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Un nome, una vocazione

Guido Rossi, in veste di legale, di commissario o di presidente, ha guidato persone, enti e organizzazioni durante periodi difficili. In tempi recenti è stato commissario straordinario della FIGC. Tra i molti suoi incarichi, in precedenza è stato consulente di ABN AMRO, ha guidato Telecom Italia alla privatizzazione, ha guidato Ferfin-Montedison ai tempi della crisi Ferruzzi…

Ora è di nuovo alla guida di Telecom Italia. Un solo commento: in bocca al lupo!

 
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Pubblicato da su 16 settembre 2006 in news

 

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Riassetto organizzativo o saga?

Ogni giorno che passa è sempre più difficile tracciare una cronistoria della Telecom Revolution a cui stiamo assistendo in questi giorni. Eventi apparentemente chiari e coerenti tra loro vengono conditi da nuovi episodi, non solo successivi ma anche antecedenti.

  • Parlandone con un amico, mi è venuto in mente che sembra un po’ come Guerre Stellari (Star Wars): quelli della mia generazione sono cresciuti nella convinzione che la trilogia originale avesse aperto (nel 1977) e chiuso (nel 1983) la saga della famiglia Skywalker. Dopo oltre tre lustri, sorpresona: Lucas sforna una seconda trilogia (aperta nel 1999 e chiusa nel 2005), ambientata però in un periodo antecedente. Non un sequel quindi, ma un prequel.
  • Ma poi si scopre un’altra cosa: Lucas, negli anni ’70, aveva già in mente l’intera storia, che originariamente doveva consistere in tre trilogie: il “primo” Star Wars già nel 1977 aveva infatti come sottotitolo “Episodio IV”. Secondo quanto riferito dallo stesso Lucas, non vedremo però la terza trilogia, che resta nella sua immaginazione o in qualche bozza di storyboard.

Il paragone è probabilmente poco calzante, ma mi serviva solo ad argomentare che l’attuale situazione che coinvolge Telecom Italia è più articolata e complessa della realizzazione di una fiction (non della fiction stessa, badate bene) che è stata realizzata nell’arco di quasi 30 anni: fusioni societarie, scorpori di rami d’azienda, rifondazioni societarie, nel cui mezzo ci si ficcano nuovi protagonisti e un piano segreto agevolato da un consigliere del premier Romano Prodi. Premier che però non sa nulla (altrimenti perché all’indomani del CdA Telecom avrebbe sostenuto di essere sorpreso?), anche se molti non ci credono: Prodi e Tronchetti Provera si sono incontrati almeno due volte in un mese e mezzo. Milano Finanza osserva:

In particolare, a non convincere e’ il fatto che nell’incontro a Palazzo Chigi, Prodi aveva chiesto espressamente al presidente di Telecom che “il controllo” della societa’ rimanesse, dopo il riassetto, “in mano italiana”. Una garanzia, quest’ultima che e’ alla base anche del progetto presentato da Rovati. Come avrebbe potuto Prodi chiedere a Tronchetti Provera garanzie sul controllo italiano del gruppo di Tlc, senza offrirgli una contropartita,
cioe’ la possibilita’ di cedere Tim? Come avrebbe potuto Rovati, oltre che consigliere amico di lunga data del premier, a cui sono state finanche affidate le casse elettorali, agire di sua iniziativa da semplice “cittadino” senza metterne a conoscenza Prodi? E con quale autorita’ avrebbe potuto Rovati stilare un progetto che prevedeva l’ingresso nell’operazione della Cassa Depositi e Prestiti? Da sempre il Governo ha manifestato la volonta’ di tutelare la rete telefonica come “bene pubblico”. Questo e’ uno dei punti contenuti anche nel programma elettorale dell’Unione.

Al di la’ della credibilità di queste versioni ufficiali, io però mi pongo anche un’altra domanda, sulla scorta delle notizie che riferiscono che il piano segreto di Rovati è finito sulla scrivania di Marco Tronchetti Provera il 6 settembre: è davvero possibile che questo progetto top secret sia diventato il fulcro del Consiglio di Amministrazione di Telecom Italia che ha avuto luogo solo cinque giorni dopo, l’11 settembre?

Non dimentichiamoci che dopo il 6, ma prima dell’11, c’è stato l’incontro interlocutorio tra i vertici Telecom e Rupert Murdoch al largo di Zante, sul veliero dell’editore australiano.

