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Ti spiezzo in dü (il sequel di “Si fa presto a dire cybersecurity”)

attaccoinformatico

A proposito di quanto detto e scritto in occasione degli attacchi informatici subìti dalla Farnesina e dei sospetti caduti sui Russi, gli stessi che avrebbero violato le mail di Hillary Clinton e favorito le elezioni di Donald Trump, probabilmente veicolati da un malware “simile a quelli usati anche dalla scuola russa di polizia informatica“, emerge ora un’interessante ipotesi:

il più famoso e controverso gruppo di hacker, noto come APT28, di probabile origine russa, potrebbe aver copiato del codice di una nota azienda italiana, Hacking Team

Va detto che l’azienda milanese è piuttosto scettica al riguardo:

(…) già nei giorni successivi all’attacco hacker subito dalla società, tutti i produttori di software hanno potuto leggere il codice di Hacking Team e aggiornare i sistemi operativi per neutralizzarlo, come risulta dalle verifiche effettuate dalla società dopo l’hackeraggio. Alla luce di questa premessa, Hacking Team ritiene assurdo che APT28 possa aver utilizzato per le sue recenti azioni il software della società reso pubblico dopo l’hackeraggio del luglio 2015 (…)

Tutto plausibile. A meno che qualcuno – con un punto interrogativo comparso sopra la propria testa – non abbia pensato: “Aggiornare i sistemi operativi?”

 
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Pubblicato da su 22 febbraio 2017 in news

 

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Fake news, anziché fare progressi si fanno passi da Gambaro

ddlgambaro

Per contrastare il fenomeno delle fake news, in Senato oggi è stato presentato un Disegno di Legge nato dall’iniziativa dei senatori Gambaro, Mazzoni, Divina e Giro e già noto come DDL Gambaro. Il testo di questa bozza è talmente improponibile da sembrare un riassunto di tutti i tentativi censori di regolamentazione visti in passato in materia di informazione diffusa attraverso il web, che l’aspirante legislatore vede probabilmente come contesto esclusivo di divulgazione delle notizie false, che invece si propagano efficacemente – ad esempio – anche a mezzo stampa cartacea, radiofonica e televisiva.

Il DDL, nel proporre modifiche al Codice Penale (!) e alla Legge 103/75 (sì, quella sulla riforma della Rai), si focalizza su “piattaforme informatiche destinate alla pubblicazione di diffusione di informazione”, categoria in cui rientrano a pieno titolo blog e forum che, seppur non soggetti alle normative sulla stampa, prima dell’apertura – secondo questo testo – dovrebbero essere notificati alla Sezione per la Stampa del Tribunale ed essere conseguentemente assoggettabili all’obbligo di rettifica, da ottemperare “non oltre due giorni da quello in cui è avvenuta la richiesta”, pena una sanzione amministrativa da 500 a 2mila euro.

Ma tranquilli, si prevede anche la reclusione di almeno due anni e l’ammenda fino a 10mila euro per chiunque si renda responsabile “di campagne d’odio contro individui o di campagne volte a minare il processo democratico, anche a fini politici” (e chi stabilirebbe che una campagna di informazione è volta a minare il processo democratico? E con quali criteri?). Un provvedimento unicamente repressivo che, se preso in considerazione, troncherebbe sul nascere la libertà di espressione e confronto di chiunque – attendibile o meno – avesse intenzione di scrivere o commentare un fatto e una notizia. Un bavaglio collettivo, insomma, benché la senatrice Gambaro affermi il contrario.

Nella relazione si legge, tra l’altro:

(…) La Commissione Europea ha recentemente proposto regole più stringenti per quanto riguarda i livelli di privacy sulla comunicazione online.

Bisogna avviare un percorso simile anche in Italia attingendo agli strumenti che già ci sono: le leggi contro le informazioni false, illegali e lesive della dignità personale e ripensarle per il web (…)

Per bilanciare la situazione che si verrebbe a creare, se davvero fosse utile una legge che prevede una punizione per chi trasmette notizie false, sarebbe altrettanto utile una legge per punire l’ignoranza e la superficialità di chi si beve ogni cosa che legge, condividendola a sua volta.

