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Arte e comunicazione

l’Italia ha una tale abbondanza di arte che storicamente se n’è curata troppo poco.

Da questa considerazione parte una riflessione di Luca De Biase sull’argomento, che si intreccia con due aspetti fondamentali: la conoscenza e la comunicazione. Per apprezzare le bellezze artistiche presenti in un posto, bisogna sapere che ci sono. E per saperlo, è necessario che qualcuno lo comunichi.

Su come (con che strumenti) comunicarlo, sicuramente mai come oggi non mancano le possibilità. Il nocciolo della questione è come sfruttarle.

Sempre Luca de Biase:

Basta con l’idea monopolistica che l’Italia è tanto bella che i suoi siti internet possono essere semplicemente un modo per mettere online un po’ di materiale che la descrive.

Penso che i temi siano:
1. Pensare all’informazione per prima, durante e dopo il viaggio (non solo durante).
2. Distinguere informazione di servizio e comunicazione di marketing: e realizzarle entrambe
3. Conoscere le opportunità offerte dai diversi linguaggi (pagine, podcast, video)
4. Avere consapevolezza delle possibilità proposte dalle attività in broadcast e dalle piattaforme per il peer-to-peer
5. Giocare sui siti altrui, wikipedia non è un posto dove mettere informazioni sull’arte italiana in modo sistematico? Non si dovrebbe pensare a sostenere i blogger delle città almeno aiutandoli a farsi conoscere, quando fanno un lavoro indipendente e serio di informazione e servizio pubblico sulle città? Perché non raccogliere e far conoscere i video amatoriali che i turisti mettono online dopo un viaggio in Italia e che sono difficili da trovare? …

Spunti centratissimi. Condivido in toto e rilancio: ulteriore declinazione di questi ragionamenti (ma in effetti già ne fa parte) potrebbe essere lo sfruttamento delle tecnologie disponibili per migliorare il supporto culturale. Mi spiego con un esempio banale: avete presente che in alcuni monumenti, manieri o musei, è possibile fare una visita guidata ascoltando un cicerone virtuale che illustra il luogo attraverso una cosa molto simile ad una cornetta telefonica? In fin dei conti in quel momento il visitatore ascolta un file audio. Ecco, perché il supporto di ascolto non può essere il nostro cellulare, o il nostro lettore MP3, sul quale noi visitatori potremmo aver memorizzato un file audio con la guida vocale del luogo che stiamo visitando, opportunamente scaricato dal relativo sito web? Il costo per la realizzazione di una soluzione simile è davvero minimo, lo sforzo che il visitatore deve fare è ridotto a zero, ma il tutto può dare un risultato apprezzabile.

 
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Pubblicato da su 29 settembre 2006 in media

 

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Digital Media in Italia

Probabilmente nessuno meglio di Leonardo Chiariglione (il suo è uno dei nomi che vi dovrebbe sempre venire in mente, quando ascoltate musica dal vostro player MP3) poteva prendere le redini di una simile iniziativa: un documento di Proposta per lo sviluppo in Italia del mercato dei media digitali. Gruppo interdisciplinare aperto e senza fini di lucro, Dmin.it (come si legge dalla homepage) si propone di definire aree di interventi che consentano all’Italia di acquisire un ruolo primario nelloo sfruttamento del fenomeno globale Digital Media.

Raccogliendo volentieri l’invito di Stefano Quintarelli, direi che l’argomento merita attenzione.

 
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Pubblicato da su 28 settembre 2006 in media

 

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Sulle telecomunicazioni in Italia

A conferma di quanto vado dicendo da tempo, ossia che il settore delle telecomunicazioni sta assumendo un’importanza sempre maggiore e un’altrettanto crescente influenza su altri settori (guardate solo come si muove la Borsa), per una migliore comprensione di ciò che sta accadendo vi voglio semplicemente invitare alla lettura di alcuni articoli piuttosto interessanti che troverete domani su Punto Informatico, e cioè:

  1. sicuramente, come sempre, tutta gli articoli della sezione Telefonia a cura dal sottoscritto 😉 , ma con particolare attenzione il dossier TLC revolution firmato da Michele Favara Pedarsi; si tratta solo della prima puntata, perciò occhio a PI anche per le settimane a venire…
  2. per la serie Cassandra Crossing, il servizio Telecom Burundi curato da Marco Calamari (che nel link appena riportato ho inserito, fraudolentemente, nella sezione Telefonia di PI, anche se in realtà non ne fa parte).
 
