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Bufalari che soffrono di satiriasi

La “satira” deve pungere e far riflettere sull’argomento che colpisce (Lercio e Spinoza sono due ottimi esempi). Quando qualcuno, però, definisce “satira” una presunta notizia che si rivela poi falsa, diffamatoria o denigratoria, vi sta mentendo spudoratamente perché in realtà utilizza uno strumento ingannevole (la “bufala”) a proprio esclusivo vantaggio, ossia per guadagnare visibilità oppure denaro, grazie alle inserzionisti delle pubblicità online che pagano per ogni click ottenuto. Obiettivo facilmente raggiungibile quando la “notizia” cavalca argomenti come il gossip, la cronaca giudiziaria, la politica, l’odio razziale.

Quelli che vedete sopra sono quattro disclaimer che potete trovare in calce ad altrettanti siti web che pubblicano notizie fasulle e che nascondono la propria inattendibilità con uno scopo presuntamente satirico. Potreste trovarli quando vi imbattete in “notizie” dal contenuto di dubbia fondatezza. L’unico reale obiettivo del loro autore è quello di ottenere il maggior numero di click, e poco importa se una parte (cospicua) del pubblico condivide dopo aver letto solamente il titolo o osservato un’immagine, anzi: ogni approfondimento in merito potrebbe portare ad essere smascherati come spacciatori di bufale e diffamatori, quindi l’obiettivo ideale è intercettare i lettori superficiali, perché più sono superficiali e ignoranti e meglio è.

Questi siti di satirico non hanno nulla, ma non si può escludere che gli autori soffrano di una forma particolarmente acuta (e insoddisfatta) di satiriasi, termine di cui vi invito – se non lo conoscete – a cercare il significato, dal momento che il mio intento è intercettare lettori non superficiali 😉

Ecco qualche esempio fresco-fresco di bufale agevolate da siti-civetta e propaganda social:

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Pubblicato da su 13 settembre 2017 in news

 

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Fiat, una vetrina su Amazon più trasparente di quella dell’autosalone

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Non so quanto sia rivoluzionario scegliere un’auto tramite Amazon per poi ultimarne l’acquisto e ritirarla presso l’autosalone del concessionario scelto dall’acquirente (ovviamente non era pensabile che le auto partissero da quel magazzino da alta pressione che inibisce i lavoratori di Amazon all’uso della toilette). Sicuramente si tratta di una novità – anche se poi, si tratta di acquistare un’auto a prezzo scontato grazie ad un coupon – ma rimango leggermente perplesso da questa dichiarazione:

“Assieme ad Amazon innoviamo perché crediamo necessario un nuovo modo di vendita più trasparente e chiaro per i clienti”
(Gianluca Italia, responsabile FCA per il mercato italiano)

Quindi FCA ritiene sia meglio acquistare via web perché il tradizionale rapporto tra cliente e concessionario in autosalone non è abbastanza trasparente e chiaro? Questa è (s)fiducia 🙂

 
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Pubblicato da su 22 novembre 2016 in news

 

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WhatsApp ora ha la sua applicazione desktop per computer (purché con Windows e Mac OS X)

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Avviso a tutti gli aficionados di WhatsApp: ora c’è anche l’applicazione desktop disponibile per computer. WhatsApp la presenta come un nuovo modo per rimanere in contatto sempre e ovunque:

La nuova applicazione per computer è disponibile per Windows 8+ e Mac OS 10.9+ e viene sincronizzata con WhatsApp presente sul dispositivo mobile. Dato che l’applicazione funziona in modo nativo sul computer, è possibile ricevere le notifiche native del computer, usare gli shortcut della tastiera, e altro ancora.

L’unica novità apprezzabile è probabilmente il vantaggio della visualizzazione delle notifiche. Per il resto è pressoché identica alla web app lanciata l’anno scorso

 
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Pubblicato da su 11 maggio 2016 in news

 

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Il paradosso dei Radiohead

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Che i Radiohead siano spariti dal web (piallando ogni traccia social alla faccia dei followers) per raggiungere la più ampia visibilità possibile in vista del lancio del prossimo album? 😉

 
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Pubblicato da su 2 maggio 2016 in business, comunicazione, Internet, media

 

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Facebook attiva il suo money-transfer

Facebook Messenger è pronto ad offrire ai propri utenti un vero e proprio servizio di money transfer e fare concorrenza a sistemi di pagamento online come PayPal: con la nuova opzione sarà possibile effettuare transazioni tra utenti dell’app che siano anche titolari di una carta di debito, i cui dati devono ovviamente essere memorizzati.

Il servizio è al momento disponibile solo per utenti di carte di debito MasterCard o Visa emesse negli Stati Uniti e si basa sulla stessa piattaforma di pagamento che Facebook utilizza per gestire le transazioni con gli inserzionisti pubblicitari. Non è un caso che il responsabile di Messenger sia oggi David Marcus, già presidente proprio di PayPal.

