La lucida e opportuna analisi delle nuove tariffe proposte da Vodafone illustrata sul New Blog Times tenta di riportarci con i piedi per terra dopo tanti voli pindarici, facendoci notare che sì, effettivamente in molti (ma non nella totalità) dei piani proposti dall’operatore è previsto l’odiato scatto alla risposta di 16 centesimi di euro, ma il non-problema è che questo dettaglio tariffario esiste da tempo e probabilmente è un aumento per chi è ancora soggetto ai piani pensati in lire, che prevedevano uno scatto di 200 lire (oggi pari a 10-11 centesimi di euro).
Spunto di riflessione: la pietra dello scandalo non è quindi l’importo dello scatto alla risposta, quanto forse la sua stessa ingiustificata sopravvivenza in molte offerte. E di questo parlano le associazioni dei consumatori, su cui spicca Adiconsum, che lo definisce un premio alle cadute di linea e alle inefficienze delle reti mobili. Non è raro, infatti, che durante una conversazione cada la linea: per ripristinarla, si deve effettuare un’altra chiamata telefonica e zac! riecco per il chiamante l’addebito alla risposta. Più cadute di linea ci sono, più scatti alla risposta saranno indebitamente addebitati.
Altro spunto di riflessione: l’Authority delle Comunicazioni ha diffidato TIM e Vodafone dall’introdurre i nuovi piani tariffari. Prima di attivarli, ai due operatori è stato intimato di ottemperare alle regole di chiarezza e trasparenza nell’informativa data agli utenti sulle nuove condizioni contrattuali che saranno applicate in seguito alle rimodulazioni. Entrambe si sono messe di buzzo buono e hanno finalmente prodotto informative più esaurienti, dichiarando poi di essere in regola con quanto richiesto dall’Autorità.
A parte il fatto che per questo contegno, a mio avviso, s’imporrebbe una sanzione, Vodafone meriterebbe una tirata d’orecchio supplementare: secondo quanto riportato dalle agenzie di stampa, in una nota in cui informava Authority e utenti di aver predisposto informative commerciali complete “secondo gli schemi previsti dalle delibere dell’Autorità”, l’azienda ha poi tenuto a precisare che nel proprio sito web “le informazioni in questione erano in precedenza già consultabili attraverso un collegamento nella sezione contattaci“. Una collocazione-nascondino (anzi è un trucco, dato che c’è ma non si vede), che sicuramente è la meno indicata a dare la pronta risposta alle domande di un branco di utenti inferociti desiderosi di sapere quanto costano loro i nuovi piani tariffari. Come se un sito di e-commerce pubblicasse nelle pagine “giuste” tutti i dati relativi ai prodotti in vendita e poi segnalasse le variazioni di listino nella sezione “contattaci”, che nessuno visita se non ne ha la necessità, senza neppure un banner in homepae o nelle pagine di dettaglio.