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La fibra che ride: parliamone

Il futuro della connettività deve essere argomento di discussione a tutti i livelli, anche istituzionali.  La NGN (Next Generation Network) è un’opera infrastrutturale e, segnala Stefano Quintarelli, deve essere trattata come tale:

Il ponte sullo stretto di Messina, la TAV in val di Susa, la Variante di Valico della A1, sono stati tutti argomenti di discussione ampia, con trasmissioni dedicate in prima serata, dato il rilevante impatto che avranno sulla vita sociale ed economica del Paese.

Di un’altra grande opera infrastrutturale, che è fondamentale per il futuro della società e dell’economia, che ci accompagnerà per i prossimi 60 anni, invece, non si è parlato assolutamente. (si è parlato del suo proprietario, ma non dell’opera).  E’ la cosidetta “rete di nuova generazione”.

Parte da qui l’iniziativa “LA FIBRA CHE RIDE. Discutiamo della NGN come per la TAV e per la Variante di Valico!“, finalizzata a stimolare un dibattito costruttivo sull’argomento.

Insomma: leggiamo, riflettiamo e diffondiamo il verbo. La Next Generation Network è un tema che riguarda tutti: utenti/consumatori e imprese. Troppo importante per disinteressarcene.

 
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Pubblicato da su 13 Maggio 2007 in media, Mondo, news

 

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Microsoft + Yahoo = AntiGoogle?

Si rincorrono, in rete e nei mercati finanziari, le indiscrezioni circa le trattative in corso tra Microsoft e Yahoo, per una fusione delle proprie attività sul web per contrastare la leadership di Google.

Come segnalato da Punto Informatico, “i vantaggi reciproci di un’intesa di questo tipo sono però evidenti: insieme le due aziende che oggi competono con Google potrebbero riuscire a catalizzare maggiormente l’interesse degli inserzionisti, dando vita ad un gigante web capace quantomeno di rivaleggiare con BigG. Anche sotto il profilo tecnologico, le due società potrebbero tirar fuori molto da un’intesa”.

Lo stesso Wall Street Journal, però, dopo aver dato l’annuncio della trattativa in corso tra le due aziende, butta acqua sul fuoco recentemente acceso e dice che i colloqui sono in fase di stallo. Da molto tempo.

Sono comunque molti gli addetti ai lavori che riterrebbero più proficua una partnership, invece di una fusione. E probabilmente è così: analizzando i numeri sulle ricerche effettuate su Internet in USA, Google ha una quota di mercato del 48%, mentre MSN e Yahoo insieme arriverebbero al 38%, evidenzia Bloomberg.com su dati ComScore. E a livello internazionale, il gap è ancor più evidente: Google ha il 66%, Microsoft + Yahoo arrivano al 27%. Il guanto di sfida lanciato a Google da una company unica (risultato di una fusione) rischierebbe di non essere temibile, per cui sarebbe forse meglio studiare soluzioni differenti, dotate di un valore aggiunto, basate su un’intesa strategica.

Al momento, dunque, i rumors sono serviti solo – come spesso accade in casi come questo – a movimentare i mercati finanziari.

MAH!

 
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Pubblicato da su 5 Maggio 2007 in media, Mondo, news

 

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Net neutrality premiata ai Webby Awards

SaveTheInternet si è aggiudicata quest’anno due Webby Awards. L’organizzazione – impegnata a diffondere nel mondo la cultura della neutralità della rete – verrà infatti insignita, il 5 giugno a New York, di due riconoscimenti nell’ambito della categoria People’s voice: “Best Activism Web site” e “Best Public Service Video” (qui il video premiato).

Il fatto assume rilevanza perché la popolarità raggiunta da iniziative come SaveTheInternet, non più conosciute e partecipate solo dagli addetti ai lavori, fa ben sperare sulla possibilità che la neutralità della rete sia un concetto sempre più conosciuto, diffuso e condiviso.