Concettualmente non è molto diverso da quanto è possibile fare già oggi con servizi come ClickandBuy (attraverso l’applicazione Buxter) o alcune banche (ad esempio Banca Sella, che anziché prevedere la carta di debito lavora direttamente con l’IBAN del conto corrente), sembra anzi che Facebook abbia pensato di entrare in prima persona in un settore di mercato già aperto da terze parti.

Assenza di commissioni, connessioni sicure, dati crittografati sono i vantaggi dichiarati del servizio attivato dal social network. Che, visto che per gli utenti sarà a costo zero, la domanda è: chi glielo fa fare, a Facebook, di attivare questo servizio?

In altri termini: dov’è la convenienza nel fare da intermediario in questo sistema di pagamento peer-to-peer? Se il servizio rimanesse a questo livello, la convenienza non si intravedrebbe… Ma questo potrebbe essere solo il primo step di un progetto più ampio, in cui Facebook preveda – più avanti – altre opportunità. Ad esempio potrebbe consentire agli utenti di effettuare acquisti online direttamente da un negozio virtuale aperto dagli inserzionisti del social network, che potrebbero quindi essere incentivati ad estendere la propria presenza pagata su Facebook.

Un business vero. Un altro mondo, rispetto ai Facebook Credits!

 
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Pubblicato da su 18 marzo 2015 in news

 

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VeryBello, very beta

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VeryBello è il nome scelto per l’agenda web che propone 1.300 eventi culturali che avranno luogo in Italia nel periodo dell’Expo.

L’obiettivo dichiarato, secondo il ministro Dario Franceschini, è “utilizzare l’Expo per valorizzare tutto il Paese e fare in modo che milioni di visitatori allunghino il più possibile il loro viaggio nel nostro Paese”. Un obiettivo rivolto ai visitatori esteri, evidenziato (forse) da quel very, che ammicca a simpatiche espressioni anglomaccheroniche (capito, bro?).

Peccato che oggi, sul sito web verybello.it, non sia nemmeno presente un’agenda in inglese (la lingua da cui deriva quel very, che significa molto). Certo, è stato detto che il sito verrà tradotto anche in altre otto lingue (inclusi gli slang di paninari e yuppies che abbiamo riscontrato già nel titolo), e sarà presentato ai presidenti dei padiglioni stranieri il 7 febbraio a Milano.

Però è online oggi ed è stato presentato alla stampa oggi. In beta version, cioè in una versione non ancora definitiva e suscettibile di migliorie (ne servirebbero). Che è un po’ come rendere accessibile al pubblico un cantiere in dirittura d’arrivo, con i lavori ancora in corso e… tante cose da sistemare. Che forse era meglio mostrare sistemate, per dare al pubblico un’impressione di completezza, di solidità. E di investimenti andati a buon fine.

Taaac!

P.S.: sì, titolo molto fantasioso…
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P.P.S.: Se stavate pensando di portarvi avanti per iniziative simili, segnalo che il nome a dominio tantaroba.it è già registrato, ma potrebbe essere disponibile ad un trasferimento

 
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Pubblicato da su 24 gennaio 2015 in Internet, news

 

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Bancomat, ok ai pagamenti online da marzo 2015

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Da marzo 2015 sarà possibile utilizzate il Bancomat per effettuare pagamenti online per operazioni di e-commerce. Appena letta la notizia ho immaginato che per la transazione fosse necessario inserire la tessera in un lettore di smart card e digitarne il PIN, ma proseguendo la lettura ho scoperto che andrà in un altro modo:

“Non ci sarà bisogno di inserire il numero identificativo della carta o dei codici di sicurezza on line. Una volta attivata in banca la funzione web sulla propria carta, non sarà necessario digitare il proprio pin ma al momento dell’acquisto si verrà reindirizzati al sito delle propria banca. Dopo le verifiche scatterà il via libera all’acquisto”

Quindi è una forma di Internet banking limitato ad operazioni di pagamento veicolate dalla piattaforma PagoBancomat.

 
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Pubblicato da su 1 dicembre 2014 in News da Internet

 

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In Internet c’è poco “Made in Italy” (ma molto spazio per crescere)

Internet offre enormi possibilità di comunicazione ed è un eccellente veicolo pubblicitario, eppure in Italia – il cui tessuto economico è costituito in prevalenza da piccole e medie imprese – è decisamente sottosfruttato: secondo quanto rilevato da Google, solo il 34% delle PMI ha un sito web e tre su dieci si avvalgono di soluzioni di e-commerce. Niente di nuovo, quel 34% corrisponde a dati diffusi ad ottobre 2013 dopo un’indagine svolta da Doxa Digital per Google.

