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Privati della privacy

E’ strano, paradossale e inverosimile – ma è drammaticamente concreto – che in un Paese dove esiste il Garante della Privacy, il concetto più scavalcato, ingnorato e sconosciuto ai più sia proprio quello della privacy, della riservatezza.

Io, come molte altre persone che conosco, sono censito nell’elenco delle Pagine Bianche. Non ho mai fornito (e l’elenco, correttamente, non lo riporta) alcun consenso alla ricezione di corrispondenza o telefonate di carattere commerciale o di qualsivoglia altra natura. Ciò nonostante, quasi quotidianamente vengo interpellato con proposte commerciali da aziende di vario genere (compagnie telefoniche, rivenditori d’olio d’oliva, distributori a domicilio di mozzarelle di bufala campana, venditori di bufale in genere, eccetera).

Ma le violazioni non sono solo telefoniche: come spiega Alfonso Fuggetta, alla palestra in cui è stato oggi (che ha un nome da bevanda energetica), solamente per chiedere informazioni è necessario rivelare dati personali in abbondanza.

Entro e chiedo se mi possono dare informazione. La ragazza all’ingresso mi dice che mi chiama una persona, ma prima devo compilare una scheda. Mi ammolla un modulo in cui mi chiedono di tutto: mi sono fermato dopo poco righe avendomi già chiesto data di nascita, luogo di residenza, professione, stato civile e numero di figli. Ed ero solo all’inizio.

A quel punto mi fermo e chiedo: “ma perché vi servono queste informazioni? Sono io che chiedo a voi informazioni per iscrivermi. Siete voi che le dovete dare a me. Ovvio che se mi iscriverò certamente poi vi darò i dati che servono. Ma ora perché volete sapere quanti figli ho e che lavoro faccio?”   La ragazza imperturbabile mi dice “se vuole informazioni deve compilare il modulo”. Al che io ho detto “va bene, come non detto”. Ho preso e sono uscito.

Sono queste le invadenze che il Garante Pizzetti dovrebbe avere sotto la lente di ingrandimento. Come sottolinea Fuggetta, non sono certo i social network come Facebook a minare la privacy degli utenti, con riferimento alla recente approvazione, da parte delle Authority garanti della privacy europee, di un provvedimento che vieta lo scambio di dati personali tra Facebook, MySpace e altri social network con i motori di ricerca:

Gli utenti spesso inconsapevoli delle conseguenze, devono essere avvertiti del fatto che al momento non esiste protezione adeguata per evitare che i dati personali vengano copiati e diffusi in modo indiscriminato. Quella di Facebook e simili è l’emergenza più evidente della rete, in quanto mette a rischio la privacy di milioni di iscritti

Questo monito viene dal presidente dell’Authority italiana, Francesco Maria Pizzetti, il tutore della nostra privacy. Vogliamo fare un esercizio sui suoi dati personali? Immagino che il profesor Pizzetti non sia iscritto ad alcun servizio di social network. Eppure, secondo me, qualche dato personale lo ha lasciato in giro anche lui e potrebbe facilmente essere soggetto ad un furto d’identità: con il suo nome completo e le informazioni ricavate in questa pagina, tratta dal sito del Garante della Privacy, possiamo tranquillamente ricavarci il suo codice fiscale (è sufficiente conoscere le regole per comporne uno, o visitare questo sito) e questo è già un dato disponibile. Poi, pur senza fare i segugi, non è difficile reperire altri suoi dati personali, come indirizzo di residenza e utenza telefonica (che maschero un po’, giusto per non essere accusato ingiustamente di diffondere dati personali senza consenso):

Il suo reddito, insieme a quello di tutti i contribuenti italiani, è già stato pubblicato dall’Agenzia delle Entrate la scorsa primavera e tracimato online nei circuiti p2p, ma qui non ci interessa parlarne.

Ora, come dicevo sopra, questa è una semplice dimostrazione di come i dati personali di una persona possano essere facilmente recuperati anche senza che questa abbia un account presso i tanto demonizzati siti di social networking.