Con questi presupposti può sembrare più che verosimile quanto scritto da Oscar Giannino su Libero (testo integrale su TgFin):

Tronchetti ha dato in esca ai media per mesi e mesi l’indiscrezione del suo incontro con il magnate australiano Rupert Murdoch, per far scatenare l’immaginazione su ulteriori sviluppi ancor più del suo megagruppo di tlc. Senza che nessuno osasse scrivere che in realtà Tronchetti lavorava alacremente allo smantellamento di quello che resterà negli annali come un colossale errore industriale e finanziario. Riuscire a ottenere il silenzio pressoché assoluto è da maestri, quando si guida un gruppo che controlla la dorsale delle tlc strategica per il Paese e come tale considerata asset sensibile anche dalla Nato, quando si realizzano profitti per quasi 4 miliardi di euro l’anno, quando si controlla il 40% delle telefonia cellulare italiana E soprattutto quando si è inquinato per anni la vita pubblica italiana con migliaia di intercettazioni illecite, su cui la Procura di Milano ha indagato per anni ma ha finora fatto cadere il silenzio.

 
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Pubblicato da su 14 settembre 2006 in media, news

 

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Si torna com’era prima

Sono le parole proferite da Marco Tronchetti Provera durante il CdA riunitosi oggi. All’ordine del giorno, come abbondantemente anticipato qua e là su Rete e carta stampata, il riassetto organizzativo del gruppo Telecom.

La frase “si torna com’era prima” non significa “si stava meglio quando si stava peggio” (o almeno, si spera): si riferisce, in particolare, alla rifondazione di TIM in quanto società, dopo la recente fusione per incorporazione in Telecom Italia. La fusione non sarà costata poco, suppongo. La rifondazione avrà anch’essa i suoi costi. Rifondazione che, oltretutto, è palesemente finalizzata ad una cessione. E a chi fa gola TIM? A tanti operatori e gruppi di private equity non italiani, sicuramente… nei giorni scorsi si sono fatti nomi di aziende come Telefonica e Deutsche Telekom, nonché di gruppi come Carlyle, Apax e Permira.

    Un flash-zoom su Carlyle Group: il managing director di questo gruppo, responsabile per le opportunità di acquisizioni, si chiama Marco De Benedetti. Figlio di Carlo De Benedetti e amministratore delegato di TIM fino allo scorso anno, è stato colui che nell’aprile 2005 ha avuto l’indigesto privilegio di annunciarne la fusione con Telecom con queste parole: “L’evoluzione tecnologica porta a una meno chiara distinzione tra trasmissione dati e voce, tra telefonia fissa e mobile”. Potrebbe Marco de Benedetti avere un qualche interesse a tornare in sella alla nuova TIM? 😐

      Però non manca anche una “soluzione” anche per la rete fissa, che sarà ceduta ad una nuova società, anche se non appare chiaro che cosa fagociterà questa new company (tutta l’infrastruttura di rete? l’ultimo miglio?). “Pensiamo ad un modello simile a quello inglese – riferisce Tronchetti Provera in conferenza stampa – tra British Telecom e Oftel e di andare oltre”. Audace.

       
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      Pubblicato da su 11 settembre 2006 in media, news

       

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      Telecom in the SKY with Murdoch…?

      La citazione beatlesiana serve solo a sintetizzare (ironicamente) le ultimissime news in circolazione (domani su Punto Informatico) su Telecom Italia. Tra l’altro, mi unisco al coro di apprezzamenti per quanto scritto al riguardo da Luca De Biase.

      Finora si è detto

      • tutto: l’azienda scorporerà rete fissa e rete mobile, creando una società autonoma per ognuna, e stipulerà un media-agreement con Rupert Murdoch
      • e il contrario di tutto: non si sa ancora nulla di ufficiale e si attende il CdA convocato per domani – lunedì 11 settembre – alle 15.

      C’è già chi sottolinea la singolare coincidenza, per data e ora italiana (più o meno) con un più nefasto anniversario. Lasciamola perdere.

