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[tv digitale] Switch off, la scadenza slitta al 2008

Era stato ampiamente previsto: lo switch off per passare dalla tecnologia analogica a quella digitale in Italia sarà fissato al 31 dicembre 2008: lo ha riferito il Ministro delle Comunicazioni, Mario Landolfi, al termine del Consiglio dell’Unione a Bruxelles. “Grazie alla decisione presa oggi dal Consiglio delle Telecomunicazioni dell’Unione Europea – ha detto Landolfi – siamo ora in grado di allineare a livello europeo la data per il passaggio al digitale terrestre in Italia”.

“La data dello switch off nazionale era fissata per legge al 31 dicembre 2006 – ha spiegato Landolfi – mentre ora la possiamo fissare al 31 dicembre 2008, data in cui l’Unione Europea, per effetto della decisione assunta oggi, fa cominciare a livello europeo il passaggio dalla tecnologia analogica a quella digitale”. Non cambia nulla, però, per Valle D’Aosta e Sardegna: “La sperimentazione nelle due regioni procede, e resta immutato il termine del 31 luglio 2006, a partire dal quale dovranno diventare regioni all digital” ha aggiunto Landolfi. Passerà dal primo gennaio 2006 al 15 marzo 2006 la data che segnerà il passaggio al digitale terrestre nei capoluogi di provincia delle due regioni (prima fase del processo di digitalizzazione). Val d’Aosta e Sardegna saranno poi seguite da altre regioni in cui sarà progressivamente completato il passaggio al digitale terrestre entro la fine del 2008. Le regioni successive verranno scelte in base a dei “parametri oggettivi, quale la isolabilità della zona, la popolazione e il numero degli operatori”.

La notizia è stata salutata con favore dalle assoziazioni di consumatori: il Movimento Difesa del Cittadino ricorda di aver chiesto il rinvio oltre un anno fa e che “in questi ultimi due anni sono state impiegate risorse pubbliche per oltre 200 milioni di euro al solo scopo di favorire le offerte commerciali di Mediaset e Telecom (La 7) per le partite di calcio“. Ma non è tutto, continua MDC: “non è stato attivato nessuno degli annunciati servizi di e-government e di utilità sociale”.

Soldi buttati, secondo i consumatori. Che sono gli utenti finali di questi servizi. Ma nessuno sembra volerli ascoltare.

 
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Pubblicato da su 4 dicembre 2005 in Senza categoria

 

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[Telefonia] Sblocco videofonini, 94 indagati

La caccia allo sblocco ha portato ad un’autentica retata di “unlockers”. Questo il profilo dell’operazione, partita dalle forze dell’ordine pugliesi e condotta in 16 regioni italiane, in seguito alle indagini sullo sblocco illegale dei videofonini TRE, indagini che hanno portato alla denuncia di ben 94 persone.

L’operazione è nata da un controllo effettuato a carico di un cittadino residente in provincia di Bari, specializzato nel sim-unlocking. A seguito delle indagini, secondo quanto riferito dalle forze dell’ordine, “è stata data esecuzione, su tutto il territorio nazionale, a ben 94 decreti di perquisizione domiciliare e locale a carico di altrettanti individui residenti in varie regioni italiane”.
In una nota diffusa dalla Questura di Brindisi, l’operazione Unlocking, che segna il nuovo record di persone indagate per lo stesso reato, dopo l’analogo intervento della Polizia Postale nel maggio scorso (che ha portato alla denuncia di “sole” 30 persone), è il risultato “di intensa attività di indagine condotta dalla Polizia Postale e delle Comunicazioni di Bari coordinata dalla Dott.ssa Lydia Deiure della Procura della Repubblica di Bari”.

Le soluzioni di Sim-lock e Operator-lock, lo ricordiamo, vengono solitamente utilizzate dagli operatori (in Italia, al momento, solo da TRE) per incentivare la vendita dei telefoni, spesso piuttosto costosi: praticando una politica commerciale di prezzi scontati, i carrier commercializzano questi apparecchi con il Sim-lock, attuando una “fidelizzazione forzata” verso i propri utenti, che possono utilizzare il telefono solo con la sim abbinata. Gli utenti si impegnano così, “automaticamente”, a mantenere l’abbonamento per un anno, altrimenti devono pagare una penale di sblocco. La situazione è un po’ indigesta ai consumatori che, per questa limitazione di libertà, chiedono una regolamentazione. Una questione su cui sta ancora lavorando l’Authority delle Comunicazioni

Gli accertamenti e le perquisizioni hanno permesso alla Polizia di rilevare l’esistenza di un sito web estero utilizzato per diffondere, a pagamento, tutte le informazioni e il know-how necessario per lo sblocco dei videofonini, con le istruzioni per corrispondere il “compenso” in forma di ricariche postepay. Si ritiene che il sito, probabilmente uno dei tanti dedicati a questo scottante argomento, costituiva il tramite tra gli acquirenti dei videofonini e chi sbloccava materialmente gli apparecchi.
Il Compartimento Polizia Postale di Bari e le Sezioni dipendenti sono riusciti quindi a risalire all’identità di 94 indagati. I capi s’accusa sono accesso abusivo a sistemi informatici e telematici, e violazione delle norme in materia di tutela del diritto d’autore.