Come ha evidenziato ieri Luca Annunziata su Punto Informatico, tra i premiati del 2007 troviamo il duca bianco David Bowie:

il cantante è il manifesto vivente ormai da molti anni di una visione pionieristica della rete e delle sue potenzialità, portando a termine un gran numero di imprese giudicate molto innovative. Con BowieNet del 1998, Bowie realizzò un provider che offriva contenuti sociali e user generated content, anni prima dell’avvento del web 2.0. BowieRadio, tra i primi esempi di Internet Broadcasting, è stata una delle prime iniziative capaci di scavalcare i limiti della vecchia distribuzione musicale. Il cantante britannico è stato anche mecenate di giovani artisti grazie a BowieArt, nonché paladino dell’abolizione del copyright con dichiarazioni scottanti nelle sue interviste (celebre la sentenza di morte per il diritto di autore) e brani offerti ratuitamente ai fan che avevano acquistato la sua ultima fatica discografica.

WebProNews, nel dare la notizia, sottolinea un fatto curioso: tra gli sponsor dei Webby Awards figura anche Verizon Communications, una telco lungi dall’essere favorevole alla net neutrality.

 
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Pubblicato da su 4 Maggio 2007 in Mondo, news

 

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Blog-backgiving

Allarme rientrato sul blog Comunicati Stampa, restituito al suo legittimo titolare dopo ore di disperazione in seguito allo scippo di qualche giorno fa.

Tutto è bene quel che finisce bene, ma il campanello d’allarme (sui blog affidati alle piattaforme gratuite e senza garanzia) ormai è suonato.

 
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Pubblicato da su 25 aprile 2007 in media, Mondo

 

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Blog-snatching

Quello che è accaduto al blog Comunicati Stampa di Fabrizio Pivari è alquanto sconcertante. Dopo la procedura di migrazione forzata (nel senso che l’accesso alla gestione del blog era subordinato al porting verso la nuova piattaforma di Blogger) il blog gli è stato tempestivamente scippato. Lo scippatore ora ha rimesso online il blog, completamente piallato dei suoi contenuti.

Posso trovarmi d’accordo con tutti coloro che osservano che sarebbe stato meglio affidarsi ad una soluzione gestita in proprio, ma trovo condivisibili anche le considerazioni espresse da Fabrizio Pivari e mi auguro sia possibile trovare una soluzione al problema. Penso che sia anche interesse di Blogger tutelare la propria reputazione, anche se si parla di un servizio sul quale non viene riconosciuta alcuna garanzia.

 
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Pubblicato da su 24 aprile 2007 in media

 

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Pur di parlare di bullismo (2)

“Gli assassini di massa di domani sono i bambini di oggi programmati con una massiccia overdose di violenza”. E’ un’affermazione che lo psicologo Phil McGraw ha pronunciato durante l’ultima puntata del Larry King Live (CNN), riferendosi al massacro nel campus del Virginia Tech. All’indice, ancora una volta, la diffusione di contenuti violenti in media e videogame.

La polemica, come spesso accade in questi casi, si è allargata a macchia d’olio, sia in senso geografico che concettuale. Stamattina, in una trasmissione radiofonica, ho sentito l’opinione di un altro illustre esperto, che diceva che “simili episodi hanno uno stretto legame con quelli di bullismo scolastico e giovanile”.

Sulle prime sono rimasto perplesso, ma ho ricondotto l’affermazione alle notizie sentite nei giorni scorsi, che riferivano che Cho Seung-Hui, da studente, era stato frequentemente vittima di abusi e bullismo. Invece no: il professorone, di cui purtroppo ho perso il nome, stava paragonando l’autore della strage ad uno dei tanti bulli all’italiana che si divertono a filmarsi mentre fanno qualche idiozia. Infatti subito dopo ha sputato una frase che mi ha fatto sbarrare le orecchie: “Questo Cho, evidentemente è entrato anche lui nel tunnel della dipendenza di questi media digitali che favoriscono e alimentano la voglia di compiere prepotenze, soverchierie, si filmano e passano il limite”.