      La cosa che deve far riflettere è che gli unici dettagli ufficiali che la stampa è stata in grado di fornire sull’incontro interlocutorio avvenuto venerdì sono i seguenti

      • i partecipanti (almeno quelli più di spicco): Murdoch, Tronchetti Provera, Buora, Ruggiero e Ben Ammar
      • la location: mar Ionio, al largo di Zante (Zacinto, per Ugo Foscolo e amici), sulla Rosehearty (un veliero da 56 metri realizzato da Perini Navi)
      • gli effetti finanziari dei rumors: le azioni di famiglia (Pirelli &C, Camfin, Telecom Italia, TI Media) hanno guadagnato oltre 2 miliardi di capitalizzazione in un paio di settimane. Il tutto sulla base di rumors, voci. Per cui su nulla di ufficiale, confermato, o almeno scritto nero su bianco.

      I dati ufficiali, presumibilmente saranno resi noti dopo il CdA di domani. Magari non subito, ma sicuramente da quel momento in poi.

       
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      Pubblicato da su 10 settembre 2006 in news

       

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      Sulle telecomunicazioni in Italia

      A conferma di quanto vado dicendo da tempo, ossia che il settore delle telecomunicazioni sta assumendo un’importanza sempre maggiore e un’altrettanto crescente influenza su altri settori (guardate solo come si muove la Borsa), per una migliore comprensione di ciò che sta accadendo vi voglio semplicemente invitare alla lettura di alcuni articoli piuttosto interessanti che troverete domani su Punto Informatico, e cioè:

      1. sicuramente, come sempre, tutta gli articoli della sezione Telefonia a cura dal sottoscritto 😉 , ma con particolare attenzione il dossier TLC revolution firmato da Michele Favara Pedarsi; si tratta solo della prima puntata, perciò occhio a PI anche per le settimane a venire…
      2. per la serie Cassandra Crossing, il servizio Telecom Burundi curato da Marco Calamari (che nel link appena riportato ho inserito, fraudolentemente, nella sezione Telefonia di PI, anche se in realtà non ne fa parte).
       
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      Pubblicato da su 7 settembre 2006 in media, Mondo, news

       

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      E’ vero?

      Ho cercato sull’Independent. Non sono però riuscito a trovare una conferma valida a questa notizia.

      Stando a un recente articolo pubblicato dall’ Independent, l’ Afghanistan è il paese del mondo in cui i possessori di un telefono cellulare sono sottoposti ai rischi maggiori . In alcuni posti di blocco, organizzati dai Talebani sulla strada che porta a Kandahar, vengano controllati anche i numeri di telefono memorizzati nella rubrica dei telefonini, fino ad arrivare a telefonare ai nominativi più sospetti. Si narra che in alcuni casi il possessore del telefonino sia stato ucciso sul posto, solo perchè uno dei nominativi contattati dai Talebani ha risposto in inglese alla telefonata

       
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      Pubblicato da su 4 settembre 2006 in news

       

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      Ma il cellulare deve proprio volare?

      Mikko Lampi, campione mondiale 2005 di lancio del telefonino

      Si parla da tempo della possibilità di consentire di nuovo l’utilizzo dei telefoni cellulari sugli aeroplani.

      Società specializzate hanno sviluppato nuove tecnologie a questo scopo, per ovviare agli inconvenienti tecnici che ufficialmente erano (e sono tuttora) alla base del divieto di utilizzare telefonini accesi in volo. E in questi giorni, Qantas e Ryanair hanno dichiarato che entro un anno potranno definitivamente abolire tale divieto.

      Al di là del fatto che la FCC, l’autorità governativa USA competente in materia di TLC, ha già ammesso tempo fa che si trattava di un divieto introdotto prudenzialmente in un periodo in cui non c’era sufficiente cultura in materia di telefonia mobile (come a dire: per non saper ne’ leggere ne’ scrivere, lo vietiamo così non corriamo rischi), l’uso del cellulare in aereo trova oggi molti oppositori, per vari motivi:

      • i catastrofisti ritengono che realmente interferiscano con le strumentazioni di bordo, benché a quanto pare non esistano giustificazioni sceintifiche al presunto problema;
      • l’FBI ha osservato che «Un cellulare può essere usato per coordinare attacchi, dirottare un volo o innescare un esplosivo»;
      • sempre l’FBI adduce un’altra motivazione, di ordine pubblico: «L’uso eccessivo dei telefonini può causare risse tra i passeggeri» (sembra l’effetto collaterale dell’abuso di una medicina), ma in che casi si può parlare di uso eccessivo?

      Da ciò che si legge sulla stampa più o meno specializzata, i problemi che finora hanno tenuto i cellulari spenti sugli aeromobili non sono quindi tecnici.