A uno che si iscrive a MySpace o a Facebook, che lo fa in modo consapevole, si possono carpire dati più critici? Dipende da ciò che sceglie di pubblicare, ma non mi sembra proprio opportuno citare – come ho visto fare da alcune testate – il caso estremo di quel marito che ha ucciso la moglie, perché nello status del suo profilo di utente Facebook si era dichiarata single, come un esempio applicabile per rimanere anonimi in rete. Le persone sconvolte e disturbate riescono a rendersi colpevoli di tragedie anche senza questi pretesti.

 
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Pubblicato da su 21 ottobre 2008 in news

 

Faceboom

Io non so se davvero Facebook sia morto, come scrive Dario Denni. Ma su una cosa, a mio avviso, ha sicuramente ragione:

Le tremila persone del party-romano sono per me, 3000 ritardatari che hanno scoperto Facebook quando ormai è già un fenomeno sorpassato, quasi morto.

Vecchio lo è di certo, Facebook, in un mondo in cui ogni cosa è vecchia dopo il compimento di pochi mesi di vita, e il fatto che l’Italia lo abbia scoperto solo recentemente non mi meraviglia. Ma posso espandere il concetto per dire che questo party – sempre a mio avviso, intendiamoci – è stato solo un pretesto per mettere insieme un evento, che in fondo non ha senso?

Certo, non tutti sono come me: io non vivo di Facebook. Alcune persone che conosco, che vivono oltreoceano, mi hanno confessato di identificare Internet con Facebook e di aprire il browser del proprio PC solo quando devono entrare in Facebook, e non ci fanno nient’altro. Mentre io lo utilizzo solo per le potenzialità comunicative che offre, e che finora mi hanno permesso di riallacciare i contatti con amici e conoscenti che non vedevo da tempo (amici di infanzia, compagni di scuola, di naja, di spiaggia, eccetera), con cui ora lancio o scambio battute. Il boom italiano delle ultime settimane lo fa sembrare vivo e vitale, tutt’altro che morto. Ma chissà questo boom quanto è dovuto alle italiche ferie estive, con le amicizie nate nei luoghi di villeggiatura, le promesse di rivedersi prima o poi, che fino a poco tempo fa sarebbero morte il giorno dopo la fine delle vacanze, e che invece l’invito “ritroviamoci su Facebook” è riuscito a mantenere in vita, insieme alla voglia di rivedere qualche foto o video.

Oggi come oggi io vedo Facebook come un’evoluzione, social e in chiave Web, delle Pagine Bianche (per le quali nessuno si sognerebbe di organizzare un raduno): un ritrovo o un party, secondo me, avrebbe senso nell’ambito delle mie amicizie e dei miei contatti che, tra l’altro, cerco di mantenere in misura piuttosto limitata a persone che conosco davvero, con cui ho rapporti di amicizia, di lavoro, di passatempi, amici di penna o di tastiera.

Difficile che tra i miei “amici di Facebook” io annoveri una persona che mi ha chiesto di essere aggiunta anche se non l’ho mai sentita nominare prima, ma so che ci sono persone che lo fanno, per esibire un gran numero di amici come uno status symbol. Credo siano questi gli utenti che lo hanno reso un fenomeno, che in quanto tale è destinato ad una breve durata. Passata la moda, esploso il boom, Facebook forse non morirà, ma rimarrà attaccato a coloro che lo usano come strumento di comunicazione e da agenda per community. Una minoranza, rispetto al numero di utenti attuale.

 
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Pubblicato da su 17 ottobre 2008 in news

 

3 Giga? Download? Ma de che?

In questi giorni sono stato molto impegnato, ho viaggiucchiato un po’ e su alcune notizie lette qua e là sono stato costretto a sorvolare. Oggi ho avuto più tempo e ho recuperato in parte il tempo perduto. Tra questi recuperi c’è la notizia che la Internet Key di Vodafone è finita in Parlamento, oggetto di un’interrogazione parlamentare che vede come primo firmatario il senatore Mario Gasbarri, seguito da altri colleghi.

