Report è una delle poche trasmissioni televisive che guardo con attenzione. Nei suoi servizi, laddove possibile, spesso riesce a sviscerare tematiche di interesse pubblico, portando alla luce informazioni utili che normalmente restano nell’ombra. Naturalmente ho guardato con interesse la puntata di domenica scorsa, in cui era programmato il servizio “WiFi: segnale d’allarme”, basato su un’inchiesta svolta per la BBC da Paul Kenyon. Ma ne sono rimasto deluso.
Ricordavo che l’inchiesta risaliva a circa un anno fa e che fu proposta su BBC One dalla trasmissione Panorama. A suo tempo ne parlò anche Paolo Attivissimo, sottolineandone già allora il carattere esageratamente allarmistico. In seguito all’inchiesta ci furono alcune contestazioni, che la BBC non poté fare a meno di raccogliere: lo ricorda sempre Paolo, che evidenzia anche la protesta dello scienziato Michael Repacholi (intervistato nel servizio):
[Repacholi] era stato presentato come voce minoritaria (unica voce scientifica a sostenere la non dimostrata pericolosità del wifi) contro tre scienziati e altri intervistati sostenitori della pericolosità, dando “un quadro ingannevole dello stato delle opinioni scientifiche sulla materia”. Non solo: “il contributo del professor Repacholi è stato presentato in un contesto che suggeriva agli spettatori che la sua indipendenza scientifica era in dubbio”, dice la BBC, “mentre gli altri scienziati sono stati presentati in modo acritico. Questo ha rinforzato l’impressione ingannevole ed è stato scorretto nei confronti del professor Repacholi”. Repacholi era stato accusato di aver preso soldi dagli operatori telefonici per tacere i rischi delle loro emissioni elettromagnetiche.
Report, in pratica, ha mandato in onda un’inchiesta della BBC di un anno fa, che nei mesi successivi la stessa BBC aveva aggiornato con revisioni sostanzialmente rilevanti, che ne sminuivano (e non poco) il contenuto allarmistico. Come ha scritto Stefano Quintarelli, Report non si è curata degli aggiornamenti ed è inciampata, cosa che era già successa – ricorda sempre il preciso Attivissimo – quando mandò in onda Confronting the evidence, documentario sulla tragedia dell’11 settembre che presentava una tesi complottista mal argomentata.
Ne traggo solo una considerazione: credo che Report dia il meglio di se’ quando propone servizi realizzati dalla propria redazione e non quando si affida all’attendibilità di materiale realizzato da terzi. Per quanto riguarda in particolare la trasmissione di domenica sera credo si sia persa l’occasione di approfondire meglio l’argomento, benché l’inchiesta abbia avuto il merito di mettere in evidenza il problema dell’ipersensibilità di alcune persone alle emissioni elettromagnetiche.