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Smartphone a scuola, problema o opportunità?

Dichiarandosi favorevole all’utilizzo degli smartphone in classe da parte degli studenti, Valeria Fedeli – responsabile del Ministero dell’Istruzione – ha avviato una discussione ovviamente divisiva:

“Lo smartphone è uno strumento che facilita l’apprendimento, una straordinaria opportunità che deve essere governata. Se lasci un ragazzo solo con un tablet in mano è probabile che non impari nulla, che s’imbatta in fake news e scopra il cyberbullismo. Questo vale anche a casa. Se guidato da un insegnante preparato e da genitori consapevoli, quel ragazzo può imparare cose importanti attraverso un media che gli è familiare: internet. Quello che autorizzeremo non sarà un telefono con cui gli studenti si faranno i fatti loro, sarà un nuovo strumento didattico”

In merito a questo argomento io stesso sono stato interpellato dieci anni fa nell’ambito di un’inchiesta sul bullismo a scuola. I tempi sono cambiati e in questi dieci anni abbiamo assistito al passaggio epocale dal telefono cellulare allo smartphone, da uno strumento di comunicazione che poteva essere più che altro fonte di distrazione ad un dispositivo dotato di molteplici funzionalità.

Oggi come allora io non sono contrario alla presenza del telefonino in classe, ma credo sia indispensabile che il suo uso debba essere disciplinato: le sue potenzialità non sono poi così lontane da quelle di un pc e, nell’ambito didattico, si potrebbe addirittura rivelare un utile sussidio. Per questo motivo ritengo che l’utilizzo virtuoso dello smartphone, attraverso un inserimento progressivo, possa essere insegnato nell’ambito scolastico, ovviamente – proprio come dice Valeria Fedeli – da insegnanti preparati e agevolato da un ambiente familiare consapevole.

Parlo in prospettiva futura, perché in questo momento non ne vedo l’opportunità. Laddove non viene utilizzato come strumento didattico, ma lasciato al libero utilizzo da parte degli studenti, diventa infatti un freno: una ricerca pubblicata due anni fa dal «Centro per le performance economiche» della London School of Economics, in cui sono stati esaminati i risultati scolastici in 91 scuole superiori inglesi, ha confrontato i registri degli esami e le politiche sull’uso dei cellulari tra il 2001 e il 2013, rilevando che le classi in cui smartphone e gadget digitali erano banditi registravano voti migliori del 6,41% rispetto alle classi in cui non erano vietati, valore equivalente – secondo i ricercatori – a “un aumento della probabilità di passare gli esami finali del 2%”, lo stesso effetto “che si potrebbe ottenere con un’ora in più a settimana, o aggiungendo una settimana in più all’anno scolastico”.

Tornando, dunque, all’opportunità di avere insegnanti preparati e un ambiente familiare consapevole, credo che questo sia un obiettivo fondamentale da raggiungere, affinché le auspicate linee guida – di cui si occuperà la commissione ministeriale – possano essere seguite e applicate correttamente dai docenti e, di conseguenza, dagli studenti, con particolare attenzione (auguri!) a favorire un utilizzo intelligente e ad evitare che si verifichino fenomeni discriminatori o comunque sgradevoli.

Altrimenti meglio non parlarne neppure.

 
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Pubblicato da su 14 settembre 2017 in tecnologia

 

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Telefonini di Stato: senza abusi risparmieremmo 1,5 milioni ogni anno

7,7 milioni di euro spesi – anzi, buttati – in servizi inutili, chiamate a numeri con sovrapprezzo, servizi di home banking, intrattenimento e televoto, dal 2012 al 2017. E’ il risultato dell’analisi effettuata dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sulla digitalizzazione dell’Amministrazione Pubblica sui 401.839 telefoni cellulari a carico dello Stato. L’analisi è stata condotta nel modo più semplice del mondo: analizzando il traffico telefonico.

