
A tutti voi auguro uno splendido 2009!
P.S.: poteva forse mancare una foto con i primi fuochi d’artificio del 2009? Certo che no… ecco quelli di Sidney

P.S.: poteva forse mancare una foto con i primi fuochi d’artificio del 2009? Certo che no… ecco quelli di Sidney
SMS: Short Message Service. In italiano è il messaggino, un’invenzione di 16 anni fa (di cui l’anno scorso sintetizzai un po’ la genesi) che ha percorso parecchia strada, fondando il proprio successo su due fattori: sintesi e immediatezza. Negli USA si usa poco, ma da noi va alla grande e, a dire il vero, ha un successo planetario. Qualche numerino, giusto per capire quanto è cresciuto il suo utilizzo: durante le vacanze di Natale ’99 (dal 25 dicembre a Capodanno), in tutto il mondo ne circolarono 100 milioni. Nel 2008, tra il 24 e il 25 dicembre ne sono stati trasmessi un miliardo.
Quante cose si possono fare con gli SMS? Tantissime. Chi li vede come un asettico strumento di comunicazione per quisquilie, smancerie e altri impieghi futili, si deve però ricredere, perché con un messaggino si possono fare cose molto utili: chi, ad esempio, non ha mai effettuato una donazione via SMS per un’iniziativa benefica? Ma al di là di questi nobili utilizzi (a proposito, attenzione a spedire gli SMS ai numeri giusti, altrimenti si fanno donazioni alle persone sbagliate), tra le notizie lette nel 2008, infatti, scopriamo ad esempio che con un messaggino:
E’ delle scorse ore, inoltre, la notizia che qualcuno ha pensato che l’SMS può essere perfetto come interruttore per i lampioni dell’illuminazione pubblica: Dieter Grote, cittadino di Lemgo (Germania), ha realizzato un sistema che, con un messaggino trasmesso ad un server, consente di accendere per un quarto d’ora i lampioni di una determinata strada. Spedire l’SMS a quel numero costa all’utente 50 centesimi di euro. Una stupidaggine? L’amministrazione comunale di Lemgo, dopo una sperimentazione di un anno, dichiara di aver conseguito un risparmio di circa 70mila euro in elettricità.
Be’, lunga vita ai messaggini, dunque… purché costino meno.
Siamo ormai alla fine dell’anno, e anche alla fine delle trasmissioni per la Internet TV di Tiscali: come segnalano Massimo Cavazzini, Alfonso Fuggetta e Alessandro Longo, l’azienda ha deciso di staccare la spina alla sua IPTV a partire da gennaio 2009.
Il servizio conta oggi un numero di utenti deludente, sebbene gli obiettivi iniziali non fossero roba da spaccare il mondo: l’anno scorso, infatti, Tiscali aveva lanciato l’offerta prevedendo di raggiungere – entro il 2009 – un numero di abbonati pari all’11% dei 520mila clienti che costituivano bacino di utenza degli abbonati ai servizi ADSL. Insomma l’obiettivo dell’azienda era di superare i 50mila utenti.
Nel dare la notizia ai propri clienti, Tiscali sembra non voler annunciare la morte della sua televisione: su web scrive che Il servizio è temporaneamente sospeso per inconvenienti tecnici, mentre in una comunicazione inviata agli abbonati scrive che l’erogazione dei canali di Tiscali TV sarà sospesa a partire dal 1° gennaio 2009. I canali trasmessi in digitale terrestre saranno fruibili tramite il decoder Tiscali fino al 15 gennaio 2009. Una “sospensione” potrebbe lasciar supporre una “ripresa”, ma un’altra frase, che dice Tutti i canoni del servizio Tiscali TV del mese di dicembre e fino al 15 gennaio 2009 saranno erogati a titolo gratuito fa pensare invece ad una sorta di compensazione di chiusura.
Fine dell’avventura televisiva per Tiscali? Forse sì, ma l’azienda potrebbe anche cambiare modello e sperimentare altre forme legate al business dell’intrattenimento TV. Su Internet restano quindi accese Alice Home TV di Telecom Italia e Fastweb TV, due offerte legate ad aziende che possono contare su ben altre infrastrutture.
