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Astenersi perditempo

Dal post Profonda Depressione scritto ieri da Alfonso Fuggetta:

Sto correggendo i compiti dei miei studenti. Sono colto da profonda depressione. Io sarò certamente un pessimo professore, un “barone”, ma voi cosa pensereste se trovaste risposte come queste:

  • Domanda: all’interno di un programma C bisogna calcolare la media di una serie di numeri. Risposta: il codice scritto calcola la somma dei numeri diviso 2 (2 scritto 2).
  • Domanda: cosa è una memoria ROM? Risposta: è una memoria che sta nel disco fisso e siccome ha movimenti meccanici è più lenta della RAM.
  • Domanda: quanti bit deve avere un registro indirizzi per indirizzare una memoria di 16Kbyte le cui parole sono di 32 bit? Risposta: 8Kbyte.
  • Domanda: come avviene l’indirizzamento della memoria? Risposta: Nella CPU avvengono solo calcoli di somma. Ogni stringa di dati in binario è divisa in varie parti. Una parte è dedicata all’indirizzo della cella dove essa è localizzata sulla RAM, una parte è dedicata alla tipologia di file che contiene (carattere, immagine, ecc.) e un’ultima parte al file stesso codificato in zeri e uni.

Ma aprire il libro e leggere almeno l’indice proprio no?

Io sarei ugualmente depresso. Tra l’altro, secondo me, lo studente che ha dato la prima risposta (sul calcolo della media di una serie di numeri), nella vita si sente un incompreso e prevedo che per lui sarà molto dura, anche quando capirà di aver sbagliato strada.

Secondo me c’è gente che fa compiti e sostiene esami per passare il tempo. Oppure, ugualmente consapevoli di non essere preparati, lo fanno perché è un atto dovuto, per dare sporadiche e temporanee soddisfazioni a chi mantiene i loro studi. Il risultato non cambia: perdono tempo e lo fanno perdere a chi deve controllare e correggere compiri ed esami. Forse quando si annuncia la data di un esame bisognerebbe aggiungere un’esortazione a rimanere con i piedi per terra, o un invito alla serietà delle intenzioni, almeno. Come si legge a volte in certi annunci economici. Probabilmente non cambierebbe nulla, ma sarebbe tanto per mettere in chiaro le cose.

 
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Pubblicato da su 21 novembre 2008 in news

 

Il pizzino stirato

Il titolo di questo post potrebbe far pensare ad un innovativo prodotto da forno o ad un racconto di Camilleri, mentre invece si tratta dell’inerte protagonista dell’interessante retroscena che leggo su Daveblog in merito ad un episodio accaduto ad Omnibus su La7:

Siparietto divertente ad Omnibus su la7, questa mattina. Non conoscevo l’episodio originario, sottolineato da Striscia la Notizia qualche giorno fa. In breve, nel corso del dibattito l’esponente del PD avrebbe passato un appunto a quello del PdL al fine di suggerigli cosa dire per attaccare efficacemente l’IdV. CHE COSA? Esatto. Questa mattina Piroso (questo invece l’ho visto in diretta) ha mostrato il contenuto del messaggio raccattato dalla spazzatura, confermando i sospetti col sottofondo della colonna sonora di X Files.


 
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Pubblicato da su 19 novembre 2008 in news

 

Non è un Paese per giovani / 2

Pur con tutta la stima che posso avere per un grande professionista come Sergio Zavoli, come posso non essere completamente d’accordo con ciò che scrive Aghost? L’unica libertà che mi prendo è intitolare questo post parafrasando il titolo di un altro film.

Sulla lunare vicenda della nomina del presidente della commissione di vigilanza della Rai andrebbe steso un velo pietosissimo. Obama in America vuole la banda larga ovunque e per tutti, qui da noi i partiti si scannano per controllare il dinosauro della televisione di Stato.