Indubbiamente, come si verifica spesso a molti utenti, sarà capitato anche a molti dipendenti e funzionari pubblici di ritrovarsi casualmente abbonati a servizi come “Sexy Land”, “Video Hard Casalinghi”, oroscopo del giorno, ricette e quant’altro fa parte del fitto sottobosco dei business collaterali alla telefonia mobile. Un po’ meno inconsapevoli sono la partecipazione a operazioni di televoto, le donazioni attraverso sms e gli acquisti di beni e servizi: se possono essere considerate “ordinaria amministrazione” le chiamate ai call center di Alitalia o Trenitalia (auspicabilmente per viaggi di servizio), sono quantomeno dubbie quelle effettuate, ad esempio, a TicketOne per l’acquisto di biglietti per i concerti. E’ bello che qualcuno si impegni a non usare il contante a favore della moneta elettronica, ma qui si parla di acquisti fatti tramite cellulari di servizio in uso a dipendenti, funzionari, dirigenti di comuni, province, regioni, ministeri e altri enti pubblici.

Come già detto, questi numeri sono emersi analizzando il traffico telefonico e sarebbe sufficiente un controllo periodico di fatture e bollette per non arrivare a simili sprechi e a situazioni che dovrebbero portare a sanzioni, provvedimenti disciplinari, denunce per peculato. Inoltre, se è vero che una parte considerevole di questa vergogna è rappresentata da quei servizi a pagamento che potrebbero anche essere attivati in modo inconsapevole, perché nessuno ha mai pensato di chiederne il blocco preventivo o la disattivazione?

7,7 milioni in cinque anni, poco più di 1,5 milioni all’anno. Il denaro buttato in questo scempio è denaro pubblico. Non esce direttamente dalle nostre tasche – o dalle tasche di chi lo utilizza – ma è comunque denaro di tutti noi. Perché non impegnarsi a gestirlo con attenzione e impiegarlo in modo più proficuo?

 
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Pubblicato da su 8 agosto 2017 in cellulari & smartphone, news

 

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Non esiste una (nuova) tassa per i possessori di SIM

depositphotos_13838471-SIM-and-gold-coins-illustration-design[1]

Da qualche giorno vedo in circolazione una notizia travisata che spiega come nel DDL 109/2015 sarebbe stata approvata “la nuova tassa per tutti i possessori di SIM card”, una “tassa di  possesso pari a 3,50 euro per i privati e 7 euro per titolari di partita Iva (deducibile all’80%)”.

Per essere precisi, la Legge 109/2015 è la “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 21 maggio 2015, n. 65, recante disposizioni urgenti in materia di pensioni, di ammortizzatori sociali e di garanzie TFR”. Non c’entra con le SIM card, ne’ lei ne’ alcun altro provvedimento.

Invece di perdere tempo ed energie con queste bufale, sarebbe utile pensare all’eliminazione della tassa di concessione governativa per i contratti di telefonia mobile in abbonamento. Quella esiste realmente, e realmente non ha più senso.

 
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Pubblicato da su 13 ottobre 2015 in truffe&bufale

 

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Maturità, il MIUR contro smartphone e Internet

Minervino

APPROVATO!

Con una circolare, il MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) ha stabilito alcune regole da applicare durante gli esami di maturità che vale la pena conoscere.

La prima riguarda l’uso di dispositivi tecnologici:

è assolutamente vietato, nei giorni delle prove scritte, utilizzare a scuola telefoni cellulari, smartphone di qualsiasi tipo, dispositivi di qualsiasi natura e tipologia in grado di consultare file, di inviare fotografie ed immagini, nonché apparecchiature a luce infrarossa o ultravioletta di ogni genere

Quindi niente telefonini, ne’ smartphone, niente tablet ultrasottili, ma anche niente videocitofoni, lampade abbronzanti e rilevatori di banconote false, per dire (apparecchiature a luce infrarossa o ultravioletta di ogni
genere). Battute a parte, il divieto di usare dispositivi di qualsiasi natura e tipologia in grado di consultare file è praticamente onnicomprensivo (anche se, per esserlo davvero, avrebbero dovuto scrivere “qualunque altra diavoleria tecnologica”) e quindi vale anche per gli smartwatch, benché non siano menzionati in modo specifico.