La questione verte intorno alle prestazioni del servizio di connettività mobile offerto da Vodafone attraverso questa chiavetta, che si rivelerebbe performante solamente nei grandi centri urbani (dove in realtà sono già disponibili varie soluzioni per collegarsi ad Internet in banda larga) e lenta in altre zone, dove spesso non esiste nemmeno l’ADSL, e quindi – in sostanza – questo prodotto non centrerebbe uno dei suoi obiettivi principali, ossia contribuire all’abbattimento del digital divide tecnologico e offrire connettività broad band a coloro che non possono ottenerla altrimenti.

Ma come mai? Nel testo dell’interrogazione, pag. 61, si legge un tentativo di spiegazione:

in realta`, per funzionare al meglio, la Internet key ha bisogno di
ponti radio da 3 Giga, che tra l’altro siano in grado di sostenere alte velocita`
di connessione e di trasmissione dati. In pratica, la Internet key funziona
quasi esclusivamente nei grandi centri urbani, dove il digital divide
si fa sentire meno rispetto alla periferia, alle zone montane e di campagna
e nei centri minori;

C’è una nota un po’ stonata in questa illustrazione, che ho visto evidenziare solamente dal New Blog Times (bravo Marco): i ponti da 3 Giga. GigaBit? GigaByte? GigaCosa? Giganiente, non esistono ponti radio da 3 Giga. E a dire il vero, e il NBT in effetti lo puntualizza, si tratta di stazioni radio base e non di ponti radio. Avranno voluto parlare di 3G, ossia di tecnologia di terza generazione? Forse, ma “3G” identifica l’UMTS, quella tecnologia che in Italia abbiamo imparato a conoscere grazie a 3 e alle sue videochiamate (se non c’è almeno la copertura UMTS non si possono fare) e che viaggia al massimo a 384 Kbps in download, ancora poco rispetto ai 3,6 o addirittura 7,2 MegaBit promessi dalla Internet Key di Vodafone che supporta l’HSDPA.

Altra inesattezza:

a complicare il funzionamento della Internet key vi e` il fatto che
Vodafone consegna il prodotto senza software, costringendo la clientela
a scaricarlo dal sito Internet della societa`, ed ogni comunicazione tra la
societa` e l’utente avviene solo via SMS, attraverso la scheda inserita nella
chiavetta;

Io ne ho provata qualcuna, anche con pc dotati di Windows 2000 (non proprio l’ultimo grido insomma). Il software era tutto nella chiavetta, non ho dovuto lanciare alcun comando e nemmeno mi sono dovuto collegare al sito Vodafone. Ha fatto tutto lei, infatti solamente ad installazione ultimata è stato possbile connettersi ad Internet, non certo prima. In effetti sarebbe paradossale costringere un utente a collegarsi ad Internet per avere il software necessario ad installare un supporto che serve… a collegarsi ad Internet!

Con l’interrogazione, i firmatari chiedono ai Ministri dello sviluppo economico e delle infrastrutture e trasporti di valutare un intervento diretto o con il coinvolgimento dell’Autorità delle Comunicazioni e dell’Antitrust, per tutelare gli acquirenti della Internet key di Vodafone, e di indagare se altri operatori abbiano adottato iniziative commerciali analoghe.

L’oggetto dell’interrogazione, a prescindere dalle inesattezze (che comunque ne minano un po’ l’autorevolezza) è fondamentalmente giustificato da fatti che io stesso ho avuto modo di appurare, seppure su un campione territoriale decisamente modesto: incaricato, in tempi e da soggetti diversi, di proporre soluzioni alternative all’ADSL per conto di organizzazioni che necessitavano di un collegamento ad Internet veloce, ho effettuato alcuni test di connettività sfruttando alcune soluzioni offerte dai quattro operatori di telefonia mobile presenti sul mercato italiano, rilevando che effettivamente anche le Internet Key di Vodafone soffrono di mancanza di copertura adeguata a funzionare decentemente (in aree rurali mi sono trovato spesso a navigare a velocità intorno ai 50 Kbps, paragonabili a quelle raggiungibili con un tradizionale modem su linea analogica PSTN).

