipulare un contratto ricaricabile con minuti di conversazione, SMS e dati a costo fisso. Per gli abbonamenti è invece necessario essere intestatari di un conto corrente o una carta di credito del Paese ospite.

Se avete uno smartphone, non sottovalutate l’importanza di una buona connessione dati e regolatevi di conseguenza: se durante il vostro viaggio è disponibile una buona connessione WiFi, potrebbe essere sufficiente utilizzare quella e sfruttare una delle tante app che permettono di effettuate conversazioni via Internet. Servizi come BBM, Line, Viber e Facebook Messenger vi permettono di conversare a costo zero con altri utenti dello stesso servizio; Skype fa la stessa cosa e in più vi consente di chiamare utenze telefoniche tradizionali a prezzi più vantaggiosi di una normale telefonata.

5. DALLA NAVE

Avete in programma di passare le ferie in barca o in crociera? Allora sappiate che, se si naviga, già a pochi chilometri dalla riva il segnale diventa troppo debole per chiamare. Non è detto, però, che dobbiate rinunciare al cellulare mentre sarete in mezzo alle onde. Su alcune navi da crociera e traghetti è possibile connettersi alla rete cellulare della nave, in roaming marittimo. Le tariffe dipendono dagli accordi tra il proprio operatore e quello presente sulla nave, e variano tra 1,67€ e 3€ al minuto per le chiamate effettuate, 30c e 3€/ minuto per le chiamate ricevute, 26c e 90c per SMS inviato.

Anche questa è un’altra forma di roaming che richiede attenzione (ai costi).

6. SI’ ALLE PROMOZIONI, MA ATTENTI ALLE ZONE

Se di desidera usare il telefono all’estero per periodi brevi, tutti i principali operatori propongono offerte per comunicare che, attivate in aggiunta al proprio piano, includono soglie di traffico ad un costo fisso che dipende dal Paese in cui ci si reca. Alcuni pacchetti valgono per l’Europa, altri anche per diverse zone del mondo. Attenzione però ad attivare la promozione giusta! Ogni operatore divide il mondo in Zone, non necessariamente identiche a quelle geografiche: verificate prima sul sito dell’operatore quale sia quella in cui vi recherete.

Infatti spesso potreste trovarvi USA e Canada nella zona A (o zona 1) insieme ai Paesi europei, leggete sempre con attenzione la tariffa che corrisponde agli Stati in cui vi recherete.

7. AVVENTUROSI SÌ, MA COL TELEFONO

State per recarvi in un luogo remoto e avventuroso? Tranquilli, anche in questo caso potrete rimanere in contatto col mondo e, in caso di pericolo, chiamare col vostro cellulare servendovi dei cosiddetti operatori satellitari. Nelle aree remote, non coperte dalle normali antenne, per connettersi è necessario avere un cellulare particolare o un adattatore per smartphone. Tramite SIM di TIM, Vodafone o Wind è possibile poi connettersi alle reti satellitari, ma i costi sono molto elevati, fino a 6€ al minuto per le chiamate effettuate. Comunque poco se lo considerate in raffronto al pericolo di rimanere bloccati nel mezzo della giungla o in un’isola deserta.

Un adattatore satellitare per smartphone può costare intorno ai 700 euro. Un telefono satellitare anche di più.

8. ANCHE IN ITALIA POSSONO ESSERCI PROBLEMI

Immaginate di arrivare nel casolare che avete prenotato via web o nella casa al mare che tanto vi piaceva e scoprire che proprio lì il vostro cellulare non prende. Tutto questo potrebbe far cominciare la vacanza col piede sbagliato. Anche viaggiando in Italia, infatti, è possibile che il proprio operatore non fornisca una buona copertura nelle zone rurali e montuose. Gli operatori proprietari di rete permettono di verificare la copertura tramite appositi servizi sui propri siti. È quindi possibile sapere in anticipo se la compagnia cui siamo legati fornisce copertura nel luogo in cui andremo. Per gli operatori virtuali, come PosteMobile o Fastweb Mobile, basta fare riferimento al sito dell’operatore di appoggio.