      Per quanto ne sappiamo noi, accantonando per un attimo le motivazioni presentate dall’FBI, ciò di cui davvero sentiremo la mancanza, quando i cellulari potranno ufficialmente e formalmente tornare ad essere utilizzati in volo (tranne che nelle fasi di decollo e atterraggio), saranno la privacy e la buona educazione. Chissà che inferno, a bordo di un aereo di italiani in viaggio (proverbialmente i più caciaroni al telefono): a quante conversazioni telefoniche potrebbe essere possibile assistere? E quanti passeggeri ne sarebbero infastiditi?
      Per questo motivo, l’Enac (Ente Nazionale per l’Aviazione Civile) si premunisce con lungimiranza, occupandosi di un documento molto importante: la circolare con le linee guida per l’utilizzo del cellulare a bordo (quante persone possono telefonare contemporaneamente, il rumore consentito espresso in un limite di decibel da non superare, eccetera).

      A mio avviso, c’è solo un modo opportuno per far volare i cellulari: questo.

       
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      Pubblicato da su 3 settembre 2006 in Mondo, news

       

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      TLC, parola d’ordine: scorporo

      PI, Copertina del 01/09/2006. autore: Luca Schiavoni

      Copertina di PI di domani (by Luca Schiavoni)

      Scorporo o non scorporo? Questo è il problema al centro di quella che è divenuta realmente una vexata quaestio, ossia la tanto discussa, vociferata, sussurrata, smentita, auspicata, rifiutata scissione tra Telecom Italia e la sua rete. Un’infrastruttura che il ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni ha definito “un asset irrinunciabile per il Paese”.

      C’è chi vorrebbe che questo asset non rimanesse nelle sole mani della Telecom, ma che fosse un bene a disposizione di tutti gli operatori del settore. Alla base di questa idea c’è la convinzione che un mercato più aperto e concorrenziale, in cui chi “vende” rete a tutti non la venda anche a se stesso, possa produrre un’accelerazione dell’intero settore.

      Tant’è che in giugno si era già parlato di questa ipotesi. Non semplici idee, ma valutazioni istituzionali, da parte dell’Authority delle Comunicazioni, che al Sole 24 Ore aveva fatto capire di avere in corso uno studio sulla “separazione della rete di Telecom Italia dalle divisioni commerciali della stessa società”, salvo poi dire (dopo alcune ore dalla pubblicazione dell’articolo che ne parlava) che il quotidiano aveva frainteso le sue parole.

      Avrà avuto ragione Oscar Giannino, che dalle pagine del quotidiano Libero aveva considerato che la politica chiude gli occhi “di fronte agli eccessi ed agli abusi del monopolista” stabilendo un legame, tra Autorità e Politica, che non dovrebbe esistere essendo le Autorità “indipendenti”? Ne sono convinti i provider rappresentati da AIIP e Assoprovider, ed è proprio quest’ultima a suonare la sveglia: finora, considera l’associazione, si è solo parlato di questo fantomatico scorporo, ma le istituzioni non si sono espresse. Ed è a queste che si rivolge con un comunicato, illustrando le ragioni per cui ritiene necessario compiere questo passo.

      In un articolo che comparirà domani su Punto Informatico provo a fare il punto della situazione.

       
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      Pubblicato da su 31 agosto 2006 in Senza categoria

       

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      Le bocciature estive dell’Antitrust

      Il Garante della Concorrenza e del Mercato, per gli amici Antitrust, lavora anche d’estate. L’ultimo bollettino ufficiale pubblicato in questa settimana è addirittura un numero doppio, ma c’è il “trucco”: nessuno ha fatto gli straordinari, in realtà era solamente saltato quello della scorsa settimana.

      In ogni caso, l’attività non è stata affatto leggera, come la stagione che volge al termine avrebbe potuto invitare. Numerosi, infatti, i provvedimenti sanzionatori che l’Authority ha emanato nei confronti di altrettante aziende, ree di aver reclamizzato prodotti e servizi attraverso campagne pubblicitarie che sono state bollate come ingannevoli. La scure dell’Antitrust non ha risparmiato il mondo delle telecomunicazioni: in un sol colpo, ecco quattro delibere che vanno a colpire 3 Italia, Wind-Infostrada e due servizi di informazioni, il 1288 e il 1240.

      Fornirò qualche ulteriore dettaglio in un articolo che verrà pubblicato domani su Punto Informatico.