Fra il materiale rinvenuto nelle perquisizioni e sequestrato, sono stati trovati software e hardware impiegati dagli indagati per introdursi abusivamente nel sistema telematico dell’operatore TRE per rimuovere il sistema di protezione installato sugli apparecchi. Sequestrato anche un piccolo “lotto” di dieci telefoni UMTS in corso di “sbloccaggio”.
In casa di uno degli indagati, un 16enne di Brindisi, è stata trovata una pistola semiautomatica cal.7,65: si trovava all’interno di uno dei computer sequestrati, esaminati dalla polizia postale durante il controllo del numero seriale dell’hard disk. Curiosa custodia per un’arma…

 
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Pubblicato da su 28 novembre 2005 in Senza categoria

 

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[VoIP] Skypito, VoIP solo per minorenni

Con un vezzeggiativo di gusto “latino”, arriva Skypito, una versione per bambini dell’ormai diffusissimo Skype. Skypito viene infatti presentato come la prima soluzione di comunicazione, voce e testo pensata da Easybits Soaftware appositamente per gli utenti in tenera età. Del resto, l’invito è chiaro: “Talk, play, have fun” (“Parla, gioca, divertiti”).

Se la tecnologia impiegata è la stessa utilizzata dal fratello più grande, è l’interfaccia utente che ha subìto una radicale rivoluzione, essendo stata resa più adatta al “target” dell’applicazione: la grafica da “cartoon”, i colori e i contenuti sono decisamente adatti ad un’utenza infantile. Il software include inoltre Skypito Game Time, un sistema basato su una tecnologia open source con una collezione di giochi online, per sfide tra utenti in erba, che vanno dalla battaglia navale agli scacchi.
Easybits dichiara che si tratta del più sicuro sistema di comunicazione su internet per bambini e prevede una pre-approvazione sui contatti utilizzati: per i genitori, infatti, esiste la possibilità di compilare una white-list con l’elenco degli utenti con cui sarà permesso comunicare.
Il software da scaricare esibisce la certificazione Skype e ha una dimensione di oltre 13 MB. Richiede la preinstallazione di Skype (versione minima la 1.4) e il sistema operativo Windows 2000/XP.

Non mancheranno pareri critici su Skypito da parte di coloro che non vedono di buon occhio l’uso di un sistema di telefonia e chat da parte dei bambini, mentre sarà sicuramente apprezzato dagli utenti che, pur limitatamente, cominciano a smanettare fin da piccoli sul computer di papà.

  
 
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Pubblicato da su 28 novembre 2005 in news

 

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[Internet] IPTV, un mercato in crescita

LONDRA (Reuters) – Circa 8,7 milioni di europei guarderanno la tv su Internet entro il 2009, o il 9,4% del mercato attualmente dominato dagli operatori via cavo e satellitari, secondo una previsione resa nota oggi. L’incremento della domanda per la “Internet protocol television”, o IPTV, dai circa 658.000 sottoscrittori attuali, sarà guidata prima di
tutto dalle società telefoniche, che cercano di mantenere la loro base di clienti, come spiega Daniel Schmitt, autore dello studio per la società di ricerca Screen Digest.

Le aziende telefoniche sperano che servizi come l’Iptv porteranno nuove entrate, mentre cresce la battaglia per il business delle reti telefoniche fisse e i prezzi stanno scendendo. “Emergerà più velocemente in Europa e in Asia che negli Stati Uniti”, aggiunge Schmitt, spiegando che simili iniziative negli Usa sono solo allo studio. In Francia, per esempio, i tre maggiori operatori — France Telecom, Free Telecom e Neuf Telecom — già hanno circa 280.000 clienti Iptv, rendendo la nazione gallica il leader del mercato in Europa. In Italia, Fastweb ha 190.000 abbonati, mentre Telecom Italia ha detto che oltre 4 milioni di italiani
avranno la copertura Iptv dopo il completamento delle sue prove, iniziate a luglio.

Screen Digest prevede che ad avvantaggiarsi maggiormente dell’Iptv saranno Francia, Italia e Spagna, dove conterà per il 20%, il 27% e il 16% dei rispettivi mercati pay-tv nei prossimi quattro anni.

 
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Pubblicato da su 21 novembre 2005 in news

 

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[Telefonia] Attivazione ADSL, i consigli di ADUC