Inoltre:

è vietato l’uso di apparecchiature elettroniche portatili di tipo palmare o personal computer portatili di qualsiasi genere in grado di collegarsi all’esterno degli edifici scolastici tramite connessioni wireless, comunemente diffusi nelle scuole, o alla normale rete telefonica con qualsiasi protocollo

Chi pensava di portarsi un notebook da tenere ben nascosto sotto il banco, dunque, è avvertito. Non si può fare. Ma non è tutto:

Nel corso dello svolgimento delle prove scritte dovrà essere disattivato il collegamento alla rete Internet di tutti gli altri computer presenti all’interno delle sedi scolastiche interessate dalle prove scritte.
Saranno, altresì, resi inaccessibili aule e laboratori di informatica.
Inoltre, al fine di garantire il corretto svolgimento delle prove scritte, la Struttura Informatica del Ministero vigilerà, in collaborazione con la Polizia delle Comunicazioni, per prevenire l’utilizzo irregolare della rete INTERNET da parte di qualunque soggetto e delle connessioni di telefonia fissa e mobile.

 
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Pubblicato da su 29 maggio 2015 in Buono a sapersi

 

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Soccorso alpino: sì alla geolocalizzazione da cellulare

gps

Esiste almeno un’eventualità in cui poter essere (rin)tracciati senza dover esprimere un consenso preventivo è legale e verosimilmente gradito: la possibilità di geocalizzazione dei dispersi in montagna da parte del Soccorso Alpino. Il Garante della Privacy ha infatti approvato l’impiego di due nuove tecnologie mirate ad agevolare le operazioni di soccorso:

Il primo sistema si basa sulla possibilità di inviare all’utente alcuni specifici messaggi (sms di tipo “0”) i quali consentono l’installazione di applicazioni e la configurazione di una apposita stazione ricevente gestita dal CNSAS a cui trasmettere, in modalità automatica, il dato GPS raccolto dal terminale. Il secondo sistema, invece, fa uso di una ulteriore categoria di sms tecnici (Ping) i quali, una volta ricevuti dal terminale, innescano la trasmissione automatica alla centrale operativa del CNSAS dei dati relativi alle stazioni radio base visibili dal terminale stesso, anche se appartenenti a gestori diversi da quelli a cui l’utente riceve il servizio. In tal modo con tecniche di triangolazione rese più sofisticate dalla disponibilità di dati di geolocalizzazione delle stazioni base di diversi operatori è possibile individuare la posizione del terminale dell’utente disperso.

La geolocalizzazione di tali persone avverrebbe dopo che siano state attivate formalmente le ricerche da parte delle centrali operative 118 (Sanità), 115 (Vigili del Fuoco) o dell’Autorità di Pubblica Sicurezza preposta al fine di salvaguardare la vita o l’integrità fisica della persona stessa.

Si tratta di tecnologie che, rispetto a quelle autorizzate con il provvedimento del 19 dicembre 2008, hanno il pregio di non richiedere l’intermediazione dell’operatore telefonico e quindi di rendere ancora più rapide, efficienti e precise le operazioni di soccorso, senza che ci sia bisogno di una particolare configurazione del software del terminale in questione.

Sicuramente, meglio queste tecnologie – per queste finalità – di ogni altro check-in pubblicitario registrato da social network e affini a beneficio altrui…

 
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Pubblicato da su 24 febbraio 2015 in News da Internet

 

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Nòverca, fine

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Nòverca cede i suoi utenti a TIM e chiude la sua attività di MVNO (operatore mobile virtuale).

Nonostante il comunicato stampa sia stato scritto con toni neutri, la sostanza dei fatti è chiara: Nòverca esce dal mercato della telefonia mobile.

Il comunicato in realtà è imperniato su un accordo di natura puramente commerciale: se l’utente passerà a TIM con il proprio numero, potrà conservare la tariffa attuale (ma non si sa fino a quando), mentre Nòverca riceverà a sua volta un corrispettivo (una piccola liquidazione) per tutti gli utenti che passeranno a TIM.