Le indicazioni fornite da ogni operatore sul proprio sito web sono sempre indicative. E’ possibile trovarsi in una zona dichiarata coperta e scoprire che il cellulare non trova campo, per qualche barriera di troppo (architettonica o naturale). L’ideale sarebbe disporre di due apparecchi dotati di SIM di reti diverse, ma non sempre questo è possibile.

Riguardo agli operatori alternativi o virtuali citati sopra: Fastweb Mobile si appoggia tecnicamente alla rete di H3G – 3 Italia; PosteMobile sta migrando a Wind (in precedenza era legata alla rete Vodafone). Gli operatori alternativi sono molti

9. LE TEMPISTICHE

Attivare promozioni o condizioni speciali sulla propria utenza può comportare, soprattutto nei periodi di vacanza, tempi variabili. Meglio recarsi in un negozio del proprio operatore telefonico almeno una settimana prima di partire in modo che tutto sia pronto per il giorno in cui lascerete la vostra città.

Raccomandazione di buon senso: chiedete all’operatore quali tempistiche sono previste per attivare le condizioni che desiderate.

10. MAPPE ONLINE E SITI MOBILE

A incidere sui costi sono principalmente i tempi di connessione, ma quando si viaggia talvolta è necessario consultare mappe, liste, guide. Meglio quindi scaricare nel proprio smartphone tutto quello che serve o potrebbe tornare utile e poi consultarlo “offline” nel momento opportuno. Se non lo avete fatto, ricordate comunque che dallo smartphone è bene preferire la navigazione sui siti mobile che comporta tempi di connessione inferiori, browsing più rapido e quindi costi più contenuti.

Utilizzando il vostro smartphone come navigatore satellitare, assicuratevi che il modulo GPS integrato nell’apparecchio funzioni anche in assenza di connessione a Internet. Altrimenti, in caso non siate coperti dalla rete del vostro operatore, potreste rischiare di perdervi…

 
Commenti disabilitati su Usare bene il cellulare in viaggio

Pubblicato da su 15 luglio 2014 in news

 

Tag: , , , , , , , , , , , , , ,

AmazonDash, il dittafono per ordinare la spesa online

AmazonDash

Confesso di essere molto incuriosito da Amazon Dash, che non è un detersivo personalizzato, ma un dispositivo WiFi per fare acquisti online, ovviamente tramite Amazon. Si tratta di un lettore di codici a barre dotato di microfono e scheda WiFi, utilizzabile da chi possiede un account AmazonFresh, un servizio per acquistare da casa generi alimentari su Amazon.

La funzione del Dash si concretizza nella compilazione automatica di una lista della spesa, da inoltrare ad Amazon sotto forma di ordine di acquisto, per poi ricevere – se possibile in giornata – i prodotti indicati. L’utente può farne uso a casa propria: per ogni prodotto che vuole acquistare, ne legge il codice a barre (se ne ha una confezione), oppure utilizza il microfono per dettarne il nome (se non lo ha a portata di mano). Una volta memorizzati dal Dash – e visionati dall’utente su AmazonFresh da computer, tablet o smartphone – i prodotti possono essere ordinati direttamente online.

AmazonFresh permette consegne in giornata (o nella prima mattinata del giorno successivo), al momento è disponibile al costo di 299 dollari solo in alcune zone occidentali degli USA (California del sud e le aree metropolitane di San Francisco e Seattle) e prevede la consegna gratuita per ordini superiori ai 35 dollari.

