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Apple ferma il “gruppo di ascolto” di Siri

Apple ha diffuso un comunicato dichiarando di aver sospeso le attività di analisi delle registrazioni audio effettuate attraverso Siri (ne ho parlato due giorni fa), precisando che in occasione di uno dei prossimi update, agli utenti sarà proposta l’opzione di scegliere se partecipare o no al programma, che ha l’obiettivo di migliorare le prestazioni dell’assistente vocale. Ottima iniziativa. Ancor più apprezzabile se fosse accompagnata dalla cancellazione definitiva di tutti i contenuti audio raccolti finora all’insaputa degli utenti. Sarebbe un bel messaggio di attenzione alla privacy degli utenti e un esempio per Amazon e Google.

 
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Pubblicato da su 2 agosto 2019 in news, privacy

 

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Microsoft Surface Laptop 2 pubblicizzato da Mac Book. Il signor Mac Book

Se vi dico Mac Book, a cosa pensate? Se conoscete un po’ il mercato tecnologico, la prima cosa che vi viene in mente è l’omonima linea di laptop di Apple. Ma proprio su questo nome fa leva la nuova pubblicità di Microsoft, che ha per la pubblicità dell’ultima versione del proprio laptop, il Surface Laptop 2, ha arruolato un ragazzo australiano per via del suo nome, particolarmente ammiccante. Il testimonial scelto si chiama Mackenzie Book, chi lo conosce lo chiama Mac, quindi Microsoft lo presenta al mondo come Mac Book.

Ironico quanto basta, lo spot propone quindi il signor Mac Book che confronta un Mac Book con un Microsoft Surface Laptop 2, decretando migliore quest’ultimo per vari aspetti (incluso il touchscreen, assente sul Mac). Il video si conclude con il claim “Get a Surface” che sembra proprio rispondere alla campagna pubblicitaria “Get a Mac” di qualche anno fa.

Coincidenze? Non credo proprio!!!

 
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Pubblicato da su 2 agosto 2019 in News da Internet

 

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Si chiamano assistenti perché assistono

Un assistente vocale è sempre all’ascolto: non è predisposto per attivarsi al primo suono che capta, ma in corrispondenza di una determinata frase. Quindi deve essere in grado di sceglierla, di distinguerla, di identificarla in mezzo al rumore, ad altri suoni e ad altre frasi. Non è difficile da capire: quando chiamiamo qualcuno per nome, da quel momento ci risponde e ci concede attenzione, ma le sue orecchie e il suo cervello erano già “accesi” da prima (…in condizioni normali, diciamo). Quindi, la prima cosa da capire e tenere presente quando si ha con sé (o in casa) un assistente vocale o virtuale, è questa: è in ascolto.

Ciò premesso, veniamo alle news: un servizio del Guardian rivela che per Siri – l’assistente vocale di Apple – sono impiegate persone incaricate di ascoltare l’audio raccolto per analizzarlo e catalogarne parole e frasi, allo scopo di migliorare il servizio fornito e le funzionalità della dettatura vocale. Apple dichiara che l’analisi viene effettuata su meno dell’1% delle richieste ricevute da Siri, di non associare queste registrazioni all’ID Apple degli utenti e che tutti i “revisori” sono tenuti al rispetto di rigidi vincoli di riservatezza”.

Perché anche Siri è sempre in ascolto. Ascolta i comandi che l’utente gli trasmette, ma anche le conversazioni. Può attivarsi “da solo”, perché capta una parola che assomiglia a “Hey Siri”. Se uno ha al polso un Apple Watch e alza il braccio mentre parla, anche in quel caso Siri può “svegliarsi”. L’articolo del Guardian riporta la preoccupazione di un dipendente per la gestione delle informazioni raccolte, perché possono consistere in dati personali e sensibili: “Ci sono stati innumerevoli casi di registrazioni contenenti colloqui privati tra medici e pazienti, trattative d’affari, discussioni su attività apparentemente criminali, incontri sessuali e così via. Queste registrazioni sono legate ai dati dell’utente e ne mostrano posizione, dettagli dei suoi contatti e dati relativi all’app”.

La privacy policy di Apple indica che Siri e la funzione Dettatura “non associano mai queste informazioni al tuo ID Apple, ma solo al tuo dispositivo tramite un identificatore casuale”. La fonte del Guardian però rimane perplessa per lo scarso controllo sulle persone che lavorano al servizio, per la mole di dati che possono analizzare in libertà e per la possibilità concreta di identificare comunque qualcuno in base ad alcuni dati forniti in modo accidentale: indirizzi, nomi, numeri telefonici sono i più semplici e, banalmente, possono facilmente essere riconducibili ad una persona.

