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Camera, in arrivo nuove regole per i giornalisti. E per i deputati?

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Dal 10 ottobre 2016 sarà vietato riprendere (con foto o video) deputati e membri del Governo mentre dormono, giocano, guardano la partita o, più in generale, si fanno i fatti propri alla Camera. Lo stabilisce il nuovo codice di autoregolamentazione che reporter e operatori dovranno aver sottoscritto per accettazione, condizione necessaria per poter accedere alla tribuna riservata alla stampa.

Tra le regole previste dal codice, troviamo:

  • l’obbligo di assistere ai lavori in silenzio e senza mostrare cenni di approvazione o disapprovazione;
  • l’obbligo di “interrompere immediatamente le riprese a ogni sospensione di seduta”;
  • il divieto di diffondere “fotografie e riprese visive atte a rilevare comunicazioni telefoniche”;
  • il più generico divieto di diffondere immagini “non essenziali per l’esercizio del diritto di cronaca relativo all’attualità e allo svolgimento dei lavoro in Aula”;
  • il divieto dell’utilizzo di tecniche di rielaborazione di riprese “che comportino un danno alla dignità dei deputati e membri del governo presenti in aula e al diritto alla riservatezza”;
  • il divieto temporaneo di accesso alle tribune riservate alla stampa in caso di inosservanza delle disposizioni.

Qualcuno potrebbe osservare che i deputati, nell’esercizio delle proprie funzioni, sono dipendenti pubblici e che la Camera è il loro posto di lavoro. Con questi presupposti, dovremmo pensare che anche per loro debba essere applicato il divieto di utilizzo di impianti audiovisivi per il controllo dell’attività dei lavoratori (art. 4 dello Statuto dei Lavoratori)?

Il lavoro dei deputati – che non si svolge unicamente nell’Aula, ma anche in altri uffici e in altre stanze – consiste nel proporre e votare disegni di legge, proporre mozioni, presentare interrogazioni e interpellanze al governo, partecipare all’attività di commissioni permanenti. L’assemblea che si tiene nell’Aula è il centro delle attività della Camera: si discutono gli argomenti previsti negli ordini del giorno delle varie sedute, si concede (o si revoca) la fiducia al Governo, si prendono decisioni, si esaminano i progetti di legge per discuterli e votarli.

Le regole sommariamente elencate sopra danno un’indicazione precisa: è consentito documentare visivamente ciò che avviene in aula durante le sedute, ma solo se strettamente correlato all’oggetto della seduta stessa. Niente immagini di momenti che non appartengono ai lavori durante la seduta, di deputati che parlano al telefono, confabulano, si stringono le mani, si abbracciano o si azzuffano, niente rielaborazioni non dignitose di riprese in aula.

La piccola selezione di immagini qui proposta riguarda momenti di sedute e votazioni e non sono state oggetto di alcuna rielaborazione.

Questa presentazione richiede JavaScript.

Ora, io ritengo che ogni dibattimento, discussione o votazione sia di interesse pubblico, e che sia assolutamente ragionevole che i cittadini debbano avere la possibilità di assistere a ciò che avviene durante le sedute in Aula, in considerazione del mandato che parlamentari e membri del Governo hanno da parte dei cittadini, nonché dell’indennità economica percepita e dell’immunità parlamentare di cui beneficia. In verità, sono convinto che anche al di fuori delle sedute – prima, dopo, o a seduta sospesa – avvengano cose altrettanto rilevanti, d’attualità e comunque di pubblico interesse, sempre tenendo presente che deputati e membri del Governo si trovano lì in rappresentanza dei cittadini e non delle proprie singole personalità.

Per documentare quanto avviene in aula non c’è quindi alcun codice di autoregolamentazione che tenga, soprattutto quando è in gioco l’interesse pubblico. E’ chi rappresenta i cittadini che deve autoregolamentarsi, mantenendo un contegno professionale, dignitoso, responsabile e appropriato all’attività che sta svolgendo in Aula. Ognuno di noi deve essere in grado di sapere come un deputato si comporta e se si merita realmente il titolo di onorevole.

Chi non rappresenta degnamente i cittadini dovrebbe essere ammonito o sospeso dalla propria carica, ed espulso dalla Camera se recidivo. A quando un codice di autoregolementazione per governo e parlamentari?

 
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Pubblicato da su 23 settembre 2016 in istituzioni, news, privacy

 

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La fine della Posta Certificata del Governo (che non è la PEC)

FinePostaCertificata

Avrà inizio domani la sospensione progressiva del servizio di PostaCertificat@, servizio varato nel 2010 per dare ai cittadini uno strumento di comunicazione certificato per la corrispondenza con la Pubblica Amministrazione.