      Si tratta però di multe che, per il loro ammontare (vanno dai 12mila ai 37 mila euro), certamente non impensieriscono chi le dovrà pagare, soprattutto se risulta positivo il bilancio delle campagne promozionali poi marchiate come ingannevoli, considerando queste multe come una cifra integrativa della spesa pubblicitaria da sostenere. A dimostrazione di questa opinione, il carattere di semi-impunita recidività di molte delle aziende che vengono colpite da questi provvedimenti, che sembra significare, anche in questo caso, che il gioco vale la candela…

       
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      Pubblicato da su 29 agosto 2006 in media, news

       

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      Il progetto Anti Digital Divide di Telecom

      Alcuni giorni fa Telecom Italia ha pubblicato, sul proprio sito relativo all’offerta wholesale (ossia l’offerta rivolta ad operatori e provider), questo comunicato:

      Al fine di rendere il servizio ADSL presente in modo capillare sul territorio nazionale, raggiungendo anche comuni di piccole dimensioni,Telecom Italia ha individuato nuove soluzioni impiantistiche in grado di fornire il servizio ADSL anche in aree servite da centrali non raggiunte da fibra ottica. In particolare le nuove soluzioni adottate si basano sull’impiego di apparati miniDSLAM che presentano le seguenti principali caratteristiche:

      • accessi disponibili limitati a circa 50/100 clienti;
      • velocità di picco downstream massima possibile pari a 640 Kbit/s.

      Stanti le limitazioni tecniche suddette, in tali nuove aree sarà possibile rendere disponibili i profili tecnici ed economici già previsti dalle attuali offerte ADSL wholesale relative ad accessi a 640 Kbit/s: Lite 640K flat con MCR pari a 10K; Lite 640K consumo con MCR pari a 10K; 640K flat a linea singola con VP impostato dall’operatore.
      Telecom Italia prevede di utilizzare la soluzione descritta a partire dal prossimo mese di settembre.
      In allegato si riporta l’elenco delle centrali per le quali è stata pianificata l’attivazione in settembre 2006.
      Appena completate le attività di predisposizione impiantistica, sarà nostra cura comunicare tramite i consueti canali l’effettiva apertura commerciale delle singole centrali.

      Un passo avanti verso l’abbattimento delle barriere infrastrutturali della comunità digitale? Non so quanto questa affermazione possa trovare gradimento, o essere condivisa, dall’associazione Anti Digital Divide, da sempre impegnata sul fronte della capillare copertura territoriale della banda larga. Questo progetto di Telecom, secondo alcuni analisti, ha il sapore di un palliativo, se non di una corsa ai ripari per sfuggire a problemi incombenti: tra questi, numerose pressioni e voci circa un possibile scorporo della rete dalla società, su cui Telecom ha voluto intervenire per arginare (e possibilmente rovesciare) le conseguenze dei recenti trends borsistici.

       
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      Pubblicato da su 20 agosto 2006 in media, news

       

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      Il Garante tedesco bacchetta Deutsche Telekom

      Reuters riporta che il Garante tedesco delle telecomunicazioni ha aumentato la pressione su Deutsche Telekom affinchè questa raggiunga un accordo con i suoi rivali minori sull’accesso ad nuovo velocissimo servizio di rete a banda larga, in modo da evitare l’intervento diretto dell’autorità regolatrice.

      L’iniziativa del Garante tedesco potrebbe essere d’esempio per l’Agcom nei confronti di Telecom Italia? Forse, ma in simili questioni bisogna andare con i piedi di piombo:

      Matthias Kurth, presidente dell’autorità garante Bundesnetzagentur, ha dichiarato che Deutsche Telekom non è riuscita a dimostrare che i prodotti offerti attraverso la sua rete VDSL costituiscono un mercato nuovo, unica motivazione che consentirebbe al garante di non imporre una regolamentazione.

      (…) Kurth sostiene che la cosiddetta offerta del triplo play che Deutsche Telekom prevede di rendere disponibile attraverso la sua rete – che riunisce televisione, Internet e telefono in un’unica connessione – sono, in realtà, già disponibili, anche se con una connessione più lenta.

      Kurth si trova stretto tra le minacce di provvedimenti legali da parte dell’Unione Europea se non provvede a regolamentare il mercato, e le pressioni di Deutsche Telekom, la quale si difende sostenendo di meritare un periodo di deroga che consentirebbe all’azienda di recuparare i 3 miliardi di euro investiti nella rete.

