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Google Plus è ancora vivo, per chi non lo ricordasse

googleplus2017

E’ meraviglioso pensare all’affetto con cui viene tenuto in vita Google Plus (Google+), il social network di casa Google che vanta miliardi di membri (secondo alcuni si tratterebbe di oltre tre miliardi di account), molti dei quali inconsapevoli (avendo accettato l’iscrizione mentre configuravano il proprio account Android su tablet o smartphone, oppure mentre aderivano ad altri servizi del gruppo, da Gmail).googleunicoaccount

Nelle scorse ore sono state annunciate alcune novità: torneranno gli Eventi (ma solo al di fuori della G Suite dedicata al mondo business), i “commenti responsabili” (quelli ritenuti inutili verranno nascosti), la possibilità di applicare nuovi filtri alle immagini. A parte quest’ultima caratteristica, nulla di realmente sostanzioso, e d’altronde è già molto ricordarsi dell’esistenza di questo social network lasciato alla deriva (non sono parole mie, le ha scritte Chris Messina, uno dei suoi “padri”, avendovi lavorato come user experience designer).

Mi era già capitato di scriverne e lo ribadisco:

è nato troppo tardi per fare concorrenza a Facebook senza avere reali caratteristiche distintive e, per come è stato realizzato ed evoluto (poco), non può che rimanere molte lunghezze alle spalle del leader

 

 
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Pubblicato da su 20 gennaio 2017 in news

 

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E’ sempre troppo tardi

Ho percorso quelle strade – la SS 36 e il cavalcavia soprastante quel tratto – innumerevoli volte, mai con la preoccupazione che quel ponte potesse crollare all’improvviso sopra o sotto i veicoli. Perché un automobilista, quando viaggia, deve concentrare la propria attenzione sul percorso, sulla segnaletica e sulle condizioni della viabilità, mentre può essere naturalmente distratto sulle condizioni delle infrastrutture, confidando in ciò che normalmente dovrebbe essere svolto da chi ne ha competenza e responsabilità: progettazione adeguata, collaudi, controlli, manutenzioni, applicazione e rispetto delle norme.

Ora dalle inchieste conseguenti all’incidente dovrà emergere quali, tra quelle attività, non sono state svolte a dovere. Ai nostri occhi, tuttavia, è davvero assurdo dover assistere a rimpalli di responsabilità e apprendere di complicazioni burocratiche che avrebbero ritardato la doverosa chiusura di quel tratto di strada, quando le sue condizioni non proprio esemplari – se non dalla memoria degli automobilisti attenti che potrebbero averle constatate – erano e sono visibili persino dalle immagini di Google Street View (anche quelle risalenti al 2011).

cavalcavia17ss36

Tecnologie come questa, utilizzate con il senno di poi, non servono a nulla. Ma sarebbe davvero amaro arrivare alla conclusione che immagini simili, se esaminate preventivamente con la dovuta attenzione da parte dei responsabili di quelle strade, avrebbero potuto far scattare un allarme utile ad evitare la tragedia di venerdì. E chissà che catastrofi analoghe non possano essere evitate, con un’attenta osservazione delle immagini di censimenti fotografici periodici delle infrastrutture e conseguenti sopralluoghi, utili ad individuare le possibili cause di deterioramento prima che sia troppo tardi.

Quel crollo – così netto – di quel cavalcavia non è avvenuto solamente per il peso dell’autotreno, ma per l’impotenza e l’insostenibilità di un sistema caratterizzato dalla mancanza di risorse e dalla burocrazia. Altre responsabilità, tecniche o di altra natura, emergeranno dalle inchieste.

 
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Pubblicato da su 30 ottobre 2016 in news

 

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Google prova a lanciare il font universale (e a superare Unicode?)