Come ho spiegato quattro anni fa si trattava già di uno strumento limitato fin dalla sua istituzione, in quanto pensato per far comunicare i cittadini con la PA e non utilizzabile per la corrispondenza destinata ad altri soggetti privati. Di conseguenza, nonostante la sua presentazione inducesse in errore, questa PostaCertificat@ non è mai stata assimilabile alla PEC (ossia la vera Posta Elettronica Certificata che invece conferisce ad un messaggio di posta elettronica il medesimo valore legale di una raccomandata con avviso di ricevimento).

La sospensione progressiva – in realtà una cessazione programmata – viene così motivata e dettagliata nell’apposita pagina del sito dedicato al servizio:

Si avvisa la gentile utenza che il servizio di Postacertificat@ (CEC-PAC), dedicato esclusivamente alle comunicazioni tra cittadini e pubblica amministrazione, sarà progressivamente sospeso per far convergere tutte le comunicazioni di posta certificata su sistemi di PEC standard, abitualmente utilizzati nelle comunicazioni tra cittadini, professionisti e imprese.

La sospensione del servizio osserverà la seguente tempistica:

    1. dal 18 dicembre 2014 non saranno più rilasciate nuove caselle CEC-PAC a cittadini e pubbliche amministrazioni, ivi incluse le caselle per le quali la richiesta di attivazione online è stata presentata in data antecedente, ma per le quali non si è ancora proceduto all’attivazione presso gli uffici postali;
    2. dal 18 marzo 2015 al 17 luglio 2015 le caselle saranno mantenute attive solo in modalità di ricezione e sarà consentito agli utenti l’accesso alle stesse solo ai fini della consultazione e del salvataggio dei messaggi ricevuti;
    3. dal 18 luglio 2015 le caselle non saranno più abilitate alla ricezione di messaggi e l’accesso alle stesse sarà consentito, sino al 17 settembre 2015, solo ai fini della consultazione e del salvataggio dei messaggi ricevuti; dal 18 settembre sarà definitivamente inibito l’accesso alla propria casella;
    4. dal 18 settembre 2015 al 17 marzo 2018, sarà garantita agli utenti del servizio CEC-PAC la possibilità di richiedere l’accesso ai log dei propri messaggi di posta elettronica certificata.

Dal 18 marzo 2015, tutti gli utenti CEC-PAC potranno richiedere una casella PEC, gratuita per un anno, inviando un’e-mail all’indirizzo richiestapec@agid.gov.it.

Soprassediamo sulla possibilità – da marzo 2015 – di richiedere una casella PEC gratuita solo per il primo anno (e sulle ancora ignote condizioni economiche a cui sarà offerto il servizio negli anni a seguire). L’obiettivo dichiarato è dunque quello di “far convergere tutte le comunicazioni di posta certificata su sistemi di PEC standard, abitualmente utilizzati nelle comunicazioni tra cittadini, professionisti e imprese”. Leggendo questa frase tra le righe si trova l’implicita conferma istituzionale che nel 2010 è stato messo a disposizione dei cittadini un servizio non conforme alla PEC standard (la cui disciplina normativa è principalmente contenuta nel D.P.R. 11 febbraio 2005 n. 68 e nel “Codice dell’Amministrazione Digitale”, ossia il decreto legislativo 7 marzo 2005 n. 82).

Come indicato nel sito web, il servizio era svolto in concessione da Poste Italiane, Telecom Italia e Postecom Spa. Ignoro i motivi per cui il Governo abbia fatto realizzare e concedere a queste tre aziende un servizio “a tempo determinato”, in quanto non idoneo a soddisfare tutti i requisiti richiesti dalla disciplina che regola la PEC e destinato alla cessazione dopo cinque anni dall’entrata in servizio. Ma indubbiamente la sua realizzazione ha comportato un cospicuo investimento di denaro pubblico che è andato a finire in un progetto limitato (e oggi morituro). Sarebbe stato più opportuno e lungimirante orientare fin da subito verso un servizio di PEC, che è l’obiettivo a cui si punta solo ora. Purtroppo.

AGGIORNAMENTO: una nota pubblicata oggi dall’AGID (Agenzia per l’Italia Digitale) contiene un’amara, sincera constatazione del fallimento del servizio, che ne chiarifica il vero motivo della chiusura, dando un’ulteriore conferma della sua inadeguatezza congenita e prospettando un parziale recupero dell’investimento di cui parlavo:

Il servizio CEC-PAC non è riuscito a decollare in questi anni: l’82% delle caselle attive non ha mai inviato messaggi. Una delle ragioni dello scarso utilizzo puó essere associata alla sovrapposzione con la PEC.

