
“Ne abbiamo bisogno per motivi di sicurezza nazionale”: così Donald Trump giustifica il suo dichiarato interesse verso la Groenlandia e l’obiettivo di annetterla “in un modo o nell’altro” agli USA. Come si è capito, tuttavia, la retorica della difesa nasconde una partita geopolitica ed economica ben più complessa, basata su interessi che vanno dalle terre rare alla tecnologia, con il futuro della supremazia globale all’orizzonte.
La sicurezza nazionale rappresenta solamente una parte della verità. La Groenlandia custodisce infatti qualcosa di molto più prezioso delle sue posizioni strategiche: metalli rari essenziali per la tecnologia del futuro. L’isola possiede riserve note di circa 43 dei 50 materiali che gli Stati Uniti considerano cruciali, e 25 dei 34 indicati dall’Unione Europea come critici.
Si tratta di giacimenti prevalentemente ancora da sfruttare che rappresentano un’alternativa strategica al dominio cinese sulle terre rare. Come sottolineato da EconomyUp, le risorse groenlandesi sono fondamentali per batterie, elettrificazione e l’intera industria dei microchip. Un tesoro nascosto sotto i ghiacci che potrebbe ridisegnare gli equilibri globali della tecnologia. C’è però un aspetto fondamentale da considerare: l’estrazione di questi materiali è un’attività estremamente complessa, perché i giacimenti si trovano sotto strati di ghiaccio perenne, in un clima ostile, in un’isola attualmente priva delle infrastrutture necessarie. A inizio 2025 risultavano attive solo due miniere in tutta la Groenlandia.
Trump ha dichiarato che la Groenlandia è “circondata dalle navi russe e cinesi” e che solo gli Stati Uniti possono proteggerla adeguatamente. L’isola è infatti centrale per il progetto del sistema di difesa americano “Golden Dome” e rappresenterebbe una piattaforma strategica per il controllo delle rotte artiche. Non va dimenticato che gli Stati Uniti hanno già una base aerea importante in Groenlandia, quella di Pituffik, e che dal 1951 possono costruire basi e muovere soldati sull’isola previo consulto con i governi locale e danese. La NATO stessa sta lavorando per rafforzare la presenza nell’Artico, cercando di trovare una soluzione che non preveda l’annessione.
La Danimarca non è rimasta a guardare e ha varato un programma di investimenti da 8 miliardi di euro nella difesa aerea, l’acquisto di due nuove navi pattugliatrici per l’Artico e di sedici caccia F-35. Investimenti decisamente importanti da parte del governo di un Paese che conta sei milioni di abitanti, a dimostrazione di quanto Copenaghen intenda essere parte attiva e non spettatore in questa “partita”.
Con soli 57mila abitanti – concentrati principalmente nella capitale Nuuk – l’isola potrebbe trasformarsi da remoto avamposto a hub dell’innovazione tecnologica, attirando investimenti da innovatori e imprese tech globali. Oltre a Trump, infatti, anche la Silicon Valley coltiva un certo interesse verso la Groenlandia e non solo per le terre rare: il clima artico offre condizioni ideali per l’installazione di data center, per i quali sarebbe possibile ridurre in modo considerevole i costi energetici di infrastrutture che richiedono sistemi di raffreddamento massicci.
La reazione della popolazione a tutta questa attenzione non è esattamente favorevole: i sondaggi mostrano anzi che la stragrande maggioranza dei groenlandesi è contraria all’annessione agli Stati Uniti. La dichiarazione congiunta dei leader dei cinque partiti rappresentati nel parlamento locale è abbastanza chiara: “Non vogliamo essere americani, non vogliamo essere danesi, vogliamo essere groenlandesi“. In Europa – oltre alla Danimarca – sei Paesi europei (Francia, Germania, Italia, Polonia, Spagna e Regno Unito) hanno sottoscritto in modo congiunto una dichiarazione in cui affermano che “la Groenlandia appartiene al suo popolo” e la Francia ha preannunciato che il 6 febbraio aprirà un consolato a Nuuk, per trasmettere un segnale politico di presenza rafforzata nell’isola.
In risposta a questa situazione globale – che sta comunque mettendo alla prova anche la coesione della NATO – Trump dichiara di considerare la possibilità di dover scegliere tra Groenlandia e Alleanza atlantica, lasciando intendere che il nuovo obiettivo ha una priorità geopolitica superiore persino ai tradizionali legami con gli alleati europei.