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HAPS: il 2026 sarà l’anno giusto per internet stratosferico?

Se vivessimo in cima ad una montagna o su un’isoletta sperduta, senza il collegamento Internet a cui siamo abituati, vivremmo nelle condizioni in cui oggi si trovano ancora oltre due miliardi di persone nel mondo. Il 2026, però, potrebbe essere l’anno della svolta, grazie a una tecnologia semplicemente… stratosferica.

L’idea è semplice, per cui provo a spiegarla in modo non tecnico: invece di piazzare antenne ovunque o lanciare migliaia di satelliti nello spazio, perché non mettere delle torri volanti molto in alto nel cielo? Parliamo di enormi dirigibili gonfi di elio e aerei senza pilota (quindi UAV – Unmanned Aerial Vehicle, altrimenti detti “droni”) che volano a oltre 20 chilometri di altezza, cioè davvero nella stratosfera (quella zona dell’atmosfera in cui volano anche gli aerei di linea, ma molto più su): questi “palloni intelligenti” stazionano sopra un’area sparando internet super veloce direttamente sui dispositivi, senza la necessità di altre antenne. Questa tecnologia si chiama HAPS (High-Altitude Platform Station, cioè “piattaforme ad alta quota”) e delle sue evoluzioni ne parla Technology Review: in questi mesi la stanno testando diverse aziende che sono pronte a darne dimostrazione nei cieli giapponesi e indonesiani.

La novità sta nella concretizzazione, non nell’idea: Google ci aveva provato già anni fa con un progetto chiamato Loon, basato sull’uso di palloni aerostatici. L’iniziativa ha chiuso i battenti nel 2021 per problemi di sostenibilità: i palloni continuavano a essere spinti via dal vento e per questo motivo era necessario sostituirli lanciandone sempre di nuovi. Le aziende oggi attive su HAPS dichiarano di aver trovato la soluzione: dirigibili mossi da motorini elettrici alimentati da pannelli solari, in grado di stabilizzarli anche in presenza di venti contrari, e aerei senza pilota che possono volare per più di due mesi consecutivi senza mai scendere!

In tutto questo si potrebbe obiettare che esiste già Starlink – la soluzione satellitare di Elon Musk – che comunque, dal punto di vista degli utenti, fa la stessa cosa. Vero, ma con un limite: più persone si collegano nella stessa zona, più la connessione rallenta (come quando a casa vostra usate Netflix tutti contemporaneamente e “il Wi-Fi va a rilento”). I dirigibili stratosferici invece permettono di servire molte più persone, perché sono molto più vicini a noi rispetto ai satelliti.

Gli analisti del settore ricordano che di queste promesse ne hanno già sentite tante: da Analysis Mason, l’esperto Dallas Kasaboski osserva che “il mercato HAPS è stato molto lento e difficile da sviluppare” e che molte aziende hanno intrapreso questa direzione con entusiasmo, ma poi i progetti sono naufragati. I numeri sono chiari: le stime indicano che il mercato degli HAPS raggiungerà appena 1,9 miliardi di dollari entro il 2033, mentre quello dei satelliti internet arriverà a 33 miliardi già nel 2030. Le mega-costellazioni di satelliti come Starlink hanno già conquistato il mercato con investimenti di miliardi di dollari.

Recuperare terreno adesso non sarà facile. È un po’ come aprire un nuovo negozio di smartphone in una città dove tutti hanno già comprato l’iPhone e sono felici: anche se il tuo telefono funziona benissimo e costa meno, convincere la gente a cambiare può essere complesso. Per questo i prossimi test in Giappone e Indonesia saranno cruciali: o dimostrano che questa tecnologia funziona davvero – e funziona meglio – oppure rischia di fare la fine di Google Loon e di tanti altri progetti caduti nell’oblìo.

 
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Pubblicato da su 29 gennaio 2026 in news

 

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Elon Musk vuole Twitter. E il mondo (social)

L’interesse di Elon Musk per Twitter è il preludio per una “rivoluzione” nel mondo dei social network? Per provare a capirlo è necessario inquadrare i protagonisti di questa storia.