Niente di diverso da ciò che accade con Alexa, assistente vocale di Amazon: come sappiamo da un rapporto pubblicato da Bloomberg, l’azienda ha un team di dipendenti e collaboratori che ascoltano e trascrivono ciò che viene captato. Analogo discorso vale anche per il Google Assistant. E, come ho avuto modo di ricordare su queste pagine un paio di mesi fa, le informazioni personali a disposizione di Google a questo proposito sono decisamente molte.

E’ sempre necessario che l’utente, per quanto riguarda i propri dati personali, sia correttamente e completamente informato sulla loro destinazione (di chi sono le mani e le orecchie in cui finiscono?) e sul loro utilizzo, sia esso di carattere tecnico, commerciale, politico o di qualsivoglia altra natura. E’ stato appurato che esistono aziende che hanno uno o più team di persone dedicate ad ascoltare e analizzare dati personali raccolti dal loro assistente vocale.Il fatto che questo si scopra solo attraverso un’inchiesta giornalistica – e non dalle condizioni del servizio – non è esattamente tranquillizzante, per chi ha a cuore la riservatezza delle proprie informazioni.

 
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Pubblicato da su 31 luglio 2019 in news, privacy

 

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Apple: ok, il prezzo è PRO

Io lo so che il nuovo Apple Mac Pro è destinato al mercato dei pro(fessionisti), per cui non mi dovrei stupire se il modello base costerà 5.999 dollari. Ugualmente non dovrei saltare sulla sedia leggendo che il monitor 6K pensato per il Mac Pro, cioè il Pro Display XDR, costerà 4.999 dollari (a cui se ne dovranno aggiungere 999 per il Pro Stand, che poi è il supporto che lo deve reggere, mentre l’adattatore VESA costerà 199 dollari). Risultato, per la configurazione completa la base di partenza sarà di 14mila dollari. Pardon: sarà di 13.997 dollari, vista l’insistente presenza di prezzi arrotondati strategicamente al 999 (ma c’è ancora qualcuno che cede all’illusione psicologica di pagare poco qualcosa che, anziché mille dollari, ne costa solo 999?). Per la versione top, probabilmente, si supereranno i 50mila.

Il design del computer è sicuramente moderno. Però è divisivo. E prima di capire che si tratta del nuovo Mac Pro, vedendolo superficialmente qualcuno potrebbe scambiarlo per un altro oggetto. E alle varie ipotesi alternative ispirate dalla sua vista frontale, mi rendo conto solo adesso che può sembrare anche una grattugia per il formaggio.

 
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Pubblicato da su 4 giugno 2019 in news

 

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Una rapida occhiata al mercato degli smartphone

Questa è la classifica mondiale – in migliaia di unità – delle vendite di smartphone suddivise per produttore nel 2017. La leadership di Samsung è evidente, seppur in flessione. Quella che segue – sempre espressa in migliaia di unità – è invece la stessa classifica suddivisa per sistema operativo. Qui spicca il primato di Android.

Poi non dite di non sapere quanta gente è nelle mani di Google (che di Android è il papà).

 
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Pubblicato da su 23 febbraio 2018 in telefonia

 

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Il necrologio di Windows Mobile scritto da Microsoft

Se siete utenti di smartphone con sistema Windows Mobile, cominciate seriamente a valutare alternative (se già non lo avete fatto prima): lo sviluppo relativo a questa piattaforma non è più una priorità, come suggerisce il tweet scritto ieri da Joe Belfiore, che per Microsoft è il vice-president responsabile di Windows 10:

Belfiore ha dichiarato che Microsoft continuerà a distribuire aggiornamenti di sistema e di sicurezza, ma niente di più, ufficializzando la fine del programma di sviluppo del sistema, di cui gli utenti di fatto si sono già resi conto da almeno un anno. Windows Mobile è stato sopraffatto da iOS e Android e negli USA è ormai precipitato ad una quota di mercato irrisoria, inferiore all1% (mentre in Italia si trova ancora attorno al 2%).