Ma questo cos’ha capito? E che tipo di messaggio trasmette? Il realtà il giovane era una persona con problemi molto seri. Non vanno fraintese le immagini che ha trasmesso alla NBC durante l’eccidio: prima di essere ricoverato in una clinica psichiatrica, numerosi campanelli d’allarme erano suonati su Cho Seung-Hui, che in seguito ad alcuni episodi di molestie, era stato descritto  in un profilo come “un pericolo imminente per sè stesso come risultato di un disturbo mentale… è talmente affetto da disturbi mentali da essere sostanzialmente incapace di prendersi cura di sè stesso, incapace di sottoporsi a un trattamento o senza alcuna volontà di farlo”.

Le radici del suo male affondavano in un terreno ben più profondo, non è possibile liquidare questa storia con banali pregiudizi sui media. c’è già abbastanza gente che prende lucciole per lanterne.

 
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Pubblicato da su 24 aprile 2007 in media, Mondo, news

 

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Word va in crash? E’ normale.

Il fatto che Word 2007 vada in crash per via di alcune vulnerabilità di sicurezza non è un problema, ma una feature dell’applicazione. Non è una mia battuta, l’ha detto Microsoft.
In seguito alle segnalazioni inoltrate dal ricercatore israeliano Mati Aharoni di Offensive Security, Microsoft – per bocca di un proprio portavoce – ha ribattuto che niente di quanto segnalato prova l’esistenza di vulnerabilità critiche di Word. Si tratta, piuttosto, di una caratteristica da apprezzare – dicono da Redmond – perché consente di salvare il lavoro svolto fino al momento del crash. “Ad ogni modo non è un gran problema” dice il portavoce, rassicurante.

Per cui, tutti gli sviluppatori di software hanno da oggi un’ancora di salvezza: se una loro applicazione va in crash, possono sempre dire “ma certo, l’ho fatto apposta, che vi aspettavate?”.

 
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Pubblicato da su 16 aprile 2007 in news

 

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Scorporo, funzionale o societario?

La divisione funzionale è una struttura intrinsecamente bacata. 

E’ l’opinione espressa da Stefano Quintarelli sull’argomento “scorporo della rete”. Tema che  ultimamente si trova al centro dell’attenzione di molti, addetti ai lavori e non.

L’ultimo, in ordine di tempo, di cui ho sentito il parere favorevole in relazione alla separazione funzionale della rete è il ministro Antonio Di Pietro, che al riguardo ha dichiarato: “occorre assicurare a tutti i fornitori di servizi la possibilità di accedere alla rete in condizioni di trasparente e reale parità, e in questo senso resto convinto che lo scorporo funzionale della rete fissa sia la soluzione più idonea, nel rispetto delle prerogative dell’Authority e come indicato anche dalla Commissione europea”.

Non si tratta di una soluzione sbagliata, ma semplicemente non sufficiente. Come segnala Stefano, sul tema è intervenuto, a mio avviso in termini chiarificatori ma soprattutto con cognizione di causa, il professor Francesco Sacco, docente di strategia e politica aziendale all’Università Bocconi, secondo il quale esiste una soluzione più completa, in grado di “dare alla telecomunicazioni un assetto più stabile ed evitare un altro giro di giostra”. L’intervento è stato pubblicato da Europa e, fuori da ogni pregiudizio, merita di essere preso in seria considerazione.

“La soluzione che questa volta sta maturando – spiega il prof. Sacco – prevede due pilastri: una separazione della rete dal servizio sulla base del modello inglese e un rafforzamento dei poteri dell’Autorità Garante per le Telecomunicazioni. A parte alcuni distinguo tattici, questa è la soluzione che sembra prevalere. E da più parti si spinge per una soluzione rapida in questa direzione”.

“Ma – si chiede – è davvero la soluzione migliore? Il modello inglese prevede una separazione soltanto amministrativa dell’ultimo miglio della rete dal servizio al dettaglio con la proprietà che però rimane sempre in capo all’incumbent. Gli incentivi e la governance delle due entità sono separate come sono anche distinti il marchio, le strutture fisiche e il flusso delle informazioni. La separazione funzionale non è poi così male. Openreach, la divisione di BT a capo della rete, fornisce al gruppo il 26% dei ricavi, il 28% dell’EBIDTA e il 45% dell’EBIT. È di gran lunga la migliore divisione di BT”.