Firenze – ADSL, come fare per ottenerla senza passare attraverso assurde odissee? E’ lecito lamentarsi con Telecom, ma anche gli altri gestori devono fare la loro parte, smettendo di promettere ciò che non possono dare. Lo riferisce ADUC, in un comunicato diffuso a firma del presidente Vincenzo Donvito.  Come riferito la scorsa settimana da Punto Informatico, la Corte d’Appello di Milano ha ingiunto a Telecom, applicando una misura cautelare di urgenza, l’attivazione di una serie di collegamenti Adsl richiesti da Tele2, negati perché, a detta dell’incumbent, sulle specifiche linee sarebbero già stati attivati identici servizi, di Telecom stessa o di altri gestori.  I consumatori esprimono cauta soddisfazione per il risultato, ma mettono in guardia gli utenti: ADUC è convinta che i fatti di questi giorni siano solo “una punta di iceberg nell’ambito della via italiana alla liberalizzazione della telefonia fissa in generale, e dei servizi Adsl in particolare”. L’associazione riferisce che quotidianamente documenta questa realtà con segnalazioni all’Authority TLC che, però, come già riferito a PI, si ritrova con risorse limitate e quindi insufficienti a garantire un’attività puntuale. ADUC aggiunge che la situazione riguarda Tele2, protagonista dell’ultimo caso giudiziario, ma anche tutti gli altri operatori, bloccando di fatto lo sviluppo di un sistema di comunicazione oggi fondamentale per moltissime attività pubbliche e private: “Praticamente succede che Telecom, con questa scusa, esaspera una qualunque richiesta di attivazione da parte di un altro gestore, “costringendo” l’utente che intende abbandonare Telecom, a non rinunciarvi per non restare senza collegamento (situazione di attesa che puo’ durare anche mesi)”.  Ma la colpa di questa situazione non sarebbe tutta da imputare all’incumbent, secondo ADUC: “Crediamo che alla base di questo comportamento di Telecom, ci sia un sistema che glielo consente, a partire dalla gestione dell’ultimo miglio che avviene in regime di monopolio e con esplicito abuso di posizione dominante (la vendita del medesimo prodotto ai propri clienti diretti e ai gestori concorrenti)”. La soluzione che ADUC suggerisce per tutelare il proprio interesse coinvolge infatti tutti i gestori. Per non aspettarne le lungaggini, sarebbe opportuno per gli utenti muoversi in due direzioni, entrambe basate sulla presunta inadempienza dei gestori, “intimando il dovuto con una raccomandata A/R di messa in mora: Telecom perche’ non libera la linea, gli altri gestori perche’, nonostante non abbiamo sempre linee disponibili, continuano nelle loro massicce campagne di abbonamento senza talvolta garantire cio’ per cui si sono impegnati e “scaricando” le colpe su Telecom”.  A fianco delle offerte per la connettività ADSL, infatti, sempre più operatori (vecchi e nuovi) propongono offerte correlate, come le soluzioni di telefonia VoIP, che ingolosiscono gli utenti con prospettive di risparmio sul traffico telefonico. Le aspettative salgono e quindi la domanda cresce, ma ad essa non corrisponde un’offerta adeguata, da parte di un mercato non ancora preparato. E a pagarne le conseguenze sono, ancora una volta, gli utenti.

 
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Pubblicato da su 20 novembre 2005 in news

 

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[Telefonia] Numero unico fisso-mobile, parte il testing

Tra qualche tempo sarà possibile eliminare, dai contatti telefonici, le diverse voci legate a una persona, relative ai numeri di telefono “fisso” e “cellulare”, sostituite dalla tanto attesa “numerazione unica”: questa “economia di memoria” potrebbe essere il primo risultato della sperimentazione del numero unico per telefono fisso e cellulare, avviata ufficialmente dal Ministero delle Comunicazioni con l’emissione del Bando pubblicato il 9 novembre 2005.   La crescente convergenza tra comunicazioni su reti fisse e mobili, ma anche quella tra telefonia tradizionale e VoIP, saranno l’habitat naturale del “supernumero”, legato all’applicazione del protocollo ENUM appena ricordato sulle pagine di Punto Informatico e per cui si auspica una certa attenzione, finalizzata ad evitare la formazione di un nuovo monopolio.  L’obiettivo della sperimentazione, la cui durata è stata fissata in un periodo di sei mesi, è arrivare ad una reperibilità univoca, con un servizio che consentirà, agli utenti che vi aderiranno, di essere raggiunti sulla rete mobile dai clienti di tutte le reti, semplicemente anteponendo il numero “3” alla numerazione di rete fissa, senza operare trasferimenti di chiamata. Un messaggio vocale avviserà il chiamante del trasferimento in corso, cosa che attualmente non è garantita, attraverso il servizio di “trasferimento di chiamata” da fisso a mobile.  La comunicazione ufficiale del Ministero descrive l’obiettivo come un “servizio innovativo ed evolutivo con l’impiego della numerazione per servizi di comunicazione mobile e personale 30X”. Per tutta la durata della sperimentazione, infatti, gli operatori che ne faranno richiesta (in conformità al modello riportato nell’allegato n. 12 del codice delle comunicazioni elettroniche) potranno ottenere l’attribuzione temporanea delle risorse di numerazione (su base di singolo numero, o a blocchi di lunghezza variabile di numeri contigui) che iniziano con il numero “30” e legate a numerazioni geografiche di rete fissa, per le quali gli utenti attestati avranno manifestato la volontà di aderire alla sperimentazione stessa. Una volontà espressa verso l’operatore, che avrà il compito di conservarne documentazione, e che dovrà restituire al Ministero la numerazione resa libera in caso di recesso, in quanto la base dati della numerazione 30X verrà gestita dal Ministero delle comunicazio ni.
La sperimentazione, per espresso vincolo stabilito nel bando, non potrà interessare più di 3mila utenti per operatore e, laddove sia associata ad un numero di centralino, il numero dei suoi “derivati” concorrerà alla formazione dei 3.000 utenti per operatore.
Durante la fase della sperimentazione, gli operatori dovranno fornire, su richiesta del Ministero, tutte le informazioni necessarie al monitoraggio della sperimentazione medesima (ad esempio: numero di chiamate effettuate sulle numerazioni richieste, risultati di indagini di customer satisfaction, ecc).

Il post di qualche giorno fa iniziava così: “L’integrazione tra fisso e mobile è nel mirino di Telecom Italia”. Come dicevo più sopra, il timore che si rischi la costituzione di un nuovo regime di monopolio è più che fondato e condiviso.

 
 
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Pubblicato da su 15 novembre 2005 in news

 

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[Telefonia] Telecom scommette veramente sulla banda larga?