Noto è il nome di un nuovo font presentato da Google e realizzato in collaborazione con Monotype nell’ambito di un progetto durato cinque anni: potrà essere utilizzato per la maggior parte delle lingue e degli alfabeti del mondo, risolvendo i problemi di incompatibilità dei caratteri speciali che possono generare testi con fastidiosi simboli sostitutivi rettangolari (esempio: ), soprannominati Tofu perché richiamano visivamente del pezzi di Tofu (non per tutti: per me sono sempre stati degli asettici quadrettini). Il font viene reso disponibile con licenza Open Font License ed è liberamente scaricabile e utilizzabile senza limitazioni:

Oltre a risolvere l’annoso e sentito disagio dato dal Tofu problem, Noto permetterà a Google di diffondere i suoi servizi anche a utenti di Paesi che utilizzano lingue e alfabeti poco diffusi. Alla nuova famiglia di font (un pacchetto da 472,6 MB), tuttora in evoluzione, appartengono finora 110.000 caratteri differenti e utilizzabili in oltre 800 lingue e 100 alfabeti, coprendo praticamente ogni simbolo riconosciuto a livello Unicode (e forse puntando a superarlo nel ruolo di standard). Verosimilmente Noto potrebbe comunque essere il protagonista grafico del nuovo Andromeda OS, il sistema operativo in cui dovrebbero confluire le voluzioni di Android e Chrome OS.

 
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Pubblicato da su 10 ottobre 2016 in news

 

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Google Home alla conquista del mondo

In Italia non arriverà subito, ma meglio essere pronti per quando sarà il momento: Google Home è già in procinto di raggiungere i mercati di alcuni paesi, al prezzo di 129 dollari. C’è un sistema di intelligenza artificiale alle spalle di questo smart speaker (ma soprattutto uno smart microphone), in grado di gestire i dispositivi connessi nell’ambito di una casa o di un ufficio, tramite comandi vocali, da impartire in modo naturale e – in futuro – personale, dato che è in fase di sviluppo una funzionalità che gli permette di capire chi sta parlando, riconoscendone la voce.

Avvertenza basata sul realismo: inserire Google Home a casa propria – ça va sans dire – significa aprire la propria abitazione ai server di Google, pronti ad ascoltare tutto ciò che si potrà sentire. Verosimilmente, all’ascolto seguirà una registrazione e un’elaborazione dei dati acquisiti attraverso questo nuovo canale. Il machine learning consentirà al sistema di raffinare le proprie prestazioni e migliorare la propria efficienza.

 
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Pubblicato da su 7 ottobre 2016 in news

 

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Google Allo, un saluto alla privacy

googlealloprivacy1

Se ne parla poco, ma da qualche giorno Google ha lanciato Allo, un’applicazione di messaggistica per contrastare la concorrenza delle due app della famiglia Facebook, ossia Messenger e WhatsApp. Ad oggi, pare che sia stato installato e scaricato su un milione di dispositivi.

Dal momento che su questo tipo di app pende sempre il sospetto di uno scarso rispetto della privacy degli utenti, anche su Allo i dubbi non mancano: alla presentazione, infatti, era stato detto che Allo non avrebbe memorizzato alcun messaggio, mentre in realtà oggi si scopre che i messaggi vengono memorizzati sui server di Google per impostazione predefinita (a meno che non si utilizzi la navigazione anonima con la modalità “incognito”), condizione necessaria affinché i messaggi possano essere analizzati per il “miglior” funzionamento di Google Assistant.

Certo, un assistente virtuale preparato e in grado di rispondere coerentemente alle esigenze dell’utente è una comodità, ma se arriva gratis al solo costo della nostra privacy forse è bene esserne consapevoli. Non a caso Edward Snowden – che sulla riservatezza ha ormai costruito la propria filosofia di vita – non si dichiara esattamente un testimonial di Allo. Messaggi e conversazioni restano sui server di Google. Naturalmente l’utente li può cancellare tramite la app (ed è possibile impostare un timer per fissare una scadenza, oltre la quale vengono automaticamente rimossi), ma non esiste una reale garanzia che vengano eliminati anche dai database già storicizzati. Così come non si può escludere – visti i tempi che corrono – che questi database non vengano violati da qualche malintenzionato.

Per cui, volendo utilizzare Allo, il suggerimento è di non sfruttarlo per trasmettere informazioni personali da mantenere riservate. Perché – come già detto in altre occasioni – nel mondo digitale la sicurezza assoluta non esiste.

 

 
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Pubblicato da su 26 settembre 2016 in news

 

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Coming Soon: The Floating Piers on Google Street View

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Il 3 luglio 2016 sarà l’ultimo giorno possibile per visitare The Floating Piers, ma l’opera galleggiante di Christo avrà un seguito virtuale: il percorso pedonale di tre chilometri sopravviverà infatti su Google Street View. La mappatura del Google Trekker ha preso il via stamattina, concretizzando il progetto nato dalla collaborazione tra Google, Provincia di Bergamo e Cai, che fa seguito alla mappatura dei sentieri delle Orobie.