 
Commenti disabilitati su AmazonDash, il dittafono per ordinare la spesa online

Pubblicato da su 8 aprile 2014 in business, e-commerce, Internet, tecnologia

 

Tag: , , , , , ,

Webtax cancellata, problema rimasto

hp-a-internet-taxes[1]

Al termine di un iter alquanto tortuoso,  la cosiddetta webtax è stata accantonata, ma solo per quanto riguarda l’obbligo, per le aziende che fanno business via Internet, di avere una partita IVA italiana: resta in vigore, per le imprese, la regolamentazione dei pagamenti – che potranno essere effettuati solo con bonifico bancario o postale, o con altri strumenti da cui si possa identificare la corrispondente partita IVA del beneficiario – così come rimangono in piedi anche il requisito della stabile organizzazione e la tracciabilità dei profitti.

Per quanto possa sembrare – ed essere – una soluzione impercorribile così com’è stata concepita, la proposta della webtax testimonia un problema molto serio legato alle opportunità di elusione fiscale da parte di molte grandi aziende. E’ un problema di dimensioni rilevanti e, dato che riguarda realtà che operano su mercati di livello internazionale grazie al regime di libera concorrenza, non può essere affrontato solamente a livello locale e non va pensato unicamente con orientamento ai business legati ad Internet (l’elusione fiscale, i paradisi fiscali esistono da quando esiste il fisco, non da quando esiste la rete), anche se sono quelli che generano i numeri meno visibili: tanto per rendere l’idea del fatto che la questione è più ampia del Vecchio Continente, è sufficiente notare che Google ha la sua base negli USA, ma ha sedi anche in Irlanda, Olanda e Bermuda, e si stima che – in virtù dei differenti regimi fiscali in vigore in questi stati – nel 2012 il risparmio fiscale negli Stati Uniti sia stato pari a 2 miliardi di dollari.

A soluzioni mirate ad evitare il profit shifting (l’opportunità di veicolare profitti nei paradisi fiscali e non avere utili imponibili negli stati in cui si opera) stanno lavorando, in ottica internazionale, la Commissione Europea e l’OCSE, lavorando su due fronti: uno è ovviamente quello fiscale, perché la disinvoltura delle multinazionali che operano su Internet è foriera di danni dal punto di vista delle entrate pubbliche, ma c’è anche da osservare la concorrenzialità dell’ampio mercato in cui queste aziende si muovono, dal momento che sfruttano agevolazioni che danno loro un enorme vantaggio nei confronti di altre aziende, incluse quelle della GDO (Grande Distribuzione Organizzata).

Esiste già una direttiva europea – la n.112 del 2006 – in cui, anche in seguito a modifiche successive, è stato previsto che gli Stati UE possano pretendere il pagamento delle tasse dove vengono erogati i servizi. L’entrata in vigore di questa norma è fissata per il gennaio 2015, ma non si escludono slittamenti. Sarebbe opportuno che non si verificassero: le distorsioni fiscali e di mercato sono già andate oltre ogni limite tollerabile e la proposta della webtax, seppur con le sue criticità, ha avuto un effetto positivo nell’evidenziare la questione e portarla ad alti livelli di discussione, che dovranno tradursi in fatti.

 
Commenti disabilitati su Webtax cancellata, problema rimasto

Pubblicato da su 10 marzo 2014 in business, Internet, Mondo

 

Tag: , , , , , , , , , , ,

25 novembre, black-out dell’Agenzia delle Dogane

blackouttrasmissioni

Nella giornata di oggi, 25 novembre, cade una scadenza fiscale: le aziende che, in funzione del proprio proprio volume d’affari, devono provvedere mensilmente alla presentazione degli elenchi riepilogativi INTRASTAT delle cessioni e degli acquisti intracomunitari, sono tenute a farlo entro oggi per via telematica. Un vero peccato che oggi il sito web di riferimento dell’Agenzia delle Dogane risulti irraggiungibile.