L’integrazione tra fisso e mobile è nel mirino di Telecom Italia. E’ quanto sostenuto dal presidente Marco Tronchetti Provera in un’intervista concessa a “la Repubblica”.   Già a fine ottobre se n’era parlato, nei giorni in cui è stata diffusa la notizia del “Supertelefono”, basato sulla tecnologia UMA, che permette di fondere le funzionalità di telefonia fissa e mobile. Ma la nuova tecnologia si fonda sulla capillarità e su un efficiente connettività internet, che nel nostro paese, secondo le associazioni di consumatori, è ancora sottodimensionata.  E dietro all’arretratezza, secondo Aiip, c’è il contegno anticoncorrenziale di Telecom, che secondo l’associazione punterebbe all’indebolimento del mercato wholesale, favorendo così i pochi operatori che forniscono connettività in unbundling. Sulla diffusione della propria banda larga, Tronchetti Provera mostra ottimismo: “Il mercato della banda larga, dove noi siamo ben posizionati, sta crescendo in maniera espolosiva e a fine 2008 il traffico sul mercato della convergenza sarà circa tre volte superiore alla somma del traffico voce su fisso mobile. Di fronte a mutamenti così significativi Telecom non poteva restare la stessa”.  L’evoluzione di Telecom sarebbe quindi la conseguenza di tali cambiamenti, che hanno portato in primo luogo alla fusione con TIM. Un’operazione ritenuta estremamente favorevole: “I risultati ci stanno dando ragione. Noi abbiamo scelto di investire in TIM per portare avanti quel passaggio tecnologico fondamentale che è l’integrazione tra fisso e mobile per un migliore utilizzo della banda larga che rappresenta il futuro del mondo delle telecomunicazioni””, commenta il presidente, che intende inoltre rassicurare sul debito di oltre 42 miliardi di euro del Gruppo, “Il nostro piano prevede entro fine 2007, un drastico calo sotto i 33 miliardi grazie a cash flow e dismissioni”. Cifra che comunque rimane di tutto rispetto, e che non può non calamitare l’attenzione di investitori e clienti dell’azienda.  Sempre a proposito di fusioni, Tronchetti Provera tiene inoltre a smentire alcune indiscrezioni circolate in questi ultimi giorni, supportate forse da quanto riportato dall’ultima fatica editoriale di Bruno Vespa. L’interesse che Finivest avrebbe per il mondo della telefonia (già manifestato con la partecipazione a Blu e Albacom) e una eventuale unione tra Mediaset e Telecom Italia (che già vede nel proprio capitale una partecipazione di Fininvest), fanno da sfondo ai rumors sull’ipotesi di cessione del canale La7 al gruppo televisivo del Biscione. Ma il numero uno di Telecom non vuole alimentare oltre le indiscrezioni: “Con Mediaset stiamo collaborando per ottimizzare la distribuzione dei loro prodotti”. Sarebbe quindi da vedere solamente in questa ottica l’attuale collaborazione tra le due aziende.  

da Punto Informatico – articolo del sottoscritto

 
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Pubblicato da su 13 novembre 2005 in news

 

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[Sicurezza] Con il Phishing si ricicla il denaro sporco

C’è un bellissimo servizio di Alessandro Longo che merita davvero attenzione. Si intitola “Phishing, il denaro delle truffe “ripulito” da ignari navigatori” e fa capire molte cose.

Tutto nasce con un’e-mail che contiene un annuncio di lavoro e può finire con un paio di manette ai polsi. Accusa: riciclaggio di denaro sporco, dai quattro ai 12 anni di galera. Può capitare a qualsiasi utente italiano: per abboccare e finire nei guai basta un pizzico di ingenuità e, anche, una certa difficoltà a trovare i soldi per arrivare a fine mese. Si tratta di una nuova variante del Phishing (truffe online) e sta bersagliando l’Italia con forza crescente.
All’origine del fenomeno c’è l’esigenza di riciclare il denaro carpito agli utenti tramite altre truffe online. I truffatori inviano quindi e-mail di massa (spam), in inglese o in italiano, che contengono un annuncio di lavoro per il ruolo di cassiere di una fantomatica azienda internazionale, di cui c’è anche un sito web. L’utente dovrà fornire gli estremi del proprio conto corrente: non serve altro. Lì comincerà ad arrivare denaro, che poi l’utente dovrà girare, con bonifico, ad altri conti correnti, trattenendo per sé una percentuale (dal 5 al 20 per cento).

Il bello è che il sistema funziona, i truffatori sono in un certo senso onesti con l’utente contattato: non gli diranno che il denaro è sporco, ma lo verseranno davvero sul conto e gli permetteranno di trarne guadagno. Si diventa così, consapevoli o no, complici di un sistema di truffa internazionale.
“Diventa più difficile difendersi, perché le e-mail di questo tipo sono ora più sofisticate che in passato e i truffatori usano tecniche più raffinate, come abbiamo rilevato per la prima volta la settimana scorsa”, dice Giovanni Lillo, responsabile di Anti-Phishing Italia, l’associazione no-profit che ha lanciato l’allarme a livello nazionale.