Per una TV che scompare dal web, un’altra ne appare: TV|blog.it segnala che Qoob (canale di MTV), dal 1° gennaio chiuderà i battenti sul digitale terrestre per trasformarsi in una vera e propria Web TV che attingerà al proprio database, in cui gli autori potranno inserire le proprie opere, utilizzabili – con licenze creative Commons – come colonne sonore per film, spot, corti, animazioni.
E’ la promessa formulata ieri da Telecom Italia e raccolta qua e là dalla stampa:
Grazie alla tecnologia HSPA+ basata su chipset Qualcomm, Telecom Italia sarà in grado di offrire ai propri clienti, già a partire dalla metà del prossimo anno, una prima Data Card per PC in grado di consentire connessioni ad internet in mobilità ad una velocità pari a 21 Megabit in download (5,7 Megabit in upload), che arriveranno ai 28 Megabit nella seconda parte del 2009.
Questo genere di annunci mi fa sempre alzare un sopracciglio (alla Spock, per intenderci). Sicuramente la notizia, data così, fa un certo effetto: lo stesso effetto che fece quella, negli anni ’90, dell’imminente introduzione del broad band in Italia, che ancora oggi – dopo qualche lustro – è disponibile a macchia di leopardo e non raggiunge tutti gli utenti.
21 e poi 28 Megabit in download, quasi 6 in upload… Bellissimo! Fantastico! Ma soprattutto incredibile. Non certo perché si tratta di fantascienza, dato che la tecnologia esiste. L’aspetto critico è un altro e si chiama copertura: quanti utenti potranno beneficiare della nuova tecnologia? In che tempi sarà estesa a tutta la popolazione italiana? Ho già sentito i commenti entusiasti di alcune persone che – letto uno degli articoli che riportano il comunicato di Telecom – hanno già pensato che tra qualche mese potranno dotarsi di una data card con supporto HSPA+ “da 28 Mega”.
Visti i precedenti, dunque, che tempi sarà legittimo attendersi dall’introduzione di una nuova tecnologia – annunciata oggi – che promette banda superlarga su rete mobile dal 2009? Non ci sarebbe da meravigliarsi se a primavera (prima tappa dichiarata da Telecom Italia) fossero disponibili connessioni a 21 Mbit in qualche quartiere di Torino, Milano e Roma (sto sparando nomi più o meno a caso), con qualche antenna in più dopo qualche mese. E la prospettiva verosimile è quella di un’estensione graduale e diluita negli anni.
Come giustamente sottolinea Max:
Per carità, belli i 21 Mbps della primavera 2009, ma sarebbe bello sapere in quanti hotspot ci saranno e, sopratuttto, nel cado di roll out esteso in tutta la rete Tim, quanta banda sarà dedicata ai dati (stendono fibra dalla cella in campagna alla centralina?).
Doverosa osservazione, a cui aggiungerei il fatto che le celle a cui tutti gli entusiasti utenti tenteranno di collegarsi dovranno avere spettro sufficiente, altrimenti non ci sarà posto per tutti. E anche per questo i 28 Megabit rischiano di essere una possibilità per pochi.
Con Max condivido il timore dell’effetto annuncio: Telecom Italia non è nuova ai proclami di sconvolgenti novità, ottime per comparire sulle prime pagine dei giornali, ma che poi in termini di concreta realizzazione si rivelano essere meno imminenti di quanto non sembrino al momento delle dichiarazioni iniziali.
Pare che la voce degli utenti in Rete non sia rimasta inascoltata: la versione online del Dizionario De Mauro Paravia, contrariamente a quanto precedentemente annunciato (e di cui aveva parlato anche il buon Massimo Mantellini), è di nuovo online. Non è più bella e più superba che prìa, ma è ancora accessibile attraverso un link nella homepage del sito demauroparavia.it, in cui si legge:
Dov’è finito il dizionario della lingua italiana?
