
Si chiama Amazon Leo (già noto fino a novembre 2025 come Project Kuiper) il piano di Amazon per portare connettività internet ad alta velocità in ogni angolo del pianeta, attraverso una costellazione di oltre 3.200 satelliti in orbita terrestre bassa (LEO – Low Earth Orbit), a un’altitudine compresa tra 590 e 630 km. L’ottava missione del programma è partita ieri a bordo di un razzo Ariane 64 di Arianespace, dalla base spaziale europea di Kourou, in Guyana Francese.
Il programma ha ottenuto l’autorizzazione dalla FCC nel luglio 2020 per mettere in orbita 3.236 satelliti, con l’obbligo di averne operativi almeno la metà entro il 30 luglio 2026 e il resto entro il 2029. Un calendario serrato per iniziare seriamente ad entrare in competizione con Starlink di SpaceX, che al momento domina il mercato con i suoi 9mila satelliti lanciati (oltre 3mila dei quali solo nel 2025). Quella di Amazon è un’autentica rincorsa e l’obiettivo è di colmare il ritardo con un investimento da oltre 10 miliardi di dollari. Ci sono altri attori sulla scena: la Cina sta pianificando il lancio di 13mila satelliti con il progetto GuoWang, mentre l’Unione Europea svilupperà il progetto IRIS con circa 170 satelliti e altri operatori come Telesat (Canada) e Rivada (Germania) puntano rispettivamente a 300 e 600 satelliti.
Il settore dell’internet satellitare sta rapidamente diventando un’infrastruttura strategica globale. Secondo Markets and Markets, il valore del comparto passerà dagli 11,81 miliardi di dollari del 2025 ai 20,69 miliardi entro il 2030, con un tasso di crescita annuo dell’11,9%. Sul fronte consumer la promessa è quella di portare connettività ad alta velocità ovunque, incluse aree rurali e remote storicamente escluse dalla banda larga. La vera sfida, però, sarà quella dei prezzi: il kit di connessione e il canone mensile restano oggi ancora a livelli troppo alti per diventare un servizio di massa e la competizione con Starlink potrebbe essere la leva che abbasserà le tariffe nei prossimi anni.
Sul fronte business le opportunità sono ancora più ampie: dall’agricoltura di precisione all’intelligenza artificiale, dal fintech alla gestione delle emergenze, i satelliti in orbita bassa diventano sempre più essenziali. Gli eserciti preferiscono i satelliti LEO per comunicazioni tattiche e osservazione in tempo reale, soprattutto per la loro natura dual use. In ambito civile, gestione delle emergenze e monitoraggio climatico beneficiano di immagini ad alta risoluzione cruciali per azioni rapide. Per le aziende, la connettività satellitare si sta integrando nelle infrastrutture IT aziendali e Amazon, con il suo ecosistema AWS già rodato, è in posizione privilegiata per offrire soluzioni end-to-end in cui rete spaziale e cloud viaggiano insieme. Non a caso le prime partnership concrete vanno in questa direzione: accordi come quello tra Amazon e il provider australiano NBN mostrano come la copertura satellitare sia già pensata per estendere e potenziare quella terrestre, non per sostituirla.
Entro il 2030 ci si aspetta un duopolio nel broadband LEO tra SpaceX Starlink e Amazon Leo, ciascuno potenzialmente con decine di milioni di abbonati in tutto il mondo. La posta in gioco, però, va oltre i numeri di mercato: chi controllerà queste reti controllerà un pezzo fondamentale dell’infrastruttura digitale del pianeta.