Dai, diteci che avete scherzato.

 

 

 

 
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Pubblicato da su 15 febbraio 2017 in news

 

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Si fa presto a dire cybersecurity

hacked

“Mancanza di opportune decisioni politiche e gestionali”: secondo Giuseppe Esposito, vicepresidente del Copasir (Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica), sono queste le motivazioni delle criticità e vulnerabilità che hanno aperto le porte all’attacco informatico che ha colpito il Ministero degli Esteri nel 2016 e partito, secondo quanto riferito dal Guardian, dalla Russia. Da alcuni dettagli emersi nelle scorse ore, però, si apprende che l’attività di spionaggio ai danni della Farnesina potrebbe essere iniziata nel 2014.

“Sulla cybersecurity in molte parti le nostre piattaforme sono un colabrodo” ha evidenziato con perspicacia Esposito. Ma questa, probabilmente, è l’unica certezza che abbiamo, mentre su tutto il resto è ancora necessario fare chiarezza. A cominciare dai sospetti caduti sui russi, gli stessi che avrebbero violato le mail di Hillary Clinton e favorito le elezioni di Donald Trump, ma sui quali non sono state ancora trovate prove: il dato ancora sconosciuto è la reale origine degli attacchi, che potrebbero essere stati veicolati da un malware “simile a quelli usati anche dalla scuola russa di polizia informatica“.

In realtà il Ministero degli Esteri ha confermato solo di aver subito alcuni attacchi, che non avrebbero penetrato “un livello criptato di firewall” (eh?), senza confermare – ne’ tantomeno accennare – alcun sospetto sulla loro provenienza. Nulla avrebbe comunque compromesso le comunicazioni di Paolo Gentiloni (all’epoca responsabile del ministero), dal momento che per la corrispondenza riservata farebbe abitualmente uso solo di “carta e penna”. Il non trascurabile fatto che Gentiloni, in passato, sia stato ministro delle Comunicazioni la dice lunga sulla sua fiducia nella sicurezza dei sistemi di comunicazione utilizzati a livello istituzione e conferma – seppur indirettamente – le considerazioni di Esposito sulle “piattaforme colabrodo”.

Ma perché sono un colabrodo? Quello che Esposito dice in merito alla mancanza di opportune decisioni politiche e gestionali è un riferimento ai limiti delle nostre istituzioni: semplicemente, ancor oggi che ci troviamo nel 2017, la sicurezza delle informazioni non è ritenuta una priorità, perché la classe politica è formata in buona parte da persone che non sono in grado di coglierne l’importanza strategica. E se il dna del nostro parlamento non fosse ancora così prevalentemente analogico, forse si saprebbe almeno qualcosa sull’impiego di quei 150 milioni di euro previsti dalla Legge di Stabilità per la cybersecurity.

 

 
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Pubblicato da su 13 febbraio 2017 in news, security

 

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Anche del meteo di Facebook possiamo fare a meno

cattura

Leggere che Facebook lancia una nuova funzione per visualizzare notizie sul meteo – che qualsiasi dispositivo, smartphone incluso, è in grado di fare attingendo alla medesima fonte weather.com – ci fa capire quanto l’azienda abbia l’obiettivo di realizzare un ambiente pronto ad integrare un numero sempre maggiore di funzionalità, per proporsi all’utente come unico punto di connessione e indurlo a non avere la necessità di uscire dal social network.

Possiamo farne a meno, anche perché la precisione delle informazioni che weather.com pubblica è tutt’altro che accurata ed esistono comunque altri servizi e siti web che possono assolvere meglio (ed egregiamente) lo stesso compito, senza costringere gli utenti a rimanere in un social network e sorbirsene il bombardamento pubblicitario.