Ignorare questa vicenda pietosa tuttavia non si può, perché il finale rischia di essere ancora più grottesco dell’inizio. Dopo furiose trattative, pare che PD e PDL abbiano trovato un’intesa sul nome. Forse, dico io, si poteva convergere su un nome nuovo, uno giovane, moderno. Come no. Risultato? Vogliono riesumare Sergio Zavoli, anni 86 (ottantasei!). Che futuro si può sperare in questo paese di mummie?

 
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Pubblicato da su 18 novembre 2008 in news

 

Nemmeno il peggiore degli utonti

Questa è una mail appena ricevuta, frutto evidente di una traduzione automatica accettata senza la minima correzione. Mi piacerebbe sapere quante persone potrebbero dar credito ad una persona che spedisce (a destra e a manca) un messaggio del genere.

Comunque ciò che questa persona fa con suo zio sono affari suoi

Io spero di ricevere la Sua risposta! Se Lei 
equipaggia socievole e gentile! Nizza ed 
interessante! Chi desidera costituire 
conoscenza con ragazza il bel dialogo. E fra 
non molto, io entrero in Italia. Io voglio 
percorrere italy rotondo e studiare suo nella 
mia strada pubblica. Io posso venire a Lei su 
riunione familiare o vedere in un'altra citta. 
Io cavalchero a mio zio.
Io aspetto di giro affascinante nel paese del 
mio sogno! Io voglio impararLa migliori e 
chiaramente vedere la Sua fotografia! Se Lei 
vuole, io posso spedirLa alcune le mie fotografie
... Io vivo sull'Ucraina a Kiev urbano. Penso, 
Lei conosce questa citta?! Io non ho problemi 
finanziari, io non ho problemi con la vita mette 
a Kiev che e perche io ricevero il mio visto: -)
io faccio attenzione a salute mia, e liberamente 
vado ad alcun paese! Io ho il buono sentire di 
Umorismo: -) Scriva esatto, dove Lei vive, io 
guardero su mappa: -)!!! Se Lei vuole conoscersi
piu, chieda! Io andro in Italia attraverso molti
giorni ed io desiderero trovare amici nel poco 
familiare paese per me! Io sono aperto per 
atteggiamenti piu dell'amicizia, ma io penso, 
essere amici nel primo luogo! Io spero che noi 
non avremo problemi con comunicazione e noi 
troveremo molti temi per dibattito: -) Lei puo
realizzarmi come al mio e-mail: (omissis)
 
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Pubblicato da su 18 novembre 2008 in news

 

Yes, we car

Marco Camisani Calzolari segnala alcune news sulla nuova first car in pectore, ossia la nuova limousine presidenziale che verrà utilizzata da Barack Obama:

image
Da cosa si capisce che in USA sta per succedere qualcosa di epocale?
Il New York Times ha pubblicato le foto del prototipo della futura limo del Presidente Obama: l’ha fatta costruire ibrida!


 
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Pubblicato da su 16 novembre 2008 in news

 

Fenomeno Facebook

In questa settimana di scarsa nulla presenza nel blog sono accadute tante cose, in rete e fuori. Tra le tante, c’è la ricerca che Nòva sta conducendo su Facebook, il social network che sta vivendo in questi mesi un vero e proprio boom in Italia. Se non fosse proprio per questa attuale esplosione nel Belpaese, si potrebbe pensare che questo studio sia tardivo: Facebook è nato nel febbraio del 2004 – come strumento per mantenere in contatto gli studenti – dalla mente dello studente di Harvard Mark Zuckerberg, e dei compagni Andrew McCollum e Eduardo Saverin. Nel 2005 era già diffusissimo presso gli studenti dei college USA e, nei mesi a seguire, si è esteso ad ogni tipologia di utenti.

Come mai solo ora, in Italia, è divenuto un must tra chi naviga in rete, e perché? Io lo utilizzo solamente per le sue potenzialità comunicative e al netto delle tante frivolezze (applicazioni e altre feature pressoché inutili) che lo condiscono. Grazie ad esso ho ripreso contatti con persone che non vedevo da molto tempo: tutti ci siamo ritrovati ad essere iscritti con il nostro account su Facebook.