 
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Pubblicato da su 9 ottobre 2017 in cellulari & smartphone

 

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7 che vanno, 7 che vengono

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Il Samsung Galaxy Note 7 sta regalando molte soddisfazioni. Alla concorrenza, però: le notizie di batterie che prendono fuoco ed esplodono si propagano nel mondo hanno costretto a provvedimenti drastici, come il bando da parte della Federal Aviation Administration (il dipartimento dei trasporti aerei USA) e il ritiro dal mercato deciso dal produttore.

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Prospettiva poco favorevole per la reputazione di Samsung sul mercato, che emerge proprio mentre Apple calamita su di se’ molta attenzione per la presentazione dell’iPhone 7.

 
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Pubblicato da su 9 settembre 2016 in news

 

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Apple, rito rispettato

Annunciato da tempo attraverso le solite indiscrezioni che puntualmente ne anticipano alcune caratteristiche, è stato presentato oggi il nuovo iPhone 7, in versione base e plus, resistente ad acqua e polvere, con caratteristiche che ridefiniscono gli standard del settore, un design da urlo e fotocamere al top. E chi se ne importa del nuovo  Watch che ha il gps e va sott’acqua, del nuovo sistema iOS10 e di tutte le altre novità Apple? E del resto del mondo?

Coloro che si metteranno in fila fuori dagli Apple Store dal 16 settembre (o che si accamperanno  nei pressi ore o giorni prima) ci daranno anche quest’anno la misura di quanto questo possa essere una priorità per una parte della specie umana. 

PS: gli auricolari “solo wireless” hanno un design opinabile, ma probabilmente saranno il nuovo distintivo per gli utenti Apple senza se e senza ma.

 
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Pubblicato da su 7 settembre 2016 in cellulari & smartphone, news

 

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L’uomo che sussurrava all’ufficio brevetti

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Il signor Thomas Ross dalla Florida racconta che nel 1992 realizzò tre disegni tecnici in cui prefigurò design e caratteristiche che quindici anni dopo Apple avrebbe lanciato sui propri dispositivi mobili (iPod, iPhone, iPad). Ross afferma di aver depositato quei disegni a corredo di una domanda di registrazione di brevetto per un dispositivo con display tattile, ideato per comunicare, compilare un’agenda, memorizzare dati, leggere libri e riviste in formato elettronico e visualizzare immagini e video. La validità della domanda è però decaduta dopo il 1995, anno in cui il detentore cessò di pagare le relative tasse. Ora ha tentato di avviare un’azione legale, a suo dire a tutela dei propri diritti, per chiedere ad Apple 10 miliardi di dollari, praticamente una royalty pari all’1,5% di quanto ricavato dall’azienda per la vendita dei propri dispositivi mobili.

Due domande sorgono spontanee:

  1. Perché il signor Ross ha taciuto dal 2007 (anno di lancio dei primi iPhone e iPod touch) al 2014?
  2. E se fosse un patent troll?

 

 

 
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Pubblicato da su 30 giugno 2016 in news

 

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Apple pagherà una multa da 318 milioni, è una buona notizia?

Apple Italia accetta di pagare una multa di 318 milioni di euro a saldo di tutte le pendenze con il Fisco italiano. E’ una buona notizia? Letta così, lo è. E scatena una ridda di ottimistiche ipotesi sulla posizione di altre multinazionali, accusate di elusione ed evasione per aver fatto convergere le proprie attività commerciali in Stati con regime “più favorevole” (come l’Irlanda).

La notizia riferisce sommariamente i termini di un accordo che fa seguito ad un’indagine dell’Agenzia delle Entrate che ha portato alla contestazione di 880 milioni di euro per Ires evasa tra il 2008 e il 2013. La vicenda è più complessa di quanto si pensi, partendo da una contestazione si può proseguire per molto tempo e con risultati incerti, soprattutto quando il contestato ha il potere economico utile ad arruolare legali in grado di far rimbalzare l’azione da un tribunale ad un altro, da un’udienza all’altra, da una commissione tributaria all’altra. Da una prima ricostruzione dell’Agenzia delle Dogane era stata formulata l’ipotesi di una frode fiscale, poi trasformatasi in omessa dichiarazione (penalmente meno rilevante). La transazione di 318 milioni è un compromesso favorevole ad un Fisco che sembra dire “meglio 318 milioni che niente”, come se non fosse certo dell’ammontare dell’evasione.

