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Bill Gates nello spazio? E allora?

La notizia rimbalza qua e là in tutto il mondo, da agenzie di stampa a siti web: Bill Gates, il patron di Microsoft, avrebbe intenzione di andare a fare un giro in orbita, attorno al nostro pianeta.

La fonte di questa novità sarebbe il cosmonauta russo Fyodor Yurchikhin, che in un’intervista rilasciata in TV ha dichiarato di aver appreso dal turista spaziale Charles Simonyi dell’intenzione manifestata da Bill Gates di partecipare ad una missione astronautica. Una pioggia di media si è interessata all’argomento: tra i tanti MSNBC, Space.com, l’agenzia cinese Xinhua e Sky News hanno dato il proprio contributo a rendere mondiali le dimensioni della notizia.

Simonyi, developer di celeberrime applicazioni come Word ed Excel, è considerato attendibile in quanto molto vicino a Microsoft e – quindi – al suo boss William H. Gates. Ma ne’ dalla famiglia, ne’ dal colosso di Redmond, ne’ tantomeno dalla Gates Foundation sono giunte conferme. La notizia ha comunque suscitato curiosità, perplessità, meraviglia, invidia e ammirazione.

Fuori dal coro degli ammirati, il punto di vista di John Dvorak (dal cui blog ho ripreso l’immagine di Pigs in space, esilarante quanto improbabile fiction del Muppet Show): “Gates non lo farà, in nessun modo. Innanzitutto perché sua moglie non glielo permetterà. E poi la borsa potrebbe crollare”. Dvorak sembra volersi appellare alla responsabilità morale dei nuovi supermiliardari, sempre ammirati, invidiati e giustificati nelle proprie stravaganze.

Prima di esprimere una qualsivoglia opinione al riguardo sarebbe forse giusto attendere l’eventuale posizione ufficiale di Bill Gate. Se si vuole togliere uno sfizio che si può permettere – per carità – faccia pure. E’ un capriccio legittimo, esattamente come ritengo legittimo il mio “chi se ne frega?”

Penso solo che esistano molti modi diversi (non dico migliori) di impiegare, investire o devolvere una simile somma di denaro. Ognuno sceglie quello che ritiene più opportuno.

 
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Pubblicato da su 13 aprile 2007 in media, Mondo, news

 

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Scorporo, funzionale o societario?

La divisione funzionale è una struttura intrinsecamente bacata. 

E’ l’opinione espressa da Stefano Quintarelli sull’argomento “scorporo della rete”. Tema che  ultimamente si trova al centro dell’attenzione di molti, addetti ai lavori e non.

L’ultimo, in ordine di tempo, di cui ho sentito il parere favorevole in relazione alla separazione funzionale della rete è il ministro Antonio Di Pietro, che al riguardo ha dichiarato: “occorre assicurare a tutti i fornitori di servizi la possibilità di accedere alla rete in condizioni di trasparente e reale parità, e in questo senso resto convinto che lo scorporo funzionale della rete fissa sia la soluzione più idonea, nel rispetto delle prerogative dell’Authority e come indicato anche dalla Commissione europea”.

Non si tratta di una soluzione sbagliata, ma semplicemente non sufficiente. Come segnala Stefano, sul tema è intervenuto, a mio avviso in termini chiarificatori ma soprattutto con cognizione di causa, il professor Francesco Sacco, docente di strategia e politica aziendale all’Università Bocconi, secondo il quale esiste una soluzione più completa, in grado di “dare alla telecomunicazioni un assetto più stabile ed evitare un altro giro di giostra”. L’intervento è stato pubblicato da Europa e, fuori da ogni pregiudizio, merita di essere preso in seria considerazione.

“La soluzione che questa volta sta maturando – spiega il prof. Sacco – prevede due pilastri: una separazione della rete dal servizio sulla base del modello inglese e un rafforzamento dei poteri dell’Autorità Garante per le Telecomunicazioni. A parte alcuni distinguo tattici, questa è la soluzione che sembra prevalere. E da più parti si spinge per una soluzione rapida in questa direzione”.