In definitiva, a mio avviso, l’interrogazione parlamentare doveva essere suffragata anche da un’altra constatazione. Alla pagina web che descrive l’offerta Internet Key sul sito Vodafone, si legge:

Piccola e leggera come una chiavetta USB, Vodafone Internet Key ti consente di connetterti alla rete ovunque vuoi, ad alta velocità, fino a 7,2 Mbps1

E la nota richiamata da quel piccolo 1 precisa: L’effettiva velocità di connessione dipende dal grado di congestione della rete. Nessun riferimento al fatto che dipende anche dalla tecnologia supportata dalle stazioni radio base. Male, in effetti in questa nota c’è un profilo di pubblicità ingannevole: immaginatevi un supermercato che non vende alcun tipo di frutta, che però all’ingresso vi avvisa con un cartello che – invece di dire onestamente “qui non vendiamo frutta” – dice solo “potreste non riuscire ad acquistare frutta per l’esaurimento delle scorte”.

Morale: se state pensando di prendere una Internet Key perché a casa vostra non c’è ADSL, verificate la copertura della rete. Solamente seguendo quel link ho trovato indicazioni veritiere, almeno nelle situazioni che ho analizzato.

 
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Pubblicato da su 11 ottobre 2008 in Internet, news, TLC

 

Off topic (3)

Giusto ieri Paolo segnalava che la classificazione delle notizie evidenziate da Google News, nella sezione Scienze e Tecnologie, aveva bisogno di un po’ di tuning. Del resto anch’io, in passato (ad esempio qui e qui), ho avuto parole di critica verso la disinvoltura mostrata nell’inserire come Spettacolo news un po’ fuori tema e dal momento che da un po’ di tempo a questa parte non avevo più notato sviste clamorose, mi son detto “Perdinci, che bravi, qui finalmente hanno messo tutto a posto”.

Certo, certo…

 
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Pubblicato da su 8 ottobre 2008 in Internet, media, news

 

Non hanno più l’età

A me fa morire dal ridere:

Patti Pravo e Raffaella Carrà stanno ballando il Tuca Tuca su RaiUno, e già qui ci sarebbe da scrivere una tesi di laurea. La tragedia però è che sono talmente imbranate col playback che in questo esatto momento, senza rendersene conto, stanno cantando l’una con la voce dell’altra

(Daveblog)

 
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Pubblicato da su 8 ottobre 2008 in news

 

Non rispondeRai

Se vi dovesse arrivare un messaggio e-mail con mittente amministrazione.abbonamenti (at) rai.it e oggetto Telefortuna 2008 – rimborso canone 2008, sappiate che è una truffa!

Notizia diffusa dalle agenzie di stampa:

Il Compartimento di Polizia Postale di Pescara ha in corso un’attività di indagine nei confronti di diversi messaggi spam contraffatti, tesi a carpire i dati personali degli utenti che in questi giorni sono stati posti in circolazione da ignoti malintenzionati. L’e-mail ha come mittente l’indirizzo amministrazione.abbonamenti@rai.it, come oggetto “Telefortuna 2008 – rimborso canone 2008” ed è firmata dal capoprogetto abbonamenti Rai e comunica al destinatario di essere stato estratto a sorte dal sistema della Rai e di aver diritto al rimborso del canone Rai 2008 per l’importo di 106 euro. L’ufficio Internal Auditing Affari della Rai, informa la polizia postale di Pescara, ha disconosciuto la e-email in questione declinando anche da parte dell’azienda ogni possibile coinvolgimento ed anzi ha sporto querela. Nel corpo del messaggio viene proposto un link cliccando sul quale si apre una seconda schermata, del tutto simile a quella ufficiale della Rai, mediante la quale si viene invitati a fornire i propri dati personali e del proprio conto corrente bancario. “E’ del tutto evidente – avverte il dirigente Pasquale Sorgona’ – che essa e’ finalizzata a carpire informazioni personali e bancarie, ingannando il destinatario che nell’occasione crede di comunicare con la Rai”.