Questo aspetto permette a tutti di capire che gli utenti Nòverca non sono costretti a passare a TIM, in questa ipotesi esistono solo condizioni prefissate.

Come è noto ormai da tempo, il mercato della telefonia mobile in Italia offre ai carrier virtuali solo un’illusione di poter partecipare al business delle comunicazioni. Nòverca, in ordine di tempo, è solo l’ultimo operatore a chiudere e le condizioni del mercato sono tali da rendere la vita difficile a chi non ha una propria rete ed è costretto ad appoggiarsi tecnicamente ad altri.

Come ricorda anche Marco in questo articolo su The New Blog Times che spiega bene la situazione, si dormono sonni più tranquilli affidandosi ad un gestore reale, dotato di propria rete, da scegliere in funzione delle proprie esigenze tecniche (copertura, qualità dei servizi e assistenza ai clienti) ed economiche (convenienza tariffaria).

 
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Pubblicato da su 11 gennaio 2015 in news

 

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Non ci sono più i Nokia (di una volta)

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Il sospetto divenne certezza e venne il giorno in cui il marchio Nokia sparì dagli smartphone: due anni dopo l’acquisto della divisione mobile dell’azienda finlandese, Microsoft ha deciso di apporre solo il proprio brand sui nuovi apparecchi della gamma Lumia, a partire dal modello 535.

I Lumia sono qualcosa di diverso dai Nokia di un tempo, che venivano considerati i Cellulari per antomomasia. Quell’epoca è finita da anni e ora la sparizione del brand Nokia dal mercato è solo l’ultimo atto formale.

Una prece.

 
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Pubblicato da su 12 novembre 2014 in cellulari & smartphone, telefonia

 

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Facebook, meglio controllare l’avvio automatico dei video

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Su Facebook vengono visualizzati un miliardo di video ogni giorno, in buona parte (ben oltre la metà) da dispositivi mobili, soprattutto smartphone e tablet. E forse – come sottolineato sul New Blog Times – è il caso di tenere presente alcuni aspetti:

  1. sul social network è attiva per default la riproduzione automatica dei video;
  2. visualizzare un video comporta il download di una determinata quantità di dati;
  3. i dispositivi mobili, al di fuori della copertura di una rete wireless, si connettono a Internet utilizzando un piano tariffario che prevede un monte in gigabyte.

Quando su Facebook si scorre la propria home, oppure una qualunque altra pagina (anche quella di un amico, di un gruppo, eccetera) è molto facile imbattersi in un filmato. Quando questo compare per intero sul display la riproduzione viene avviata a volume azzerato. Con una connessione che prevede dati illimitati (ad esempio WiFi/ADSL) questo non comporta problemi, ma da rete mobile la riproduzione automatica del video si traduce nell’istantaneo consumo di dati, addebitato in funzione del piano tariffario utilizzato.

Se negli ultimi tempi avete riscontrato l’esaurimento prematuro del vostro plafond di dati, il consumo inconsapevole di dati dovuto alla riproduzione automatica di video potrebbe essere una delle motivazioni plausibili (non l’unica rilevabile, ma una delle possibilità verosimili). Naturalmente – se il motivo è l’avvio automatico dei filmati – l’emorragia di byte si può tamponare e prevenire (con benefici anche sull’autonomia della batteria). Facebook indica come fare:

Puoi modificare le impostazioni di riproduzione automatica dell’applicazione Facebook scegliendo , Solo Wi-Fi o No.

Android

Per regolare questa impostazione:

  1. Apri l’applicazione Facebook.
  2. Tocca il pulsante menu del telefono.
  3. Tocca Impostazioni.
  4. Scorri verso il basso e tocca Riproduzione automatica dei video.
  5. Scegli un’opzione.

iPhone e iPad

Per regolare questa impostazione:

  1. Accedi alle impostazioni del tuo telefono o tablet.
  2. Scorri verso il basso e tocca Facebook.
  3. Tocca Impostazioni.
  4. Sotto Video tocca Riproduzione automatica.
  5. Scegli un’opzione.

