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Archivi categoria: Life

BlogFiction

Ho letto da più parti opinioni sulla vendita di BlogBabel, acquistata da Liquida, dopo un’inserzione pubblicata su eBay e ritirata anticipatamente. Come ho scritto altrove, non entro nel merito della questione; ritirare un’inserzione prima della sua scadenza naturale è una facoltà del venditore, che avrà avuto i suoi buoni motivi per farlo. Però sono convinto che l’asta sarebbe potuta essere una soluzione avvincente.

Probabilmente – è la mia opinabilissima impressione – l’asta è servita a rendere più interessanti le trattative reali che sono poi state portate a termine dal creatore di BlogBabel, che due anni fa fu  definito come “L’uono che non fa dormire i bloggers”. E credo sia in virtù di questo perduto potere che oggi Macchianera gli ha tributato una dettagliata BlogFiction, basata su fatti presumibilmente accaduti, ma solo ispirata alla messa in vendita di Blogbabel.

Non credo che la cosa cadrà lì, prevedo (re)azioni.

UPDATE: ecco, appunto.

 
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Pubblicato da su 9 settembre 2009 in Blogosfera, Internet, Life, Mondo, news

 

Mike

Senza toccare l’argomento politica, solo una neutra constatazione: la scomparsa di Mike Bongiorno fa pensare che, nella vita di una persona, sia difficile mandare giù certi bocconi.

 
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Pubblicato da su 8 settembre 2009 in Life, media, Mondo, news

 

Swiss View? No, grazie

Pare che Street View, il servizio legato a Google Maps per offrire visualizzazioni delle località a 360 gradi, non sia gradito in Svizzera: la Swiss Federal Data Protection and Information Commission ha infatti acceso il semaforo rosso, per problematiche di riservatezza (concetto proverbialmente caro agli elvetici) per la facile identificabilità di vosti e targhe di automobili.

Google ha assicurato che proporrà alle istituzioni svizzere una soluzione soddisfacente per le esigenze di privacy difese categoricamente, migliorando quella utilizzata attualmente, che commette ancora qualche errore.

 
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Pubblicato da su 25 agosto 2009 in Internet, Life, Mondo, news

 

Facebook, FriendFeed e il social network che verrà

Con un colpo di scena estivo, Facebook ha annunciato che metterà le proprie mani su FriendFeed, il servizio di content-sharing in real time fondato da alcuni transfughi di Google.

friendfeed-facebook

Meno conosciuto di Facebook, FriendFeed è un servizio che consente di integrare/aggregare in un’unica home i contenuti dei vari account che un utente ha su più piattaforme di social network o di micro-blogging e di seguire le tracce lasciate in Rete (Facebook, Twitter, Flickr, eccetera) da altri amici o contatti.

Qualcuno ritiene si tratti di un servizio utilizzato da una sorta di elite, e che Facebook abbia una natura più abbordabile e si possa adattare alla massa. Ora il fatto che il secondo, più popolare, acquisti il primo, più elitario, può suscitare reazioni contrastanti. Qualcuno teme che si possa arrivare ad un mix dei due (FaceFeed? FriendBook?), ma credo che fasciarsi la testa oggi sul futuro di FriendFeed sia prematuro.

Di certo, con questa acquisizione, Facebook riesce ad accaparrarsi un notevole know-how nel campo della ricerca delle news in real time e a lanciare così un guanto di sfida a Twitter. Speriamo che le sinergie vengano sfruttate in questo settore e non per propagare su una nuova piattaforma la possibilità di generare e diffondere applicazioni stupide del tipo “Scopri che personaggio dei Barbapapà sei”…

Intanto, in barba all’italico relax agostano, le novità fioccano copiose. L’ultima si chiama Facebook Lite 😉

 
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Pubblicato da su 12 agosto 2009 in Internet, Life, media, Mondo, security

 

La giusta cura

In Cina alcune cliniche offrono cure riabilitative a chi è affetto da dipendenza da Internet. Presso il Guangxi Qihang Survival Training Camp, però, alcuni aguzzini supervisori hanno utilizzato metodi curativi eccessivi, che per un ragazzo di 16 anni si sono rivelati mortali:

A teenager sent by his parents to a boot camp to cure his Internet addiction died after he was beaten by camp supervisors, police in the Guangxi Zhuang Autonomous Region claimed yesterday.

Prendo questa notizia (un episodio certamente estremo, ma purtroppo realmente accaduto) come spunto per sottolineare quanto sia importante prendere coscienza di un problema come la dipendenza da Internet e della necessità di fermarsi prima di raggiungere a simili livelli di emergenza, considerando il semplice concetto di disintossicazione, come ha osservato qualche giorno fa Massimo Mantellini.

Fortunatamente – in casi più critici – c’è chi affronta questo serio problema con un approccio più costruttivo e non certo violento.

 
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Pubblicato da su 6 agosto 2009 in Internet, Life, media, Mondo, news

 

Quando un iPod diventa un iBomb

Ken Stanborough e sua figlia Ellie potevano rimanere due illustri sconosciuti, invece il loro nome sta facendo il giro del mondo per colpa di un iPod Touch difettoso, che a sua volta darà non pochi grattacapi a Apple, dal punto di vista tecnico e dell’immagine.