Ma cosa ci ha spinto ad iscriverci? Dal mio punto di vista è stata la voglia di sperimentare un nuovo strumento, che mi ha portato a riprendere contatti ormai perduti e difficilmente recuperabili (e ad affiancarli ad altri più freschi ed attuali), che era poi l’obiettivo che mi ero prefisso. Probabilmente la ricerca di Nòva (a cui ho partecipato, compilando il questionario) porterà alla luce le motivazioni più globali. Certo è probabile che la sua diffusione, lenta in Italia fino alla scorsa primavera, sia stata agevolata dalle vacanze estive: come scrivevo un mese fa, chissà fino a che punto questo boom sia dovuto alle amicizie nate nei luoghi di villeggiatura, alle promesse di rivedersi prima o poi, che fino a poco tempo fa sarebbero morte il giorno dopo la fine delle vacanze, e che invece l’invito “ritroviamoci su Facebook” è riuscito a mantenere in vita, insieme alla voglia di rivedere qualche foto o video.

Condivido quanto scrive Massimo Mantellini: “crea un diaframma intenzionale con il resto della rete che personalmente trovo insopportabile”. E’ proprio per questo che, a mio avviso, presto riprenderà i connotati per cui era nato, magari in misura più estesa, ma molto meno globale e sociale di adesso: tornerà, credo, ad essere una sorta di Pagine Bianche, il facebook (*) che era in origine. Comunque, tra gli utilizzi apparentemente più impensabili, segnalo quello di alcuni genitori, che consultano periodicamente Facebook per sapere come stanno (di solito benissimo) e cosa fanno i propri figli durante i periodi di studio all’estero.

(*) I facebook sono gli annuari pubblicati negli USA da college e altre scuole con l’elenco degli studenti, ognuno dei quali presente con una propria foto.

 
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Pubblicato da su 16 novembre 2008 in news

 

Tempestivispam

Che Barack Obama fosse molto aperto a Internet è cosa nota e probabilmente gli spammer non sanno che online esistono già vere foto private sue e della famiglia, ma forse non si rendono conto di quanto possono essere assurdi, ancorché tempestivi, i subject di certe mail che poi in realtà spingono l’acquisto di farmaci. Evidentemente confidano nel fatto che qualche imbecille ci caschi sempre, nella speranza di trovare improbabili foto rubate nell’intimità della nuova first lady…

spamm

P.S.: sì, il mittente sembrerebbe il sottoscritto, ma ovviamente è stato falsificato…

 
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Pubblicato da su 9 novembre 2008 in news

 

In fede, Mark Zuckerb

Molti iscritti di Facebook stanno ricevendo una mail che li esorta a “battere un colpo” per dimostrare di essere utenti attivi entro due settimane, pena l’annullamento dell’account. Essendo assurda, nonché firmata da un millantatore che non sa neppure che il fondatore si chiama Zuckerberg, possiamo tranquillamente etichettarla come Facebufala.

Qualcuno obietterà che potrebbe non essere una bufala perché effettivamente il network di Faccialibro è cresciuto a dismisura e questo, però, più che un problema tecnico, può esserlo in termini di risorse finanziarie (da investire in infrastrutture e relativo mantenimento), secondo Silicon Alley Insider. Ma a quanto pare, le soluzioni al problema sono già state trovate.

 
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Pubblicato da su 6 novembre 2008 in news

 

Old-fashion?

Stai pensando di lanciare il tuo blog? Ecco un consiglio amichevole: non farlo. E se be hai già uno, stacca la spina.