Quindi non è in ogni caso una buona notizia: Apple forse se l’è cavata alla grande pagando 318 milioni anziché 880 (e qui non c’è nulla di che gioire), ma forse ha ceduto di fronte ad un’evasione certa ma dall’importo incerto. Significherebbe che è possibile l’errore di calcolo, dovuto all’incoerenza tra norme fiscali del nostro Paese, e tra norme del nostro Paese e norme UE, nonché alla farraginosa macchina burocratica attiva nel nostro Paese (e anche qui non c’è nulla di che gioire).

La spanna regna sovrana, è un’unità di misura che va bene a tutti, e questo episodio ne è l’ennesima dimostrazione. Aspettiamoci risultati simili per altre realtà analoghe. Nel frattempo aspettiamo che le legislazioni internazionali recepiscano la realtà e si affrettino ad armonizzare le normative fiscali.

 

 
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Pubblicato da su 30 dicembre 2015 in news

 

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Domande sulla notizia del giorno

ditomediowhatsapp

Ma la notizia è l’inserimento in WhatsApp dell’emoticon con il dito medio, oppure la censura di questa primizia sui dispositivi Apple?

E perché nessuno, invece, parla degli aggiornamenti di Telegram, che si occupa di cose meno “aggressive”?

novitàtelegram

Comunque molti ignorano BBM, che funziona benissimo e non si perde in queste stupidaggini.

Cattura

 

 

 

 
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Pubblicato da su 31 luglio 2015 in News da Internet

 

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Apple Show 2014

Apple Watch Presentation

In ordine di rilevanza – per il sottoscritto – e non di apparizione, ecco le novità presentate oggi da Apple.

  1. Songs of Innocence: l’ultimo album degli U2 viene rilasciato a costo zero a tutti gli utenti di iTunes fino al 13 ottobre. Tim Cook & U2Poi si paga, ovviamente, ma nel giro di un mese l’ultima fatica della band irlandese potrà raggiungere 500 milioni di utenti della piattaforma Apple. Certamente tutto avverrà in un arco di tempo più ristretto. Forse sarà necessario rivedere il concetto di riconoscimento sulle vendite espresso con i vari dischi (di diamante, di platino, d’oro e d’argento). Comunque si vocifera che ad Apple il giochino sia costato 100 milioni di dollari (al netto di altri eventuali compensi direttamente elargiti agli U2).
  2. Watch: lo smartwatch secondo Apple non si chiama iWatch, ma solo Watch. Accidenti. Design accattivante, materiali ricercati, tecnologia al top, una cospicua dote di funzioni, sistema operativo Watch OS. Il difetto più evidente, che relega anche questo smartwatch a ruolo di companion è la necessità di restare sincronizzato (e quindi vincolato) all’iPhone, a cui deve rimanere sempre appiccicato. La vera novità di questo settore – se e quando verrà presentata – sarà lo smartwatch indipendente da qualunque altro device, con nano-Sim integrata (tecnicamente già fattibile). Questo, intanto, arriverà sul mercato nel 2015. Dopo Natale. Che delusione.
  3. Pay: è la nuova piattaforma di pagamento basata su tecnologia NFC, a cui Apple – fino a due anni fa – non intendeva ricorrere, ma che la concorrenza ha già introdotto da tempo nei propri smartphone; qui c’è la differenza di poter pagare con un dito.
  4. iPhone 6 / Iphone 6 Plus: la nuova generazione dello smartphone più desiderato al mondo. Due modelli, con display di maggiori dimensioni rispetto alle generazioni precedenti (4,7 e 5,5 pollici), contraddistinti da un design sottile (quasi da iPhone Air), più potenti, iOS 8… Sicuramente il top della gamma, ma per le esigenze (reali o indotte) dell’utente, la concorrenza è a livelli comparabili. Non siamo più nel 2007, quando l’iPhone era… qualcosa di completamente diverso.

 

 
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Pubblicato da su 9 settembre 2014 in cellulari & smartphone, news, tecnologia

 

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The Fappening, un’altra lezione sulla protezione di dati e foto personali

icloud keys

Avete letto o sentito del furto e della diffusione di foto personali ai danni di alcune celebrità come Kirsten Dunst, Kim Kardashian, Selena Gomez, Bar Refaeli e Jennifer Lawrence? E, soprattutto, avete capito cos’è accaduto?