Il Times Online racconta infatti che il padre della la ragazzina si è accorto di uno strano sibilo proveniente proprio dall’iPod. Lo ha preso in mano e ha scoperto che era bollente, tanto da non riuscire a tenerlo in mano, così lo ha gettato dalla finestra. Caduto sul prato della casa di Liverpool, dopo mezzo minuto l’iPod è esploso.


Il signor Stanborough, dopo aver lasciato raffreddare il rottame del dispositivo (di cui potete vedere una diapositiva, tratta dal sito del Times), lo ha recuperato e lo ha portato dal rivenditore, che per il rimborso gli ha consigliato di contattare direttamente il produttore. Apple, negando ogni responsabilità, ha però inviato una lettera alla famiglia, proponendo la sottoscrizione di un accordo: l’azienda si è detta disposta a rimborsare le 162 sterline richieste, a condizione che la notizia non diventasse di dominio pubblico e che nessun componente della famiglia, a conoscenza dell’accaduto, ne parlasse mai ad anima viva, nemmeno per sbaglio. Silenzio totale, dunque, pena l’avvio di un’azione legale per il mancato rispetto dell’accordo.

Come i più perspicaci avranno già intuito, il signor Stanborough – che aveva chiesto solo il rimborso e non un risarcimento danni – non ha firmato l’accordo, definendo “spaventosa” la proposta di Apple, la cui spiegazione è stata che quella lettera è una prassi comune e, non avendo ricevuto l’apparecchio, non può esprimersi su quanto avvenuto.

Forse, però, qualche spiegazione s’impone: il Times aggiunge che la Consumer Product Safety Commission (CPSC) ha un dossier di 800 pagine su incidenti analoghi. Una documentazione ottenuta a fatica da un giornalista americano, dopo una battaglia ingaggiata da Apple a colpi di carte bollate. Un altro episodio simile si era verificato in marzo in Ohio, con protagonista un altro iPod Touch, esploso nella tasca dei pantaloni di un ragazzino (che si è ritrovato una gamba ustionata).

Il surriscaldamento sembra sia imputabile alle batterie a ioni di litio utilizzate. Un problema che si ripropone nuovamente, dopo alcuni richiami di batterie di MacBook che andavano a fuoco, ma che è doveroso ammettere che, tempo fa, ha interessato anche altre aziende come Sony, Nokia, Dell e HP.

Ora la patata bollente è tornata in mano ad Apple e, alla luce di quanto emerso, trincerarsi dietro un “non abbiamo visto, non sappiamo” non sembra sufficiente. Anche risolvendo ogni problema, il danno di immagine per l’azienda potrebbe essere enorme.

 
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Pubblicato da su 5 agosto 2009 in Internet, Life, Mondo, news

 

La Rete è spesso un capro espiatorio

Nuova variazione sul tema dell’insulsa volontà di criminalizzazione della Rete: si stanno diffondendo in queste ore, tramite varie agenzie di stampa, le dichiarazioni rilasciate da Vincent Nichols, arcivescovo di Westminster e primate d’Inghilterra e Galles, secondo il quale (leggo da alcuni titoli pubblicati) Facebook “spingerebbe i giovani al suicidio” (sigh).

In una delle tante notizie si spiega che, secondo l’eminente prelato, l’abuso di questi strumenti (social network, ma anche e-mail ed sms) crea relazioni sempre più superficiali, in cui il numero degli amici e’ piu’ importante della qualita’ delle relazioni, e ciò farebbe aumentare il rischio di suicidio fra i giovani perché “tra i giovani spesso un fattore chiave nel commettere suicidio e’ il trauma di una relazione transitoria. Si gettano in un’amicizia o in una rete di amicizie, poi quando questa crolla si ritrovano disperati”.

A conferma della sua teoria Nichols ha citato il caso della 15enne Megan Gillan, che la scorsa settimana si e’ tolta la vita dopo essere stata presa pesantemente in giro su una chat di un altro social network, Bebo. Il Sunday Times, chiude l’articolo rivelando un’apparente incongruenza perche’ su Facebook ci sia un Vincent Nichols che afferma di essere l’arcivescovo di Westminster, che cita correttamente come indirizzo di casa Ambrosden Avenue a Westminster, e che conta 336 amici.

Presente o meno su Facebook, l’arcivescovo Nichols dovrebbe solamente tenere presente che nei social network, e più generalmente in Internet, non avviene nulla di diverso da quanto già accade nel mondo reale. Certe condizioni di disagio non hanno certo le loro radici in Rete, ma spesso è comodo prenderla come capro espiatorio.

 
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Pubblicato da su 2 agosto 2009 in Internet, Life, media, Mondo, news

 

Una lezione di vita

“Ogni ostacolo, ogni muro di mattoni, è lì per un motivo preciso. Non è lì per escluderci da qualcosa, ma per offrirci la possibilità di dimostrare in che misura ci teniamo. I muri di mattoni sono lì per fermare le persone che non hanno abbastanza voglia di superarlo. Sono lì per fermare gli altri” (Randolph Frederick Pausch)

Un anno fa scompariva Randy Pausch, docente di informatica, interazione uomo-computer e design presso la Carnegie Mellon University.

In questo video c’è la sua ultima conferenza, intitolata Last Lecture, che può essere considerata – nella sua semplicità – una spinta motivazionale a vivere la vita in modo migliore. Una grande lezione di vita.

 
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Pubblicato da su 25 luglio 2009 in Life, Mondo