“Stava per capitare a un nostro utente, una signora di Roma”, racconta Lillo. “Ha abboccato all’annuncio e si è vista telefonare dal direttore della sua banca: stavano arrivando bonifici sospetti sul conto, da un signore di Grosseto”. I primi arresti per questo tipo di truffe sono avvenuti ad agosto, a Milano: 28 persone coinvolte, di cui solo quattro non italiani (tre russi e un nigeriano).
La rete di bonifici, di cui si avvalgono i truffatori, “serve a depistare le forze dell’ordine”, spiega Lillo. Lo scopo è fare arrivare agli organizzatori il denaro ottenuto con le attività di Phishing internazionale. “Un singolo bonifico verso alcuni Paesi dell’Europa dell’Est – sede di molti degli organizzatori delle truffe – darebbe però subito nell’occhio. Ecco che quindi si è pensato di fare rimbalzare il denaro su una serie di conti correnti nazionali”.
Secondo Anti-Phishing Italia, oltre al nostro Paese è soprattutto la Germania a essere bersagliata da questi annunci di lavoro truffaldini. Alla fine della catena, ci sarà un bonifico internazionale, ma avrà alle spalle un giro molto complesso da analizzare per la polizia. “Oppure, per l’ultimo anello della catena i truffatori chiedono a uno dei correntisti coinvolti di recapitare il denaro sotto forma di contanti”.
Ma se l’utente si presta in buona fede a questo gioco, credendo di svolgere un’attività legale, rischia lo stesso la galera? “Se lo sono chiesti anche gli avvocati che partecipano alla nostra associazione”, dice Lillo. “La risposta sarà in mano ai giudici, che analizzeranno caso per caso”. Ancora, non ci sono esempi di sentenze in Italia per questo fenomeno di complicità a truffa online. C’è insomma una nuova giurisprudenza da costruire. È nato del resto da pochi mesi, su Anti-Phishing Italia, l’elenco delle false società che propongono questi annunci di lavoro e quasi tutte le rilevazioni sono di settembre e ottobre. Si tratta perlopiù di pseudo compagnie di assicurazione.

“In un caso, una finta agenzia matrimoniale dell’Europa dell’Est inviava e-mail in italiano. Sempre per il lavoro di cassiere”. Man mano che il fenomeno diventa noto, però, cresce l’astuzia dei truffatori: “Prima era facile smascherare questi annunci”, aggiunge Lillo, “poiché erano senza fronzoli, chiedevano subito gli estremi del conto corrente. Adesso danno invece un’aria di professionalità, chiedono prima il curriculum, fanno finta di privilegiare chi ha una laurea e esperienza nel campo. La richiesta degli estremi del conto arriva in seguito”.
Come difendersi, allora? “Per prima cosa, non fidarsi di e-mail che promettono lauti guadagni in cambio solo dell’uso del conto corrente”, dice Lillo. “Nel dubbio, è possibile scrivere a noi per chiarire casi di e-mail sospette”.
Un altro campanello di allarme viene dalla forma di queste e-mail: di solito, sono sgrammaticate. “Consigliamo inoltre di usare la toolbar di Netcraft: riesce a segnalare quando un sito nasconde una potenziale truffa, analizzandone per esempio il server che lo ospita”.

Un altro trucco per difendersi di andare su un motore di ricerca e digitare il nome dell’azienda citata nell’e-mail sospetta. “Di aziende fantasma non troveremo molto. Purtroppo però i truffatori hanno adesso imparato un sistema raffinato per confondere le idee degli utenti: clonano i siti di aziende vere”, spiega Lillo.
Il primo esempio rilevato è della settimana scorsa e riguarda la (vera) compagnia di assicurazioni Kemper Isurance Companies. L’e-mail di Phishing si spaccia come proveniente da quell’azienda, indicando però come sito di riferimento un clone di quello ufficiale: www.kemperins.net invece di www.kemperinc.com. È uguale, eccetto che per la pagina degli annunci di lavoro; nella pagina alterata ci sono l’annuncio e gli indirizzi scritti nell’e-mail truffaldina.
Un’altra strategia, scoperta da Anti-Phishing Italia nei giorni scorsi, è spacciarsi, nel messaggio, per una vera azienda (AQuantive Inc, nell’esempio rilevato) e poi in fondo indicare un’e-mail fasulla da usare per candidarsi a quell’offerta di lavoro. L’e-mail non fa parte di quelle aziendali di AQuantive, ma è controllata dai truffatori. Così, se l’utente ricercherà informazioni sulle aziende citate nell’e-mail, non troverà niente di sospetto. Il consiglio è quindi di raddoppiare i controlli, dubitando di offerte di lavoro che piovono dal cielo. Il che può non essere facile in tempi di magra: truffe di questo tipo trovano un terreno fertile nella crisi economica e nel boom di lavori precari.

Fonte: repubblica.it

 
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Pubblicato da su 1 novembre 2005 in news

 

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[Media] La Taxi-TV arriva in Italia

Mice TV

Bellissima questa iniziativa: si chiama MICE TV (Mobile Info Communication Entertainment). Si tratta di un progetto sperimentale, che consise nell’installazione di 300 display (come quello nella foto) che sono stati installati in 300 taxi di Milano (in tutta Italia, i Taxi-TV sarebbero 500).

Il sistema utilizza la connettività GPRS e prevede aggiornamenti quindicinali dei contenuti di intrattenimento, a beneficio dei passeggeri.

A quanto pare sembra che il cliente sia obbligato a fruire di questo servizio (il display da 7” non si spegne), corredato di alcuni blocchi pubblicitari.

Non tutti i taxi possono montare questa “meraviglia”, che per motivi di ingombro può essere fonte di fastidio per i clienti. Quello nella foto è stato montato su una Fiat Multipla, un monovolume a tetto alto. Su una berlina probabilmente non trova posto.

Per fortuna…

La segnala Luca Di Nardo, su Ictblog.it.