 

 
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Pubblicato da su 10 febbraio 2017 in news

 

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Perle d’agenzia di stampa

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Faccio sempre fatica ad inquadrare Adnkronos e i suoi obiettivi di agenzia di stampa… Solo oggi – tra le varie notizie, anche interessanti, pubblicate e condivise via social network – ha messo online quattro perle:

  1. Una 46enne Naomi Campbell nelle immagini pubblicate dall’edizione tedesca di GQ sfoggia un fisico statuario. La notiziona è che “è sempre bellissima”.
  2. Qui la notizia – che riguarda protesi al seno cancerogene – appare molto seria già dal titolo, ma per attirare l’attenzione è stata utilizzata una foto più che altro ammiccante, evidentemente presa da tutt’altro contesto.
  3. A corredo di un’altra notiziona – i Baci Perugina con messaggi griffati da Laura Pausini – è stata utilizzata una foto di Deborah Iurato mentre la imita a Tale Quale Show
  4. L’aumento dell’occupazione giovanile nell’ultimo triennio viene evidenziato dalla foto delle vetrine di un’agenzia per il lavoro, ma potreste non esservene accorti, dato che il primo piano è di una ragazza che passa da lì.

    Meglio attirare i lettori con il colpo d’occhio o con un’informazione di qualità? Oppure – ancor meglio, a mio avviso – con immagini di qualità a corredo di notizie di qualità?

    La risposta non è difficile, ma ovviamente dipende dall’obiettivo perseguito: se si cerca più che altro di spiccare nel cospicuo flusso di informazioni veicolato dai social network e attirare i click dei lettori, la strada da seguire è il colpo d’occhio diffuso in quantità industriale. Ma se nei commenti cresce il numero di critiche pertinenti (riguardo alla scarsa qualità delle notizie trovate dopo il click, che spingono all’unfollow), forse puntare tutto su Facebook & C. non è la mossa vincente.

    Ammetto però che rilevo un cambiamento positivo rispetto ad un recente passato, per cui auspico a breve termine un’ulteriore riduzione del tasso di notizie effimere.

     
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    Pubblicato da su 23 gennaio 2017 in news

     

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    Google Plus è ancora vivo, per chi non lo ricordasse

    googleplus2017

    E’ meraviglioso pensare all’affetto con cui viene tenuto in vita Google Plus (Google+), il social network di casa Google che vanta miliardi di membri (secondo alcuni si tratterebbe di oltre tre miliardi di account), molti dei quali inconsapevoli (avendo accettato l’iscrizione mentre configuravano il proprio account Android su tablet o smartphone, oppure mentre aderivano ad altri servizi del gruppo, da Gmail).googleunicoaccount

    Nelle scorse ore sono state annunciate alcune novità: torneranno gli Eventi (ma solo al di fuori della G Suite dedicata al mondo business), i “commenti responsabili” (quelli ritenuti inutili verranno nascosti), la possibilità di applicare nuovi filtri alle immagini. A parte quest’ultima caratteristica, nulla di realmente sostanzioso, e d’altronde è già molto ricordarsi dell’esistenza di questo social network lasciato alla deriva (non sono parole mie, le ha scritte Chris Messina, uno dei suoi “padri”, avendovi lavorato come user experience designer).

    Mi era già capitato di scriverne e lo ribadisco:

    è nato troppo tardi per fare concorrenza a Facebook senza avere reali caratteristiche distintive e, per come è stato realizzato ed evoluto (poco), non può che rimanere molte lunghezze alle spalle del leader

     

     
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    Pubblicato da su 20 gennaio 2017 in news

     

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    May be free, Manning

    Pena commutata da parte di Barack Obama per Chelsea Manning, che verrà rilasciata il 17 maggio 2017. L’ex militare americano – prima di iniziare il percorso per cambiare sesso si chiamava Bradley Manning – era stato condannato a 35 anni di carcere per reati contro la sicurezza nazionale: aveva consegnato a WikiLeaks (che poi li aveva divulgati) centinaia di migliaia di documenti classificati “top secret” dal Dipartimento di Stato e della Difesa USA, tra cui molto materiale relativo ai conflitti in Iraq e Afghanistan. Molti ricorderanno Collateral Murder, che documenta un’azione militare a Baghdad avvenuta nel 2007 in cui morirono undici persone (tra esse, un fotografo e un autista dell’agenzia di stampa Reuters) e furono feriti molti altri civili, anche bambini.

