Nel momento in cui scrivo la notizia non ha ancora carattere di ufficialità, ma Ultimo Miglio.news dice che
A distanza di sei mesi, arriva finalmente un pronunciamento dell’Agcom sulla rimodulazione del piano tariffario Wind 10. La notizia non e’ ufficiale, indiscrezioni pervenuteci dall’Autorita’ delle comunicazioni parlano di una condanna ad oltre 100mila euro di Wind per il mancato rispetto dell’articolo 70 comma 4 del Codice delle comunicazioni. Nell’aprile scorso, il gestore comunico’ agli utenti tramite sms, che il piano tariffario ‘Wind 10′ sarebbe stato trasformato nel piu’ oneroso ‘Wind 12′. Tale modalita’ e’ stata ritenuta non conforme dall’Agcom. L’Autorita’ e’ stata investita in questi mesi da migliaia di reclami, a distanza di mesi arriva una conferma che le lagnanze degli utenti erano perlomeno fondate. Wind 10-12 fu la prima rimodulazione tariffaria effettuata da un gestore dopo l’entrata in vigore del decreto Bersani – che ha abolito i costi di ricarica delle schede – a questa ne seguirono altre da parte della stessa Wind e di 3 Italia.
Cosa significa “il mancato rispetto dell’articolo 70 comma 4 del Codice delle comunicazioni”? Leggiamolo:
Gli abbonati hanno il diritto di recedere dal contratto, senza penali, all'atto della notifica di proposte di modifiche delle condizioni contrattuali. Gli abbonati sono informati con adeguato preavviso, non inferiore a un mese, di tali eventuali modifiche e sono informati nel contempo del loro diritto di recedere dal contratto, senza penali, qualora non accettino le nuove condizioni.
Il provvedimento dell’Authority TLC non dice che la rimodulazione è illegale, ma che Wind non ha adeguatamente informato i propri utenti. Quindi, se altri operatori hanno operato una rimodulazione tariffaria (ad esempio 3 Italia) e si rileva che ciò è avvenuto nel rispetto di quanto stabilito dal Codice delle Comunicazioni, non si potrà applicare lo stesso criterio sanzionatorio.
aghost
22 ottobre 2007 at 10:12
una multa di 100.000 mila euro, se mai arriverà, è acqua fresca.
COme al solito l’Acgcom abbaia ma non morde
Alberto
22 ottobre 2007 at 12:05
E’ quello che ho sempre detto io a tutti gli indignati di turno.
Il governo, o il parlamento, possono imporre regole per aiutare la concorrenza ma non possono obbligare un azienda privata ad abbassare i costi.
Per me la cosa è non solo ovvia e scontata ma doverosa, per molti miei interlocutori no.
Mi fa quindi piacere che Agcom lo abbia specificato.
Ritengo ottimo abolire il costo di ricarica, abolirei anche lo scatto alla risposta e pure la tariffazione a scatti o minuti (tariffazione al secondo sarebbe l’ideale).
Eliminando tutti questi costi accessori resterebbe un costo puro al secondo di chiamata e sarebbe facilmente e direttamente confrontabile.
A quel punto tutti gli operatori potrebbero aumentare quel singolo ed unico costo per rimodularlo e mantenere invariato il loro ricavo (dando i giusti preavvisi alla clientela) e avremmo una situazione confrontabile sul serio!
Operatore A, tariffa a fascie orarie o a fascia unica con relativi costi al secondo, Operatore B: stessa cosa ecc.ecc.
Non è ovvio che a quel punto non importa se l’Operatore A ha alzato il costo dopo la riforma mentre l’operatore B no? Conterebbe solo quanto è il costo al minuto di A e B e se uno offre fasce orarie più utili al mio tipo di traffico rispetto all’altro!
Piccola postilla: sai una azienda con i fatturati di Wind cosa ci si pulisce con 100mila euro? Scusami il francesismo ma è d’obbligo!
Prendendo in contropiede diciamo un numero a caso, 100mila clienti, non estorcerà 1 euro in più per via dell’operazione scorretta? Oppure 50mila clienti e 2 euro…
Brava Agcom per l’azione ma l’importo è offensivo per tutti noi!