Molti ci scrivono ponendo questa domanda. Il dizionario della lingua italiana De Mauro Paravia, uscito di catalogo nella sua forma cartacea, è sempre consultabile online all’indirizzo old.demauroparavia.it, un collegamento alla fine di ogni lemma permette la navigazione da e per il presente dizionario sinonimico.
La homepage del sito rimane dunque dedicata principalmente al dizionario dei sinonimi e dei contrari, che molti utenti considerano un sottoprodotto del dizionario della lingua italiana, lasciando così i segni della riorganizzazione editoriale che già da alcuni mesi ha decretato la fine dell’edizione cartacea del Dizionario Italiano De Mauro Paravia.
Su Punto Informatico, il webmaster Franco Bernazzoli spiega la storia del dizionario online, che risiede ancora su un vecchio server biprocessore Pentium III.
Ogni tanto vado a curiosare nella cartella dello spam (dove Gmail cestina tutto ciò che viene identificato come tale), oggi in mezzo alla fuffa ho trovato questa. Dal mittente all’oggetto, per non parlare del testo del messaggio (solito frutto di una traduzione automatica), è tutto un delirio…

Qualche giorno fa, nell’ambito dei lavori di un cantiere stradale in una cittadina del lecchese, è stato tranciato un cavo posato da Telecom Italia. Il risultato è stato che due frazioni di quella cittadina, per alcune ore, sono rimaste telefonicamente isolate finché la compagnia telefonica non è intervenuta per sistemare il guasto. E nell’apprendere la notizia ho pensato che queste cose possono avvenire solo da noi, soprattutto quando le imprese non si consultano con Telecom Italia (l’azienda, per evitare guai di questo tipo, ha approntato un numero verde da chiamare per avere assistenza sulla rete: un’impresa li chiama, dice dove deve fare dei lavori e loro segnalano – eventualmente intervenendo sul posto – il percorso seguito dai cablaggi, affinché siano evitati o riposizionati).
Poi ho letto questa notizia:
Guasto a cavi al largo di Palermo, Web fuori uso in Asiasabato, 20 dicembre 2008 6.25IL CAIRO (Reuters) – Un guasto ad alcuni cavi sottomarini che collegano l’Europa al Medio Oriente ha interrotto i servizi Internet e la rete telefonica internazionale in varie parti del Medio Oriente e dell’Asia meridionale.
L’indiana Bharti Airtel ha detto che alcuni importanti cavi sottomarini hanno subìto un guasto vicino a Palermo, danneggiando il traffico tra India ed Europa.
Un portavoce di Tata Communication ha dato la colpa del problema, iniziato ieri sera, all’attività sismica nel Mediterraneo.
L’agenzia di Stato egiziana Mena cita una fonte anonima che dice che le autorità italiane avrebbero confermato che cinque cavi sono stati tagliati. (continua)
Pare che il danno – verificatosi venerdì mattina – sia in riparazione, ma le cause non sarebbero da ricondurre all’attività sismica, bensì alla disinvolta ancora di una nave.
Si fa un gran parlare, in questi giorni, dei nuovi Treni ad Alta Velocità (per gli amici TAV) che hanno debuttato ieri con i nuovi orari che Trenitalia ha fissato per il periodo invernale e primaverile. Il Frecciarossa, il treno che collega Milano e Bologna in 65 minuti, all’arrivo nella città emiliana è stato accolto da un capostazione d’eccezione, il sindaco Cofferati. Grandi feste per il nuovo servizio, di cui l’azienda del gruppo Ferrovie dello Stato sbandiera la puntualità (da mantenere anche per il futuro), ma il pensiero di Cofferati è andato doverosamente ai pendolari: “Non bisogna trascurare i problemi di quelli che ogni giorno fanno magari viaggi più brevi, ma altrettanto importanti per la loro vita perché vanno a casa o al lavoro”.
Fino a ieri sera, infatti, molti pendolari si sono trovati davanti a trasmissioni televisive (TG e non solo) che hanno dedicato spazio al nuovo Frecciarossa, trasmettendo un messaggio dichiaratamente positivo sull’efficienza dei nuovi treni e sull’introduzione dei nuovi orari ferroviari che rimarranno in vigore fino a giugno. E il pensiero di tutti questi pendolari è corso all’indomani, cioè stamattina: con i nuovi orari qualcuno dovrà cambiare qualche abitudine, ma con la speranza di poter usufruire di un servizio presentato come efficiente e rispondente alle esigenze di tutti.