E’ l’incipit di un articolo scritto su Wired da Paul Boutin, con cui non sono molto d’accordo. Anche Luca De Biase l’ha letto e, come me, non condivide. E’ il presupposto a non convincermi affatto, e quindi trovo poco fondato tutto il ragionamento conseguente: Boutin scrive che la blogosfera di oggi è diversa da quella del 2004, ha perso il carattere di freschezza di un tempo e che oggi esistono strumenti come Flickr, Facebook e Twitter, con cui ci si può esprimere meglio. E per rafforzare il concetto cita l’ultimo post scritto da Jason Calcanis che, prima di abbandonare il proprio blog, ha scritto che il blogging è impegnativo, impersonale, e non ha più quell’intimità che lo aveva attirato all’inizio.

Ma rispetto ad un blog, quanto sono realmente più personali e intimi Flickr, Facebook o Twitter? Queste piattaforme, destinate al social networking, impongono schemi preimpostati: nella sostanza e nella forma, pur personalizzandolo quanto voglio, non posso considerare il mio profilo su Facebook una mia espressione, perché è identico a quello dei miei amici e di tutti gli altri utenti.

A mio avviso, l’obiettivo di utilizzo di uno strumento può essere diverso proprio in funzione dello strumento scelto. Con tutti questi strumenti io condivido qualcosa con altre persone, ma un blog – per i contenuti e la forma – è senz’altro più caldo e personale di un social network, perché è espressione dell’autore in tutta la sua essenza. Anche in un social network posso esprimermi, ma in modo molto più omologato, e non può che essere così uno strumento di contatto e di comunicazione multimediale.

Se invece uno blogga semplicemente per moda, e non per la reale convinzione di scrivere ciò che gli pare condividendo con altri quanto trova interessante, allora posso essere d’accordo nel definirlo superato. Ma anche Facebook, Flickr e Twitter ormai stanno passando di moda nel mondo, anche se in Italia Facebook sta spopolando da agosto. Come fattore di moda, si brucerà, come strumento andrà ad aggiungersi al blog. Per scopi diversi dal blog, ovviamente.

 
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Pubblicato da su 4 novembre 2008 in news

 

Non cambiano registro

Avevo già avuto modo di parlare, più di un anno fa, del famigerato Registro Italiano in Internet. Il nome non deve trarre in inganno: non si tratta di un’istituzione italiana delegata o preposta alla registrazione dei domini, ma semplicemente di un servizio di directory (come potrebbe esserlo PagineGialle o altri portali autonomi) legata alla società DAD Deutscher Addresdienst GmbH, che ogni anno invia una lettera a vari assegnatari di domini .it offrendo un servizio di registrazione a fronte di un costo annuale di 958 euro.

La questione torna d’attualità di anno in anno: molti scambiano quella lettera per una richiesta di rinnovo da parte del NIC o del registrar attraverso il quale è stato registrato il dominio, e invece si tratta della sottoscrizione di un vero e proprio ordine, a seguito del quale la società tedesca invia una regolare fattura. Come si legge su Punto Informatico, l’associazione Codici – che ha ricevuto quella lettera, l’ha sottoscritta e si è vista recapitare la fattura – ha denunciato la società tedesca depositando un esposto alla Procura della Repubblica, chiedendo un’azione inibitoria contro DAD. Quanto è facile far valere le proprie ragioni e ottenere soddisfazione? Poco:

La stessa Codici ha ricevuto quella lettera e a quel punto, ha spiegato il segretario nazionale dell’Associazione Ivano Giacomelli, è stata inviata una comunicazione “con la quale si esercitava il diritto di recesso dal contratto, si disconosceva la firma posta in calce al contratto medesimo e si diffidava la società a proseguire in tale comportamento ingannevole, illustrando altresì le cause che determinavano comunque la nullità di tale contratto, privo di determinati elementi necessari e contenente, invece, diverse clausole vessatorie”.