“Le ragioni che avevano spinto l’OFCOM, l’authority inglese, che pure aveva valutato la separazione societaria, a propendere per la separazione amministrativa – prosegue Sacco – erano legate soprattutto alle difficoltà riscontrate nella privatizzazione delle ferrovie inglesi. Ciò rendeva preferibile un atteggiamento prudente con una formula più leggera e facilmente reversibile”.

“La separazione funzionale – considera – ha un elevato costo di controllo, ed anche per questo l’organico e il budget di Ofcom sono circa il triplo di quelli della nostra Agcom. In UK ci sono 247 impegni, molto dettagliati e legalmente vincolanti, che BT deve rispettare per garantire una ‘equivalence of input’ ai suoi concorrenti e sono stati necessari più di 17 mesi di lavoro per individuarli”.

Ma per farli rispettare, un’Authority deve disporre di una notevole autonomia. Infatti Ofcom, afferma il professore, “ha poteri molto estesi di regolazione e intervento. Contro le sue decisioni può essere fatto appello presso una corte specializzata (la Competition Appeals Tribunal o la Competition Commission) ma ad oggi solo 5 ricorsi sono stati presentati e 2 accolti”.

“In Italia una regolazione così dettagliata fa nascere spontanea una domanda: potrà funzionare? In UK, Cable & Wireless non è molto convinta che il sistema sia perfetto. In Italia i dubbi non sono legittimati dai poteri dell’Agcom, che tutti vorrebbero giustamente ampliare, ma dal sistema che incapsula la sua attività e che potrebbero essere modificati solo con una robusta revisione della Costituzione. Come si può fare impresa a colpi di ricorsi al TAR?”.

Per questo la via più praticabile potrebbe essere una soluzione più formalmente netta: “Una separazione societaria sarebbe ben più facile da gestire efficacemente e più veloce da implementare. Per farlo non è necessario l’intervento pubblico. Se TI volesse vendere la sua rete ‘societarizzata’, troverebbe molti investitori che apprezzerebbero il suo profilo rischio-rendimento simile a quello di una utility anche se soggetta ad obsolescenza tecnologica”.

Cosa separare? “L’opinione prevalente è che separare l’ultimo miglio è più che sufficiente, come nel caso inglese. In UK lo hanno fatto per le ragioni di cui sopra e perchè quando l’hanno fatto non si pensava ancora a reti di nuova generazione (NGN) in fibra ottica. Separando solo l’ultimo miglio – si chiede il professor Sacco, ponendo un quesito-chiave – chi investirà nelle nuove reti? Non sarà possibile evitare duplicazioni e quindi inefficienze. La competizione infrastrutturale è ormai datata. Il futuro è la competizione sui servizi. Controllare il rame darebbe un vantaggio solo di breve periodo esponendo all’irresistibile tentazione di finanziare i servizi con gli extraprofitti della rete in monopolio. E allora, questi come potranno diventare più competitivi? Chi vrà mai incentivi a innovare?”

 
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Pubblicato da su 13 aprile 2007 in Senza categoria

 

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BlogQUIZ

Cos’hanno in comune queste quattro foto?

(da attentialcane– grazie Sally per la segnalazione)

 
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Pubblicato da su 10 aprile 2007 in Senza categoria

 

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Pasqua, ore 12

Riflessioni di mezzogiorno, Pasqua

Certo che la trovata di mettere Guido Rossi a coordinare RItalia.it (ora che è meno impegnato di prima) non è poi un’idea tanto peregrina… (via Wittgenstein)

In ogni caso BUONA PASQUA a tutti!

 
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Pubblicato da su 8 aprile 2007 in media, news

 

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Italia.it, il Governo si spiega

Mentre ScandaloItaliano è in ibernazione, giunge la posizione ufficiale del Governo in merito alla bufera che si è scatenata su Italia.it, sotto forma di comunicato del Ministero della Funzione Pubblica, intitolato Chiarimenti sull’iniziativa del portale turistico Italia.it. Leggiamolo:

L’iniziativa del portale turistico Italia.it è stata accompagnata nelle ultime settimane da prese di posizione e polemiche che meritano alcuni doverosi chiarimenti.