      Nel dubbio, nei panni dell’Authority, farei attenzione alle indicazioni UE.

       
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      Pubblicato da su 17 agosto 2006 in news

       

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      L’UE non condivide le mosse dell’Agcom

      Leggo dalle news Asca che la Commissione Europea ha scritto all’Agcom dichiarandosi preoccupata per le modifiche recentemente introdotte sul riequilibrio delle tariffe di terminazione e sottolineando che l’Authority italiana, contrariamente a quanto proposto dalla Commissione, ha stabilito che l’arco di tempo nel quale riequilibrare le tariffe di terminazione tra operatore storico e nuovi entranti venga esteso da quattro a cinque anni, ed il riequilibrio non inizi prima del luglio 2007: “Considerando che l’asimmetria tra le tariffe proposta dalla Agcom è tra le più alte d’Europa le giustificazioni fornite dall’Agcom per la modifica delle misure precedentemente notificate non sono convincenti”.

      Alcuni operatori italiani, per dirla con Fastweb, si dicono sconcertati: “Riferendosi alle affermazioni contenute nella lettera della Commissione Ue ad Agcom – dice una nota della società – Fastweb le definisce sconcertanti dal momento che pongono l’Unione Europea in contrasto non solo con l’Autorità di regolamentazione nazionale ma anche con l’Antitrust che, più volte, ha sottolineato la necessità di riconoscere i costi per la realizzazione delle nuove reti fisse, come già avvenuto per quelle mobili, nelle tariffe di terminazione”.

      Anche Wind non comprende le parole dell’UE. L’amministratore delegato Paolo Dal Pino dichiara infatti: “La decisione dell’Autorità Tlc in materia di tariffe di terminazione considera in modo realistico la situazione italiana nella quale Telecom Italia detiene ancora oltre il 90% della quota del mercato di accesso locale”. L’Authority, secondo Dal Pino, avrebbe infatti “previsto espressamente sia specifici obblighi di trasparenza in capo agli operatori alternativi, sia un eriodico riesame delle condizioni competitive. Non si
      comprendono pertanto i rilievi mossi dalla Commissione Europea”
      .

      BT Albacom è allineata alle altre aziende ed esprime “il proprio stupore in merito ai comunicati diffusi ieri da parte della Commissione Europea sulla recente decisione dell’Agcom sul mercato della terminazione su reti fisse”. Un provvedimento ritenuto “giusto ed equilibrato nel riconoscere finalmente il diritto degli operatori alternativi di recuperare i costi sostenuti attraverso le tariffe di terminazione sulla propria rete. L’Agcom – continua l’azienda – non si è limitata a fissare un principio di tariffe eque e ragionevoli, come fatto da altre Autorità europee, ma ha anche stabilito un tetto massimo recependo, inoltre, pienamente le indicazioni della Commissione di prevedere una graduale riduzione di tale tetto; ciò pur non avendo ancora individuato il modello contabile per il calcolo dei costi e, proprio per questo, l’Autorità ha previsto un riesame dei valori massimi al momento definiti. Non comprendiamo dunque assolutamente i rilievi mossi dalla Commmissione’‘.

       
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      Pubblicato da su 10 agosto 2006 in news

       

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      Operatori mobili alla sbarra

      Daniele La Cava, per Finanza.com, segnala la chiusura (il 3 agosto) dell’istruttoria da parte dell’Antitrust su un eventuale abuso di posizione dominante da parte di TIM, Vodafone e Wind. I tre operatori rischiano di essere condannati, tra l’altro, per aver impedito ad altre aziende di entrare nel mercato della telefonia mobile come operatori virtuali. Un blocco di mercato che, secondo il Garante, avrebbe creato una situazione sfavorevole anche per gli utenti finali, che in un regime più concorrenziale avrebbero potuto beneficiare di tariffe più vantaggiose, inferiori alle attuali anche del 30%.

      L’istruttoria era stata aperta all’inizio del 2005, in seguito ad un esposto inoltrato da aziende come Tele2, Trans World Communication Italia, Startel International e ReteItaly. La chiusura prevista per l’aprile del 2006 era poi slittata: l’Authority l’aveva infatti prorogata (fissando una nuova scadenza per dicembre 2006), deliberandone l’estensione, perché nel corso del procedimento erano emerse “talune circostanze di fatto non conosciute prima dell’avvio dello stesso, consistenti nel rifiuto simultaneo da parte di TIM, Vodafone e Wind di rinegoziare le condizioni economiche dei contratti di roaming con Elsacom”.