Spiegazioni che non sono servite a molto, anzi DAD ha contestato le tesi di Codici, sostenendo che “la forma con cui era stato redatto il modulo non potesse lasciare dubbi sul fatto che si trattasse di un ordine per un’inserzione a pagamento. Successivamente venivano inoltrati rispettivamente, il secondo e ultimo sollecito di pagamento e con quest’ultimo, si intimava il pagamento entro una data x, data oltre la quale la DAD GmbH avrebbe passato la pratica al proprio legale”.

Codici ha quindi denunciato come una successiva diffida a DAD abbia provocato un ulteriore rifiuto dell’azienda tedesca, come molti altri siano gli italiani finiti in questo meccanismo e ha ricordato come sanno già i lettori di Punto Informatico che DAD è stata anche oggetto di provvedimenti dell’Antitrust italiano, con sanzioni da decine di migliaia di euro. “Tuttavia – conclude l’Associazione – le sanzioni non sono servite ad arrestare l’inganno avviato dalla furba azienda tedesca a scapito dei consumatori e al Codici continuano ad arrivare numerose segnalazioni di società e associazioni”. Da qui, dunque, la richiesta di un intervento, forse finalmente definitivo, della Procura della Repubblica.

Ricordate, dunque: se ricevete una comunicazione dal Registro Italiano In Internet, sappiate che non ha alcun legame con la registrazione del nome a dominio di cui siete titolari. Se sottoscrivete la lettera inviata da DAD, diventerete semplicemente loro inserzionisti per 958 euro all’anno. Quindi fatelo solo se vi interessa.

 
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Pubblicato da su 4 novembre 2008 in news

 

USA, Casa Bianca o cabaret?

Ma queste cose fanno davvero guadagnare più voti?

ANSA di oggi:

John McCain, re delle televendite, per finanziare la sua costosa campagna elettorale propone ai telespettatori coltelli per tagliare la carne o i gioielli della moglie Cindy. E’ successo ieri sera (durante la notte in Italia), nel corso del popolare spettacolo umoristico della Nbc, ‘Saturday Night Live’ (Snl).

Con accanto a sé la (falsa) Sarah Palin alias l’attrice Tina Fey, il vero McCain con grande talento ha spiegato che viste le sue finanze decisamente messe peggio di quelle del suo avversario Barack Obama, presente su tutti le maggiori network, può soltanto permettersi la Qvc, le rete via cavo delle televendite. Anche la Palin vende una serie di oggetti interessanti, tra cui tre bambolotti articolati.

C’è Joe the Plumber, l’idraulico simbolo della campagna dei repubblicani; Joe Six Pack, l’americano medio con le sue birre; e Joe Biden, il vice del candidato democratico Joe Biden. Tirando la cordicella, parla per 45 minuti, come quello vero, considerato un po’ troppo logorroico. E c’é ovviamente la maglietta ‘Palin 2012’ dato che intende presentarsi alle prossime presidenziali. In una secondo segmento, quello del falso tg, l’ospite McCain spiega le sue nuove strategie elettorali, per vincere all’ultimo minuto. Spunta quella del ‘nonnetto’. “Dai, Obama, questa volta la Casa Bianca tocca a me, tu hai un sacco di tempo davanti a te!”, implora il senatore dell’Arizona.

 
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Pubblicato da su 2 novembre 2008 in news

 

Non è un Paese per giovani

E’ l’unica risposta che mi viene in mente per quanto si chiede oggi Massimo Mantellini:

L’89enne Licio Gelli, personaggio impresentabile al centro delle cronache piu’ cupe di questa repubblica condurra’ prossimamente un programma TV. Umberto Bossi, 67 anni, colpito nel 2004 da un ictus devastante, rimane nonostante tutto saldo alla guida della Lega. Giulio Andreotti, altro 89enne, ha partecipato oggi alla sua milionesima comparsata TV mostrandosi ad un certo punto in uno stato di assoluto isolamento spazio tempo dal mondo ciircostante. Ma che razza di societa’ e’ quella dove una volta raggiunte posizioni di privilegio non c’e’ altra maniera di abbandonarle se non l’accesso al camposanto?