 

 
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Pubblicato da su 1 luglio 2016 in news

 

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Google ci mette in guardia da Google, ma ci rassicura su Bing

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Parzialmente pericoloso. E’ così che la funzione Navigazione Sicura di Google classifica il sito google.com, perché “alcune pagine hanno contenuti ingannevoli al momento”. La stessa ricerca effettuata su google.it restituisce invece un tranquillizzante “La funzione Navigazione sicura non ha rilevato di recente contenuti dannosi sul sito google.it.”. Un errore? Dipende dai punti di vista. Le indicazioni fornite nei dettagli non sono propriamente veritiere:

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La frase alcune pagine di questo sito web installano malware sui computer dei visitatori è fuorviante: non sono le pagine di google.com a installare eventualmente malware, ma i siti web a cui il visitatore può approdare attraverso i link elencati da Google nei risultati delle ricerche, cosa comprensibile leggendo gli altri punti.

Nessun allarme, invece, sul concorrente Bing di Microsoft. Un applauso al fair play 😉

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Pubblicato da su 20 aprile 2016 in Internet, news

 

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Su Google e su Grip

GoogleGrip

Nello stesso giorno in cui Google si è presentata con il nuovo logo – ripensato “per un mondo sempre connesso attraverso un numero crescente di dispositivi e input diversi tra loro (vocale, digitazione e touch)” – sulla scena digitale fa la sua comparsa Grip – Google Redress Identity & Platform, un’iniziativa indipendente che si propone come piattaforma per fornire “informazioni, rappresentanza e servizi legali”. Il tutto contro Google e i suoi comportamenti anticoncorrenziali.

Mentre Google ostenta il suo impegno ad estendersi in tutto il mondo digitale, all’orizzonte si affaccia un superconsulente per assistere chi intendesse aprire azioni legali contro la condotta anticoncorrenziale di ogni realtà legata all’azienda di Mountain View (il cui gruppo nel suo complesso si identifica oggi come Alphabet, di cui Google è probabilmente la più importante delle realtà controllate) e valutare l’entità del potenziale contenzioso risarcitorio. In base al risultato di questa valutazione, la gestione del contenzioso potrà proseguire nelle mani dei due partner fondatori di Grip, lo studio legale internazionale Hausfeld e Avisa Partners, società di consulenza in affari pubblici (di nicchia: “a niche public affairs company”) con focus europeo.

Proponendosi per l’affiancamento in azioni legali per questioni di concorrenza, le realtà potenzialmente interessate all’offerta di Grip possono essere sicuramente i competitor di Google, come le aziende che l’hanno chiamata in causa spingendo la Commissione Europea a presentare lo “Statement of Objections” che descrive il comportamento anticoncorrenziale di Google Shopping (aziende peraltro assistite proprio da uno dei due partner fondatori di Grip).

Con questo profilo, però, nel target di questa attività potrebbero rientrare anche eventuali class action organizzate da gruppi di consumatori, che oltre alle pratiche anticoncorrenziali, potrebbero puntare ad essere tutelati anche per questioni di mancato rispetto della privacy. Sarebbe interessante capire se Grip sarà intenzionata ad occuparsi anche di questo tipo di pratiche (affatto trascurabili, vista l’attitudine di Google a raccogliere informazioni personali come se fossero aria da respirare), o preferirà focalizzarsi sui possibili risarcimenti derivanti dalle violazioni delle regole dell’antitrust.

 
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Pubblicato da su 1 settembre 2015 in news

 

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Fidarsi è bene. Non fidarsi è un dovere

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Tra le news tecnologiche pubblicate in questi giorni, alcune spiccano perché riguardano vulnerabilità, privacy e altri problemi di sicurezza. E ci ricordano che nel mondo digitale la sicurezza assoluta non esiste.

