L’alleanza stretta tra LinkedIn (il social network professionale) e Twitter (la piattaforma di microblogging) sembra finalizzata a dare al mondo del social networking un volto diverso da quello proposto da Facebook, leader indiscusso del settore.
Però la cosa mi convince poco: Facebook ha oltre 300 milioni di utenti, mentre LinkedIn (che ha una vocazione più specialistica) è poco oltre i 50 milioni, e Twitter (che ne ha qualcuno in più di LinkedIn) è… un’altra cosa (è microblogging, ma sta virando verso il social search). E’ vero, potenzialmente l’integrazione può dare vantaggi (ad esemio si potrebbe anche cercare una figura rofessionale via Twitter), ma a mio avviso il problema è un altro: quanto può aver senso condividere nel mondo di LinkedIn – dove i contatti sono di carattere prettamente professionale – i tweets informali scambiati con gli amici?
Su LinkedIn molti utenti intrattengono contatti con colleghi, superiori, dipendenti, partner, clienti, fornitori, e spesso non è facile mantenere in equilibrio questi rapporti, che potrebbero essere facilmente precipitare a causa di un tweet incauto e informale.
Se dunque pensate di integrare le due piattaforme, aggiornando su Twitter gli status di LinkedIn o girando su quest’ultimo tutti i cinguettii che pensate di sparare in Rete, pensateci bene: come ho scritto oggi su The New Blog Times, il gioco di mettere a rischio la propria privacy, a volte, non vale la candela.
Rocco Rattazzi
15 novembre 2009 at 13:53
Definirei “imprudente” chi pensasse di unire i due servizi integrando totalmente status di Linkedin e aggiornamenti di Twitter. Ma visto che alla stupidità non c’è mai fine, resto fuori dall’edicola ad aspettare di leggere il prossimo titolo sull’impiegato licenziato dal boss che si sentiva sputtanato via web…