 
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Pubblicato da su 9 settembre 2014 in Buono a sapersi, cellulari & smartphone, Internet, news, tablet

 

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Bip Mobile, fine delle comunicazioni?

Tanti auguri di buon anno a tutti e un messaggio di solidarietà ai titolari delle 220mila utenze Bip Mobile rimaste mute in queste festività natalizie (e con la possibilità di non essere più riattivate, stando a quanto riferisce la stampa).

Quando Bip Mobile è stata presentata (luglio 2012) avevo manifestato scetticismo: gli obiettivi dichiarati dall’azienda fondata da Fabrizio Bona apparivano troppo ambiziosi (“un milione di clienti entro l’estate 2013” era esorbitante, ma anche quello di 700mila clienti necessari a raggiungere il break-even point era un goal molto difficile) e le condizioni del mercato non erano favorevoli (non lo sono nemmeno ora). Purtroppo le notizie di questi giorni sembrano riportare la naturale evoluzione di un business nato in condizioni difficili e ora, per chi ha un numero telefonico di Bip Mobile, potrebbe essere difficoltoso anche recuperarlo per migrarlo ad un altro operatore mobile.

Se poi – leggo da Max – venissero confermate le indiscrezioni che parlano di Fabrizio Bona in volo verso la direzione generale di Alitalia, le prospettive peggiorerebbero ulteriormente.

AGGIORNAMENTO: Oggi il Corriere delle Comunicazioni ha pubblicato un articolo di Alessandro Longo che rivela come Bona, in realtà, sia uscito da Bip Mobile (per approdare davvero ad Alitalia) già subito dopo l’estate, deluso e amareggiato per la situazione in cui versa il mercato delle telecomunicazioni e le difficoltà incontrate da Bip Mobile nella sua veste di operatore alternativo.
Così sembrava, così è stato.

 
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Pubblicato da su 2 gennaio 2014 in cellulari & smartphone, telefonia, TLC

 

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Telefonia mobile, arriva un nuovo operatore alternativo

Si presenterà in settembre come operatore mobile low-cost: si chiama Bip Mobile, il suo fondatore è Fabrizio Bona (che nel suo curriculum vitae vanta ruoli dirigenziali in Telecom Italia, Vodafone-Omnitel e Wind) e l’azionista di maggioranza è One Italia. La rete mobile a cui Bip si appoggerà sarà quella di 3 Italia (di cui One Italia è già partner per alcune soluzioni di e-commerce, streaming e altri servizi). Siamo quindi in presenza di un operatore mobile alternativo (un MVNO, anzi un ESP).

L’obiettivo dichiarato è di raggiungere un milione di clienti entro l’estate 2013, ambiziosissimo e apparentemente poco verosimile, considerando la situazione del mercato italiano e i risultati finora conseguiti dagli altri operatori alternativi: consideriamo che, secondo quanto riporta l’Agcom nell’ultima pubblicazione dell’Osservatorio Trimestrale sulle Telecomunicazioni, gli operatori alternativi italiani hanno un mercato di 3,9 milioni di utenze. Il leader di questo settore è Poste Mobile (che ha uno share di mercato del 56,8%, corrispondente a 2,2 milioni di utenze), alle sue spalle c’è Fastweb Mobile (share del 14,4%, corrispondente a 560mila utenze).

Bip punta dunque a superare Fastweb e posizionarsi alle spalle di Poste Mobile entro meno di un anno dal lancio, che verosimilmente avrà luogo in autunno, operando in un mercato in partnership con un operatore reale a cui dovrà pagare l’utilizzo della rete e il traffico telefonico. Il trend rilevato entro fine anno, che registrerà i risultati delle iniziative commerciali del lancio e le immancabili promozioni natalizie, potrà essere significativo per capire l’andamento dell’azienda.

A me sembra durissima, ma spero sinceramente di sbagliarmi.