“Ma – si chiede – è davvero la soluzione migliore? Il modello inglese prevede una separazione soltanto amministrativa dell’ultimo miglio della rete dal servizio al dettaglio con la proprietà che però rimane sempre in capo all’incumbent. Gli incentivi e la governance delle due entità sono separate come sono anche distinti il marchio, le strutture fisiche e il flusso delle informazioni. La separazione funzionale non è poi così male. Openreach, la divisione di BT a capo della rete, fornisce al gruppo il 26% dei ricavi, il 28% dell’EBIDTA e il 45% dell’EBIT. È di gran lunga la migliore divisione di BT”.

“Le ragioni che avevano spinto l’OFCOM, l’authority inglese, che pure aveva valutato la separazione societaria, a propendere per la separazione amministrativa – prosegue Sacco – erano legate soprattutto alle difficoltà riscontrate nella privatizzazione delle ferrovie inglesi. Ciò rendeva preferibile un atteggiamento prudente con una formula più leggera e facilmente reversibile”.

“La separazione funzionale – considera – ha un elevato costo di controllo, ed anche per questo l’organico e il budget di Ofcom sono circa il triplo di quelli della nostra Agcom. In UK ci sono 247 impegni, molto dettagliati e legalmente vincolanti, che BT deve rispettare per garantire una ‘equivalence of input’ ai suoi concorrenti e sono stati necessari più di 17 mesi di lavoro per individuarli”.

Ma per farli rispettare, un’Authority deve disporre di una notevole autonomia. Infatti Ofcom, afferma il professore, “ha poteri molto estesi di regolazione e intervento. Contro le sue decisioni può essere fatto appello presso una corte specializzata (la Competition Appeals Tribunal o la Competition Commission) ma ad oggi solo 5 ricorsi sono stati presentati e 2 accolti”.

“In Italia una regolazione così dettagliata fa nascere spontanea una domanda: potrà funzionare? In UK, Cable & Wireless non è molto convinta che il sistema sia perfetto. In Italia i dubbi non sono legittimati dai poteri dell’Agcom, che tutti vorrebbero giustamente ampliare, ma dal sistema che incapsula la sua attività e che potrebbero essere modificati solo con una robusta revisione della Costituzione. Come si può fare impresa a colpi di ricorsi al TAR?”.

Per questo la via più praticabile potrebbe essere una soluzione più formalmente netta: “Una separazione societaria sarebbe ben più facile da gestire efficacemente e più veloce da implementare. Per farlo non è necessario l’intervento pubblico. Se TI volesse vendere la sua rete ‘societarizzata’, troverebbe molti investitori che apprezzerebbero il suo profilo rischio-rendimento simile a quello di una utility anche se soggetta ad obsolescenza tecnologica”.

Cosa separare? “L’opinione prevalente è che separare l’ultimo miglio è più che sufficiente, come nel caso inglese. In UK lo hanno fatto per le ragioni di cui sopra e perchè quando l’hanno fatto non si pensava ancora a reti di nuova generazione (NGN) in fibra ottica. Separando solo l’ultimo miglio – si chiede il professor Sacco, ponendo un quesito-chiave – chi investirà nelle nuove reti? Non sarà possibile evitare duplicazioni e quindi inefficienze. La competizione infrastrutturale è ormai datata. Il futuro è la competizione sui servizi. Controllare il rame darebbe un vantaggio solo di breve periodo esponendo all’irresistibile tentazione di finanziare i servizi con gli extraprofitti della rete in monopolio. E allora, questi come potranno diventare più competitivi? Chi vrà mai incentivi a innovare?”

 
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Pubblicato da su 13 aprile 2007 in Senza categoria

 

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Fregato dai Take That

C’ho un messo un mese per capire che questa canzone è dei Take That e non di altri (tra le mie ipotesi, in pole position c’erano i Maroon 5). Cosa che ora me la fa piacere decisamente meno, mentre quando non sapevo di chi era l’avevo giudicata passabile. Troppi gli elementi di depistaggio:

  1. il fatto di seguire poco le hit del momento, cosa che per me avviene ormai solo quando ascolto la radio, ossia nei ritagli di tempo (tipicamente in viaggio);
  2. la desuetudine, da parte delle radio moderne, di annunciare (o dis-annunciare) brani ed esecutori (cosa che, invece, da noi si fa ancora, fortunatamente);
  3. la scelta di far cantare Mark Owen anziché Gary “cicciobombo-cannoniere” Barlow;
  4. l’impossibilità, da parte del sottoscritto ovviamente, di credere che i Take That volessero uscire subito con un nuovo singolo post-reunion (dopo “Patience”), nel probabile quanto discutibile intento di recuperare il tempo perduto, caratterizzato dai successi di un emancipato Robbie Williams, ormai abituato a sbancare il botteghino da circa dieci anni.