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Pubblicato da su 7 settembre 2006 in media, Mondo, news

 

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Personali e sensibili

Ci sono quelli personali e quelli sensibili. Ovviamente sto parlando di dati. Di quelle informazioni che ci riguardano strettamente, che essendo nostre dovremmo essere ben consapevoli delle mani in cui cadono.

Naturalmente non è così: non siamo assolutamente padroni del percorso che i nostri dati personali compiono, guidati da mani invisibili e scrutati da occhi indiscreti. Senza neppure rendercene conto, siamo disposti a consegnarli nelle mani del primo che capita (spesso per ottenere un servizio, irrevocabilmente condizionato dal nostro consenso a trasmetterli) e da quel momento ne perdiamo traccia. Ma grazie ad essi altre persone conservano le nostre tracce. Istituti di credito (tramite carte di credito e Bancomat sanno dove ci troviamo, quanto ci mettiamo in tasca e quanto resta sul conto corrente, nonché dove  e per cosa spendiamo il nostro denaro), operatori telefonici (quanto stiamo al telefono, con chi), supermercati (alla tessera punti è abbinato il nostro nome, i nostri punti, ma soprattutto ciò che acquistiamo – ma questo lo sa anche la banca), i gestori delle autostrade (con Telepass e Viacard), provider internet (quelli sanno dove navighiamo e cosa ci interessa) e via discorrendo…
E poi (ad esempio) gli appassionati di motori si stupiscono quando ricevono mail pubblicitarie di riviste, siti web o portali che riguardano (ma guarda un po’) auto e/o moto… o quando, interrogando un motore di ricerca, accanto al risultato della richiesta si trovano link sponsorizzati (pubblicità) relativi ad inserzioni su eBay, a modelli di automobili, a siti di annunci economici legati all’automobilismo…

Ci siamo mai chiesti quanto viaggiano i nostri dati? E ancora: abbiamo modo di tenerli sotto controllo? Il nuovo Codice della Privacy dice di sì.

A-ghost (che mi è istintivamente simpatico, per i suoi hobbies, tra cui il condiviso amore per l’escursionismo di montagna), ha appena dedicato all’argomento dati sensibili un post assai realistico che esemplifica bene quanto quotidianamente accade ai nostri cari dati personali e sensibili. Forse il sopra richiamato Codice della Privacy dovrebbe prevedere l’eventualità descritta da a-ghost (assai comune e rintracciabile) e risolvere il problema.

Mi aspetto già commenti del tipo “e a che serve? tanto, fatta la legge, trovato l’inganno”.

 
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Pubblicato da su 28 agosto 2006 in Senza categoria

 

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Autoviolazione di privacy

Ieri ho trovato questa notizia su Reuters:

Titolo: Sbagliano tasto e email su sesso arrivano a tutti i dipendenti

Cominciamo bene… ma ecco il testo:

BERLINO (Reuters) – Due lavoratrici tedesche che si lamentavano, tramite l’e-mail dell’ufficio, sullo scarso appetito sessuale dei propri partner hanno trovato i dettagli della loro vita privata trasmessi a migliaia di persone, dopo che una di loro ha premuto il tasto sbagliato, ha scritto oggi il quotidiano Bild. (che tasto avrà mai premuto…?)

“Tutti ci osservano e mormorano alle nostre spalle”, ha detto Anica G., di 21 anni, dipendente dell’Ufficio federale del lavoro, alla Bild. Le email tra Anica e la collega Christina S., con i particolari di come hanno cercato di risvegliare l’attenzione dei loro partner, sono state inviate per sbaglio agli altri colleghi del loro dipartimento. Qualcuno le ha però girate alle migliaia di dipendenti dell’Ufficio del lavoro e delle altre agenzie governative, alimentando una serie di inoltri in tutta la Germania. Anica ha detto al quotidiano che lei e la collega non hanno infranto nessuna regola, perché le email sono state scritte durante le pause.