Con la progressiva sospensione di CEC-PAC vengono recuperati quasi 19 milioni di euro da investire in altri servizi ai cittadini e imprese, come delineato nell’ultimo documento “Crescita digitale”.

cecpacsospensionepostacertificata

 
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Pubblicato da su 17 dicembre 2014 in news

 

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IT, in Italia fermi al palo

Ma è davvero così difficile, provare a considerare le infrastrutture tecnologiche conferendo loro la stessa importanza di quelle murarie?

E’ l’amara considerazione formulata da Paolo Colli Franzone in un commento pubblicato da AgendaDigitale.eu, in cui evidenzia l’ennesima occasione persa da parte del Governo. Intendiamoci: è fuori discussione che la proroga delle detrazioni IRPEF per le ristrutturazioni edilizie, estese anche all’acquisto di arredi, sia una buona notizia perché rappresenta un’iniziativa per sostenere due settori in evidenti difficoltà, con il contestuale obiettivo dichiarato della messa in sicurezza degli edifici. Però l’esecutivo continua a sottovalutare – e quindi non degno di sufficienti attenzioni di sostegno – il settore dell’Information Technology:

Se è vero (e lo è sicuramente) che siamo alla vigilia della “Operazione Cloud”, grazie al “Piano Data Center” voluto dal governo precedente e confermato da quello attuale, diventa di straordinaria attualità il tema della qualità del software che quotidianamente “fa andare avanti” la PA e la Sanità italiana e della sua capacità di migrare sul cloud. Pari a zero, sia ben chiaro, per almeno la metà dei casi.

 
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Pubblicato da su 1 luglio 2013 in news

 

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Il governo su Twitter

GovernoTwitter

Per iniziare la settimana parlando di stretta attualità, ecco la composizione del Governo della Repubblica Italiana, con i contatti pubblici su Twitter, personali e/o dei ministeri.

Presidenza

  • Presidente del Consiglio dei Ministri: Enrico Letta – @EnricoLetta – @Palazzo_Chigi
  • Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e Segretario del Consiglio dei Ministri: Filippo Patroni Griffi
  • Vice Presidente e Ministro dell’interno: Angelino Alfano – @angealfa

Ministri senza portafoglio

  • Affari europei: Enzo Moavero Milanesi
  • Affari regionali e autonomie: Graziano Delrio – @graziano_delrio
  • Coesione Territoriale: Carlo Trigilia@MinCoesione
  • Rapporti con il Parlamento e coordinamento attività di Governo: Dario Franceschini – @dariofrance
  • Riforme costituzionali: Gaetano Quagliariello – @QuagliarielloG
  • Integrazione: Cécile Kyenge – @ckyenge
  • Pari opportunità, sport e politche giovanili: Josefa Idem – @josefaidem
  • Pubblica amministrazione e semplificazione: Giampiero D’Alia – @gianpierodalia

Ministri con portafoglio

Gli account personali sono ben 17 su 23 componenti, un bel record. Oltre alle numerose urgenze che questo Governo deve affrontare, sarebbe bello che questa presenza su Twitter aumentasse e che non rappresentasse solo una facciata, ma una reale disponibilità all’ascolto e al confronto.

 
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Pubblicato da su 29 aprile 2013 in Internet, istituzioni, news

 

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Banda larga, e i fondi?

Esattamente tre anni fa il Governo annunciò un programma di investimenti da 800 milioni di euro per la banda larga, per poi congelarlo solo 19 giorni dopo. Nei mesi successivi, in quel freezer sono entrati altri denari, ma poi lo stanziamento è stato pesantemente saccheggiato (quasi un anno dopo le risorse furono ridotte a 100 milioni e poi reintegrate fino ad arrivare a circa 450 milioni). Dopo tutto questo tira-e-molla, se qualcuno dice che “Sono saliti a un miliardo di euro i fondi pubblici utilizzabili per estendere la banda larga e larghissima nelle zone a fallimento di mercato, grazie a nuovi contributi che arrivano dalle Regioni”, lo scetticismo è più che legittimo.

D’altronde, siamo qui a sognare la fibra e non siamo in grado di sfruttare nemmeno le potenzialità del rame….

 
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Pubblicato da su 16 ottobre 2012 in Internet, News da Internet, tecnologia, telefonia, TLC

 

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Tanto per essere chiari

 
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Pubblicato da su 13 aprile 2012 in News da Internet

 

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Trasparente opacità


NO COMMENT

Qualcuno potrebbe legittimamente non averla capita, per cui ve la spiego. I motori di ricercano usano gli spider (dei software) per cercare e catalogare le pagine web. In un sito web, un file chiamato “robots.txt” contiene istruzioni che possono impedire agli spider l’accesso ad alcune pagine del sito (o anche a tutte) per l’indicizzazione nei motori di ricerca. In questo caso, questo file inserito nel sito web governo.it impedisce a qualunque spider (indicato con un asterisco, che non specifica nulla) di accedere ai contenuti di due determinate cartelle che contengono l’elenco dei dirigenti e dei relativi stipendi e i dati relativi a consulenze e incarichi della Presidenza del Consiglio dei ministri.