In breve: le foto, inizialmente memorizzate sui loro dispositivi personali (iPhone, iPad, Mac), erano poi sincronizzate su iCloud (un disco fisso virtuale, cioè un servizio per l’archiviazione di dati in Internet realizzato da Apple per i propri utenti). L’impostazione standard (modificabile, sapendolo) prevede il salvataggio automatico delle foto per poterle gestire su Mac con iPhoto. In seguito ad un attacco hacker, le immagini – prevalentemente intime – contenute in tali spazi sono state copiate dagli account di queste persone e diffuse via web sulla piattaforma 4chan e su Reddit. Pare che l’obiettivo iniziale fosse quello di metterle sul mercato e venderle all’industria del gossip, ma negli Stati Uniti questo genere di azioni è reato e non hanno suscitato l’interesse atteso: per questo sarebbero state distribuite sul web.

Si è ripresentato – su più vasta scala – il problema di violazione della privacy accaduto due anni fa a Scarlett Johansson. Christina Aguilera e Mila Kunis (il colpevole era stato trovato e condannato a scontare 10 anni di reclusione e al pagamento di una sanzione di 76mila dollari).

Ciò che è accaduto poteva essere prevenuto, evitato da chi voleva davvero tutelare la propria privacy? Assolutamente sì, in modi sia analogici che tecnologici, che esporrò in ordine di efficacia:

  1. non scattare foto di quel genere (ok è un po’ radicale, ma è la soluzione che offre maggiori certezze);
  2. conoscendo il valore che tali foto possono acquisire sul mercato dei bavosi, se proprio non è possibile trattenersi dallo scatto hot, sembra decisamente opportuno mantenerle conservate su un supporto di memorizzazione fisico di cui si possa avere il reale controllo (scheda di memoria, chiavetta USB, hard disk, CD, DVD…)
  3. pensare allo scopo per cui è stata scattata la foto… era da mostrare a una persona, a una platea ristretta o a chiunque? Ecco. In ogni caso, lasciarla lì o trasferirla via chiavetta;
  4. se proprio dovete utilizzare un servizio cloud, scegliete una password complessa, createne una diversa per ogni account e, se il servizio prevede il password reset attraverso alcune domande, impostate risposte non facilmente identificabili (esempio: “Qual è il cognome di tua madre da nubile?” Risposta possibile: “Lansbury”, oppure “Merkel” o anche “Jeeg”… insomma, non dev’essere necessariamente reale perché potrebbe essere ottenibile da malintenzionati)
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Intendiamoci: iCloud, così come Dropbox, GoogleDrive, OneDrive , non è affatto un sistema insicuro, la protezione dei dati che vengono memorizzati è assicurata da un algoritmo di cifratura AES a 128 bit. Ma è sufficiente arrivare a conoscere la password legata all’account per avere l’accesso. Come a dire: una cassaforte può essere ipersicura e a prova di qualunque scasso, ma basta averne la combinazione e il gioco è fatto. E ottenere la password dell’Apple ID (e quindi dell’account iCloud) di queste celebrità potrebbe non essere stato difficile, dato che – finché Apple non se n’è accorta – esisteva la possibilità di scovarla tramite un software. Il rischio aumenta quando la password è semplice e non è stata generata con gli opportuni criteri di complessità (ad esempio quelli illustrati nell’articolo Scegliere password più sicure su Mozilla Support, oppure in Creazione di una password forte a cura di Google Support). Oppure se il servizio di password reset è impostato con risposte prevedibili o facilmente reperibili.

Come già detto più volte in precedenza, nessuna soluzione tecnologica è in grado di garantire la sicurezza assoluta al 100% della propria efficacia. Quindi, meditate su questo aspetto.

Altri aspetti su cui è necessario meditare: l’accidentale (?) sacrificio della privacy in nome della vanità (le foto non sono state certo scattate per essere inviate al dermatologo per un controllo sommario) e – soprattutto – la diffusissima mancanza di consapevolezza dei rischi comportati da determinate azioni compiute attraverso Internet.

 
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Pubblicato da su 2 settembre 2014 in Internet, News da Internet, privacy, security

 

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Coming soon by Apple

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Apple si appresta ad una presentazione di novità e la anticipa alla sua maniera, ossia senza dire nulla, anche se… “vorremmo potervi dire di più”.

Che si tratti dell‘iPhone 6, del nuovo iWatch o di altro, non importa: la cerimonia sarà seguitissima, come sempre. Ma attenzione: la concorrenza incalza.

 
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Pubblicato da su 28 agosto 2014 in business, cellulari & smartphone, tecnologia

 

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