Un motivo di più per lavare i panni sporchi in casa propria, non vi pare? Per carità, è capitato anche al sottoscritto di inviare una mail alla persona sbagliata (e forse il destinatario indesiderato sta ridendo ancora adesso), ma questo episodio esemplifica piuttosto bene come la posta elettronica, in certi ambienti, abbia assunto il ruolo di strumento di comunicazione primario, anche per lo scambio di confidenze private.

Che le due colleghe non abbiano infranto alcuna regola, come hanno tenuto a precisare quasi a sminuire l’accaduto, è da dimostrare: se è vero che si scambiavano queste e-pìstole durante le pause di lavoro (e quindi non avrebbero rubato tempo prezioso all’attività per cui sono pagate) è altrettanto vero che si scrivevano attraverso account lavorativi, e non personali (altrimenti non si spiegherebbe la diffusione dei messaggi agli altri colleghi): e non è inverosimile pensare che l’Ufficio federale del lavoro, come molte aziende pubbliche e private, abbia una policy che vieta l’uso degli account professionali per finalità private.

In questo caso, non credo esista punizione più pesante del pubblico ludibrio. Quanto ai mariti, non avranno gradito molto, ma per par condicio avrebbero diritto di replica.

 
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Pubblicato da su 20 agosto 2006 in news

 

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Il Garante tedesco bacchetta Deutsche Telekom

Reuters riporta che il Garante tedesco delle telecomunicazioni ha aumentato la pressione su Deutsche Telekom affinchè questa raggiunga un accordo con i suoi rivali minori sull’accesso ad nuovo velocissimo servizio di rete a banda larga, in modo da evitare l’intervento diretto dell’autorità regolatrice.

L’iniziativa del Garante tedesco potrebbe essere d’esempio per l’Agcom nei confronti di Telecom Italia? Forse, ma in simili questioni bisogna andare con i piedi di piombo:

Matthias Kurth, presidente dell’autorità garante Bundesnetzagentur, ha dichiarato che Deutsche Telekom non è riuscita a dimostrare che i prodotti offerti attraverso la sua rete VDSL costituiscono un mercato nuovo, unica motivazione che consentirebbe al garante di non imporre una regolamentazione.

(…) Kurth sostiene che la cosiddetta offerta del triplo play che Deutsche Telekom prevede di rendere disponibile attraverso la sua rete – che riunisce televisione, Internet e telefono in un’unica connessione – sono, in realtà, già disponibili, anche se con una connessione più lenta.

Kurth si trova stretto tra le minacce di provvedimenti legali da parte dell’Unione Europea se non provvede a regolamentare il mercato, e le pressioni di Deutsche Telekom, la quale si difende sostenendo di meritare un periodo di deroga che consentirebbe all’azienda di recuparare i 3 miliardi di euro investiti nella rete.

Nel dubbio, nei panni dell’Authority, farei attenzione alle indicazioni UE.

 
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Pubblicato da su 17 agosto 2006 in news

 

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Bill Gates vicino alla pensione?

I vertici di Microsoft

La famiglia Redmond: Bill Gates, Craig Mundie, Ray Ozzie e Steve Ballmer

Pensione forse no, ma part-time almeno sì. Suscita clamore la dichiarazione ufficiale rilasciata da Bill Gates, in cui si dice che il fondatore e numero uno di Microsoft, "smetterà (per usare le parole di Reuters) dal 2008 di avere un ruolo quotidiano nel colosso informatico da lui fondato, per dedicare più tempo a lavorare per la sua fondazione di beneficenza.Secondo la società, dopo il luglio 2008 Gates sarà ancora presidente della compagnia, ma lavorerà come consulente su progetti chiave di sviluppo e passerà più tempo a lavorare nel campo dell'istruzione e della salute" .