Poco importa che le PMI attive sul web siano un terzo o la metà, come invece è stato calcolato a fine 2013 sempre da Doxa per Groupon (il cui sondaggio non ha però coinvolto aziende di produzione), e credo sia poco rilevante che, pochi mesi fa, secondo  Eurostat le PMI con un proprio sito web fossero il 63% (dato quasi specularmente opposto a quello indicato da Google). Questo dimostra solo che ogni indagine fa emergere risultati che sono conseguenza del campione preso in esame, al netto del punto di vista di chi la conduce.

Al di là di quanto ha indicato Google e che molte testate riprendono – modificando qualche parola rispetto a ciò che somiglia molto ad un comunicato stampa – è importate rilevare che esiste un potenziale da sfruttare per il Made in Italy. Lo dimostrano aziende che hanno saputo cogliere questa occasione con una strategia vincente che ha permesso loro di incrementare produzione e fatturato e questo non riguarda solamente grandi nomi o aziende multinazionali. In questo senso sono molto interessanti, ad esempio, le storie di YourMurano (sito di e-commerce per il ricercato vetro di Murano certificato col marchio d’origine garantita, descritto in questo articolo con data futuribile) o della Torrefazione Caffè Carbonelli (passata da un mercato pressoché locale al mondo intero, moltiplicando il fatturato, grazie al commercio elettronico), che dimostrano che anche le realtà artigiane possono trovare spazio di crescita al di fuori dei loro confini.

 

 
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Pubblicato da su 20 giugno 2014 in business, news

 

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Sono il signor Helpouts, risolvo problemi

Helpouts

E’ online Helpouts, pensata da Google come punto di incontro tra utenti che necessitano di aiuto o informazioni ed esperti in grado di dare loro una risposta. Otto le categorie oggi disponibili e che, verosimilmente, aumenteranno in futuro: arte e musica, computer & elettronica, cucina, formazione scolastica e professionale, moda e bellezza, fitness e alimentazione, salute, fai da te (casa e giardinaggio).

Accessibile a chi ha un account Google+, il servizio è a pagamento. L’utente – prima di usufruire di una consulenza – può esaminare le recensioni di altri e sfruttare l’opzione soddisfatto o rimborsato, entro tre giorni dall’utilizzo del servizio.

Secondo il Wall Street Journal si tratta di un’estensione di Google che consente di ottenere risposte che un motore di ricerca non può dare in modo esaustivo.

Personalmente sono scettico sulle prospettive di successo di questo progetto, ma non mi dispiacerà essere smentito in caso contrario. L’unico pregiudizio che ho in proposito riguarda il fatto che – come per le attività di ricerca svolte con Google, e di navigazione con il browser Chrome – Helpouts possa rappresentare un ennesimo raccoglitore di informazioni sugli utenti, da utilizzare a scopo di profilazione, pubblicità comportamentale e via discorrendo.

 
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Pubblicato da su 6 novembre 2013 in news

 

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MafiaLeaks è online

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Il suo ambizioso obiettivo dichiarato è “raccogliere informazioni riguardanti le attività mafiose direttamente dall’interno delle stesse” e il suo nome è MafiaLeaks. Online da poche ore, questa nuova risorsa di whistleblowing (che significa, per rendere l’idea, “denunciare dall’interno”) è una sorta di WikiLeaks di settore, vista la specificità della tematica trattata, essendo stata aperta per dare spazio alle segnalazioni di vittime o persone a conoscenza di informazioni su attività di stampo mafioso. Un’arma contro l’omertà che è stata realizzata con GlobaLeaks, piattaforma software open source e gratuita che agevola la raccolta e l’invio di informazioni riservate a destinatari selezionati.

Il sito web MafiaLeaks è solo un’interfaccia di presentazione del progetto, con le istruzioni per prendervi parte. L’anonimato delle informazioni raccolte è tutelato dall’impiego di Tor e caldamente consigliato:

Non vi chiediamo di  fidarvi di MafiaLeaks, anzi, vi preghiamo di non fidarvi di MafiaLeaks! Inviate le vostre infromazioni in maniera anonima, non fate il vostro nome, non lasciate niente all’interno dei dati che possa essere riconducibile alla vostra persona.

L’iniziativa appare molto interessante e credo valga la pena seguirne gli sviluppi.

