In questa settimana di scarsa nulla presenza nel blog sono accadute tante cose, in rete e fuori. Tra le tante, c’è la ricerca che Nòva sta conducendo su Facebook, il social network che sta vivendo in questi mesi un vero e proprio boom in Italia. Se non fosse proprio per questa attuale esplosione nel Belpaese, si potrebbe pensare che questo studio sia tardivo: Facebook è nato nel febbraio del 2004 – come strumento per mantenere in contatto gli studenti – dalla mente dello studente di Harvard Mark Zuckerberg, e dei compagni Andrew McCollum e Eduardo Saverin. Nel 2005 era già diffusissimo presso gli studenti dei college USA e, nei mesi a seguire, si è esteso ad ogni tipologia di utenti.
Come mai solo ora, in Italia, è divenuto un must tra chi naviga in rete, e perché? Io lo utilizzo solamente per le sue potenzialità comunicative e al netto delle tante frivolezze (applicazioni e altre feature pressoché inutili) che lo condiscono. Grazie ad esso ho ripreso contatti con persone che non vedevo da molto tempo: tutti ci siamo ritrovati ad essere iscritti con il nostro account su Facebook.
Ma cosa ci ha spinto ad iscriverci? Dal mio punto di vista è stata la voglia di sperimentare un nuovo strumento, che mi ha portato a riprendere contatti ormai perduti e difficilmente recuperabili (e ad affiancarli ad altri più freschi ed attuali), che era poi l’obiettivo che mi ero prefisso. Probabilmente la ricerca di Nòva (a cui ho partecipato, compilando il questionario) porterà alla luce le motivazioni più globali. Certo è probabile che la sua diffusione, lenta in Italia fino alla scorsa primavera, sia stata agevolata dalle vacanze estive: come scrivevo un mese fa, chissà fino a che punto questo boom sia dovuto alle amicizie nate nei luoghi di villeggiatura, alle promesse di rivedersi prima o poi, che fino a poco tempo fa sarebbero morte il giorno dopo la fine delle vacanze, e che invece l’invito “ritroviamoci su Facebook” è riuscito a mantenere in vita, insieme alla voglia di rivedere qualche foto o video.
Condivido quanto scrive Massimo Mantellini: “crea un diaframma intenzionale con il resto della rete che personalmente trovo insopportabile”. E’ proprio per questo che, a mio avviso, presto riprenderà i connotati per cui era nato, magari in misura più estesa, ma molto meno globale e sociale di adesso: tornerà, credo, ad essere una sorta di Pagine Bianche, il facebook (*) che era in origine. Comunque, tra gli utilizzi apparentemente più impensabili, segnalo quello di alcuni genitori, che consultano periodicamente Facebook per sapere come stanno (di solito benissimo) e cosa fanno i propri figli durante i periodi di studio all’estero.
(*) I facebook sono gli annuari pubblicati negli USA da college e altre scuole con l’elenco degli studenti, ognuno dei quali presente con una propria foto.