Ero curioso anch’io, perché stamattina dovevo prendere il treno verso Milano, insieme a centinaia di pendolari ansiosi di assistere al debutto dei nuovi orari, lungamente discussi nelle scorse settimane in quanto concepiti per armonizzare l’alta velocità con gli altri treni. In stazione, sul display elettronico, la colonna che indicava i minuti di ritardo era addirittura brillante: 10, 15 minuti di ritardo per ognuno dei treni diretti al capoluogo. Complici questa situazione e la soppressione di altri convogli, il risultato è stato lo riempimento prematuro delle carrozze, con pendolari seduti e in piedi che faticavano a respirare. Come debutto dei nuovi orari non c’è male, insomma… l’immagine di efficienza di Trenitalia è andata a farsi benedire immediatamente. Non ho mai sentito tante bestemmie e imprecazioni dal servizio militare.
Ma veniamo ad argomenti più tecnologici, grazie ad un altro annuncio di Trenitalia: è arrivato ProntoTreno, un nuovo servizio che offre le funzionalità del sito Trenitalia.com direttamente sul telefono cellulare: sarà possibile acqiustare i biglietti, controllare gli orari dei treni e la puntualità del treno che si deve prendere. “Prontotreno – leggo da un comunicato stampo – inoltre ha un innovativo sistema di riconoscimento vocale con il quale potrai inserire i comandi semplicemente pronunciandoli”.
Bellissimo, grande idea. Chi può utilizzare questo servizio? Vediamo l’elenco degli apparecchi supportati: vedo solo alcuni apparecchi Nokia. Blackberry? No. Telefoni con Windows Mobile? No. iPhone? No no, solo quei Nokia lì con sistema operativo Symbian.
Ma allora – mi chiedo – Trenitalia a che tipo di clientela rivolge i suoi servizi?
UPDATE: Le risposte date ad un viaggiatore che si lamentava della scarsa trasparenza delle informazioni ai passeggeri sono molto eloquenti.
Riesco solo adesso a dire due parole su una questione salita alla ribalta in questa settimana nella Rete, l’annuncio di Silvio Berlusconi di una proposta di regolamentazione globale per Internet. Cito da una notizia ASCA:
Roma, 3 dic – ”Su internet manca ancora una regolamentazione internazionale uniforme, credo che nel prossimo G8 si possa portare sul tavolo questa proposta”. Lo ha detto il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, nel corso della sua visita al Polo Tecnologico delle Poste, ricordando che dal prossimo primo gennaio sara’ per la terza volta presidente del G8.
La notizia ha sollevato un gran polverone in Rete, secondo me solo in parte giustificato. Da nessuna parte sono riuscito a leggere un vero approfondimento di questo annuncio: cosa significa regolamentare Internet? Come ha osservato Stefano Quintarelli:
Un certo livello di regolamentazione è essenziale, un altro livello sarebbe pernicioso. Regolamentare il mercato per garantire l’accesso a tutti gli operatori, e’ essenziale (pensiamo all’interoperabilità). Regolamentare il mercato per escludere degli operatori è pernicioso (pensiamo alla censura di tutti i contenuti in alcuni paesi).
La mia opinione è che Internet non abbia bisogno di una regolamentazione di nuova introduzione e concepita da zero, in quanto si sta parlando di strumenti e infrastrutture di comunicazione, a cui possono e devono essere applicate regole che già esistono, eventualmente con adeguamenti e accorgimenti specifici per gli strumenti utilizzati, per la tutela e il rispetto di ogni categoria di utilizzatori. Ad esempio, è ovvio che una disciplina relativa alle intercettazioni telefoniche (purché ben applicata) non può essere applicata tout court a tutti i sistemi di comunicazione esistenti, ma la riservatezza degli utenti deve essere tutelata e per questo motivo le regole esistenti possono essere estese a determinate fattispecie, con contenuti necessariamente adeguati alle varie possibilità di trasmissione dati in formato elettronico.
