E’ strano, paradossale e inverosimile – ma è drammaticamente concreto – che in un Paese dove esiste il Garante della Privacy, il concetto più scavalcato, ingnorato e sconosciuto ai più sia proprio quello della privacy, della riservatezza.
Io, come molte altre persone che conosco, sono censito nell’elenco delle Pagine Bianche. Non ho mai fornito (e l’elenco, correttamente, non lo riporta) alcun consenso alla ricezione di corrispondenza o telefonate di carattere commerciale o di qualsivoglia altra natura. Ciò nonostante, quasi quotidianamente vengo interpellato con proposte commerciali da aziende di vario genere (compagnie telefoniche, rivenditori d’olio d’oliva, distributori a domicilio di mozzarelle di bufala campana, venditori di bufale in genere, eccetera).
Ma le violazioni non sono solo telefoniche: come spiega Alfonso Fuggetta, alla palestra in cui è stato oggi (che ha un nome da bevanda energetica), solamente per chiedere informazioni è necessario rivelare dati personali in abbondanza.
Entro e chiedo se mi possono dare informazione. La ragazza all’ingresso mi dice che mi chiama una persona, ma prima devo compilare una scheda. Mi ammolla un modulo in cui mi chiedono di tutto: mi sono fermato dopo poco righe avendomi già chiesto data di nascita, luogo di residenza, professione, stato civile e numero di figli. Ed ero solo all’inizio.
A quel punto mi fermo e chiedo: “ma perché vi servono queste informazioni? Sono io che chiedo a voi informazioni per iscrivermi. Siete voi che le dovete dare a me. Ovvio che se mi iscriverò certamente poi vi darò i dati che servono. Ma ora perché volete sapere quanti figli ho e che lavoro faccio?” La ragazza imperturbabile mi dice “se vuole informazioni deve compilare il modulo”. Al che io ho detto “va bene, come non detto”. Ho preso e sono uscito.
Sono queste le invadenze che il Garante Pizzetti dovrebbe avere sotto la lente di ingrandimento. Come sottolinea Fuggetta, non sono certo i social network come Facebook a minare la privacy degli utenti, con riferimento alla recente approvazione, da parte delle Authority garanti della privacy europee, di un provvedimento che vieta lo scambio di dati personali tra Facebook, MySpace e altri social network con i motori di ricerca:
Gli utenti spesso inconsapevoli delle conseguenze, devono essere avvertiti del fatto che al momento non esiste protezione adeguata per evitare che i dati personali vengano copiati e diffusi in modo indiscriminato. Quella di Facebook e simili è l’emergenza più evidente della rete, in quanto mette a rischio la privacy di milioni di iscritti
Questo monito viene dal presidente dell’Authority italiana, Francesco Maria Pizzetti, il tutore della nostra privacy. Vogliamo fare un esercizio sui suoi dati personali? Immagino che il profesor Pizzetti non sia iscritto ad alcun servizio di social network. Eppure, secondo me, qualche dato personale lo ha lasciato in giro anche lui e potrebbe facilmente essere soggetto ad un furto d’identità: con il suo nome completo e le informazioni ricavate in questa pagina, tratta dal sito del Garante della Privacy, possiamo tranquillamente ricavarci il suo codice fiscale (è sufficiente conoscere le regole per comporne uno, o visitare questo sito) e questo è già un dato disponibile. Poi, pur senza fare i segugi, non è difficile reperire altri suoi dati personali, come indirizzo di residenza e utenza telefonica (che maschero un po’, giusto per non essere accusato ingiustamente di diffondere dati personali senza consenso):
Il suo reddito, insieme a quello di tutti i contribuenti italiani, è già stato pubblicato dall’Agenzia delle Entrate la scorsa primavera e tracimato online nei circuiti p2p, ma qui non ci interessa parlarne.
Ora, come dicevo sopra, questa è una semplice dimostrazione di come i dati personali di una persona possano essere facilmente recuperati anche senza che questa abbia un account presso i tanto demonizzati siti di social networking.
A uno che si iscrive a MySpace o a Facebook, che lo fa in modo consapevole, si possono carpire dati più critici? Dipende da ciò che sceglie di pubblicare, ma non mi sembra proprio opportuno citare – come ho visto fare da alcune testate – il caso estremo di quel marito che ha ucciso la moglie, perché nello status del suo profilo di utente Facebook si era dichiarata single, come un esempio applicabile per rimanere anonimi in rete. Le persone sconvolte e disturbate riescono a rendersi colpevoli di tragedie anche senza questi pretesti.

Dario Denni
22 ottobre 2008 at 08:40
Quoto l’articolo (bravo!) e ti dico che ho scoperto un modo per togliersi SKY dalle *****.
Quando telefona il call center, ti fingi interessato e ti fai dare i dati personali di chi ti sta telefonando (omino di call center sottopagato a 60gg).
Vai alla polizia e lo denunci.
Io ho fatto così e SKY non mi ha piu’ disturbato.
Alessio
22 ottobre 2008 at 21:59
a me sky non ha mai telefonato.