L’operazione trasparenza è un po’ lacunosa: i dati sono pubblicati, ma si impedisce ai motori di ricerca di reperirli, per fare in modo che l’utente – se proprio volesse consultarli – se li vada a cercare da solo. Comunque, se volete verificare l’esistenza di contenuti che il titolare di un sito divulga mal volentieri, ora sapete dove andare…

 
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Pubblicato da su 13 aprile 2012 in brutte figure

 

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Aspettando i fatti

A me fa ovviamente piacere se un governo si dota di un provvedimento mirato alla semplificazione e allo sviluppo del Paese. Però, prima di saltare di gioia e cantare Alleluja davanti a titoli come “Meno burocrazia, più Internet” (che comunque si riferiscono all’obiettivo – finalmente dichiarato – di puntare sul digitale), aspetterò di vedere i fatti, cioè la traduzione concreta di questi intenti dichiarati. Per il momento, incasso con soddisfazione l’eliminazione degli obblighi relativi al DPS per tutti i soggetti interessati.

 
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Pubblicato da su 30 gennaio 2012 in istituzioni, news, tecnologia

 

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La pensione è un’opinione

Alcuni giornali oggi invitano i propri lettori a scoprire quando andranno in pensione, offrendo loro tabelle e simulatori per ottenere un risultato evidentemente indicativo, ma che più di una persona riterrà attendibile (perché l’Italia è eterogenea). Dal momento che non è affatto detto che i criteri di oggi possano essere applicati anche nel medio-lungo termine, ho dato per curiosità un’occhiata sconsolata e ho scoperto che ognuno applica un criterio di calcolo differente: Repubblica crede che io ci possa andare a 63 anni con la pensione di anzianità, il Corriere esclude che ci possa andare prima dei 66.

 
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Pubblicato da su 7 dicembre 2011 in Internet, news, News da Internet

 

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Governo completo, adesso si vedrà qualcosa anche sulle strategie digitali. Vero?

Sciolte anche le riserve su vice-ministri e sottosegretari, il governo Monti proseguirà il suo cammino al completo. Interessante la sottolineatura dell’amico Ferd sull’assenza di un ministro, vice ministro o sottosegretario con delega “a Internet” e su un possibile e plausibile fraintendimento:

Non tragga in inganno l’incarico “Informazione e Comunicazione” assegnato a Paolo Peluffo, sottosegretario alla presidenza del consiglio: consulente del presidente del Consiglio per il 150º anniversario dell’unità d’Italia, nel suo curriculum vitae spiccano incarichi quali consigliere della Corte dei Conti, giornalista, capo dell’ufficio stampa di Palazzo Chigi con il Governo Ciampi (1993). Nel 1999 è stato nominato, sempre da Ciampi ma in veste di Presidente della Repubblica, “Consigliere per la Stampa e l’Informazione” del Presidente e si è dedicato al rilancio dell’identità nazionale, delle ritualità civili della Repubblica, della conservazione della memoria storica. L’incarico attuale potrebbe consistere in una prosecuzione di tale attività.

Chiarito che Paolo Peluffo non si occuperà di strategie digitali, se non dandone informazione sul fronte istituzionale, rimarrà la delusione di tutti coloro che auspicavano l’introduzione di un Ministro ad Internet. Ciò non deve significare che questo esecutivo eluderà la necessità di dare al Paese una strategia digitale: è semplicemente inverosimile pensare che questo governo non farà nulla per seguire l’agenda digitale europea, ignorando le indicazioni e i rimproveri di Neelie Kroes, commissario europeo per l’agenda digitale.

Se in Europa c’è un commissario europeo dedicato a questi argomenti, il governo non può che farli propri. Anche perché – come ricorda la stessa Kroes – non ci si può permettere di ignorare i benefici dello sviluppo della Rete e della banda larga: ”Aumentare la penetrazione del 10% puo’ corrispondere ad un aumento della crescita tra lo 0,9% e l’ 1,5%”.

L’Italia deve progredire su questo fronte per il proprio bene economico, altrimenti si darà ragione alle convinzioni di coloro che vedono la Rete come un passatempo e poco più. Non dimentichiamoci che, nel mondo, tra i Paesi che al 2010 avevano già (o stavano sviluppando) programmi e strategie sul digitale, l’Italia non figurava proprio (fonte).

 
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Pubblicato da su 29 novembre 2011 in Internet, istituzioni, Mondo, news, News da Internet, tecnologia, TLC

 

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