  1. Scopre una falla in Messenger e gli revocano lo stage a Facebook: Aran Khanna avrebbe dovuto iniziare uno stage presso Facebook, ma prima ha pensato bene (male) di rendere pubblico una vulnerabilità di Messenger. Il giovane studente di Harvard si è reso conto che l’applicazione condivide automaticamente la localizzazione degli utenti delle chat e ha pubblicato Marauder’s Map, un’estensione per il browser Chrome che sfrutta questo problema per seguire amici e persone presenti in chat di gruppo. Facebook ha chiesto allo studente il silenzio e la rimozione dell’estensione, ma nonostante le richieste siano state esaudite, lo stage gli è stato revocato, poiché ciò che era stato pubblicato andava contro gli elevati standard etici dell’azienda. Qui, oltre alla notizia sulla falla in Messenger, ci sarebbe anche da approfondire l’applicazione degli elevati standard etici da parte di Facebook.
  2. Smascherati 32 milioni di utenti del sito di incontri clandestini Ashley Madison: un mese il sito americano fu saccheggiato del suo database con i dati dei suoi iscritti. Ora sono stati pubblicati: 10 GB di dati corrispondenti a 32 milioni di utenti. Tra i nomi degli iscritti figura anche un utente registrato con il nome di ‘Tony Blair’. Tra i dati trafugati, indirizzi residenziali ed e-mail, nonché tutte le informazioni relative a sette anni di transazioni e pagamenti online. Il sito Ashley Madison, per sua stessa definizione, è il più famoso sito d’incontri per adulteri. Da clandestini a pubblici.
  3. Ennesima falla identificata in Internet ExplorerMicrosoft ha pubblicato una patch (sì, una pezza) per tappare una nuova falla scoperta nel suo browser Internet Explorer. La scoperta anche in questo caso è stata portata alla luce da un estraneo, il ricercatore di sicurezza Clement Lecigne che lavora per Google: la vulnerabilità potrebbe consentire l’esecuzione di malware attraverso un sito web, a cui un utente potrebbe essere indotto ad approdare tramite messaggi e-mail fraudolenti. Il problema non affligge il nuovo browser Microsoft Edge.

Questi problemi di sicurezza ci riguardano da vicino. Pensate al caso Ashley Madison: senza considerare il particolare tipo di servizio che offre, si tratta di un saccheggio di dati da un sito che richiede un’iscrizione, come accade per molti altri servizi, anche più innocenti. In cui, ai dati conferiti all’iscrizione, vengono collegate altre informazioni. Dati personali, sensibili che possono essere utili alla profilazione degli utenti, a conoscerli meglio.

Al netto dei nostri usi e costumi, e del fatto che un utente può non avere nulla da nascondere, non sempre è gradito vedere le proprie informazioni personali esposte sulla pubblica piazza, per i più svariati motivi, e tutti legittimi, trattandosi di dati personali.
Ergo, vale sempre la consueta raccomandazione: anche in rete, fate un uso consapevole delle informazioni personali che trasmettete o condividete.
Navigate responsabilmente 😉

 
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Pubblicato da su 19 agosto 2015 in security

 

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Ripartire dall’ABC

imageAll’indirizzo http://abc.xyz/ da oggi c’è Alphabet, la nuova holding creata dai fondatori di Google per gestire il pacchetto completo di tutte le attività del gruppo, dal motore di ricerca alle applicazioni, dalle mappe alle ricerche in campo tecnologico. Invece di creare tanti spin-off di Google, ci saranno tante aziende poste allo stesso livello, ognuna con i propri dirigenti, ma tutte sotto l’ombrello di Alphabet. In pratica uno spin-on, che sottolinea un cambio di passo. Con il tempo si capirà quanto sia epocale o gestionale.

Qui due passaggi “societari” nell’annuncio:

Gestiremo con rigore la destinazione dei capitali, così che ogni azienda cammini bene.

Alphabet Inc. sostituirà Google come azienda quotata e tutte le azioni di Google saranno convertite automaticamente nello stesso numero di azioni di Alphabet, con gli stessi diritti. Google diventerà una società controllata di Alphabet; le nostre due classi di azioni continueranno ad essere quotate al Nasdaq come GOOGL e GOOG.

 

P.S.: presumo che poi si vedrà come gestire il discorso legato al sito alphabet.com che da anni è di BMW.

 
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Pubblicato da su 11 agosto 2015 in business, news

 

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La cucina è una scienza, ma Google News ha preso un altro granchio

CraccoScienzaTecnologiaQualcuno è in grado di spiegarmi perché Google News inserisce in Scienze e tecnologia l’apertura del ristorante di Carlo Cracco in Galleria a Milano?

