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Paul is dead? Not yet (maybe)

20 Lug

La storia di copertina proposta dall’ultimo numero di Wired è, a mio avviso, affascinante ed inquietante allo stesso tempo. Alla base c’è la nota leggenda denominata Paul is Dead, il cui protagonista, Paul McCartney, sarebbe morto in un incidente stradale il 9 novembre 1966 e l’uomo che ne porta il nome da allora sarebbe in realtà l’ex poliziotto William Campbell, un sosia collocato nella vita privata e pubblica del cantante per non compromettere la trionfale carriera dei Beatles.

Sulla storia, che già si contraddistingue per avere una linearità contraria rispetto a quelle legate ad altre star (come quella che vuole Elvis Presley ancora vivo, dimostrandolo con presunti avvistamenti), hanno indagato Gabriella Carlesi (anatomopatologa) e Francesco Gavazzeni (informatico), partiti nel 2006 con la convinzione di confutare rapidamente gli assunti della leggenda e arrivati, in seguito ad una serie di rilevazioni antropometriche – rilevate da immagini scattate prima e dopo il 1966 – a risultati sorprendenti, che porterebbero a dimostrare che tutto ciò che ruota attorno a Paul is Dead è quantomeno verosimile.

Non voglio entrare nel merito delle rilevazioni e delle valutazioni formulate dai due periti: ai miei occhi di profano, non ho modo di rendermi conto delle differenze craniometriche evidenziate nelle fotografie che ritraggono Paul McCartney prima e dopo il 1966. Differenze che, peraltro, ritenevo insignificanti in quanto – a mio avviso – spiegabili con una posa leggermente diversa, o dovute all’invecchiamento.

Volendo però rimanere nel novero di coloro che trovano la leggenda tanto inverosimile quanto degna della sceneggiatura di una fiction, sottolineo innanzitutto una cosa: «I dubbi sono molto forti e le discordanze numerose, ma non ci si può esprimere ancora con assoluta certezza” ha osservato la dott.ssa Carlesi, che considera inoltre: “Comunque, se sostituzione c’è stata, il vero capolavoro è stato quello di trovare un sosia con caratteristiche antropometriche tutto sommato molto vicine all’originale“.

Un sosia somigliante, musicista e per di più mancino, cone l’originale. Ma non essendo possibile effettuare alcuna analisi del DNA, visto che si tratta di un cantante, ossia di un musicista che lavora anche di voce, perché nessuno sembra aver preso in considerazione il ricco materiale disponibile nella discografia di Paul McCartney per fare un confronto tra le varie canzoni (live inclusi), con riguardo allo spettro emesso dalle sue corde vocali?

 
9 commenti

Pubblicato da su 20 luglio 2009 in media, Mondo, mumble mumble (pensieri), news

 

9 risposte a “Paul is dead? Not yet (maybe)

  1. Avatar di Luciano Del Negro

    Luciano Del Negro

    20 luglio 2009 at 20:48

    Hai ragione!
    Leggendo l’articolo su wired io sono rimasto sconcertato, salvo poi rimanere con il dubbio sulla veridicita’ di tutta la cosa, visto che anche l’antropologa aveva ammesso che servivano altri esami.
    Pero’ ora che leggo questa riflessione condivido il tuo pensiero: sarebbe molto piu’ semplice se qualcuno si prendesse il disturbo di analizzare le tracce vocali pre e post 1966.
    Ciao
    Luciano

     
  2. Avatar di apomaia

    apomaia

    21 luglio 2009 at 19:44

    Basta una raucedine a cambiare le corde vocali, magari Paul è pure fumatore.. non è un esame attendibile..
    Ormai son passati troppi anni e non è possibile capire cosa è successo nel ’66, io rimango convinta che ci abbiano ricavato solo più pubblicità con questa mossa, altrimenti perchè non dirlo apertamente?
    Ciao
    Paola