     
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    Pubblicato da su 18 gennaio 2017 in news

     

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    Sicurezza digitale a rischio senza consapevolezza

    “Vi dico una cosa: nessun computer è sicuro. Non mi importa di quello che dicono gli altri. Nessun computer è sicuro. Quando devo mandare un messaggio importante, non uso l’email. Lo scrivo e lo mando con un corriere”.

    Nell’arco di pochi giorni da quando Donald Trump ha pronunciato queste parole – mentre si trovava in Florida ad un party il 31 dicembre 2016 – la cronaca ha fatto emergere da questa parte dell’oceano un’inattesa vicenda di cyber-spionaggio. e, proprio in queste ore, viene svelata una vulnerabilità che potrebbe mandare al tappeto le cosiddette “chat segrete” di WhatsApp, e leggiamo un articolo davvero interessante di Rosita Rijtano che spiega quanto siano abbordabili le tecnologie di controllo o spionaggio, con buona pace di chi è convinto che ci siano “tanti modi per non lasciare traccia sul web” (in questo paragrafo trovate due concetti che ho messo tra virgolette perché non sono parole mie).

    Non mi interessa dare ragione a Trump, ne’ dargli torto con argomenti infondati. Credo solo sia importante ricordare, ancora una volta, che nel mondo digitale la sicurezza assoluta non esiste: non condividete con troppa disinvoltura e superficialità informazioni personali con altre persone, soprattutto quando non è necessario. Scegliete gli strumenti adeguati per comunicare con altre persone e agite con ragionevole prudenza. Esserne consapevoli aiuta a ridurre rischi ed effetti collaterali.

    Questo vale anche per la conservazione di dati e informazioni a cui tenete. Un backup in più è sempre meglio di un backup in meno. E ve lo dico a ragion veduta, dopo qualche giornata di passione trascorsa ad estirpare gli effetti di un aggressivo ransomware.

     

     
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    Pubblicato da su 13 gennaio 2017 in news

     

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    Buon anno!

    nyetheloop2017

    Delusi da L’anno che verrà, la festa televisiva di fine anno della Rai? Abbacchiati dopo aver visto Gigi and friends su Canale 5? Sconcertati dalla debacle di Mariah Carey al festone di Times Square a New York? Su con la vita! Prendetevi un minuto (anzi, 55 secondi) e godetevi l’allegria di questo spumeggiante conto alla rovescia andato in onda in Australia nella trasmissione The Loop su Channel 11:

    E’ davvero andata in onda? Assolutamente sì! E chissà per quanto tempo verrà visto e condiviso come un flop o un epic fail!

    Ma come ha spiegato Scott Tweedie, che conduce The Loop con Olivia Phyland, è stato del tutto tutto intenzionale: il conduttore, una settimana prima, ha chiamato alcuni amici in studio per registrare lo show, chiedendo loro di apparire nel modo più impassibile e triste possibile. Il risultato? Il video del countdown è diventato virale e tutti ne parlano!

     
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    Pubblicato da su 2 gennaio 2017 in news

     

    Per i vostri auguri, mandate “Palle di Natale”

    Se volete mandare degli auguri natalizi via social network, sistemi di messaggistica o qualsiasi altro mezzo digitale, ecco un’idea costruttiva: condividete questo video intitolato “PALLE DI NATALE (SMILE! IT’S CHRISTMAS DAY)”. E’ la canzone di Natale realizzata dagli adolescenti de “Il Progetto Giovani” della Pediatria Oncologica della Fondazione IRCCS – Istituto Nazionale dei Tumori di Milano ed è acquistabile su iTunes.

    Anziché condividere stupidaggini e bufale (che su Internet girano in quantità esagerata), clicchiamo sui link, informiamoci e condividiamo qualcosa per cui valga davvero la pena!

    Buone Feste!!!