 
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Pubblicato da su 4 ottobre 2008 in news

 

Stevey non deve morire

Sembra che la salute di Steve Jobs, numero uno di Apple, sia il tormentone del 2008. L’ultima dimostrazione del fatto che molte persone stanno sul chi vive ce l’ha fornita iReport.com riferendo che Steve Jobs era stato colto da infarto. Terremoto per il titolo Apple in Borsa: gli investitori si sono affrettati a prendere provvedimenti (risultato: sei punti in meno). Steve Jobs, dal canto suo, si è affrettato a smentire la notizia, confidando di riportare al più presto la situazione alla normalità.

L’osservazione più gustosa arriva da Forbes, che avverte tutti i citizen journalist (che contribuiscono ai contenuti di iReport.com e altri servizi simili):

Steve Jobs cannot die. His fingers shoot laser beams. He gobbles (organic) lithium-ion batteries. Where the rest of us have a heart, Jobs has a miniaturized rack of Apple XServe computers, each powered by a pair of quad-core Intel Xeon microprocessors and Apple’s OS X operating system.

(Steve Jobs non può morire. Le sue dita sparano raggi laser. E’ alimentato da batterie organiche agli ioni di litio. Là dove tutti noi abbiamo un cuore, Jobs ha un rack miniaturizzato di computer Apple XServe, ognuno dei quali spinto da due microprocessori quad-core Intel Xeon e dal sistema operativo Apple OS X).

Bruno Ruffilli de La Stampa spiega il motivo di tanta attenzione intorno al papà di Mac e iPhone: se Jobs non fosse più alla guida di Apple, il titolo potrebbe perdere il 20-30%, secondo le stime di alcuni analisti che ricordano come Apple abbia sempre avuto il vento in possa solo con Steve Jobs al timone.

Quando è rientrato nel 1996 nell’azienda, che aveva fondato nel 1976, Apple era vicina alla bancarotta, oggi è una delle aziende più floride del comparto tecnologico.

 
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Pubblicato da su 4 ottobre 2008 in news

 

Nokia scaglia un Tube contro l’iPhone

Allora, cosa ne dite del nuovo Nokia 5800 XpressMusic?

Il nuovo Nokia XpressMusic 5800
Il nuovo Nokia XpressMusic 5800

Riuscirà nell’intento di mettere i bastoni tra le ruote al melafonino? Adesso è prematuro parlarne. Però i numeri ci sono. E anche le caratteristiche tecniche non sono da sottovalutare:

– Quadband GSM (850/900/1800/1900), UMTS 2100, GSM/EDGE, HSDPA
– Display touchscreen da 3,2 pollici, 640×360 pixel a 16 milioni di colori
– Fotocamera da 3,2 Megapixel con flash dual LED e funzione videorecording VGA a 30 fps
– Modulo A-GPS
– Player multimediale
– USB, Bluetooth 2.0, WiFi
– Memoria interna da 150 MB espandibile con schede microSDHC (una scheda da 8 GB è già inclusa).

Prezzo stimato da Nokia: 279 euro IVA esclusa. Sarà interessante vedere se gli operatori mobili lo inseriranno in offerte commerciali ad hoc (ad esempio con prezzo agevolato sull’acquisto, ma con obbligo di spesa fissa mensile per X mesi). Se però il prezzo della versione unlocked (utilizzabile con la SIM di qualunque gestore) rimane quello, il punto di partenza è senz’altro buono.

 
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Pubblicato da su 3 ottobre 2008 in news, telefonia

 

Com’eravamo…

su Google nel 2001?

Dunque, Google aveva questo logo

Max, che mi ha ispirato questo post di amarcord, era linkato così.

Io ero qui (peccato aver perso le mie vecchie tracce sulla Geocities fondata da David Bohnett e John Rezner). Punto Informatico lo si trovava qui (ecco una homepage di allora).

 
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Pubblicato da su 1 ottobre 2008 in news

 

Plagio o citazione?