La causa – secondo quanto riferisce l’agenzia AGI – è riconducibile a problemi tecnici della Sogei (società di Information and Communication Technology del Ministero dell’Economia e delle Finanze):

“A causa di problemi tecnici della Sogei al momento non e’ possibile accedere al sito Internet dell’Agenzia ne’ chiamare il call center. Per lo stesso motivo l’attivita’ di assistenza degli uffici locali e’ fortemente limitata. La Sogei ha assicurato all’Agenzia delle Entrate che risolvera’ il problema quanto prima. Sara’ cura dell’Agenzia delle Entrate informare i cittadini della ripresa dei servizi”

Se è vero che un’azienda non deve attendere l’ultimo minuto per attuare un adempimento fiscale, è altrettanto vero che il servizio telematico che lo veicola dovrebbe essere disponibile anche all’ultimo minuto. In ogni caso, vista l’indisponibilità dovuta a problemi tecnici, la scadenza è stata rinviata a domani. Con l’auspicio che il sistema funzioni.

PS: i problemi sembrano essere estesi e interessare anche le piattaforme legali di gioco online.

 
1 Commento

Pubblicato da su 25 novembre 2013 in news, PA

 

Tag: , , , , , , , , , , , ,

Essere o non essere (online)

CorrierePubblicità

Il Comitato di redazione del Corriere della Sera, prima di capire cosa significhi “essere online”, nell’ottobre 2013 ha scritto questa lettera al proprio direttore:

Caro direttore, abbiamo visto con stupore che il nostro sito online ospita addirittura un link a un altro sito. Ci sembra una iniziativa incomprensibile, specie in un momento in cui stiamo discutendo, con tutte le difficoltà che conosci, su come rendere più redditizio il nostro di sito. Ti chiediamo, dunque, di interrompere quest’operazione che ha disorientato la redazione e che per altro è stata assunta senza neanche informare il Cdr, come invece è previsto dal Contratto.  In caso contrario non riusciamo proprio a capire di che cosa dovremmo continuare a discutere. Un caro saluto

Personalmente, rimango dell’opinione che una testata giornalistica – soprattutto nell’edizione web – non possa esimersi dal pubblicare i link non solo ad inserzionisti pubblicitari, ma anche alle fonti da cui la notizia è stata tratta, o ai siti a cui una notizia fa riferimento, e ben venga il fatto che il collegamento porti al sito di un’altra testata (in questo caso si parla di un box che portava al sito Linkiesta, finito sulla homepage di Corriere.it per motivazioni non ancora chiarite, ma non per questo ingiustificate o illegittime). Sono convinto sia più redditizio nei confronti dei propri lettori, che torneranno su quelle pagine proprio perché sapranno di trovare in esse un valore aggiunto rispetto all’edizione cartacea. Nonostante quel cornicione pubblicitario che circonda il Corriere (e altre testate) affinché sia più redditizio, ma che per utenti come me è addirittura controproducente, perché crea un inquinamento visivo che mi fa desistere dal visitare il sito.

Comunque – finché non verrà completamente eliminata – sul sito c’è ancora qualche traccia del presunto misfatto.

CorriereLinkiesta

 
5 commenti

Pubblicato da su 21 ottobre 2013 in Internet, news, News da Internet

 

Tag: , , , ,

Orange vende elettronica online in Italia

OrangeLogo

Arriva in Italia Orange, la compagnia di telecomunicazioni francese. Il primo passo nel Belpaese consiste nell’apertura di un negozio on-line con articoli di elettronica e prodotti tecnologici che vanno dai telefoni agli accessori, con il plus di un diritto di recesso entro 30 giorni e della consegna a domicilio a costo zero per spese superiori ai 100 euro.

Un concorrente in più per i vari negozi online già esistenti, magari in attesa di comparire tra i competitor delle compagnie telefoniche attive sul “libero” mercato italiano.

 
Commenti disabilitati su Orange vende elettronica online in Italia

Pubblicato da su 9 ottobre 2013 in business, cellulari & smartphone, Internet

 

Tag: , , ,

Amazon Fai da te

AmazonFaiDaTe

Amazon ha reso disponibile nel suo portale una nuova categoria di articoli. Il nuovo negozio online è stato chiamato Fai da te–beta, per evidenziare che il progetto è in fase di test.