     
  3. Avatar di retriever

    retriever

    21 luglio 2009 at 20:09

    Una raucedine non trasforma lo spettro, al massimo può alterare il timbro in modo lieve. Freddy Mercury, ad un certo punto della sua vita, aveva iniziato a fumare per dare alla voce un tono più ruvido, quando ha smesso di fumare il tono si riammorbidì. Ma lo spettro vocale nelle sue canzoni è sostanzialmente lo stesso.
    Se analizzi una qualunque canzone incisa prima del 66 e la confronti con un altra successiva, anche di un paio di album dopo, noterai che la voce di Paul McCartney non cambia affatto.
    Se usi Audacity, la prova la puoi fare tu stessa.
    Sul fatto che tutto questo abbia alzato un favorevole polverone pubblicitario sono assolutamente d’accordo 🙂

     
  4. Avatar di mfp

    mfp

    3 agosto 2009 at 00:45

    Miiiiii… e io che ti facevo una persona seria! E invece leggi Wired 😦

     
  5. Avatar di db

    db

    3 agosto 2009 at 09:38

    MFP, io leggo tutto. Non so se questo fa di me una persona seria, ma senz’altro mi aiuta a farmi delle idee 😉

     
  6. Avatar di mfp

    mfp

    4 agosto 2009 at 11:23

    DB era una battuta… dopo 10 anni di news servite (per me) gratis con costanza e occhio lungo rimarrai sempre persona seria. Anche io leggo di tutto… cose tipo “l’onesta’ e’ in un gene del dna”… ma non me le vado a cercare ecco. Non le leggo su una testata che scrive solo quella robaccia, ecco. Mi capitano su Repubblica quando vado al bar, o su Donna Moderna quando vado dal parrucchiere. (a dire il vero leggo quasi tutto; i decaloghi tipo “10 cose per farlo impazzire al letto” non le leggo, altrimenti poi quando mi trovo la mia ragazza che fa cose strane sbotto a ridere, lei si incazza, e sono 3 giorni di terrore&tracedia… mi fa fare tutta la via crucis prima di arrivare di nuovo alla sua collina… e’ permalosa)

     
  7. Avatar di db

    db

    4 agosto 2009 at 11:42

    Ma sì dai, non facciamoci mancare nulla…
    “Servizi” tipo “10 cose per farlo impazzire al letto” oppure “Falle dire basta!” (sulle riviste maschili) mi fanno sempre sbellicare. Però in quei casi nemmeno io approfondisco, mi fermo al titolo: scusate eh, ma perché tutta questa frenesia di farle dire “basta”? 😀

     
  8. Avatar di mfp

    mfp

    6 agosto 2009 at 12:16

    Li’ la cosa e’ piu’ subdola… meschina… pezzente… perfino di Wired. L’approccio razionale al sesso non funge granche’ bene, non credi? Cioe’, io non so cosa piace a te, ma a me piace… compartecipato… e se certe cose le leggi prima di farle assumi un approccio razionale che mal si sposa col sesso. Che siano balle o no. A suo tempo mio padre – un medito tutto d’un pezzo – si presento’ in camera mia con un manuale del sesso di 400 pagine (Master&Master mi pare, due ginecologi americani, marito e moglie): “toh, e’ ora che impari certe cose”. Ne ho letto solo 20 pagine e poi mi son dovuto comprare “Lo Zen e l’arte dello scopare” di Jacopo Fo, per lavare via quelle 20 pagine. Un disastro… allora tu la prima volta che ti capita una che si agita tanto ma provi le stesse emozioni che provi nel compilare la dichiarazione dei redditi sul sito del ministero… tira due parolacce agli editori che campano di quella merda. Finche’ Wired (Voyager, etc) gioca un po’ con il complotto, il sospetto e la paranoia dei fan dei beatles ok… per certi versi e’ anche positivo… ma rovinare la migliore attivita’ del mondo a migliaia di persone… andrebbero denunciati all’Aia per violazione di un qualche diritto umano.

     
  9. Avatar di db

    db

    6 agosto 2009 at 13:45

    Concordo, certe cose non si conoscono leggendo articoli o manuali. Chi ne scrive fa leva su incertezze e problemi altrui…