Un minuto fa, nella fiction italiana Crimini Bianchi, un avvocato e alcuni medici dell’Associazione per i Diritti del Malato, riuniti intorno ad una lavagna per un brainstorming su un caso complesso, hanno tirato fuori l’attesa ipotesi:

POTREBBE ESSERE LUPUS

Qualcuno ne ha mai sentito parlare?

 
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Pubblicato da su 1 ottobre 2008 in news

 

La nuova Wii? Arriverà…

nel 2011!!!(Grrrrr!) 😦

While our sources are reluctant to be too specific about “Wii HD,” they have been able to divulge some (albeit predictable) generalizations. High definition visuals are assured, as is a greater emphasis on digitally distributed and backwardly compatible content, indicating that the new system will feature some form of local storage medium such as a hard drive or large flash memory solution

(by Quinta e VisionPost)

 
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Pubblicato da su 1 ottobre 2008 in news

 

Giù quel telefono! [aggiornato]

Avete presente il tracollino evidenziato ieri da Massimo Mantellini sui titoli Apple ed eBay, sotto i quali anche Google registrava una perdita imbarazzante, seminando il panico a Wall Street? Ecco, come non detto: il signor Nasdaq dice che c’è stato un errore nella trasmissione di alcuni ordini. Su con la vita, insomma.

UPDATE: quando uno (ad esempio il sottoscritto) non sta attento all’orario di inserimento dei post altrui, e nella vita è troppo ottimista (ad esempio confidando che un tracollo in borsa non tiri l’altro), corre il rischio di fare mix inappropriati: giustamente Mantellini mi fa notare che il tracollino che ha segnalato ieri in realtà si riferiva all’altro ieri (l’ha scritto alle 0.03, per cui di fatto era la sera del 29 settembre).

Insomma, ieri al Nasdaq hanno sbagliato a trasmettere gli ordini, ma l’altro ieri no. Per cui…

P.S.: non è che qualcuno sta tirando il malocchio a BigG?

 
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Pubblicato da su 1 ottobre 2008 in news

 

Wikivanishing

Ah, allora non era colpa della mia ADSL, ne’ erano mie allucinazioni… Malessere passeggero oppure NDE, fatto sta che Wikipedia nel pomeriggio di oggi, per circa mezz’oretta, si è negata agli utenti. Al posto di qualunque sua pagina web mandava online sua mamma (Wikimedia Foundation) con un messaggio di errore. Poi tutto è tornato alla normalità, come se nulla fosse.

 
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Pubblicato da su 30 settembre 2008 in news

 

La carta simpatica

Finalmente, dopo qualche anticipazione, Xerox ha presentato la carta con stampa a scomparsa. La cui utilità si fonda su questo presupposto: la carta, nonostante i sistemi di archiviazione digitale con relative soluzioni di gestione documentale, resta il supporto preferito da chi deve realizzare un rapporto, un documento, una tabella, una comunicazione anche se ha validità temporanea. Infatti Xerox ha riscontrato che il 40 per cento dei documenti stampati vengono usati per meno di 24 ore, superate le quali conservano valore talmente di rado da essere quasi sempre distrutte.

Questa soluzione evita dunque quella che molti chiamano archiviazione verticale, ossia il cestino. Questa carta cancellabile, rivestita di speciali composti chimici, reagisce a specifiche lunghezze d’onda luminose e va utilizzata insieme ad apposite stampanti che con la luce cancellano i fogli prima di riutilizzarli per nuove stampe. Il testo scompare in ogni caso dopo 24 ore, indipendentemente dal fatto che venga esposto alla luce o meno.

Una carta simpatica insomma. Da utilizzare ad esempio per il prossimo contratto da siglare con un partner antipatico.