 
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Pubblicato da su 6 novembre 2013 in Internet

 

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Essere o non essere (online)

CorrierePubblicità

Il Comitato di redazione del Corriere della Sera, prima di capire cosa significhi “essere online”, nell’ottobre 2013 ha scritto questa lettera al proprio direttore:

Caro direttore, abbiamo visto con stupore che il nostro sito online ospita addirittura un link a un altro sito. Ci sembra una iniziativa incomprensibile, specie in un momento in cui stiamo discutendo, con tutte le difficoltà che conosci, su come rendere più redditizio il nostro di sito. Ti chiediamo, dunque, di interrompere quest’operazione che ha disorientato la redazione e che per altro è stata assunta senza neanche informare il Cdr, come invece è previsto dal Contratto.  In caso contrario non riusciamo proprio a capire di che cosa dovremmo continuare a discutere. Un caro saluto

Personalmente, rimango dell’opinione che una testata giornalistica – soprattutto nell’edizione web – non possa esimersi dal pubblicare i link non solo ad inserzionisti pubblicitari, ma anche alle fonti da cui la notizia è stata tratta, o ai siti a cui una notizia fa riferimento, e ben venga il fatto che il collegamento porti al sito di un’altra testata (in questo caso si parla di un box che portava al sito Linkiesta, finito sulla homepage di Corriere.it per motivazioni non ancora chiarite, ma non per questo ingiustificate o illegittime). Sono convinto sia più redditizio nei confronti dei propri lettori, che torneranno su quelle pagine proprio perché sapranno di trovare in esse un valore aggiunto rispetto all’edizione cartacea. Nonostante quel cornicione pubblicitario che circonda il Corriere (e altre testate) affinché sia più redditizio, ma che per utenti come me è addirittura controproducente, perché crea un inquinamento visivo che mi fa desistere dal visitare il sito.

Comunque – finché non verrà completamente eliminata – sul sito c’è ancora qualche traccia del presunto misfatto.

CorriereLinkiesta

 
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Pubblicato da su 21 ottobre 2013 in Internet, news, News da Internet

 

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Parbuckling project, il sito web resta a galla

ParbucklingSitoWeb

In questi giorni i media ci stanno facendo prendere confidenza con il termine parbuckling, tuttora sconosciuto a molti traduttori automatici, che un tempo indicava generalmente un metodo per spostare – per rotolamento – barili di generi alimentari. Un’operazione che, graficamente, può essere spiegata con questi due esempi:

Parbuckle             Parbuckle2

Questo termine conquista gli onori della cronaca perché è stato utilizzato per indicare, per analogia dinamica, tutte le operazioni legate al complesso riassetto verticale della Costa Concordia. E chissà che miriade di contatti sta registrando The parbuckling project, il portale web realizzato da Costa Crociere SpA per fornire informazioni e aggiornamenti sul progetto.

Quando è accessibile, il sito si presenta con questi contenuti:

ParbucklingSitoWeb

Considerando l’eccezionalità dell’operazione, è verosimile pensare che attiri l’attenzione di molte persone. E che il sito possa presentare il messaggio che riproduco all’inizio di questo post.

 

 
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Pubblicato da su 16 settembre 2013 in News da Internet

 

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The end of AltaVista

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Date un’ultima occhiata ad AltaVista perché la sua chiusura ufficiale è stata prevista per domani.

Per chi si chiedesse di cosa sto parlando: AltaVista negli anni ’90 era il motore di ricerca di riferimento. Fu lanciato da Digital Equipment nel 1995, lo stesso anno in cui Larry Page e Sergey Brin si incontrarono a Stanford, dando vita ad un’amicizia e ad una collaborazione professionale che, dopo pochi anni, avrebbe a sua volta dato vita a Google.

AltaVista, in realtà, è scomparso dal web già da qualche anno: il suo indirizzo porta solamente ad un’interfaccia alternativa di Yahoo! (che lo acquistò nel 2003).

 
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Pubblicato da su 7 luglio 2013 in news

 

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Dimmi come twitti e ti dirò chi sei

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Dalla grafologia alla twittologia: al Centro interdipartimentale Mente-Cervello (CIMeC) dell’Università di Trento è in corso uno studio per il riconoscimento della personalità di un individuo da un suo testo scritto sul web. La ricerca viene effettuata su Twitter e il ricercatore Fabio Celli, che organizzerà il primo workshop sul tema al MIT di Boston, spiega: ”Abbiamo rilevato che gli utenti emotivamente stabili hanno interazioni forti, conversazioni, con una cerchia ristretta di utenti; invece, gli utenti come nevrotici hanno interazioni deboli”.

L’argomento incuriosisce e non è affatto facile: il vincolo dei 140 caratteri per messaggio imposto da Twitter porta spesso a scrivere  con molta sintesi e abbreviazioni. Sarà molto interessante capire cosa emergerà dalla presentazione dei risultati di questo studio.

 
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Pubblicato da su 18 giugno 2013 in scienza

 

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Un caso di Website Facebook Addiction

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Se un malfunzionamento di Facebook Connect può bloccare mezza Internet – eventualità che si è verificata la scorsa settimana – significa che ci troviamo di fronte ad un problema di dipendenza da Facebook da parte di molti siti web e questo impone una riflessione.

 
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Pubblicato da su 11 febbraio 2013 in Buono a sapersi, Internet

 

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