     
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    Pubblicato da su 23 dicembre 2016 in news

     

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    Unfair Vanity

    unfairvanity

    Sono sconcertato dall’idea di Vanity Fair, che ha chiesto su Facebook ai propri lettori quale fosse “la fotografia più giusta per accompagnarci nella settimana di Natale 2016”, proponendo loro di “scegliere tra una tragica immagine della fuga da Aleppo e uno splendido scatto del monte Cervino”.

    Probabilmente una simile questione sarebbe stato argomento appropriato nell’ambito ristretto di una riunione di redazione, con l’obiettivo di scegliere un’immagine da mettere in copertina. Proporre al pubblico un simile infelice accostamento, in una sorta di like-contest (versione social del televoto), induce a credere che l’unica priorità sia inseguire il gradimento della maggioranza del pubblico, anziché informare e documentare. Che è un po’ la deriva presa da alcune agenzie di stampa e che mostra un livello di informazione sempre più superficiale ed effimero, vincolato alle logiche di un business basato solo sulla quantità (di lettori, di click) e non sulla quantità.

    Eppure rimango convinto che la buona informazione possa comunque avere un mercato sostenibile. Sarebbe sufficiente impegnarsi.

    UPDATE: La rara indelicatezza della proposta è stata riconosciuta con onestà dal direttore Luca Dini.

    Care lettrici, cari lettori,
    stasera abbiamo pubblicato un post di rara indelicatezza: https://www.facebook.com/vanityfairitalia/posts/1325610444125873.
    Potrei dirvi che è stato fatto in buona fede, e sarebbe la verità: che interesse avremmo, secondo voi, a metterci alla gogna così? Ma la buona fede non equivale al tasto rewind.
    Potrei farlo togliere, come alcuni di voi chiedono. Ma ritengo che sarebbe scorretto. Delle cose fatte bisogna rispondere, non metterle sotto il tappeto.
    Non era nostro intento offendere nessuno, e speriamo di essere giudicati dal lavoro che facciamo ogni giorno, non solo da questo momento di imbecillità. Però è mio dovere chiedervi scusa.
    Luca Dini

    UPDATE nr. 2: Non sarebbe stato male che la questione venisse chiusa con le scuse del direttore. Però quest’ultimo ha poi deciso di completare l’opera in un’articolata spiegazione con il contributo dell’ideatore, nell’intento di restituire dignità all’iniziativa e a chi l’ha concepita. Su cui però pende ormai un’etichetta ben definita:

    lucadinivanityfairgigantescacazzata

    In ogni caso, in bocca al lupo!

     
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    Pubblicato da su 21 dicembre 2016 in news

     

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    Non solo GPS: benvenuto, Galileo!

    VA 233 / Galileo M-6

    Forse la frase “Addio GPS” che ho letto su un articolo di International Business Times è prematura, ma apre a una possibilità non troppo remota: quella dell’abbandono, da parte dell’Europa, del sistema di posizionamento globale GPS – gestito dal governo USA – a favore di Galileo, il nuovo sistema sviluppato dall’ESA (European Space Agency – Agenzia Spaziale Europea) per l’Unione Europea, nell’ambito di un progetto che ha richiesto 17 anni e 10 miliardi di euro di finanziamenti e che debutterà domani, giovedì 15 dicembre 2016.

    Il sistema, che si baserà sul supporto di 30 satelliti (24 operativi e 6 di backup, pronti ad intervenire in caso di malfunzionamenti), promette una precisione di posizionamento entro il metro, che oggi non viene garantita ne’ da GPS, ne’ da GLONASS (il competitor russo), a meno che – parlando di GPS – non si parli di dispositivi che sfruttano entrambi i canali L1 (servizio SPS per uso civile) e L2 (PPS per uso militare).