Se appare scontato che il Governo si dovesse accorgere del malcontento generato dall’iniziativa (già il fatto che le sia stato dedicato un blog dal nome “Scandalo Italiano” non è che lasci molti dubbi sulla contrarietà dei pareri generati), a mio avviso è comunque un segnale positivo il fatto che la presa d’atto sia stata resa pubblica.

Il progetto originale di Italia.it risale, come noto, al precedente Governo che aveva impegnato risorse e preparato progetti mai realizzati.

Qui mi sembra si ricada nella nota abitudine di addebitare una colpa a chi ha occupato la poltrona in precedenza (non è una questione di colori politici, è un uso comune), che cozza con i toni di entusiasmo e soddisfazione con cui Romano Prodi e Francesco Rutelli avevano presentato al pubblico il portale.

Per non disperdere il lavoro comunque portato avanti e dare una corretta finalizzazione ai fondi  già stanziati e considerata anche l’importanza che il Governo Prodi ha ritenuto di attribuire al  Turismo, il Ministro Nicolais e il Vice Presidente Rutelli hanno deciso di procedere nel progetto, incentrato su una reale collaborazione con le Regioni e su un’ attività di promozione del sistema turistico italiano, che vedrà successivamente ampliate le aree dell’incoming e dell’informazione diretta.

Intenzione più che legittima quella di procedere con il progetto, appunto perché c’era già stato un cospicuo stanziamento di fondi. Quanti?

Per quanto riguarda l’impegno finanziario per il progetto, bisogna sottolineare che per la realizzazione del portale sono stati stanziati 9,5 milioni euro, così come previsto dalla gara europea aggiudicata nel luglio 2005, ridotti a 7,8 milioni di euro a seguito dei ribassi praticati in fase di gara. Tali fondi verranno erogati, dedotte le penali nel frattempo applicate, a stati di avanzamento.
Le cifre di cui si è parlato in questi giorni (45 milioni di euro) non sono, dunque, destinate esclusivamente alla realizzazione della piattaforma di Italia.it, ma saranno utilizzate per l’attuazione di un più ampio e strutturato programma di rilancio del settore turistico italiano attraverso l’uso delle nuove tecnologie e vanno, quindi, inquadrate nell’ottica di un impegno pluriennale, in buona parte ereditato, che esplicherà i suoi vantaggi nei prossimi anni.

Tutto bene, ma anche al netto degli sconti le cifre sono decisamente elevate. E la frase “in buona parte ereditato” fa pensare, più che a un progetto che va doverosamente portato avanti, ad un fardello che potrebbe comportare difficoltà, e per cui già si mettono le mani avanti.

In particolare, 21 milioni di euro saranno destinati alle Regioni per la  produzione e l’aggiornamento dei contenuti e per l’attivazione dei collegamenti con i portali regionali, mentre la parte rimanente sarà destinata al miglioramento continuo della piattaforma tecnologica e delle relative funzionalità, nonché alla sua promozione in Italia e all’estero.
Il Ministro Nicolais, in quanto titolare delle relative competenze, ha comunque istituito una commissione di indagine che dovrà, in tempi brevi, fare luce sulle criticità e sulle possibili omissioni che hanno accompagnato sinora lo sviluppo del programma.

In definitiva, mi sembra che questo comunicato non possa riscuotere neppure un cenno di assenso da parte di chi, finora, ha espresso posizioni critiche nei confronti dell’iniziativa: di fatto ha confermato le cifre relative agli stanziamenti (cifre che sono già emerse in precedenza, ma solo dopo le lagnanze di chi aveva evidenziato che per il progetto erano stati stimati costi realmente esorbitanti). E’ positiva l’istituzione di una commissione di indagine (anche se significa l’aggiunta di altro tempo perso investito attorno ad un progetto claudicante), e lo sarà davvero di più se in tempi brevi (ipse dixit) farà luce “sulle criticità e sulle possibili omissioni” finora rilevate nella realizzazione del progetto.

Occhi e orecchie vigili non mancheranno di rilevare le evoluzioni.