 
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Pubblicato da su 22 ottobre 2005 in Mondo

 

[Telefonia] 892, non esistono solo “i due baffoni”

Una telefonata di cinque minuti può costare 10 euro? La risposta affermativa a questa domanda la forniscono Movimento Difesa del Cittadino e Altroconsumo, che puntano il dito sui servizi telefonici con prefisso 892.

Non solo quello fornito dalla società Il numero Italia srl, quel famoso 892.892 che da qualche mese imperversa negli spot televisivi e radiofonici, ma anche i servizi informativi legati al 892.412 di Telecom Italia e al veterano degli spot 892 424 (detto anche 89.24.24) di Seat Pagine Gialle.

È opportuno evidenziare che l’utilizzo di questi servizi di informazione, e il sostenimento dei relativi costi, può perlopiù essere evitato da chi grazie a internet è in grado di accedere ai servizi gratuiti reperibili su web (come ad esempio www.paginebianche,it, www.info412.it, www.paginegialle.it). Ma, qualora non si disponga di un collegamento internet, questi servizi possono essere utili e necessari: per questo motivo è importante essere puntualmente e correttamente informati sulle tariffe praticate.

Altroconsumo ha pubblicato un prospetto comparativo con i costi dei vari servizi. Movimento Difesa del Cittadino, con l’intenzione di fare chiarezza su qualità e costi e servizi offerti, nei primi due giorni di settembre si è impegnata in un monitoraggio sui tre servizi, effettuando da un telefono domestico privato circa 100 chiamate, chiedendo informazioni di vario tipo relativamente a uffici pubblici, ristoranti, officine, negozi.

Per quanto riguarda la qualità del servizio, l’esito della ricerca evidenzia che la durata media di una telefonata per ottenere l’indirizzo è stata di circa tre minuti. La percentuale di insuccesso, cioè di chiamate concluse con l’ottenimento di informazioni errate, è stata pari al 3,5%.

I costi rilevati da MDC sui tre servizi, che sono stati riassunti in un alcune tabelle si sono rivelati piuttosto elevati, sebbene conformi alle tariffe stabilite dall’Authority: in alcuni casi superiori ai 5 euro per 3 minuti di conversazione, fino ad un massimo di 10 € per 5 minuti.

Il Movimento Difesa del Cittadino commenta così, in una nota, quanto emerso dalla propria inchiesta: “Tariffe appiattite verso l’alto, costi poco comprensibili dall’utente ed errori nelle informazioni”. “A due anni e mezzo dalla Delibera dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Delibera N° 9/03/CIR) che ha liberalizzato questi servizi, non c’è una vera concorrenza perché i prezzi applicati dalle tre società sono al limite massimo stabilito dall’Autorità. Oltretutto, conoscere i costi delle chiamate non è facile, perché l’utente deve fare una seconda chiamata ad un numero verde. Il Movimento Difesa del Cittadino segnalerà questa inaccettabile situazione al limite del cartello”.

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Pubblicato da su 5 settembre 2005 in news

 

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[Telefonia] 166, 899… e ora 0878!


In principio era l’144. Insieme all’166, era diventato il mostro “gonfiabollette”: a fianco dell’erogazione di servizi legittimi, tali numerazioni erano utilizzate anche per scopi meno utili ma altamente remunerativi (e spesso poco chiari nelle indicazioni dei costi di chiamata). Si chiamavano servizi “di tariffa premio”, ma il premio non andava certo agli utenti che li contattavano.

Poi è venuto l’899 che, come l’892 (legato ai servizi di informazione abbonati) era il prefisso riservato ai “servizi non geografici a tariffazione specifica”. Anche questa numerazione, oltre ad essere utilizzata per scopi legittimi, è stata abbinata a servizi di dubbia utilità ed elevata remuneratività, così come il prefisso 709, impiegato per servizi di connettività internet con costi non raramente esorbitanti.

Per tutte queste numerazioni, Telecom Italia ha previsto la possibilità di blocco permanente gratuito, in quanto spesso sono state fonte di… indebiti addebiti. Trattandosi di operazioni utilizzate anche da dialer che si possono installare ed attivare automaticamente, il blocco consentito dal carrier previene il rischio di chiamate inconsapevoli. Rischio non proprio remoto, data l’esistenza di dialer ActiveX a triplice numerazione (effettuano la prima connessione, ad esempio sul numero 899xxxxxx; se lo trovano indisponibile compongono un secondo numero satellitare, ed eventualmente un terzo numero, internazionale).

Oggi sembra sia giunto il momento di gloria per un altro prefisso, lo 0878. Nato inizialmente per operazioni di “televoto” a costo fisso, senza tariffazione al minuto (7,85 centesimi di euro da telefono privato e 10,33 centesimi da pubblico) e ora “liberalizzato” anche per altri scopi commerciali a tariffazione “variabile”, con il vantaggio di iniziare con uno zero, può essere facilmente confuso per un numero nazionale.

Per questo motivo lo 0878 è stato messo alla gogna dall’associazione di comsumatori Aduc che, in un comunicato, avverte: “Questa nuova numerazione mantiene le caratteristiche delle vecchie, ma ha un’aggravante: non si puo’ disabilitare se non a pagamento, 13 euro alla richiesta e poi 3 euro a bolletta”. Una particolarità, dunque, nel panorama dei servizi di telefonia: forse non tutti sanno che c’è un servizio che prevede un costo di disattivazione e un canone per non usufruirne.