 
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Pubblicato da su 2 novembre 2008 in news

 

Cretino al volante, pericolo costante

E’ già la seconda volta che sento una notizia del genere:

Ben quattordici autovetture sportive (Ferrari, Lamborghini, Porsche e altre marche) con tanto di numero da corsa sulla fiancata, sono state ‘pizzicate’ dall’autovelox della Polizia municipale di Venezia sul Ponte della Liberta’ mentre sfrecciavano alla velocita’ di oltre 200 Kmh. Il fatto e’ avvenuto lo scorso 2 ottobre, giorno precedente all’esclusivo raduno automobilistico monegasco per miliardari ‘Morgan Car Meeting’, dove presumibilmente le quattordici autovetture erano dirette dopo aver fatto tappa nella citta’ lagunare. Lo rende noto oggi, dopo accurate indagini, il Comando della Polizia municipale (qui la notizia completa)

Il 3 ottobre, altri tre cretini automobilisticamente ben dotati (Ferrari Scaglietti, Porsche 911, Lamborghini Murciélago) sfrecciavano a velocità folle sulla A12 intenti a partecipare alla Carbon Black Rally 2008, un’altra gara (o era la stessa, con un altro premio in palio?) partita da Praga e destinata a concludersi a Montecarlo. Ma se questi sono miliardari a cui piace correre in Italia, perché non si affittano il circuito di Monza e si sfogano lì, invece di fare i co….ni sulle nostre strade?

 
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Pubblicato da su 1 novembre 2008 in news

 

Girati che sei più fotogenico

Street View è arrivato in Italia (Roma, Milano, Firenze e dintorni del Lago di Como), con tutti i problemi pregressi sulla questione “privacy”. Infatti, se è vero che – come si legge su Punto Informatico – viene utilizzato un sistema per oscurare i visi delle persone fotografate, è altrettanto vero che non è esattamente un mostro di perfezione (ok, già lo sapevamo):

Dalla foto qui sopra si vede chiaramente il viso di un passante ritratto frontalmente. Per cui, se doveste vedere in giro un’auto con sopra una fotocamera panoramica, mettetevi di profilo…

 
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Pubblicato da su 31 ottobre 2008 in news

 

La crisi colpisce anche la cultura

Stamattina nella mia mailbox è comparso un messaggio pubblicitario che mi propone, senza impegno d’acquisto eh, intendiamoci, di chiedere informazioni – anche commerciali – su un’edizione particolare (a tre volumi) della prestigiosa Enciclopedia Italiana di Scienze, Lettere ed Arti,  in cambio di una chiavetta USB dal design moderno ed essenziale.

Il messaggio contiene un link che rimanda ad un sito web che presenta l’opera. Incuriosito, ma certo di trovare una presentazione degna della reputazione dell’Istituto che è editore dell’enciclopedia, clicco e cosa trovo? Onde evitare che vi sfugga lo strafalcione, l’ho evidenziato in giallo:

Eccezzionale (con due zeta)! Incredibbile (con due b)! Roba da far accapponare i capelli! In primis perché un errore simile non può essere commesso dall’Istituto dell’Enciclopedia italiana. In secondo luogo perché – questo almeno è ciò che si percepisce – questa iniziativa commerciale ha tutta l’aria di essere finalizzata non tanto a rendere più abbordabile una preziosa e ricercata risorsa enciclopedica (che per il suo costo, fino ad oggi, è sempre stata sugli scaffali di biblioteche pubbliche o private), quanto a soddisfare la necessità di allargare il proprio business in un mercato sempre meno florido. Chissà che avrebbe detto il fondatore

Speriamo che questi tre volumi non siano scritti nello stesso italiano di questa pubblicità! E poi, diciamocela tutta, la Treccani è un’enciclopedia tradizionalmente maestosa. Una Treccani a tre volumi è come una Ferrari Station Wagon: inguardabile.

 
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Pubblicato da su 23 ottobre 2008 in news