Ma, battute a parte, letta così la notizia sembra interessante dal punto di vista tecnologico e riporta un’idea che, attuando un riciclo immediato della carta utilizzata per le stampe, potrebbe riscuotere ampi consensi dagli ambientalisti. Secondo me, però, è necessario avere le idee chiare su alcuni aspetti. Questi sono quelli che mi vengono in mente:

  1. Questa carta  è in realtà rivestita di sostanze chimiche, quindi a fine utilizzo potrebbe essere considerata un rifiuto speciale, da trattare in modo ben diverso dalla carta ordinaria. Inoltre, non credo sia noto quanto sarà eco-compatibile il processo produttivo.
  2. La vita utile di questi fogli non è illimitata, un foglio potrebbe essere utilizzato per qualche decina di stampe (diciamo una cinquantina), quindi ci vuole una certa accortezza nel riutilizzarli. Ad esempio, se oggi ne inseriamo una risma nella nostra superstampante, nel giro di qualche giorno o settimana, il cassetto/vassoio destinato alla carta “simpatica” potrebbe essere pieno di fogli di età variabile in ordine sparso (fogli nuovi, qualche foglio già utilizzato qualche volta, fogli arrivati a “fine carriera”) e potremmo dunque trovarci a stampare su fogli di qualità eterogenea e quindi rischiare di ottenere stampe leggibili e stampe meno leggibili. Una possibile soluzione al problema potrebbe essere l’adozione di un criterio First In First Out (per gli amici FIFO) nell’inserimento della carta da riutilizzare nell’apposito vassoio/cassetto (che generalmente viene utilizzato in modalità Last In First Out (LIFO). Ma se i fogli non vengono re-inseriti puntualmente ogni 24 ore (io potrei ad esempio dimenticarmi sulla scrivania qualche foglio per uno o più giorni) il giro quotidiano salta. Inoltre c’è da considerare che, all’atto pratico, verosimilmente poche persone rispetterebbero il criterio FIFO: uno dovrebbe ogni volta aprire il cassetto e sollevare la risma presente, per riporvi i fogli stampati più recentemente. Oggi lo fa, domani forse lo farà, ma dopodomani secondo me se ne sarà già stufato.
 
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Pubblicato da su 30 settembre 2008 in computer, news, tecnologia

 

L’imprudenza non è mai troppa

Certo che questi phish-spammer hanno un bel coraggio a pretendere credibilità:

Hello.
Probably you do not remember me. I find your email on dating site.
We have got acquainted on the Internet.
I will show you photo in following letter. I think you will recollect me.
I want serious conversation with you.
I the simple girl and like dialogue.
Now I on work. I use email address my director.

Please write your letter on my personal email: lovelitesa@ (eccetera)

I not can use email address my director..
I wait your email Natalya.

Non si può scrivere una mail sgrammaticata e infilarci due frasi auliche come We have got acquainted on the Internet  I think you will recollect me. Per giunta è moolto (poco) credibile il modo in cui la sedicente Natalya, con l’appeal e una proprietà di linguaggio degna di Lala dei Teletubbies, mi invita a risponderle sulla mail personale perché – scrive (traduco in italiano) – “Adesso io (sono?) al lavoro. Uso indirizzo email (del?) mio direttore”. Un espediente davvero antisgamo, direbbe qualcuno…

Anche qui si può notare che ci troviamo di fronte ad un messaggio che fa doppia leva sull’imprudenza: quella costruita e fasulla di Natalya, che spinge il destinatario del messaggio a risponderle su un indirizzo mail diverso da quello del mittente, perché ci vuol far credere che si è intrufolata nell’ufficio del suo capo, ha aperto il suo client e-mail e ci ha spedito questo allettante messaggio; e naturalmente sull’imprudenza e boccalonaggine del destinatario che, ingrifato, non vede l’ora di proseguire questa conoscenza (con il risultato di beccarsi come minimo un dialer, un malware o un virus).

La morale? Anche in Internet, evitare i rapporti occasionali. Quasi sempre, la sorpresa dietro l’angolo non è gradevole. Adesso non cominciate a criminalizzare la rete: è un pericolo che si corre anche nel mondo reale, e spesso con conseguenze più nefaste.

Per non parlare del fatto che in realtà Natalya potrebbe chiamarsi Boris.

 
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Pubblicato da su 30 settembre 2008 in news