"Ho deciso – ha spiegato colui che è stato indicato come il miglior manager del mondoche tra due anni riorganizzerò le mie priorità personali. Oggi ho uno dei migliori posti di lavoro al mondo. Ma credo che da una grande ricchezza derivino grandi responsabilità, la responsabilità di restituire alla Società e di assicurarsi che queste risorse siano restituite
nel migliore possibile dei modi a coloro che hanno bisogno"
.

Nel 2000, con la moglie Melissa, Bill Gates ha costituito la Bill Melinda Gates Foundation, organizzazione al cui vertice ci sono attualmente William H. Gates Sr, il padre di Bill Gates, con Patty Stonesifer (ex membro della delegazione americana all'ONU); la fondazione, probabilmente la più grande al mondo, ha un patrimonio di circa 29 miliardi di dollari e si
occupa di ricerca medica, particolarmente focalizzata sulla lotta all'AIDS, alla tubercolosi e alla malaria, al miglioramento delle condizioni di vita nel terzo mondo e all'educazione.
 

La rivista Times ha dedicato ai coniugi Gates, e a Bono degli U2, la copertina del primo numero del 2006. La fondazione sostiene una spesa annua che per circa il 60% viene destinata a progetti di ricerca medica. Stime dell'OMS riferiscono che i progetti di cui si fa carico coprono oltre il 35% del carico sanitario mondiale. L'attività della fondazione spazia anche in numerosi altri settori: solo negli States, ha realizzato oltre 800 alloggi per persone bisognose, provveduto all'acquisto e alla realizzazione di connessioni internet per 11mila biblioteche e finanziato l'istruzione universitaria di 9mila ragazzi. 

 
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Pubblicato da su 16 giugno 2006 in Mondo, news

 

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Quanto pesi su Marte?

Il mio amico Luca, astrofilo e membro del Gruppo Astrofili Deep Space di Lecco, di cui vi invito a visitare e frequentare il sito web (l'ho linkato due volte, repetita juvant), mi ha fatto conoscere un "servizio" davvero simpatico, che si chiama Your Weight On Other Worlds, grazie al quale ho scoperto che sulla Luna peserei poco più di 10 chili e che su Plutone sarei abbondantemente sotto i cinque.

Utilissimo per coloro che si sentono accusati di essere in sovrappeso, almeno finché non leggono il risultato dell'equivalenza fatta sul Sole 😉

Meno confortante è invece l'equivalenza sull'età.

 
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Pubblicato da su 26 Maggio 2006 in Mondo

 

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Piange il telefono

Anzi, l'operatore che poteva contare su un simile abbonato.
Repubblica racconta:

Centomila telefonate intercettate in otto mesi. Tutte sull'utenza di Luciano Moggi. È la linea rovente del pallone, il filo conduttore dell'inchiesta sugli intrighi del mondo del calcio […]

Notizia dello stesso tenore (e con le medesime proporzioni) viene riportata da Calcio.Leonardo.it, che titola:

Nazionale, i PM: "Moggi incideva sulle convocazioni"

Se queste cifre fossero vere, il titolo dovrebbe essere "Moggi incideva sulle comunicazioni".
Ma è verosimile? Prendiamo per buone le cifre, benché approssimative, e facciamo un breve calcolo considerando, per brevità, un mese standard (commerciale) di 30 giorni.

100.000 telefonate / 8 mesi = 12.500 telefonate in un mese (caspita, sono tante)
12.500 / 30 giorni = 416 telefonate al giorno (caspita, sono tante)

Non potendo considerare la persona insonne e ritenendola capace di dormire, ad esempio, 6 ore a notte, restano 18 ore fruibili nell'arco di una giornata. Per cui

416 / 18 = 23 telefonate all'ora (caspita, sono tante)

Il che riconduce a telefonate della durata approssimativa di due/tre minuti, che Luciano Moggi dovrebbe aver effettuato o ricevuto durante le ore trascorse da sveglio, senza effettuare pause. Sempre al telefono, insomma, anche quando nelle trasmissioni sportive (di cui poteva anche essere ospite) o al telegiornale veniva inquadrato senza un cellulare all'orecchio.

 
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Pubblicato da su 18 Maggio 2006 in news

 

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Cosa danno su C|net?