Ma non è tutto, perché contemporaneamente al blocco delle chiamate verso le numerazioni 0878, si verifica anche una sgradevole conseguenza: vengono disabilitate anche le chiamate verso i cellulari. Secondo Aduc, dunque, non sarebbe possibile prevenire il rischio di chiamate involontarie su numerazioni 0878, scongiurabile dal blocco automatico, senza precludersi anche la possibilità di contattare qualcuno sul telefono cellulare.

Aduc sottolinea che gli organi di controllo, come l’Authority TLC, “non hanno gli strumenti per fermare questo stillicidio di bollette gonfiate di pochi o di centinaia di euro. Ora si attende un nuovo regolamento per i cosiddetti numeri a valore aggiunto da parte del ministero delle Comunicazioni”.

Già, perché è proprio il ministero a concedere le cosiddette numerazioni “a valore aggiunto”, concettualmente innocue, ma utilizzate in molti casi per finalità a sfondo illecito o truffaldino, come dalle segnalazioni riportate dall’Aduc.

Ciò avviene perché gli operatori, una volta ottenuta regolarmente la concessione di un numero, possono rivenderlo ad altre aziende, che li legano ai propri servizi: servizi di televoto, di informazioni, o accesso a siti web con scopi meno leciti, magari con accesso tramite dialers che si autoinstallano nelle connessioni del computer di casa. Le possibili conseguenze le conosciamo: può essere tutto regolare, ma può anche accadere di ricevere una bolletta con chiamate dai costi astronomici.

Ma Aduc sottolinea anche un altro aspetto: “I numeri a valore aggiunto, per disposizioni comunitarie, sono attivi a meno che l’utente non ne chieda la disattivazione. Negli altri Paesi Ue, però, con le medesime disposizioni non esiste questo fenomeno truffaldino. Evidentemente ci sono meccanismi di controllo che in questi Paesi funzionano, a differenza dell’Italia”.

È abbastanza amara la conclusione dell’Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori: “Una cosa è sicura, Telecom Italia ha fatto richiesta all’Agcom di portare il prezzo per connessione a 15 euro. Quasi 30 mila delle vecchie lire, per una connessione o telefonata di cui neppure si ha coscienza. È una delle conseguenze della liberalizzazione all’italiana, che mantiene un operatore dominante e gli altri si adeguano al ribasso. Non servizi, ma fregature”.

Tutto ciò sembrerebbe smentire il presunto declino dei dialer e delle truffe telefoniche.

Per non ricorrere all’onerosa disattivazione di questo prefisso e non rischiare di imbattersi in bollette telefoniche da infarto, in attesa di una regolamentazione più oculata ci si può affidare, ad esempio, ad una soluzione semplice ed efficace, reperibile nella sezione Download di Punto Informatico: Stop Dialers.

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Pubblicato da su 1 agosto 2005 in news

 

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[Telefonia] Nessuno rida: Telecom avrebbe le tariffe più basse d’Europa?


Telecom Italia ha le tariffe più basse d’Europa. A sostenere questa tesi è il presidente dell’azienda, Marco Tronchetti Provera, che a margine della Relazione Annuale del presidente dell’Authority per le telecomunicazioni, Corrado Calabrò, ha aggiunto con convinzione: “Siamo assolutamente allineati a livello europeo e in alcuni casi al di sotto come tariffe”.

In seguito al richiamo del garante Calabrò sui costi della banda larga, rinforzato dall’auspicio di una ragionevole riduzione dei prezzi, Tronchetti Provera ha sottolineato: “Abbiamo già presentato un’offerta che è stata già approvata e che parte ora, che riduce in modo significativo, a livello europeo, i prezzi della Banda larga”.

Affermazioni che non risultano convincenti a molti consumatori, che non si sentono altrettanto allineati. Adiconsum, in un comunicato che sottolinea ancora una volta i costi praticati ai consumatori e l’inadeguatezza della qualità dei servizi erogati, evidenzia all’Authority alcuni problemi ancora irrisolti: “Fra le urgenze, Adiconsum chiede al Presidente un intervento con adeguate sanzioni per impedire che la bolletta telefonica diventi lo strumento per pratiche commerciali scorrette o per vendite fraudolente. Migliaia sono gli utenti che si sono visti addebitare nella bolletta telefonica servizi non richiesti: il rifiuto a pagarli ha significato, in alcuni casi, l’interruzione della linea”.

Altre priorità che secondo i consumatori richiedono un intervento dell’Autorità sono: il costo eccessivo delle ricariche, l’abbattimento dei costi delle comunicazioni internet, uno sviluppo del digitale che non abbia come priorità solo il digitale terrestre.

I consumatori chiedono quindi che si apra un costruttivo confronto tra Autorità e consumatori per riprendere con tempestività ai problemi che affliggono il settore. Mercoledì 27 luglio, alle ore 11.00, presso la sede dell’Adiconsum nazionale sita in Roma, via Lancisi 25, si terrà una conferenza stampa delle associazioni consumatori su Telecom.

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Pubblicato da su 24 luglio 2005 in news

 

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[Internet] Google nei cellulari di T-Mobile

Roma – T-Mobile, secondo operatore europeo di telefonia mobile che fa capo a Deutsche Telekom, ha dichiarato ieri che utilizzerà il motore di ricerca Google come homepage per clienti che usano il cellulare per navigare su Internet.

L’accordo con Google fa seguito ad una campagna già in corso, in cui T-Mobile sottolinea la possibilità di accedere pienamente ad internet attraverso i cellulari collegati alla propria rete, in contraddizione con un luogo comune secondo cui gli operatori selezionano i siti web nell’ambito di un ben preciso “giardino recintato”.