Il fatto che il termine beta coincida con il nome di una famosa azienda brianzola che produce utensili non sembra intenzionale.

 
Commenti disabilitati su Amazon Fai da te

Pubblicato da su 2 ottobre 2013 in business

 

Tag: , , , ,

Crescono le news online, soprattutto su smartphone e tablet

DigitalNewsReportReuters1

I tablet stanno sempre più affiancando gli smartphone nella loro nuova funzione di portare le notizie agli utenti in tempo reale. Lo zoccolo duro costituito da chi preferisce la TV si sta assottigliando. La conferma arriva dall’ultimo Digital News Report pubblicato dal Reuters Institute, realizzato conducendo una ricerca basata su un campione di lettori online in Regno Unito, Stati Uniti, Germania, Francia, Italia, Spagna, Brasile, Giappone e Danimarca.

 
1 Commento

Pubblicato da su 3 luglio 2013 in business, cellulari & smartphone, Internet, media, studi, tablet

 

Tag: , , , , ,

Italia OnLine, rinata da Libero e Matrix

ItaliaOnLine

 

La notizia del ritorno di Italia OnLine fa tornare indietro la memoria di qualche anno. E’ lo stesso nome di un Internet Service Provider nato nel 1994, il cui portale costituì in quegli anni uno dei punti di riferimento per chi iniziava a navigare in Internet in Italia. Si abbreviava con IOL, quasi a richiamare un’italianizzazione del ruolo da protagonista che aveva AOL). Il logo è simile a quello di allora, ma adesso è una realtà ben diversa, molto più strutturata e articolata in varie soluzioni, si occupa di pubblicità e servizi Internet alle imprese, e nel mercato web italiano è alle spalle di Google e Facebook.

 
1 Commento

Pubblicato da su 8 febbraio 2013 in business, Internet

 

Tag: , , , , , ,

Amazon, un caso di incauta vendita?

logo amazon

Sabato scorso Max butta gli occhi su un’allettante offerta di Amazon.it per la vendita di un Asus ET2012AUKB, All-in-One PC, Monitor LED 20 Pollici, Processore AMD E-Series 1.65 GHz, RAM 4 GB, HDD 500 GB, Digital TV Tuner, WebCam, Windows 8 al mirabolante prezzo di 26,17 euro anzichè 499 euro.

Occasione imperdibile o bidone? La prima ipotesi è molto più verosimile della seconda: è vero che su Internet ogni tanto si prendono delle sòle, ma questo può avvenire quando si fanno acquisti su siti web sconosciuti, di dubbia provenienza e con inesistente reputazione, con venditori in malafede che aprono oggi e chiudono domani. Non è certamente il caso di Amazon.it, costola italiana di un’azienda fondata nel 1994, online dal 1995, quotata al mercato azionario dal 15 maggio 1997 (indice NASDAQ) e oggi a capo di un gruppo che comprende anche Alexa InternetA9.com, e Internet Movie Database (IMDb).

Max inoltra l’ordine e come feedback non ottiene una comunicazione che dice “aspetta, verifichiamo il tuo ordine e poi vediamo se confermarlo”, ma ne riceve la conferma via mail che inizia con la frase “Grazie per il tuo ordine“, proveniente dal classico mittente con indirizzo “conferma-ordine@amazon.it”. Questo tipo di conferma è molto importante per chi fa acquisti online e un pioniere come Amazon lo sa bene: da quel momento in poi al cliente non viene richiesta nessuna conferma ulteriore, ne’ qualsivoglia altra azione, per cui a tutti gli effetti consente al cliente di appurare l’avvenuto perfezionamento del contratto.