Alla fine ci sono arrivato grazie ad un post pre-catastrofe di Daveblog.

 
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Pubblicato da su 12 aprile 2007 in media

 

Senza rete non si salta?

Pesanti incertezze sul negoziato in corso con Olimpia: AT&T e America Mòvil hanno sguinzagliato segugi e avvocati per capire come cautelarsi da eventuali imprevisti sul futuro della rete Telecom.

(da il Sole 24 Ore)

 
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Pubblicato da su 12 aprile 2007 in news

 

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Casa Telecom (4)

Cambiare le carte in tavola

Il 4 aprile, tra le news del sito 187.it compariva questa comunicazione:

Adeguamento condizioni contrattuali per la clientela consumer di Telecom Italia

In conformità a quanto previsto dal “Decreto Bersani”, Telecom Italia elimina le durate minime contrattuali, attualmente previste per un anno, per tutti i contratti di accesso RTG e ISDN e per le offerte Alice ADSL, il cliente potrà quindi recedere in qualsiasi momento. Al cliente che recede nel corso del primo anno di durata contrattuale non sarà addebitato alcun canone a scadere.

Allo scopo di coprire i costi che Telecom Italia sostiene per la disattivazione della linea telefonica, nonché del servizio ADSL, sarà introdotto per le sole cessazioni che avvengono nel primo anno di vigenza contrattuale, un costo di disattivazione pari a 40 Euro (IVA esclusa) una tantum.
Tale costo sarà addebitato a partire dal 1° maggio.

I contratti aggiornati e la relativa modulistica sono in corso di pubblicazione.

Di questa cosa ho parlato anche su PI, integrando la notizia con le informazioni relative alla clientela business, riportate dal 191.it. Tutto a posto? Mica tanto, e non parlo della penale, che l’utente può trovare – legittimamente – indigesta: andate a leggere cosa c’è scritto adesso nelle news di 187.it, sempre alla data del 4 aprile…

Adeguamento condizioni contrattuali per la clientela consumer di Telecom Italia

In conformità a quanto previsto dal “Decreto Bersani“, Telecom Italia elimina le durate minime contrattuali, attualmente previste per un anno, per tutti i contratti di accesso RTG e ISDN e per le offerte Alice ADSL, il cliente potrà quindi recedere in qualsiasi momento.
Al cliente che recede nel corso del primo anno di durata contrattuale non sarà addebitato alcun canone a scadere.

Allo scopo di coprire i costi che Telecom Italia sostiene per la disattivazione della linea telefonica, nonchè del servizio ADSL, sarà introdotto per le sole cessazioni che avvengono nel primo anno di vigenza contrattuale un costo di disattivazione pari a 48 Euro (IVA inclusa) una tantum; in caso di cessazione contestuale del servizio ADSL, l’importo complessivo dovuto sarà pari a 60 Euro (IVA inclusa).
Tale costo sarà addebitato a partire dal 1° maggio.

I contratti aggiornati e la relativa modulistica sono in corso di pubblicazione.

I giochi della Settimana Enigmistica sono generalmente più difficili, qui oltre ai grassetti (o “bold” di certe parole) c’è un’unica differenza, abbastanza evidente: nella seconda release c’è una piccola precisazione, la frase “in caso di cessazione contestuale del servizio ADSL, l’importo complessivo dovuto sarà pari a 60 Euro (IVA inclusa)” che la settimana scorsa non c’era.

Alcuni lettori, in effetti, mi avevano chiesto conferma su quanto letto nella prima versione, da cui si poteva intendere che un abbonato Telecom (con linea telefonica + ADSL), in caso di recesso nel primo anno, doveva pagare 48 euro (40 + IVA) in tutto. Con la seconda versione della news, da 48 euro si è sostanzialmente passati a 60 (sempre nel caso dell’abbonato dotato di linea telefonica + ADSL).