In sostanza, a me sembra prematuro sollevare allarmismi su intenzioni che nessuno ha ancora spiegato nel dettaglio e su questioni ancora da approfondire. Aspettiamo di capire cos’avrà voluto dire e poi parliamone.
Beppe Grillo vuole organizzarsi per poter trasferire, qualora si rendesse necessario, il proprio blog in Svizzera e cosa fa? Si compra una casa a Lugano-Paradiso per poterci andare a scrivere in tutta serenità.
A leggerla così come la riportano i giornali la notizia fa discutere. Anche perché si tratta di Lugano, non di Paperopoli (cit.)… In ogni caso e’ una sua scelta e sono affari suoi. L’intento dichiarato e’ quello di non volersi sottoporre a misure censorie o ad altri bavagli che la creativita’ della legge italiana potrebbe imporre sul suo blog. Che sia in arrivo qualche iniziativa talmente rivoluzionaria da rendere opportuno il trasferimento del quartier generale delle operazioni (infrastrutture comprese) in territorio neutrale?
(via Mantellini – Corriere.it)
Vi ricordate del Registro Italiano in Internet, servizio promosso da una società tedesca che per la modica cifra di quasi mille euro all’anno propone la pubblicazione di una evitabilissima presentazione pubblicitaria del vostro sito web in una directory? Questa iniziativa – per inciso – è ora al centro di una battaglia legale che vede protagonista l’associazione di difesa dei consumatori Codici contro la società che sta alle spalle di questo servizio, la DAD Deutscher Addresdienst GmbH.
Ve ne siete ricordati? Bene, ci risiamo: come segnala The New Blog Times, ora esiste una versione europea di questa iniziativa, grazie all’olandese EU Company Directory, P.O. Box 2021, 3500 GA UTRECHT.
Peccato che se si sottoscrive il contratto e non si è presenti nella lista, si sottoscrive per tre anni, durante i quali si debbono corrispondere 995 Euro l’anno (vedi figura, il grafico è scaricabile qui e il PDF qui).
Il modus operandi è il medesimo della DAD (si invia un modulo da compilare che ha un format sobrio e di aspetto istituzionale, legato però ad una costosa iniziativa pubblicitaria privata che si può tranquillamente ignorare senza nessuna conseguenza), l’importo è pressoché identico, la durata del contratto da sottoscrivere è di tre anni in entrambi i casi. Qualcuno ha un po’ di tempo per fare qualche verifica? Secondo me queste due directory si somigliano troppo per non avere nulla in comune…
Conclusione: cestinare senza remore!
In questo momento sto viaggiando su un treno a lunga percorrenza, lunga piu’ per il tempo impiegato che per i km da percorrere (per non parlare del fatto che, come segnala la cortese voce dello speaker diffusa nelle carrozze, “questo treno potrebbe subire ritardi imprecisati a causa delle precipitazioni nevose”).
Comunque qui di fronte c’e’ un uomo che ha all’orecchio un cellulare e sta fingendo di parlare, come una dozzina d’anni fa facevano quelli che volevano ostentare il telefonino come status symbol. Io e almeno un paio di passeggeri siamo certissimi che stia fingendo: lui finge una conversazione con un amico, pronunciando frasi del tipo “si’, ieri sera siamo andati a fare l’aperitivo in quel posto e poi siamo andati al Noir…”, “ah se ci fossi stato avresti rimorchiato anche tu…”, “eh lo so che mi stai invidiando un casino, e stasera facciamo il bis”. E intanto, dall’audio del suo cellulare, udibilissimo da me e da altri vicini (cosa di cui lui evidentemente non si e’ reso conto), si sente molto chiaramente la voce femminile del risponditore automatico del 190 (il customer care di Vodafone) che illustra promozioni e offerte.
Non so ancora se compatirlo o suggerirgli “prema CINQUE e parli con un operatore, un interlocutore in carne e ossa da’ piu’ soddisfazione”. Anyway, che tristezza…