  Il televisore Braun tratto da Wikipedia
Dal blog Cablogrammi di Massimo Russo apprendo con piacere che C|net, che non ha bisogno di presentazioni per ogni buon tecnologo, vara un nuovo canale televisivo.

Mi auguro solo che questo, come altri canali televisivi tematici, possa avere le più ampie possibilità di diffusione e di capillare disponibilità.

 
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Pubblicato da su 21 aprile 2006 in media, news

 

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Italia, motore tecnologico del Mediterraneo

Carta nautica del mediterraneo 1520 (Museo Correr, Venezia)

Punto Informatico oggi pubblica un articolo interessantissimo, a firma del direttore Paolo De Andreis, dove si cerca di dare una risposta ad alcune domande davvero toste, abilmente riassunte nell'occhiello dell'articolo:Perché ricercatori del nostro paese stanno cercando di collegare in banda larga o larghissima le sponde del Mediterraneo? Che ruolo ha l'Europa? Cos'è la Ubuntu Alliance?

Le risposte a queste domande nella chiacchierata con il prof. Enzo Valente, direttore del Consortium GARR.

 
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Pubblicato da su 7 aprile 2006 in Senza categoria

 

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Include, la banda larga per tutti

Da progetto a realtà, ecco un'iniziativa che merita la citazione integrale del relativo comunicato di presentazione:


"Venerdì 24 marzo nella sede torinese di Anti Digital Divide è stata costituita di fronte ad un notaio la cooperativa Include.
Erano presenti 24 soci fondatori, in rappresentanza dei Sindaci, dei Comuni, di Anti Digital Divide, delle comunità montane, dei provider e della società civile.
La neonata cooperativa funzionerà come un gruppo d’acquisto per quanto riguarda la banda larga e i servizi informatici a valore aggiunto, provvederà a gestire il roaming sulle reti dei provider aderenti (anche per permettere il voip gratuito tra gli utenti Include) e potrà partecipare alle gare e ai bandi che le regioni e le province stanno emanando per ridurre il divario digitale. Nel direttivo sono rappresentati tutti i soggetti fondatori, è stato designato quale presidente Maurizio Gotta, per Anti Digital Divide e quale vicepresidente Alessandro Pianta, della società Wave-Tech, in rappresentanza dei provider. L’idea della Cooperativa, partorita da Anti Digital Divide, accomuna le esperienze maturate dai diversi soggetti, che si sono seduti ad un tavolo di confronto per trovare una soluzione che nascesse dai diversi punti di vista ed interessi in gioco.

La cooperativa non sarà un cerchio chiuso, nel prossimo futuro potranno aggiungersi partecipazioni di altri rappresentanti eticamente compatibili con lo scopo della stessa, per garantire ancora più "potere" mediatico e fisico, capillarità territoriale e nuove energie per portare avanti progetti innovativi, mirati ad annullare le discriminazioni che stringono in una morsa il futuro degli italiani, di TUTTI i cittadini italiani.
Proprio le persone saranno il centro del progetto Include, le stesse persone che hanno subito per anni il digital divide, che hanno dovuto fare i conti con ingiustizie e abusi delle compagnie. I principi su cui si basa la cooperativa mettono in primo piano la tutela degli utenti e la loro libertà di scelta tra i servizi, il rispetto dei principi di obiettività, trasparenza e non discriminazione. Si tratta di una cooperativa a mutualità prevalente il che vuol dire che i suoi clienti potranno essere sia soci che non soci, ma che il fatturato dovrà essere almeno per il 50 per cento costituito da prestazioni ai soci. Più soci ci saranno più zone si potranno coprire e maggiori saranno le possibilità degli utenti digital divisi di essere raggiunti dalla banda larga. Quindi grande importanza per la riuscita del progetto, hanno gli utenti, sia attraverso l’azione di sottoscrizione delle quote sia attraverso quella di divulgazione di notizie sul progetto Include, in modo da coinvolgere il più ampio numero di cittadini. Se tutte le persone non raggiunte dall’adsl sottoscrivessero anche solo un’azione si riuscirebbe a ridurre in maniera considerevole il digital divide.