 
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Pubblicato da su 10 aprile 2007 in Senza categoria

 

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BlogQUIZ

Cos’hanno in comune queste quattro foto?

(da attentialcane– grazie Sally per la segnalazione)

 
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Pubblicato da su 10 aprile 2007 in Senza categoria

 

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Casa Telecom (3)

La promo elastica

Tanto per ribadire che c’è un po’ di confusione a casa Telecom, è degna di nota la promozione elastica varata sull’attivazione delle nuove linee (RTG e ISDN). Si tratta della possibilità di attivare una nuova utenza senza pagare il contributo “una tantum” di attivazione (150 euro). Annunciata in febbraio, inizialmente doveva durare due mesi (da metà marzo a metà maggio). Dopo una settimana, primo contrordine: la durata scende a un mese (ossia fino a metà aprile). La settimana scorsa, nuovo contrordine: la durata complessiva sale a due mesi e mezzo (fino al 31 maggio).

Gli utenti interessati adesso staranno sul chi vive, pronti ad una nuova variazione…

 
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Pubblicato da su 10 aprile 2007 in Senza categoria

 

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Casa Telecom (2)

La promo retro-post-attiva

C’è un po’ di confusione a casa Telecom (forse ho già detto qualcosa di simile, vero?). Il buon Aghost segnala una promozione demenziale, pubblicata sul sito Tim, che dice:
“Attiva una nuova TIMCard entro il 13 Maggio 2007 e Chiami e… Richiami Gratis Tutti fino a Pasqua 2007!”.

Ok, in realtà è l’ennesima proroga di un’offerta lanciata nel novembre dell’anno scorso e che in prima istanza scadeva il 7 gennaio. Però nell’aggiornare le date di validità della promo potevano adeguare anche il resto… Insomma, una promo mal gestita, e mal illustrata. A proposito di illustrazioni, complimenti ad Aghost per aver… cambiato i connotati alla Canalis 😀

 
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Pubblicato da su 10 aprile 2007 in Senza categoria

 

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Casa Telecom (1)

Repetita juvant

Giorni decisivi per l’azienda, ma c’è un po’ di confusione, anche a livello di rapporti con la stampa. Il comunicato apparsomi stamattina (ma che reca, come data e ora, 06/04/2007, 19.28) si autoripete.

 
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Pubblicato da su 10 aprile 2007 in Senza categoria

 

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E’ il mercato

Condivido l’amara riflessione di questo post di Beppe Grillo in cui si delinea un mondo, il nostro, in cui tutto avviene in nome del mercato. Che – al livello che ha raggiunto – non solo è una legge o un’ideologia, ma una fede, una divinità in cui credere.

Il mercato è la risposta a tutto: alla chiusura di un’azienda e alle sue conseguenze (tra cui lo “spezzatino” dell’azienda stessa, la perdita di posti di lavoro), all’aumento dei pedaggi autostradali non controbilanciato da una migliore qualità dei servizi, alla Telecom depredata e venduta all’asta.

Una discussione sull’acqua, sull’energia, sull’elettricità, sull’edilizia si spegne con la parola magica: mercato. Un’entità superiore che opera con regole sue, insondabili, ma giuste a priori, da non discutere. Vi ricordate gli applausi di Bertinotti e Fassino al tronchetto? Era il mercato. E tutti i fan di Coppola, Ricucci, Gnutti, Fiorani, Tanzi e Fazio della casa circondariale della libertà? Era il mercato. E l’indifferenza verso la condanna per bancarotta a Geronzi? E’ sempre il mercato. E la permanenza di Buora in Telecom dopo lo scandalo dello spionaggio? E’ ancora il mercato. Ma anche le intercettazioni erano (sono?) un mercato.
Se il mercato con le sue scatole cinesi, il suo capitalismo straccione, i conflitti di interessi, la sua totale mancanza di regole, decide delle nostre vite. Se questo è vero, ed è vero, i nostri dipendenti non servono a nulla.

