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Se un software può riparare i software

05 Nov

Un team di ricercatori (tra cui alcuni docenti di informatica del MIT e della Washington University) ha presentato ClearView, un’applicazione in grado di diagnosticare bug e anomalie che affliggono i software e di porvi rimedio, installando le patch necessarie senza la necessità di un intervento umano.

Nel parlarne su The New Blog Times, non ho sottolineato un aspetto: per assurdo, se questa applicazione dovesse dimostrarsi efficace per ogni tipo di software, si eliminerebbe la voce assistenza e manutenzione software dai contratti stipulati con i vendor (fatta eccezione per gli update richiesti dai cambiamenti delle normative). Per questo motivo, penso che ClearView potrebbe non avere vita facile sul mercato, qualora venisse commercializzato…

ClearView, il software che ripara i software – The New Blog Times

 
3 commenti

Pubblicato da su 5 novembre 2009 in news

 

3 risposte a “Se un software può riparare i software

  1. Avatar di AlphaKappa

    AlphaKappa

    5 novembre 2009 at 13:58

    Scrivere software per testare altro software/firmware si fa da tempo, almeno in certi campi.

     
  2. Avatar di Hamlet

    Hamlet

    5 novembre 2009 at 14:57

    “Per questo motivo, penso che ClearView potrebbe non avere vita facile sul mercato, qualora venisse commercializzato…”

    beh, ma se funziona, nessuno impedisce agli utenti di usarlo, no? Pensa agli mp3: qualcuno poteva dire “il successo degli mp3 potrebbe creare gravi perdite all’industria discografica, quindi il formato mp3 sarà ostacolato…” Ma l’mp3 ha avuto un successo enorme o sbaglio?

     
  3. Avatar di Rocco Rattazzi

    Rocco Rattazzi

    5 novembre 2009 at 18:03

    @AlphaKappa
    Vero, ma questo è forse il primo che trova la patch migliore e la applica

    @Hamlet
    Ma l’mp3 ha a che fare col suppprto e non sostituisce la major… Questo software invece si sostituisce alla lobby dei produttori di antivirus, perche’ se riesce a neutralizzare un sw malevolo, Norton o Trendmicro non ti servono più.
    E’ come l’industria del farmaco: non morirà mai, troppi interessi commerciali in ballo