Incassate le naturali certezze che derivano dalla ricezione di una conferma d’ordine da parte di un’azienda che vanta le referenze descritte sopra, Max segnala con altruismo questa offerta via Facebook e Twitter, dove viene letta da vari amici e follower (il sottoscritto se n’è accorto con notevole ritardo e se ne rammarica), che si avvantaggiano della medesima offerta. Peccato che poi Max – seguito dagli altri amici e follower – il giorno dopo si veda recapitare una mail che spiega:

Il prezzo dell’articolo indicato sul sito era erroneo, pertanto, non abbiamo potuto dare corso alla tua richiesta.  Se volessi riacquistare l’articolo al prezzo corrente, ti invitiamo a effettuare nuovamente l’ordine sul nostro sito. Siamo spiacenti per l’inconveniente e i disagi arrecati.”

Ordini cancellati e offerta aggiornata con prezzo a 646 euro (il listino dichiarato fino al giorno prima diceva 499 euro).

Un momento… ordini cancellati? Sembra uno scherzo, ma non lo è. Le condizioni di vendita di Amazon.it, al punto 3, effettivamente prevedono quanto segue:

Qualora, a causa di disguidi o altri inconvenienti, il prezzo indicato nel sito dovesse risultare inferiore al prezzo corretto di vendita di un prodotto, ti contatteremo per verificare se desideri egualmente acquistare il prodotto al prezzo corretto. Altrimenti il tuo ordine non potrà essere accettato.

Tenendo presente che c’è stata una conferma (quel “Grazie per il tuo ordine”, non dimentichiamocene), è necessario considerare che quella condizione è fuori legge, almeno in Italia: quando si acquista un articolo ad un certo prezzo esposto, l’acquirente ha il diritto – riconosciuto dalla legge italiana – di acquistarlo a quel prezzo, anche se il venditore dichiara che tale prezzo è errato. In un paio di occasioni è capitato anche a me di far valere questo diritto: si trattava di due acquisti differenti, effettuati in un punto vendita e presso un supermercato, e in entrambi gli episodi il responsabile – intervenuto su mia richiesta – non ha avuto nulla da eccepire e ha accordato l’acquisto al prezzo esposto.

Vale la pena di far valere questo diritto? A mio parere la risposta è assolutamente sì perché – come detto sopra – l’ordine è stato confermato. Accettarne supinamente la cancellazione potrebbe costituire un precedente pericoloso per altri utenti, così come per le aziende che svolgono attività di e-commerce: lo sarebbe per gli utenti  perché renderebbe precaria la tutela dei loro diritti per gli acquisti effettuati via Internet, ma lo sarebbe anche per le aziende, perché episodi come questo potrebbero generare una legittima diffidenza da parte dei consumatori, che da qui in poi potrebbero disertare i negozi online nel timore di incappare in simili inconvenienti.

Non mi sembra rilevante che Amazon abbia sede legale o fiscale all’estero (dove in casi come questo la legislazione potrebbe essere meno favorevole al consumatore), perché l’acquisto è stato effettuato in Italia. Pertanto vale quanto stabilito al punto 14 delle Condizioni generali d’uso e al punto 7 delle Condizioni generali di vendita (entrambe pubblicate in un’apposita pagina del sito di Amazon), che nonostante un’apparenza sfavorevole lasciano aperto più di uno spiraglio (ho applicato il grassetto ad alcuni punti che ritengo significativi):

LEGGE APPLICABILE E FORO COMPETENTE
Le presenti Condizioni Generali d’Uso sono regolate e devono essere interpretate ai sensi delle leggi del Gran Ducato del Lussemburgo ed è espressamente esclusa l’applicazione della Convenzione delle Nazioni Unite sui Contratti di Vendita Internazionale di Merci. Accetti, ed accettiamo a nostra volta, di sottostare alla giurisdizione non esclusiva dei Tribunali del distretto della Città di Lussemburgo. In qualità di consumatore potrai così agire davanti ai Tribunali del distretto della Città di Lussemburgo o dello Stato membro dell’Unione Europea in cui sei residente o domiciliato per promuovere una controversia in relazione alle presenti Condizioni Generali di Vendita.

Seguiamo il caso, potrebbe avere risvolti interessanti.

 
6 commenti

Pubblicato da su 4 febbraio 2013 in Internet

 

Tag: , , , , , ,

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: