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Trump “andrà a comandare” anche in Rete?

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Non sono spaventato dal fatto che Donald Trump (pronto a prendere il posto di Barack Obama alla Casa Bianca) abbia poca dimestichezza con la tecnologia, ne’ per la sua manifesta avversione nei suoi confronti, anche se per alcuni aspetti trovo condivisibili le perplessità manifestate da molti addetti ai lavori sulle prospettive che potrebbero delinearsi. Certamente non spreco applausi, ne’ scuoto la testa, poiché semplicemente non so con certezza quali siano le reali prospettive all’orizzonte.

Trump ha raggiunto il suo obiettivo muovendosi con una campagna elettorale affatto diplomatica, ha riscosso un consenso mediatico pressoché nullo eppure ha vinto. E ora possiamo solo prevedere che il suo mandato possa riflettere la sua personalità, ma non possiamo sapere in che modo la sua attività presidenziale sarà condizionata dal suo entourage di staff e consiglieri. Certo, ciò che ha espresso finora non ha nulla a che vedere con l’approccio alla tecnologia manifestato da Hillary Clinton, testimoniato anche dall’appoggio ricevuto da molti grandi nomi del settore e dalla lettera aperta firmata contro Trump dalle stesse persone. Alcuni osservatori, inoltre, sottolineano quanto molte posizioni espresse da Trump, in materia di tecnologia (ma non solo) siano spesso contraddittorie.

Limitandomi ad un punto di vista tecnologico, tuttavia, constato che il World Wide Web ha visto la luce nei primissimi anni ’90, in seguito ad una proficua attività di ricerca, sviluppo e implementazione condotta nei decenni precedenti. Erano gli anni della presidenza di George Walker Bush (1989/1993), che come predecessore ebbe Ronald Reagan (1981/1989), repubblicani conservatori e non propriamente moderati. Di Reagan molti sottolinearono mediocrità e inadeguatezza, tuttavia l’evoluzione in corso non fu frenata dai suoi otto anni di presidenza. Non sto ovviamente esprimendo giudizi sul loro mandato in senso globale, ma rilevo che in quegli anni il mondo ha fatto passi da gigante e ha consolidato le basi di una tecnologia che oggi tutti conosciamo e utilizziamo.

Per questo auspico che l’apparente versione “trumpistica” di “Andiamo a comandare” vada a dissolversi e si trasformi nella convinzione che il percorso della tecnologia non possa essere fermato, ne’ fare inversione di marcia. “Facciamo il tifo perché abbia successo”, come ha detto Barack Obama nei confronti di Trump, confidando che non si tratti di un successo personale con vantaggi personali, ma di un successo a reale beneficio di coloro che è chiamato a rappresentare.

 

 
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Pubblicato da su 10 novembre 2016 in Mondo

 

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Il dispositivo del futuro è ad acqua

HydrogelTouchpad

Segnatevi questo nome: Hydrogel. Si tratta di un materiale composto per oltre il 90% da acqua. Utilizzato finora per programmi di scrittura e videogame, potrebbe essere la base della tecnologia per realizzare wearable device, i dispositivi indossabili. Come il touchpad realizzato dall’Università nazionale di Seul coordinato da Chong-Chan Kim, di cui parla Science.

 

Anche se diversi tipi di conduttori, come i nanotubi di carbonio e i nanocavi di metallo, sono stati studiati per display elastici, sono però tutti basati su materiali duri. Per ovviare a questo problema, i ricercatori hanno sviluppato un display fatto di idrogel, cioè una rete di polimeri che tendono ad assorbire acqua, morbidi e molto elastici. Hanno impiegato un idrogel con dei sali di cloruro di litio, che agiscono da conduttore e aiutano a trattenere l’acqua. (dall’articolo odierno pubblicato dal Corriere delle Comunicazioni)

Per le sue caratteristiche di flessibilità ed elasticità, con il prototipo realizzato è possibile effettuare le stesse attività permesse da un normale touchpad: spostare un puntatore, effettuare selezioni, e quindi dare dei comandi per programmi e giochi, con il vantaggio di poterlo indossare, senza preoccuparsi troppo di pressioni ed eventuali “allungamenti”: nelle prove dimostrative si è dimostrato funzionale anche dopo essere stato allungato del 1000% (dieci volte le sue dimensioni).

E’ verosimile pensare che gli sviluppi e le future applicazioni di questa tecnologia la porteranno nel mondo oggi dominato da smartphone e smartwatch, nell’elettronica di consumo, e potrebbe beneficiarne anche l’evoluzione dei dispositivi medici. Se fosse impiegata nella realizzazione di display touchscreen innovativi, potrebbe realmente rivoluzionare il mercato dei dispositivi mobili.

 

 

 

 
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Pubblicato da su 12 agosto 2016 in news

 

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Brexit, conseguenze su economia digitale e innovazione

Su AgendaDigitale c’è l’interessante riflessione “Brexit: le conseguenze sull’economia digitale e l’innovazione” che illustra le ricadute “digitali” del risultato referendario sulla Gran Bretagna e i possibili cambiamenti di scenari e protagonisti nel settore.

E’ tutta da leggere, io evidenzio solo quanto mi ha colpito maggiormente:

  1. A voler vedere il bicchiere mezzo pieno, invece che mezzo vuoto, si può pensare che si aprono nuove prospettive per altre zone che volessero candidarsi a diventare la nuova Silicon Valley europea. Secondo Sacco, le piazza alternative a Londra sono Francoforte, Parigi, Milano. La capitale francese ha il problema dello scetticismo americano, determinato anche dal fatto che non si parla inglese. Francoforte, continua Sacco «è una città molto piccola, non è l’ideale per l’innovazione». Milano, paradossalmente, potrebbe avere una carta da giocare. «Lo dico a malincuore, ma potrebbe essere una valida opportunità». Perché a malincuore? Perché la Brexit è un colpo molto difficile «per tutto il continente, per il progetto europeo, per quello che voleva dire. Non sarà una periodo facile da affrontare».
  2. Carnevale Maffè, invece, ritiene che le due alternative migliori siano Dublino e Francoforte. Milano, e l’Italia, scontano un contesto normativo non certo ideale per il fare impresa, Parigi è penalizzata dal fattore linguistico. Perché Dublino? Perché «l’Irlanda ha una tassazione favorevole sulle attività economiche, parla inglese, uno status giuridico sostanzialmente simile a quello britannico, ad esempio sul fronte della protezione della proprietà intellettuale, già oggi è sede di istituzioni finanziarie e di asset management europee. E’ uno dei candidati più semplici», conclude il docente, che come seconda opzione cita invece Francoforte, che rispetto a Dublino vanta migliori comunicazioni (ad esempio, l’aeroporto).

Da problema a opportunità?

 

 

 

 

 
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Pubblicato da su 27 giugno 2016 in news

 

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Banda larga, arriva piano

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L’Italia – lo ha annunciato ieri il presidente del consiglio Matteo Renzi – ha il suo piano per la banda larga. Di nuovo.

Fosse la prima volta che se ne parla: la legge finanziaria 2003 (art. 89) prevedeva già incentivi per favorire la diffusione della larga banda (sì, per un certo periodo l’hanno chiamata così), perché fin da allora il Governo dichiarava che “Lo sviluppo della larga banda in Italia è considerato un obiettivo prioritario di politica economica e una condizione essenziale per lo sviluppo economico del Paese”, tanto che con decreto del Ministro delle Comunicazioni e del Ministro per l’Innovazione e le Tecnologie fu istituito il Comitato esecutivo interministeriale per la diffusione e lo sviluppo della larga banda che definì le Linee guida del piano nazionale per la diffusione e lo sviluppo della larga banda.

In questi anni non è rimasto tutto fermo. Ma da allora, in Italia, di anno in anno a livello istituzionale si rinnova il tema come a dire “Ecco il nostro piano, da oggi si cambia marcia” e poi tutto procede con i tempi consentiti, da un lato dalla politica e da stanziamenti che prima arrivano e poi spariscono per altre destinazioni, dall’altro dai progetti di investimento degli operatori.

Il tutto avviene in un contesto ben più complesso di quanto i cittadini possano percepire, nonostante le pubblicizzate soluzioni che millantano velocità smodata su fibra. L’Osservatorio Trimestrale AGCOM rileva (dati disponibili aggiornati a marzo 2015) che gli accessi su linea fissa con velocità di almeno 10 Mbps sono 3,2 milioni, ma le linee broadband di nuova generazione (NGA) sono poco più di 900mila e rappresentano il 4,4% delle linee complessive.

Anche oggi c’è da sperare, come per i piani annunciati in precedenza, che questo sia il punto di partenza della svolta perché l’annuncio del (nuovo) piano è accompagnato da una promessa ambiziosa: “Nella banda larga saremo leader in Europa nel giro di un triennio, oggi siamo l’ultima ruota del carro”. La conclusione è sicuramente vera, per la promessa prendiamo nota.

 
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Pubblicato da su 7 agosto 2015 in news, TLC

 

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Quando vi dicono che è colpa di Internet…

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Quando qualcuno indica in Internet e nei social network la causa principale di tematiche serie che riguardano i ragazzi, come bullismo e cyberbullismo, hate speech (i cosiddetti discorsi d’odio con cui si manifesta intolleranza e odio verso una persona o un gruppo sociale in base a razza, etnia, religione, l’orientamento sessuale o quello politico, identità di genere o altre particolari condizioni fisiche o sociali) e altre problematiche, suggeritegli la lettura del libro It’s complicated di Danah Boyd (potete acquistarlo, o scaricarlo dal sito danah.org), che documenta una ricerca lunghissima (iniziata nel 2005 e conclusa nel 2012) sulle vite connesse di molti ragazzi e le spiega agli adulti.

Il titolo è perfetto: It’ complicated, è complicato, perché affrontare queste problematiche non è affatto semplice e individuare il colpevole in uno strumento tecnologico è facile. Ed è sbagliato. Perché una tecnologia non intacca problematiche sociali e culturali.

 
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Pubblicato da su 28 febbraio 2014 in Internet, ricerche

 

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Il digital divide colpisce ancora

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Dalla decima edizione dell’Annuario Scienza Tecnologia e Società di Observa Science in Society si apprende che in Italia il 37% della popolazione non ha mai usato Internet, ne’ un computer, mentre il consumo televisivo giornaliero è mediamente di 4,2 ore. Siamo non poco fuori dalla media europea, che indica i “tecnoesclusi” nel 20% della cittadinanza. I Paesi con più basso tasso di digital divide (almeno, in questo senso) sono la Svezia (in cui solo il 3% non ha un computer) e la Danimarca (4%).

Dall’agenzia Adnkronos: Flop digitale, 4 italiani su 10 non hanno mai usato internet e pc

Questi dati, sottolinea Saracino, “fanno emergere un’Italia che solo in una fascia specifica della popolazione, cioè i giovani under 40, accede alle nuove tecnologie, mentre registra un gap tecnologico ancora forte nelle fasce di età fra i 45-60 anni”. Un gap, continua Saracino, che “vede le donne maggiormente ‘tecnoescluse’ degli uomini”. Le donne, è l’analisi di Saracino, “usano meno le nuove tecnologie sia per la differente condizione occupazionale, cioè hanno un accesso inferiore al mondo del lavoro dove tipicamente si usano internet e pc, sia per il tipo di attività svolta, spesso lontana dalle tecnologie digitali”. Nel complesso, secondo Saracino, “dieci anni di dati ci dicono che il vero problema del gap digitale italiano non è l’assenza di una cultura scientifica”.

“Il nodo critico, in questi dieci anni, -osserva ancora Saracino – resta la fragilità di una cultura della scienza e della tecnologia nella società, di una cultura che sappia discutere e valutare i diversi sviluppi e le diverse implicazioni della scienza e della tecnologia evitando le opposte scorciatoie della chiusura pregiudiziale e dell’aspettativa miracolistica”.

Per “aprire le porte ad un maggiore accesso e uso delle tecnologie digitali -afferma la ricercarice- bisognerebbe spingere il nostro Paese verso una vera cultura scientifica” fasce ampie di popolazione.

E, riguardo la digitalizzazione ancora troppo lenta del nostro Paese, Saracino taglia corto: “L’apertura al digitale trova attenta solo la fascia giovanile degli italiani mentre un’ampia fascia di cittadini, i più ‘maturi’ non sembra alfabetizzata a sufficienza per utilizzare la rete al meglio delle possibilità”.

 
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Pubblicato da su 18 febbraio 2014 in computer, Internet, tecnologia

 

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Anche Nissan ha il suo smartwatch

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Ecco il Nismo Watch, smartwatch che si interfaccia con l’auto.

Al momento si tratta di un prototipo, ma la tecnologia utilizzata da Nissan per realizzarlo esiste già e presto potrebbe diventare un prodotto di serie. Le funzioni? Rilevazione e memorizzazione di prestazioni, consumi e dati biometrici del conducente, diffusione di messaggi della Casa automobilistica. Al momento non si conosce altro, ma il riserbo ha i giorni contati: il Nismo Watch sarà presentato tra pochi giorni al Salone di Francoforte.

Sicuramente, meglio di un orologio che deve essere interfacciato allo smartphone, o al tablet.

 
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Pubblicato da su 9 settembre 2013 in news

 

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Aveva inventato (anche) il mouse

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Martedì scorso è scomparso Doug Engelbart, che tutti ricorderanno per essere stato – insieme a Bill English – l’inventore del mouse. Tuttavia è doveroso evidenziare che nel suo lungo lavoro sull’interazione uomo-macchina ha dato un notevole contributo ad altre innovazioni tra cui lo sviluppo delle reti, dell’ipertesto, del copia+incolla, dell’interfaccia grafica e, come si può constatare nel video che segue (una presentazione del 1968 universalmente nota come la madre di tutte le demo), della videocomunicazione.

 
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Pubblicato da su 4 luglio 2013 in cultura, news, tecnologia

 

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Per Google news, gossip e cronaca giudiziaria sono “Scienza e Tecnologia”


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Rimango sempre affascinato dal modo con cui Google News riesce a classificare le notizie che aggrega, come quando la latitanza di Fabrizio Corona finisce in Scienza e Tecnologia.

 
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Pubblicato da su 21 gennaio 2013 in media, news, News da Internet

 

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Quando il gossip diventa Scienza e Tecnologia

GNews11122012

Pensatela come volete, ma se nella sezione Scienza e Tecnologia di Google News si infilano anche notizie sulla relazione tra Antonella Mosetti e Aldo Montano – semplicemente perché contengono riferimenti a Twitter Facebook – significa che nel sistema di classificazione delle news c’è ancora parecchio da migliorare.

 
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Pubblicato da su 11 dicembre 2012 in curiosità, Internet, media, News da Internet

 

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iParadossi

Un paradossale provvedimento del giudice inglese Colin Birss ha ordinato ad Apple di fare pubblicità a Samsung, per sanare la diffamazione che l’azienda di Cupertino avrebbe condotto sul produttore coreano sul design dei Galaxy Tab, che secondo il magistrato non sarebbe “as cool”, ossia non sarebbe figo quanto l’iPad: Apple, per sei mesi, attraverso il proprio sito web UK, dovrà dichiarare che Samsung non ha violato i suoi brevetti di design. Le stesse dichiarazioni dovranno essere pubblicate su spazi pubblicitari su Financial Times, Daily Mail,  Guardian Mobile magazine e T3.

Bloomberg aggiunge che il giudice avrebbe bloccato un’istanza con cui Samsung aveva chiesto di vietare ad Apple di dichiarare pubblicamente che i suoi brevetti di design erano stati violati, perché “They are entitled to their opinion” (“hanno diritto alla loro opinione”).

Eh?

 
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Pubblicato da su 23 luglio 2012 in business, diritto, News da Internet

 

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Il programmatore oggi tra clichè e forward thinking

Programmatori HTML, programmatori java, programmatori  C, programmatori PHP… Oggi diventa difficile citare tutte le tecniche di programmazione esistenti. La figura del programmatore è sempre stata soggetta a clichè e luoghi comuni vari, ma dove saremmo noi oggi senza il loro lavoro?

Mentre gli altri bambini giocavano con le macchinine il futuro programmatore volava con l’immaginazione e programmava con il Commodore 64, niente super processori, la grafica mancava decisamente di definizione, un solo chip sonoro eppure ci si poteva perdere delle ore a giocare.  Se è vero che è sempre necessario mettere della passione nel proprio lavoro per svolgerlo al meglio, per la professione del programmatore questo è ancora più vero:  un bravo programmatore svolge il suo lavoro come se fosse un hobby.  Oggi la nostra vita ruota attorno al computer e ad Internet per non parlare degli smartphone il cui impatto sulla nostra routine giornaliera è stato devastante.  Ma quanti di noi sanno davvero come fuzionano queste tecnologie? Fortunatamente esistono i programmatori abbastanza creativi e preparati da poter sviluppare e far funzionare tutte queste tecnologie. Bisogna poi tenere a mente che solo i programmatori migliori, dotati di avanzate capacità di codificazione sono in grado di creare certi prodotti rivoluzionari.

Un programmatore Java, HTML, PHP o C che sia, può lavorare da casa come freelance o all’interno di un’azienda come membro di un team;  riuscire a procurarsi i progetti più interessanti poi dipende dalle competenze di  codifica e sviluppo del programmatore e alle sue capacità di combinare l’esperienza maturata con le specificità del progetto in maniera efficiente. La figura del programmatore nell’immaginario collettivo poi, è una delle figure più soggette a clichè e luoghi comuni. Il programmatore è un ragazzo molto giovane che non riuscendo a relazionarsi con successo con i suoi coetanei, dedica tutto il suo tempo alla tecnologia e ai computer :  niente di più sbagliato! Tutti i programmatori che ho avuto il piacere di incontrare infatti non sono affatto asociali e l’idea del programmatore pigro seduto tutto il giorno davanti al suo computer non potrebbe essere più lontana dalla realtà, dato che per diventare un esperto programmatore ci vogliono anni di dedizione, studio e duro lavoro.  Il modo di fare programmazione sta cambiando e ad esempio molte donne cominciano ad entrare nel mondo della programmazione nella scena internazionale, per non parlare del crescente bisogno di programmatori nell’industria  cinematografica per lo sviluppo di nuove tecnologie cinematografiche come ad esempio il cinema 3D.

Parlando di clichè, se il programmatore lavora anche da freelance allora il numero di stereotipi al proposito aumenta: a quelli del programmatore nerd, pigro e asociale sia aggiungono quelli del fannullone che lavora da casa. Decidere di lavorare da freelance tuttavia non è esattamente una pacchia. Il professionista che decide di esser boss di se stesso si assume la responsabilità di gestire in completa autonomia il proprio lavoro, perchè grandi libertà comportano sempre anche grandi responsabiltà.

Programmare vuol dire sempre pensare avanti ed è grazie alla creatività dei programmatori che possiamo beneficiare dell’introduzione continua di nuove tecnologie che contribuiscono decisamente a semplificare la nostra vita.

Giovanna Avino web writer freelance della piattaforma di lavoro online twago

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Ringrazio molto Giovanna Avino per aver voluto condividere questo articolo – un interessante spunto di riflessione – su un tema spesso non considerato nella giusta misura. DB

 
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Pubblicato da su 24 aprile 2012 in contributi

 

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