Twitter non è un social network come Facebook o Instagram: l’utente ha a disposizione una piattaforma meno versatile, deve rispettare un limite di 280 caratteri (il doppio di quei 140 caratteri consentiti inizialmente, che rendevano i tweet simili agli SMS), è limitato anche nelle reazioni e la sua parabola è ritenuta in declino. Ma ha circa 200 milioni di utenti giornalieri e 436 milioni di utenti attivi totali. Per questo motivo molto spesso è utilizzato da personaggi pubblici di ogni settore e dalle istituzioni, inoltre viene citato in occasione di notizie di importanza globale e anticipazioni da buona parte delle testate giornalistiche in tutto il mondo, non dimenticando che molte aziende hi-tech (Microsoft, Google, Apple e Meta, solo per citarne alcune di rilevanza mondiale) hanno account ufficiali su Twitter che sono veri e propri canali di comunicazione per trasmettere informazioni e addirittura aggiornare i propri utenti aggiornamenti su eventuali disservizi (se ad esempio c’è un down di Microsoft 365 o di Facebook, gli aggiornamenti della situazione vengono diffusi mediante Twitter).

Elon Musk ha al suo attivo iniziative imprenditoriali da cui sono nate aziende di successo (sviluppate e rivendute, utilizzando i proventi di queste cessioni per finanziare i progetti successivi): gli esempi più noti si chiamano Zip2 (che forniva ai giornali software per guide cittadine online), PayPal (strumento per trasferire denaro – e quindi effettuare pagamenti – online), SpaceX (una vera e propria azienda aerospaziale) e Starlink (un sistema satellitare di connettività a banda larga). Non è invece una sua creazione diretta Tesla (che produce auto elettriche e pannelli fotovoltaici), ma è entrato a farne parte poco dopo la fondazione della società, affiancandone i fondatori in veste di principale finanziatore, entrando poi nel consiglio di amministrazione e diventandone in breve tempo il numero uno che ha portato l’azienda ad essere la realtà che tutti conosciamo.

Potrebbe ripetere questa dinamica puntando su Twitter? Le sue mire in questa direzione sono diventate di dominio pubblico da qualche giorno, subito dopo l’utilizzo di questa piattaforma durante il conflitto tra Ucraina e Russia da parte dei vertici politici di Kiev come canale di informazione nei confronti della popolazione, ma anche per gli scambi intercorsi tra il governo e lo stesso Musk, che a fine febbraio ha spedito in Ucraina alcuni carichi di terminali Starlink per garantire connettività Internet via satellite laddove le armi russe hanno compromesso la rete del Paese.

All’inizio di aprile è stato reso noto che la sua quota societaria in Twitter aveva raggiunto il 9,1%, solo alcuni giorni dopo ha dichiarato che non sarebbe entrato nel consiglio di amministrazione della società. Un dietrofront? Tutt’altro, era l’anticipazione del rilancio: mercoledì scorso ha lanciato un’offerta per un valore di 43 miliardi di dollari, per assumere il controllo totale delle quote azionarie e, quindi, dell’azienda. E lo ha reso noto con un annuncio su Twitter, l’unico social network su cui è attivo e in cui conta circa 82 milioni di follower. In caso di rifiuto dell’offerta, Elon Musk ha dichiarato che sarebbe indotto a “riconsiderare la mia posizione come azionista”. La reazione di Twitter si può riassumere con tre parole: vi faremo sapere.

L’obiettivo dichiarato è assumerne il controllo per trasformarlo nella piattaforma della libertà di espressione: “Credo che la libertà di parola sia un imperativo per il funzionamento della democrazia”. Per questa trasformazione Musk punta a svincolare l’azienda dai mercati azionari per poterla gestire accentrandone il controllo sulla propria persona.

Libertà di parola e democrazia per gli utenti da una parte, controllo assoluto da parte di una sola persona dall’altra. Come si concilieranno? Sul mercato l’obiettivo dei social network è quello di contrapporsi alla leadership di Meta (Facebook, Instagram e WhatsApp). Sorprese in arrivo nell’uovo di Pasqua 2022?

 
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Pubblicato da su 15 aprile 2022 in social network

 

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