    Il debutto del sistema europeo avverrà con i primi servizi e l’operatività a regime è prevista entro il 2020. Alcuni dispositivi come smartphone o tablet potranno essere resi compatibili con Galileo applicando un aggiornamento via software, dal momento che i produttori di processori sono già all’opera in questo senso: secondo Qualcomm, ad esempio, ciò riguarda già i dispositivi dotati di processori Snapdragon 427, 435, 617, 625, 626, 650, 652, 653, 820, 821 e 835, Wear 1100 e 820 Automotive. Verosimilmente, la possibilità di utilizzare Galileo verrà estesa come standard a tutti i nuovi prodotti mobili dotati di sistema di localizzazione.

     
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    Pubblicato da su 14 dicembre 2016 in news

     

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    Nokia, il ritorno nel 2017 con nuovi smartphone e tablet

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    Uscita dalla porta del mercato della telefonia mobile dopo la cessione della divisione mobile a Microsoft, ora Nokia annuncia che rientrerà in quel mercato dalla finestra, aperta grazie alla partnership con HMD Global, azienda finlandese in cui sono confluiti molti personaggi chiave provenienti da Nokia, sia a livello di management che di consiglio di amministrazione. Come riferito da alcune anticipazioni diffuse la scorsa primavera, ad occuparsi della produzione dei nuovi dispositivi sarà FIH Mobile, società controllata dal colosso Foxconn. Il sistema operativo sarà Android, ma non poteva essere altrimenti, dopo la presa di distanze dal mondo Microsoft e la presa di coscienza di non avere più possibilità di sviluppare soluzioni “proprietarie”.

    Nokia tornerà nel corso del 2017 e lancerà sul mercato nuovi telefonini e smartphone. E il ritorno del telefonino Nokia sarà un’ottima notizia per chi rimpiange il marchio e non ha ancora digerito di dover utilizzare un telefono esclusivamente da un display touchscreen. nokia_5_phones_4-compressor

     
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    Pubblicato da su 2 dicembre 2016 in news

     

    San Francisco, trasporti pubblici sotto attacco informatico: “Si viaggia gratis”, ma i problemi sono altri

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    Il sistema elettronico di ticketing della metropolitana leggera MUNI di San Francisco è stato attaccato nei giorni scorsi a colpi di ransomware (un software creato allo scopo di bloccare l’accesso a sistemi e informazioni) e l’autore che l’ha preso in ostaggio dichiara che non lo libererà se non riceverà il riscatto richiesto (una cifra intorno ai 70mila dollari). Nel frattempo l’azienda di trasporti permette ai passeggeri di viaggiare gratuitamente, una misura precauzionale che però i titoli dei media evidenziano con enfasi, come se fosse la conseguenza più importante di questo incidente. In realtà è solo la più diretta e si tratta letteralmente del “minore dei mali”: se un criminale, anziché il servizio di biglietteria, prendesse di mira il sistema di gestione della viabilità di treni e tram, la città potrebbe finire nel caos in pochi attimi, con conseguenze pericolosissime per l’ordine cittadino e l’incolumità della popolazione.

    La pericolosità di attacchi come questo è evidentissima se si pensa a quelli subìti, alcuni mesi fa, da tre istituti ospedalieri negli Stati Uniti. Giova ricordare ciò che scrivevo il mese scorso a proposito dello spettro ricorrente di una cyber-guerra:

    Ricordiamoci, comunque, che nel digitale la sicurezza assoluta non esiste (mentre il business correlato alla cyber security è in crescita) e teniamolo presente quando si parla di Internet of Things, l’Internet delle cose: alla rete è possibile collegare gli elettrodomestici, la tv e altri dispositivi, ma anche elementi e componenti degli impianti di una utility. Pensiamo a cosa potrebbe accadere se un attacco informatico avesse per obiettivo il sistema di gestione di una rete di trasporto pubblico, un acquedotto, un metanodotto, la rete elettrica.

    In virtù della crescente tendenza a ricorrere a soluzioni cloud e a collegare in Rete ogni genere di dispositivo, se parallelamente non si provvede all’adozione di adeguate soluzioni di sicurezza, il rischio di ritrovarsi un’azienda o una cittadinanza in ginocchio è maledettamente concreto.

     
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    Pubblicato da su 28 novembre 2016 in news

     

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