I dipendenti sono, per Beppe Grillo, coloro che ci governano. E che assistono impotenti alle vicissitudini di un mondo i cui fili sono tenuti dal mercato.

E’ vero, il mercato spiega tutto. Tanto per fare un esempio – che poi è il background del post di Grillo – attorno alla vicenda di Telecom Italia, si fa un gran parlare per tanti motivi. Telecom è al centro degli interessi del mercato finanziario, da quando è stata privatizzata in nome del libero mercato. E’ per difendere il mercato italiano che Romano Prodi dice no allo spezzatino e alla ri-statalizzazione della rete, mentre dice sì ad una “società di garanzia di transito”.

Come sottolinea da tempo Stefano Quintarelli, però, ultimamente si parla troppo di finanza e non si affronta, concretamente, il tema del futuro delle TLC in senso industriale. I punti su cui questo tema si può articolare sono vari: si chiamano importanza della diffusione della banda larga, si chiamano rete, occupazione, sviluppo sociale ed economico, servizi che garantiscono l’ordine dello Stato. E’ vero: si fa un gran parlare di mercato e finanza, ma di quello che si dovrebbe fare – mettere un punto su come deve essere gestita, sviluppata ed evoluta la spina dorsale tecnologica di un Paese – non si è ancora parlato.

Di questo bisogna discutere. Il resto, per dirla con Pandemia, è aria fritta.

 
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Pubblicato da su 8 aprile 2007 in media, Mondo

 

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Pasqua, ore 12

Riflessioni di mezzogiorno, Pasqua

Certo che la trovata di mettere Guido Rossi a coordinare RItalia.it (ora che è meno impegnato di prima) non è poi un’idea tanto peregrina… (via Wittgenstein)

In ogni caso BUONA PASQUA a tutti!

 
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Pubblicato da su 8 aprile 2007 in media, news

 

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Italia.it, il Governo si spiega

Mentre ScandaloItaliano è in ibernazione, giunge la posizione ufficiale del Governo in merito alla bufera che si è scatenata su Italia.it, sotto forma di comunicato del Ministero della Funzione Pubblica, intitolato Chiarimenti sull’iniziativa del portale turistico Italia.it. Leggiamolo:

L’iniziativa del portale turistico Italia.it è stata accompagnata nelle ultime settimane da prese di posizione e polemiche che meritano alcuni doverosi chiarimenti.

Se appare scontato che il Governo si dovesse accorgere del malcontento generato dall’iniziativa (già il fatto che le sia stato dedicato un blog dal nome “Scandalo Italiano” non è che lasci molti dubbi sulla contrarietà dei pareri generati), a mio avviso è comunque un segnale positivo il fatto che la presa d’atto sia stata resa pubblica.

Il progetto originale di Italia.it risale, come noto, al precedente Governo che aveva impegnato risorse e preparato progetti mai realizzati.

Qui mi sembra si ricada nella nota abitudine di addebitare una colpa a chi ha occupato la poltrona in precedenza (non è una questione di colori politici, è un uso comune), che cozza con i toni di entusiasmo e soddisfazione con cui Romano Prodi e Francesco Rutelli avevano presentato al pubblico il portale.

Per non disperdere il lavoro comunque portato avanti e dare una corretta finalizzazione ai fondi  già stanziati e considerata anche l’importanza che il Governo Prodi ha ritenuto di attribuire al  Turismo, il Ministro Nicolais e il Vice Presidente Rutelli hanno deciso di procedere nel progetto, incentrato su una reale collaborazione con le Regioni e su un’ attività di promozione del sistema turistico italiano, che vedrà successivamente ampliate le aree dell’incoming e dell’informazione diretta.

Intenzione più che legittima quella di procedere con il progetto, appunto perché c’era già stato un cospicuo stanziamento di fondi. Quanti?