 
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Pubblicato da su 19 luglio 2012 in cellulari & smartphone, telefonia

 

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Nano-SIM, approvate come nuovo standard

Con un comunicato pubblicato in data 1 giugno, l’ETSI (European Telecommunication Standards Institute) rende nota l’approvazione di un nuovo formato di SIM per la telefonia mobile.  In virtù delle loro ridottissime dimensioni, inferiori del 40% rispetto al più piccolo formato oggi esistente, potranno essere utilizzate in nuovi dispositivi mobili oggi in progetto.

I formati esistenti – e utilizzati – finora erano tre: la SIM full-size è quella che ha dimensioni vicine a quelle di una carta di credito, e che veniva infilata nei cellulari di grandi dimensioni in uso una ventina di anni fa. Il formato oggi più utilizzato – un ritaglio molto ridotto della versione full-size – corrisponde alla Mini-SIM (che proprio per la sua diffusione viene oggi chiamata SIM), le cui dimensioni sono idonee agli alloggiamenti previsti anche da apparecchi di piccole dimensioni. Il terzo formato è la Micro-SIM, il cui utilizzo è iniziato con iPhone 4 e iPad, per poi proseguire con altri smartphone (alcuni Nokia e Sony Xperia di ultima generazione, l’HTC One X e il nuovo Samsung Galaxy SIII). I tre formati hanno una sola misura in comune, lo spessore pari a o,76 mm.

Quello approvato nei giorni scorsi dall’ETSI è dunque un formato di dimensioni ancora inferiori (12,3 x 8,8 mm), che grazie al suo ridotto spessore (0,67 mm) troverà impiego in nuovi apparecchi per la telefonia mobile, che potranno essere ancor più sottili e avere un design sempre più light. Qualcuno potrebbe persino arrivare a pensare di impiantarsi una di queste SIM sotto pelle: se c’è chi ha provato a farsi un piercing tecnologico con i supporti per potersi portare al polso l’iPod senza cinturino, l’ipotesi non è così inverosimile.

 
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Pubblicato da su 4 giugno 2012 in cellulari & smartphone, tecnologia

 

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Londra, tutti i cellulari sotto controllo

Quando entrate nell’area metropolitana di Londra, se siete persone attente alla privacy, tenete sempre presente che Scotland Yard è in grado di localizzare, monitorare, intercettare e disabilitare tutti i telefoni cellulari attivi nella propria giurisdizione e che non c’è nessun cartello di preavviso:

Londra, cellulari sotto il controllo di Scotland Yard – The New Blog Times

In capo al Metropolitan Police Service di Londra, meglio noto con il nome della sede di Scotland Yard di Westminster, sta piombando una vera e propria accusa di violazione della privacy, da quando si è scoperto che è in grado di esercitare un controllo pressoché totale sui cellulari attivi nella propria giurisdizione.

 

 
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Pubblicato da su 4 novembre 2011 in Buono a sapersi, cellulari & smartphone, news, privacy, tecnologia, telefonia, TLC

 

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Sony liquida Ericsson

I mercati si evolvono, i produttori anche: Sony acquista da Ericsson la sua quota azionaria nella decennale joint-venture Sony-Ericsson e si appresta a continuare da sola sul mercato di telefoni cellulari e smartphone.

 
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Pubblicato da su 27 ottobre 2011 in business, cellulari & smartphone, news, News da Internet

 

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La spia nel palmo della mano

Si stava meglio quando si stava peggio: quando si diffuse la notizia della memorizzazione frequente e costante, a bordo di iPhone e iPad, della posizione dell’utente in un file non criptato e accessibile senza troppi artifici, molti puntarono il dito contro Apple, accusandola di spiare gli utenti. Poi si è scoperto che anche Google ha inserito in Android una funzione analoga, e allora tutti a dare degli spioni anche a loro, e ad interrogarsi su chi giocasse sporco.

Sta’ a vedere – mi ha detto un giorno un amico – che l’unica a salvarsi da queste accuse è Microsoft… su Windows Phone non si sono mai sentite ‘ste cose“. Adesso sì.

 

 
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Pubblicato da su 28 settembre 2011 in business, cellulari & smartphone, Internet, Life, Mondo, news, News da Internet, privacy, security

 

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