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Apocalypse RAM (ma cos’è questa crisi?)

16 Gen

A conferma di quanto emerso nel mercato alla fine dello scorso anno, il 2026 si sta rivelando un annus horribilis per il settore delle memorie elettroniche, probabilmente il peggiore degli ultimi dieci anni: secondo l’analisi condotta da ComputerBase o prezzi delle RAM hanno raggiunto quotazioni quattro volte superiori rispetto a settembre 2025, con un incremento medio del 344% in soli quattro mesi. DRAM e NAND – componenti fondamentali di smartphone, computer, tablet e console – stanno attraversando una fase di turbolenza che sta ridisegnando gli equilibri dell’intera industria tecnologica. I prezzi della RAM mobile LPDDR sono schizzati oltre il 70%, mentre lo storage NAND flash è letteralmente raddoppiato con un aumento superiore al 100%, come evidenziato dai dati della società di ricerca Omdia. Ma da dove nasce questa crisi?

Le radici del problema affondano nell’esplosione dell’intelligenza artificiale. I datacenter che sono alle spalle di servizi come ChatGPT, Gemini e altri sistemi basati sull’IA richiedono enormi quantità di memoria ad alta larghezza di banda (HBM), drenando risorse preziose dal mercato consumer. I tre principali produttori mondiali di memorie – Samsung, SK hynix e Micron – hanno riconvertito circa il 20% della propria capacità produttiva dalle RAM tradizionali alle HBM, necessarie specificamente per le GPU utilizzate nell’intelligenza artificiale.

Questa scelta, seppur strategicamente comprensibile, ha avuto un impatto collaterale devastante sulla disponibilità di DRAM per dispositivi di uso quotidiano: fino a qualche anno fa, RAM e storage rappresentavano tra il 10% e il 15% del costo totale di uno smartphone. Oggi quella percentuale supera il 20% e questa variazione ha modificato considerevolmente la struttura dei costi di produzione nell’intera filiera: i costi di produzione dei dispositivi potrebbero crescere fino al 25% nel corso del 2026 e questo potrebbe spingere le aziende a scelte complesse.

Alcuni produttori stanno già valutando di tornare a configurazioni da 4 GB di RAM per i modelli entry-level, una mossa ritenuta anacronistica fino a poco tempo fa. In Cina le vendite di schede madri DDR3 sono quasi triplicate e ciò ha riportato in auge piattaforme considerate ormai superate, come quelle compatibili con processori Intel di sesta, settima, ottava e nona generazione.

Questa situazione ha generato tensioni perfino all’interno di aziende integrate verticalmente come Samsung: la divisione semiconduttori, che si occupa della produzione di DRAM e NAND, sta massimizzando i profitti sfruttando la domanda ai massimi storici, mentre la divisione mobile si è vista rifiutare la richiesta di bloccare i prezzi della DRAM per un anno intero in previsione del lancio del Galaxy S26, ottenendo solo contratti trimestrali.

L’impatto sui dispositivi consumer è già evidente ed è destinato ad accentuarsi nei prossimi mesi. Al CES 2026 Samsung ha pubblicamente ammesso di aver considerato aumenti di listino per smartphone e laptop, viste le attuali condizioni di mercato. Stesso discorso da parte di Carl Pei – amministratore delegato di Nothing – che ha preannunciato aumenti che potrebbero superare il 30%. Anche il mercato delle console e è in sofferenza: le azioni di Nintendo, ad esempio, hanno perso il 33% in cinque mesi, generando negli investitori qualche preoccupazione legata ai possibili aumenti di prezzo della Switch 2.

Le aziende che quest’anno lanceranno nuovi dispositivi sul mercato sono ad un bivio: limitare le feature per contenere i prezzi oppure aumentare i listini, rischiando di perdere quote di mercato? Uno smartphone o un laptop di fascia media, che oggi potrebbe costare tra i 900 e i 1.100 euro, nella seconda metà del 2026 potrebbe raggiungere un prezzo tra i 1.150 e i 1.300 euro, senza nemmeno il beneficio di un upgrade tecnologico.

Le previsioni per il futuro sono divergenti, ma concordano sulla previsione che la crisi non si risolverà nel breve termine. Secondo Sascha Krohn di ASUS, la carenza di memorie inizierà a normalizzarsi nel corso del 2027, posizionandosi nel mezzo tra previsioni più ottimistiche e quelle più pessimistiche di Micron, che guarda al 2028. Tuttavia, anche quando la disponibilità fisica delle RAM tornerà a livelli accettabili, c’è un secondo ostacolo legato alle dinamiche commerciali: alcuni produttori non vorranno abbassare i prezzi una volta e potrebbero passare molto tempo prima che i prezzi inizino a scendere.

La “normalizzazione” dipende dall’entrata in funzione di nuove fabbriche, ma costruire ex novo uno stabilimento di questo tipo può richiedere almeno tre anni. I principali produttori, memori del crollo della domanda durante e dopo la pandemia, stanno mostrando di preferire una strategia orientata alla redditività di lungo periodo anziché pensare ad un’espansione aggressiva. Stando alle stime di TrendForce, nel 2026 la domanda globale di memorie aumenterà del 35%, mentre l’offerta solo del 23% e questo comporterà un divario strutturale destinato a mantenere elevata la pressione sui prezzi.

Di fronte a questo scenario complesso e non roseo, analisti e addetti ai lavori suggeriscono di anticipare eventuali acquisti, se necessari. Chi pensa ad acquistare un nuovo smartphone, laptop, tablet o console farebbe bene a non aspettare troppo: acquistare tecnologia nei prossimi mesi significherà sempre più spesso rinunciare a qualcosa, accettare compromessi sulle specifiche, oppure spendere molto di più, anche a parità di caratteristiche.

Il caro-memorie non è un problema temporaneo, ma un cambiamento strutturale con cui il mercato dovrà convivere verosimilmente almeno per i prossimi due anni, ridefinendo il rapporto tra innovazione tecnologica, prezzi al consumo e accessibilità dei dispositivi elettronici.

 
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Pubblicato da su 16 gennaio 2026 in news

 

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