Dal 25 marzo 2006 è possibile sottoscrivere le pre-adesioni per diventare soci della cooperativa i dettagli su come aderire sono presenti sito dedicato al progetto Include. Il taglio minimo delle quote azionarie sarà di 25 euro.
Essere soci comporta diversi vantaggi, oltre ad aumentare la possibilità che la vostra zona sia coperta dalla banda larga, ad esempio, vi è la possibilità di ricevere utili (secondo quanto stabilito dalla legge) sulle quote sottoscritte, inoltre quando la vostra zona sarà coperta potrete risparmiare sulla bolletta telefonica, non pagando più il canone Telecom (circa 200 euro/anno) e telefonando gratis con gli utenti Include attraverso il Voip. Quindi si può considerare la sottoscrizione delle azioni come un investimento che porterà diversi vantaggi.

Questa iniziativa nata dal basso è un esempio di come la volontà e le buone idee possano pagare ed essere portatrici di speranze troppo spesso lungi dall'esser scorte. Include ha trasformato la protesta in azione, un’importante iniezione di fiducia in un paese che crede poco al valore delle energie dei singoli cittadini. Cinque persone hanno fondato un’associazione per protestare e chiedere attenzione sul problema del digital divide, sono riuscite a coinvolgere migliaia di persone e ad ottenere diversi risultati, ora si passa dalla protesta alla soluzione del problema, attraverso il progetto Include. Il successo di Include dipenderà dalla volontà degli utenti, che fino ad ora sono stati penalizzati e dimenticati, di non fermarsi solo alle proteste e lamentele ma, di passare all’azione sostenendo questo progetto.
Questo giorno è motivo di orgoglio per chi ha partecipato e lavorato per arrivarvi, ma è anche un grande successo di tutta la comunità di utenti Internet, l'entità motivatrice di Anti Digital Divide
".

Un applauso di incoraggiamento, ragazzi!  

 
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Pubblicato da su 31 marzo 2006 in Senza categoria

 

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[Internet] Firefox 2, la vendetta (contro il phishing)

La prossima release di Firefox, ossia la 2.0, integrerà un tool anti-phishing. Più o meno al pari dell’altrettanto nascituro MS Internet Explorer 7 e del già consolidato Opera 8.

Il team che sta lavorando allo sviluppo del browser del panda rosso dichiara, per bocca di Mike Shaver, che l’anti-phishing integrato sarà il risultato della collaborazione tra la Mozilla Foundation e terze parti, tra le quali spicca il nome di Google.

 
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Pubblicato da su 13 marzo 2006 in Senza categoria

 

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[Media] Punto Informatico compie 10 anni

7 febbraio 2006: esattamente 10 anni fa nasceva Punto Informatico, il quotidiano di Internet. E, come etichetta impone, ecco il discorso del festeggiato.

Lunga vita a PI.

 
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Pubblicato da su 6 febbraio 2006 in media

 

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[Internet] La polizia francese vuole Firefox

AFP (Agence France-Presse) riporta una notizia che a qualcuno apparirà addirittura clamorosa: la Gendarmerie, la polizia francese, ha annunciato che entro la fine dell’anno in corso “convertirà” i suoi 70mila computer all’uso di Firefox e Thunderbird, abbandonando così Internet Explorer e Outlook.

Il motivo è spiegato dal generale Christian Brachet, responsabile IT delle forze di polizia: queste soluzioni offrono “affidabilità, sicurezza e interoperabilità con gli altri servizi dello stato”.

La migrazione di quest’anno fa seguito a quella avvenuta nel 2005 per quanto riguarda OpenOffice, scelto dalla polizia in sostituzione di MS Office. Effetto immediato, il risparmio dei costi di licenza: 2 milioni di euro, secondo quanto riferito dal colonnello Nicolas Geraud. La scelta di adottare Firefox + Thunderbird sembra quindi confermare la soddisfazione sulla precedente scelta istituzionale e la fiducia riposta nell’open source.

 
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Pubblicato da su 5 febbraio 2006 in Mondo

 

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