
Il signor Erich Specht, che nel 2002 ha registrato i marchi legati ai nomi di due soluzioni di content management e di e-commerce, Android Dungeon e Android Data Corp, ha pensato bene di sfruttare la situazione aprendo un’azione legale per rivendicare la paternità del nome Android e l’esclusiva sui diritti di utilizzo, contro Google, la Open Handset Alliance e altre 45 aziende che utilizzano lo stesso nome.
Google, nel 2007, ha presentato regolare domanda per acquisire i diritti di utilizzo del nome Android per il sistema operativo per dispositivi mobili che stava sviluppando. Il 14 febbraio del 2008, il PTO (Patent and Trademark Office, ossia l’ufficio brevetti) l’ha rigettata, rilevando che poteva generare confusione con un marchio già registrato in precedenza, Android Data. Nonostante questo, il 2 aprile 2008 il colosso di Mountain View ha presentato il sistema operativo per dispositivi mobili, battezzato con il nome incriminato, sulle cui possibilità di utilizzo l’ufficio brevetti si è espresso con un nuovo e definitivo rifiuto il 20 agosto 2008.
I nomi registrati nel 2002 non sarebbero più utilizzati, ma il signor Specht avrebbe presentato presso l’ufficio brevetti un documento con cui dichiara di aver continuato e continuare ad usarli. La battaglia legale ha quindi come oggetto un nome presuntamente utilizzato da un legittimo titolare precedente, che ora – stando a quanto riferisce Forbes – chiede la somma di 94 milioni di dollari a titolo di risarcimento danni per l’utilizzo indebito del proprio marchio.
Chissà come andrà a finire… Meno male che la querelle sul nome Android rimane chiusa nel mondo dell’informatica, altrimenti ci potrebbero essere altre rivendicazioni (senza andare a scomodare Sant’Alberto Magno, accreditato come primo utilizzatore nel 1270).
mfp
7 Maggio 2009 at 01:44
Questa mi ricorda tanto quando qualcuno cerco’ di registrare il marchio “Finestre”. Sarebbe interessante capire perche’ secondo il PTO “Finestre” non si pote’ registrare, mentre “Androide” si.