 
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Pubblicato da su 6 aprile 2007 in media, news

 

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TLC, per capire

Per chiarirci le idee su come stanno le cose, sarebbe opportuno leggere l’interessantissimo pamphlet che Stefano Quintarelli ha scritto sull’assetto del mercato TLC.

(anche in versione post)

 
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Pubblicato da su 5 aprile 2007 in media

 

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Pur di parlare di bullismo…

La trasmissione televisiva Studio Aperto oggi ha bacchettato Striscia la Notizia, accusando il programma di Antonio Ricci di aver scherzato, ieri sera, su un presunto video di bullismo scolastico tratto da YouTube, che Studio Aperto aveva già mostrato il 28 marzo in un servizio intitolato “Schiaffi a un disabile – scuola, nuovo video choc”.

Peccato che Striscia – ieri sera – avesse invece dimostrato che la clip altro non è che una banalissima gag, girata in un bar, con la consapevolezza di tutti i protagonisti. Il video non conteneva alcun riferimento a bullismo scolastico, ne’ ritraeva disabili o altro. Insomma, è stato mandato in onda senza verifiche preventive, sulla base di una semplice supposizione.

Per cui, se state pensando di pubblicare un qualunque video su YouTube, considerate il fatto che una trasmissione televisiva potrebbe riproporlo e comprenderlo a suo modo, senza chiedervi nulla.

 
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Pubblicato da su 4 aprile 2007 in media

 

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Paparazzìa

Luca Zappa – qualche giorno fa – e Luca Conti (Pandemia) – oggi – segnalano la disinvoltura con cui alcuni media si appropriano di immagini altrui, pubblicate sotto copyright su siti come Flickr, pubblicandole sui propri siti in violazione della licenza dell’autore delle foto.

Insomma, c’è gente che paga per non far pubblicare le foto, ma c’è anche gente che le pubblica senza pagare…

 
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Pubblicato da su 3 aprile 2007 in media, Mondo

 

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Pesce di Google

Per mancanza di tempo e ispirazione, quest’anno non sono riuscito in un intento che giorni fa mi sono ripromesso di realizzare: inventarmi un bel pesce d’aprile, da diffondere su questo blog.

Comunque non manca mai chi si organizza per tempo e, avendone il potere mediatico, ha potuto diffondere, molto capillarmente, pesci “prelibati”: è il caso di Google che per oggi ha messo in piedi Gmail Paper, servizio che è stato presentato come accessibile da tutti gli utenti di Gmail per ottenere la spedizione e il recapito gratuito delle proprie mail in formato cartaceo e senza affrancatura (servizio finanziato dalla pubblicità stampata sulle mail cartacee). Gustosa la spiegazione che viene data da Gmail sull’eventuale “impatto ambientale” di un simile servizio:

But what about the environment?

Not a problem. Gmail Paper is made out of 96% post-consumer organic soybean sputum, and thus, actually helps the environment. For every Gmail Paper we produce, the environment gets incrementally healthier (che in una traduzione non esattamente letterale significa: “Nessun problema. La carta di Gmail è fatta per il 96% di espettorato organico di soia, così da contribuire davvero all’ambiente. Per ogni carta Gmail che produciamo, l’ambiente guadagna in salute”, ndr).

Lievemente credibile e parzialmente verosimile, il pesce ha fatto rapidamente il giro del mondo, anche in vari siti e blog. Posso anche sbagliarmi, ma dato ciò che ho scritto sopra (se volessi fare un pesce d’aprile, me lo inventerei e lo diffonderei), trovo difficile credere che chi ha diffuso la notizia oggi, soprattutto chi l’ha fatto con dovizia di particolari, commenti e sagaci riflessioni, non ci sia cascato… Qui comunque c’è l’ammissione di Google:

Welcome to Gmail’s April Fool’s Day joke

As you may have guessed, Gmail Paper is not a real product or feature of Gmail. No, we don’t plan on sending you boxes and boxes of your email in hard copy form.

Altro pesce odierno, della stessa matrice, è il wireless per tutti promesso da Google TiSP, che promette la propagazione del segnale attraverso la conduttura fognaria. Esilarante anche il logo:

 
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Pubblicato da su 1 aprile 2007 in Mondo, news

 

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