“Con la homepage di Google vogliamo dire ai nostri clienti fin dal primo momento che stanno portando con loro l’Internet che conoscono già”, ha dichiarato Ulli Gritzuhn, consigliere d’amministrazione di T-Mobile, nel corso di una conferenza stampa che ha avuto luogo a Bonn, nella sede centrale della società.

La campagna di T-Mobile, che è stata ribattezzata “web’n’talk” (web e conversazioni), prevede inoltre il lancio sul mercato di cellulari con schermi di dimensioni più “generose”, destinati alla navigazione su web, e l’offerta di tariffe più basse. Iniziative sempre volte ad incoraggiare l’uso di Internet.

Una decisione che viene dopo vani tentativi, da parte degli operatori di telefonia mobile tedeschi, di convincere i propri clienti ad utilizzare il telefono cellulare anche per altre funzioni oltre alle telefonate e all’invio di SMS: iniziative legate alla riduzione dei margini dovuta al progressivo calo delle tariffe.

Fonte: Punto Informatico (articolo del sottoscritto)

 
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Pubblicato da su 30 giugno 2005 in news

 

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[Telefonia Mobile] Caro-cellulare, interviene l’Autorità TLC

Napoli – Telefonare ai cellulari costa troppo. Probabilmente in molti se ne sono accorti da tempo e ognuno ha adottato le contromisure ritenute opportune: limitazione della durata delle conversazioni, non abusare degli sms, o addirittura astenersene, salvo casi di emergenza.

E dei costi elevati se ne è accorto, o meglio lo ha rilevato, anche il Consiglio dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni che ha unanimemente deciso di avviare un procedimento, con la finalità eventuale di deliberare un provvedimento cautelare per la riduzione delle tariffe, praticate dai gestori di reti fisse e mobili per le chiamate destinate ai telefoni cellulari.

L’Autorità ha infatti dichiarato che dalle rilevazioni effettuate emerge che “lo scostamento tra i prezzi delle chiamate su reti mobili degli operatori nazionali ha raggiunto nel corso del 2005 valori apprezzabilmente differenti dalla media europea e non giustificati da situazioni specifiche”.

Gli operatori interessati dal procedimento, e dall’eventuale provvedimento che dovrà essere emanato entro il 19 luglio, sono tutti gli operatori “mobili”, compreso l’incumbent di rete fissa Telecom Italia, che hanno ricevuto dal Garante la notifica della decisione e hanno cinque giorni di tempo per formulare le loro osservazioni al riguardo.

Fonte: Punto Informatico (articolo del sottoscritto)

 
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Pubblicato da su 24 giugno 2005 in news

 

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[Telefonia] Nuovo 12, la guerra dei domini?

Roma – La liberalizzazione dei servizi di informazione abbonati si dovrebbe concretizzare come noto tra un paio di mesi: dal 18 agosto, infatti, le aziende che hanno chiesto la possibilità di competere nel mercato di questo servizio potranno attivare le nuove numerazioni 12xy. Telecom ha prenotato per sé il 1254 e per TIM il 1245. E certo sarebbe stato un bel “goal” riuscire ad abbinare ad entrambi questi servizi anche un corrispondente sito internet, almeno nell’ambito di una campagna marketing: lo aveva già fatto per Info412 e sulla stessa strada si era incamminata Seat Pagine Gialle per il suo 892424, simpaticamente reclamizzato dal poliedrico attore Claudio Bisio.

In procinto di lanciare una campagna informativa basata sul nome-slogan “il numero”, Telecom ha incontrato sulla sua strada The Number UK, un concorrente che, con imprevedibile lungimiranza e ovvio senso pratico, ha tradotto il proprio nome in italiano e registrato il dominio ilnumero.it.

Ma non solo: nel carrello della spesa ha aggiunto anche i domini 1254.it e 1245.it, le cui cifre corrispondono alle numerazioni attribuite ai servizi di Telecom e TIM, nonché tutte le combinazioni numeriche 12xy che ha trovato libere (non registrate con un dominio italiano di secondo livello), coprendo quindi le tredici numerazioni già assegnate dal Garante e le eventuali future attivazioni.

Cybersquatting? Domain grabbing?

Di fatto The Number ha tagliato la strada a tutti, ma lo ha fatto con largo anticipo: la registrazione dei domini con le numerazioni 12xy risale ad un anno fa, cioè poco dopo la pubblicazione della Delibera n. 1/04/CIR che stabiliva i primi “paletti” della liberalizzazione (uno dei quali era proprio la “sintassi” 12xy). Ma chi è questo collezionista di domini numerici?

The Number tira il sasso nello stagno e poi nasconde la mano: nella homepage di ilnumero.it (a cui puntano tutte le url dei domini numerici sopra indicati) c’è un invito al contatto email. Tuttavia, ad ogni messaggio inviato all’indirizzo indicato, corrisponde una risposta di recapito fallito, da parte del postmaster del dominio InfoNXX.com, che fa capo alla directory (www.infonxx.xom) di informazioni per aziende e privati, attivo negli Stati Uniti, in Gran Bretagna e nelle Filippine.

Una notizia: alla data di oggi, il dominio thenumber.it risulta ancora disponibile.
Interessa a qualcuno?

Fonte: Punto Informatico (articolo del sottoscritto)

 
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Pubblicato da su 15 giugno 2005 in news

 

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