      La chiusura di pochi giorni or sono fa supporre che una decisione in merito sia imminente. E che si creino ulteriori condizioni favorevoli all’ingresso dei Mobile Virtual Network Operator anche nel mercato italiano.

      P.S.: Dico ulteriori perché da più parti (alcuni dettagli qui e qui) arrivano segnali di apertura in questo senso.

       
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      Pubblicato da su 8 agosto 2006 in news

       

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      TVfonini, canoni e…

      Gli apparecchi in grado di ricevere segnali televisivi sono in aumento. Oltre al televisore, da qualche tempo a questa parte ci sono anche i PC e i TVfonini di recentissima introduzione.

      Di fronte a queste innovazioni tecnologiche, come ci si pone nei confronti del canone RAI? Il dubbio se la legge italiana ne imponga il pagamento, fruendo o meno dei programmi televisivi trasmessi dalla TV di stato, è fugato da tempo: il canone è stato definito come un’imposta, e non come una tassa. Ciò significa che il suo pagamento è dovuto in base al presupposto che si detenga uno strumento idoneo a ricevere segnali televisivi, anche se viene mantenuto spento. Il fatto che non si usufruisca del servizio erogato dalla TV di Stato non c’entra.

      Paolo De Andreis, direttore di Punto Informatico, ha intervistato in merito Vincenzo Busa, direttore centrale Normativa e Contenzioso dell’Agenzia delle Entrate, per fare chiarezza in un quadro di incertezze (chi ha un PC idoneo a ricevere segnali TV, o possiede un TVfonino, deve pagare il canone?).

      Sagace come sempre il commento di Massimo Mantellini riguardo all’articolo:

      “Paolo De Andreis e’ finito a capofitto dentro un’opera di Pirandello semplicemente chiedendo alla Agenzia delle Imposte se lo Stato pretenda un canone di abbonamento Rai per i TVfonini. Esilarante, peccato non ci sia l’audio da ascoltare in religioso silenzio mentre si citano i decreti regi del 1938”.

      A me, leggendo una parte dell’intervista, è però venuta in mente una questione di attualità:

      “… si fa presente che l’articolo 17 del Regio Decreto Legge 21 febbraio 1938, n. 246, al fine di consentire un monitoraggio sui potenziali contribuenti, prevede in prima battuta l’obbligo di tenuta di particolari registri di carico e scarico in capo ai riparatori, ai commercianti, ai rappresentanti ed agenti di vendita in genere di apparecchi e materiali radioelettrici, dai quali gli organi competenti, in sede di accertamento, possono desumere le generalità degli acquirenti dei medesimi apparecchi o comunque dei soggetti cui questi sono destinati”.

      In pratica, venditori e riparatori di televisori (e per analogia, di PC, TVfonini e quant’altro…) sono tenuti a compilare un registo con i dati dei propri clienti, che gli organi competenti sono liberi di consultare. La questione è: ma il diritto alla privacy qui come viene applicato?

       
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      Pubblicato da su 31 luglio 2006 in Mondo, news

       

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      A cosa serve?

      il cellulare da un milione di euro

      Questo è un cellulare. Lo so, si capisce. Ma oltre ad avere l’aspetto di un telefonino, sembra un gioiello decisamente opulento, per via di quella cinquantina di diamanti (di cui 10 blu) che ne impreziosiscono la scocca. Pensate che possa essere un regalino originale per la vostra fidanzata? Bene, sappiate che costa solo un milione di euro.

      Non passa inosservato per tanti motivi. Ma l’unica caratteristica tecnica degna di nota è che è dotato di un sofisticato (o almeno così lo definisce l’azienda russa JSC Ancort che lo produce) sistema di crittografia, che renderebbe le conversazioni telefoniche sicure e a prova di intercettazione.

      Sappiamo bene a quali persone potrebbero interessare, ultimamente, questo tipo di apparecchi. Che funzionano (in tema di crittografia e riservatezza) a patto che l’altro interlocutore disponga di un apparecchio ugualmente equipaggiato.  Speriamo che questo non significhi che, per la salvaguardia della nostra privacy, uno si debba dotare di questo stesso modello di telefono. La privacy potrebbe diventare un vizio costoso.

       
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      Pubblicato da su 17 luglio 2006 in Mondo, news

       

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