Per quanto riguarda l’impegno finanziario per il progetto, bisogna sottolineare che per la realizzazione del portale sono stati stanziati 9,5 milioni euro, così come previsto dalla gara europea aggiudicata nel luglio 2005, ridotti a 7,8 milioni di euro a seguito dei ribassi praticati in fase di gara. Tali fondi verranno erogati, dedotte le penali nel frattempo applicate, a stati di avanzamento.
Le cifre di cui si è parlato in questi giorni (45 milioni di euro) non sono, dunque, destinate esclusivamente alla realizzazione della piattaforma di Italia.it, ma saranno utilizzate per l’attuazione di un più ampio e strutturato programma di rilancio del settore turistico italiano attraverso l’uso delle nuove tecnologie e vanno, quindi, inquadrate nell’ottica di un impegno pluriennale, in buona parte ereditato, che esplicherà i suoi vantaggi nei prossimi anni.

Tutto bene, ma anche al netto degli sconti le cifre sono decisamente elevate. E la frase “in buona parte ereditato” fa pensare, più che a un progetto che va doverosamente portato avanti, ad un fardello che potrebbe comportare difficoltà, e per cui già si mettono le mani avanti.

In particolare, 21 milioni di euro saranno destinati alle Regioni per la  produzione e l’aggiornamento dei contenuti e per l’attivazione dei collegamenti con i portali regionali, mentre la parte rimanente sarà destinata al miglioramento continuo della piattaforma tecnologica e delle relative funzionalità, nonché alla sua promozione in Italia e all’estero.
Il Ministro Nicolais, in quanto titolare delle relative competenze, ha comunque istituito una commissione di indagine che dovrà, in tempi brevi, fare luce sulle criticità e sulle possibili omissioni che hanno accompagnato sinora lo sviluppo del programma.

In definitiva, mi sembra che questo comunicato non possa riscuotere neppure un cenno di assenso da parte di chi, finora, ha espresso posizioni critiche nei confronti dell’iniziativa: di fatto ha confermato le cifre relative agli stanziamenti (cifre che sono già emerse in precedenza, ma solo dopo le lagnanze di chi aveva evidenziato che per il progetto erano stati stimati costi realmente esorbitanti). E’ positiva l’istituzione di una commissione di indagine (anche se significa l’aggiunta di altro tempo perso investito attorno ad un progetto claudicante), e lo sarà davvero di più se in tempi brevi (ipse dixit) farà luce “sulle criticità e sulle possibili omissioni” finora rilevate nella realizzazione del progetto.

Occhi e orecchie vigili non mancheranno di rilevare le evoluzioni.

 
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Pubblicato da su 6 aprile 2007 in media, news

 

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TLC, per capire

Per chiarirci le idee su come stanno le cose, sarebbe opportuno leggere l’interessantissimo pamphlet che Stefano Quintarelli ha scritto sull’assetto del mercato TLC.

(anche in versione post)

 
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Pubblicato da su 5 aprile 2007 in media

 

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Pur di parlare di bullismo…

La trasmissione televisiva Studio Aperto oggi ha bacchettato Striscia la Notizia, accusando il programma di Antonio Ricci di aver scherzato, ieri sera, su un presunto video di bullismo scolastico tratto da YouTube, che Studio Aperto aveva già mostrato il 28 marzo in un servizio intitolato “Schiaffi a un disabile – scuola, nuovo video choc”.

Peccato che Striscia – ieri sera – avesse invece dimostrato che la clip altro non è che una banalissima gag, girata in un bar, con la consapevolezza di tutti i protagonisti. Il video non conteneva alcun riferimento a bullismo scolastico, ne’ ritraeva disabili o altro. Insomma, è stato mandato in onda senza verifiche preventive, sulla base di una semplice supposizione.

Per cui, se state pensando di pubblicare un qualunque video su YouTube, considerate il fatto che una trasmissione televisiva potrebbe riproporlo e comprenderlo a suo modo, senza chiedervi nulla.

 
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Pubblicato da su 4 aprile 2007 in media

 

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Paparazzìa

Luca Zappa – qualche giorno fa – e Luca Conti (Pandemia) – oggi – segnalano la disinvoltura con cui alcuni media si appropriano di immagini altrui, pubblicate sotto copyright su siti come Flickr, pubblicandole sui propri siti in violazione della licenza dell’autore delle foto.

Insomma, c’è gente che paga per non far pubblicare le foto, ma c’è anche gente che le pubblica senza pagare…

 
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Pubblicato da su 3 aprile 2007 in media, Mondo

 

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