Un granchio può sempre capitare, lo so… ciò non toglie che Google News rimarrà sempre beta nell’anima.

 
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Pubblicato da su 16 luglio 2015 in news, News da Internet

 

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Google Plus, Google Minus

Immagine originale tratta da: http://smallbiztrends.com

Nemmeno a Google tutte le ciambelle riescono col buco e il social network Google+ (Google Plus) non risulta appunto tra i progetti meglio riusciti del gruppo di Mountain View. i continui rimaneggiamenti del servizio ne sono la prova, ma le ultime notizie – a conferma di alcuni rumors in circolazione da tempo – sembrano preannunciarne la morte: le tre componenti Stream, Foto e Hangouts verranno presto scorporate per costituire servizi indipendenti.

Poco manca ad un annuncio di morte clinica di Google+. E non per dire ve l’avevo detto, ma in effetti ve l’avevo detto: è nato troppo tardi per fare concorrenza a Facebook senza avere reali caratteristiche distintive e, per come è stato realizzato ed evoluto (poco), non può che rimanere molte lunghezze alle spalle del leader, nonostante vanti comunque ammiratori che ne decantano intuitività e immediatezza (senza considerare che sono moltissimi gli utenti che risultano iscritti a Google+ senza nemmeno conoscerne l’esistenza, perché in molti si iscrivono ad un qualunque servizio Google acconsentendo ad agganciare il proprio account al social network).

 
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Pubblicato da su 12 marzo 2015 in news

 

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Twitter rientra nelle ricerche di Google

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Accordo siglato tra Twitter e Google: Bloomberg News lo rivela prima della sua ufficializzazione spiegando che presto i tweet potranno comparire tra i risultati delle ricerche effettuate attraverso Google. La visualizzazione potrà avvenire as soon as they’re posted, quindi subito dopo la pubblicazione.

La partnership ripete una collaborazione già aperta nel 2009 e chiusa per insoddisfazione due anni dopo, mirata a veicolare i messaggi anche al di fuori da Twitter e che, a seconda dei punti di vista, per i risultati ottenuti nelle ricerche potrebbe essere sia una contaminazione che un arricchimento. Dal mio punto di vista non arricchiranno niente, solo Twitter, che verrà pagato da Google per l’accesso al database.

 
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Pubblicato da su 5 febbraio 2015 in news

 

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Google+, miliardi di utenti a loro insaputa?

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2,2 miliardi di utenti iscritti, oltre un miliardo di utenti attivi. Sono i numeri che Google snocciola per il suo social network Google+ (Google Plus) che – secondo un’analisi condotta dall’utente Edward Morbius e rilanciata da molte testate – potrebbe invece vantare solamente sei milioni di utenti realmente attivi.

In breve: dei 2,2 miliardi di iscritti, solamente il 9% avrebbe condiviso un contenuto pubblico sulla piattaforma. Di quel 9%, solamente il 6% avrebbe pubblicato qualcosa nel 2015. Metà di queste pubblicazioni sarebbero in realtà commenti a video pubblicati su YouTube, mentre la rimanente metà sarebbe per Morbius il volume di utenti effettivamente attivi del social network. In quest’ottica, ottimisticamente, non si andrebbe oltre i sei milioni.

L’analisi è dichiaratamente superficiale (non considera commenti o post di tipo non-public), ma l’autore la ritiene abbastanza indicativa dell’ordine di grandezza del volume di utenti. 

In realtà l’insieme degli utenti reali di Google+ è un’entità particolarmente difficile da quantificare, dal momento che esiste un profilo Google+ pronto (e spesso attivato inconsapevolmente) per ogni utente di ogni servizio Google, a partire da Gmail. Consideriamo inoltre che ogni utente Android – per sfruttare il marketplace Google Play Storedeve possedere un account Gmail e viene garbatamente invitato a far parte di Google+ (memtre configura lo smartphone e in altre occasioni).

Google+, semplicemente, potrebbe quindi rappresentare solo l’area social di un mondo effettivamente affollato di utenti. Ma, tra questi, è molto difficile identificare i dormienti e distinguerli dagli attivi.

 
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Pubblicato da su 27 gennaio 2015 in business, social network

 

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